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Una storia di Sempervirens

Questa storia è presente nel magazine LeFou

L'Ultima Visita

Versi in silenzio

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Pubblicato il 27 marzo 2018 in Poesia

Tags: Prigione Saluto Silenzio Versi

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Trovandomi un giorno, come i precedenti, a scrivere nella polvere della mia cella per cercare nei miei pensieri l’ombra dell’errore, sentii avvicinarsi dei passi piuttosto duttili. Sembravano di qualche metallo, ma leggeri che la scalinata delle segrete suonava come tintinnando. Non ricevevo mai visite per il mio crimine: scandaloso e conveniente per i miei accusatori e indifferente per tutti gli altri che vedevano nel mio filare di segni in terra nulla fuorché poco intendimento e interesse per i piaceri della vita. Quindi ero rimasto a prender fresco da tempo perché, per spartirsi chi sa quale vantaggio, non riuscivano e non volevano decidersi se gettarmi tra i folli, nelle piazze tra i rivoltosi o trattarmi come un normale screanzato.

Si appoggiò alle sbarre, vecchio e stanco da far le scale e disse:

In forze vi avverto restar si cheto

a ripassar la pace e solitude

che è lor desio eppur non chiedon

paventando di trovar qualche lume

Smisi di segnare la terra e, senza convenevoli, gli chiesi:

Dell’umido che scalfisce il suolo

udite il mio animo a sognar

el corpo or’ risacca ove duolo

solcherò ogni vostro filosofar.

L’uomo è giusto n’animal o è savio

quanto li pesci e le gocce de lo mar

che li aucelli c’ogni concetto pio

e monti e foreste posson sperar?

Questo genere di domande era come proibito. Per lo stupore mio e la disgrazia altrui, tutti finivano in spiacevoli incidenti incontrando la velocità della precisione di certi quesiti. Chi si sente colpevole giostra di tutto pur di non confessare.

Il mio ospite rispose lietamente, aspettando quella domanda come gravido di propositi:

Nonostante ci sian leghe di libri

sulla pietra e il foco fonditore

viver senza lode di giorni pigri

varrebbe voler oscurare il sole

La natura spiegare non si lascia

se non a chi l’accoglie in ardimento.

Rinnova chi al suo amore piaccia

e ne risponde con lo intendimento.

Chi si fece vuoto

gonfiò le sue reti

chi alzò il suo voto

udì del ciel gli echi.

Quel vegliardo era lì per un motivo, ma non mi stupì, né mi allarmai. Perché finalmente potei leggere la lapide che mi avrebbe tenuto compagnia.

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