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Una storia di AlessiaMariani

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Scrivere il futuro.

Pubblicato il 02 dicembre 2017 in Fantascienza

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La sete di sapere di Luca era insaziabile.

Forse quel sentimento di inquietudine, forse la sfrenata curiosità che lo caratterizzava lo avevano condotto a un punto senza ritorno. Ultimamente si sentiva pazzo. Nei momenti in cui si sforzava, quasi ossessivamente, di capire o di immaginare il futuro, si scatenava in lui una forte avversità nel vivere il presente, qualcosa che potremmo definire come una chiusura. Si convinceva sempre di più del fatto che, se davvero ci saranno strabilianti progressi e cambiamenti, se la tecnologia, l’arte, la medicina, la scienza miglioreranno e il mondo si avvicinerà a quello che potrebbe essere il suo perfetto funzionamento, trovava di conseguenza inutile dannarsi per vivere e agire in questa società transitoria, piena di controsensi, di marciume, di anomalie, di false verità e di libertà circoscritte.

Se poi però si decideva a concentrarsi sul presente, mettendo da parte, faticosamente, le sue smanie futuristiche, sentiva inevitabilmente quell’angoscia di star facendo qualcosa per un futuro per cui potrebbe non valerne la pena. Non voleva vivere in una mela condannata a marcire senza saperlo.

Insomma quelle che erano nate come le curiosità di un ragazzo sveglio che, in mezzo a tante teste calde come gli amici, era l’unico a farsi qualche domanda in più su ciò che aveva intorno e su ciò che gli riservava il futuro, piano piano si erano trasformate in vere e proprie ossessioni.

Non era riuscito a confrontarsi con nessuno. Teneva chiusi a chiave, ben nascosti, tutti i pensieri, tanto che a volte, nei momenti di crisi, avvertiva una sensazione di compressione alla testa, come se stesse scoppiando per sovraccarico.

Aveva accennato solo qualcosa alla madre, nel senso che le aveva fatto qualche domanda di quelle che gli frullavano ogni giorno nella testa: ad esempio si chiedeva spesso se valeva la pena rischiare di ammalarsi ora di certe malattie per cui di sicuro si troverà una cura in futuro. O magari si interrogava su quanti lavori di oggi potranno essere visti, tra trent’anni, come assurdi e attempati. Talvolta immaginava le più svariate cose semplificate dalla tecnologia futura, al punto che gli sembrava quasi ridicolo continuare a farle come era abituato. Ma ciò che più lo disperava era che questa sua elaborata immaginazione raramente poteva essere confermata. Le previsioni sul futuro, che vengono fatte da chi ne sa qualcosa, comunque non le accettava perché si sentiva angosciato da quella parte di imprevedibilità inevitabile.

Luca passava dei giorni che catalogava come ‘False cadute’ durante i quali, su 24 ore, riusciva a trascorrerne tranquillo due o tre al massimo. ‘‘False cadute’’ perché erano giornate di crisi, sporadiche, per cui non voleva abbattersi dal momento che non lo conducevano a nulla se non alle solite ‘’non-conclusioni’’ sull’utilità del presente e sulla validità del futuro. Nell’ultimo periodo però erano diventare più frequenti e Luca si sentiva particolarmente agitato. Una sera si mise a letto sfinito, dopo una giornata piena di impegni portati a termine senza motivazione perché aveva pensato tutto il tempo al futuro. Un futuro in cui tutto il suo lavoro si sarebbe rivelato inutile, in cui l’evoluzione massima regnava sovrana e schiacciava ogni forma di personalità. Scacciando i pensieri che gli erano frullati in mente tutta la giornata, ad occhi chiusi cercava di rilassarsi e prendere sonno. Ad un certo punto sentì un sussulto, qualcosa di simile a uno spasmo. Si alzò per metà, di scatto, i piedi ancora sotto le coperte. Vedeva la sua camera particolarmente bene per essere buia e si sentiva diverso in un modo inspiegabile. Dopo qualche secondo di spaesamento si alzò con una leggerezza inaudita tale che non potette fare a meno di girarsi verso il letto, per vedere se gli mancava qualcosa. In realtà sul letto c’era proprio lui, Luca, ancora steso, immobile nella posizione in cui credeva di essersi addormentato. Non capiva assolutamente quello che stava succedendo, ma l’agitazione che stava per prendere il sopravvento venne troncata da una luce rossa, intensa, che penetrava dalla fessura della finestra. Noncurante di ciò che era appena successo, decise di avvicinarsi e, alzando cautamente la persiana, rimase sconvolto dalla vista nuova al di fuori della sua finestra: una distesa di grattacieli, tutti di diverse misure, collegati tra loro da esili piattaforme bianche, percorse da delle specie di piccole macchinine silenziose. La città si articolava in più piani, c’erano aree verdi all’altezza di quello che poteva essere il 79esimo piano di un grattacielo, delle simil-piste ciclabili all’altezza del 39esimo e altre cose che non riusciva bene a distinguere, ma tutto distribuito su diversi livelli. Guardò in basso e si rese conto che dove era abituato a vedere strade solcate da umani a passo svelto, negozi, automobili, insomma dove prima si svolgeva la vita quotidiana, ora sorgeva una specie di reticolato sul quale, ad una velocita abbastanza elevata, slittavano robot di tutte le forme e dimensioni. In quello che sembrava il mondo futuristico da cui era tanto ossessionato, e che finalmente aveva davanti ai suoi occhi così reale, le proporzioni continue e orizzontali in cui si orienta il nostro mondo erano completamente rivisitate e modificate. Ma tornando alla lucina fuori la persiana, essa era posizionata sul petto del robot fattorino che consegnava posta, merci, di tutto e di più in tempo reale senza costi di spedizione. Tra le sue dinamiche tenaglie robotiche il fattorino teneva un pacco proprio indirizzato a Luca. Dunque lo prese, firmò sullo schermino sottostante alla lucina e mentre il robot si allontanava, Luca aprì il pacco e ci trovò dentro un quadernino e una penna. Quasi come se sapesse già a cosa gli servissero, li ripose nella tasca della tuta e, sentendosi particolarmente leggero, con un semplice salto lievitò nell’aria e cominciò a spostarsi in tutte le direzioni come in uno spazio denso ma leggero. Esplorò così questa città perfetta da tutte le angolazioni, ipertecnologica, sorprendente. Annotò e disegnò tutto ciò che vide, dall’architettura avanzata, alla tecnologia per gli spostamenti rapidi, alle nuove forme di arte, di moda, all’eco-sostenibilità di ogni palazzo, ai robot di tutti i tipi che svolgono le più svariate mansioni, e agli umani , felici ma con qualcosa di troppo diverso per essere compreso da Luca.

Sul più bello di questo viaggio incredibile, fuori da ogni convenzione ed immaginario, si sentì tirare forte, come se qualcosa lo avesse risucchiato indietro.

Luca si ritrovò nella sua stanza, nel suo letto, di nuovo pesante, un po’ infastidito perché dopo quella sensazione di leggerezza ora si sentiva quasi come rinchiuso. Si alzò ancora sbalordito per ciò che gli era appena capitato. Si girò ed il suo corpo era con sé, il letto vuoto. Aprì la finestra ed erano le prime luci dell’alba. Si sentì inebriato da una sensazione di cambiamento. Era di nuovo nel presente, e non sapeva bene dov’era stato fino ad allora, in particolare quella notte. La particolarità di quell’esperienza era ancora vivida dentro Luca ed il futuro che aveva sognato , forse predetto, forse immaginato, lo voleva adesso comunicare e perseguire, senza più paure. Spalancò la finestra, prese carta e penna mentre si accese una sigaretta, e cominciò a scrivere risposte vere, inventate, prevedibili, credibili o incredibili a tutte quelle domande che lo avevano perseguitato fino ad allora sul suo futuro, sul futuro della società e del mondo. Rispose a queste domande tra le righe di una storia che ancora non esisteva, ma che Luca già vedeva scritta su quei fogli come se la stesse semplicemente ricalcando con l’inchiostro nero.

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