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Una storia di MassimoRHScolaro

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Sliding Pizza

Di pizze, di come si tagliano e di incontri casuali

Pubblicato il 24 settembre 2017

Ci sono gesti, movimenti, azioni anche del vivere quotidiano che fai da sempre, ti vengono naturali ma non ci fai caso. Azioni che impari e ti insegnano fin dalla nascita e per questo spesso non ti rendi conto del loro grado di difficoltà più o meno intrinseco. Tagliare e mangiare una pizza per un napoletano è una cosa spontanea, insita nel dna e appresa fin da piccoli, gestire una pizza bollente con la sua farcitura di mozzarella filante e olio ancora a temperatura da forno non è poi così facile. Per capire la difficoltà bisogna avere una pietra di paragone, quel che i chimici chiamano una cartina tornasole. Quella sera in una nota pizzeria di Sorrento, mentre mangio senza tanti problemi la mia calda e rossa luna in compagnia di amici, ebbi una cartina tornasole osservando la tavolata vicina. Un gruppo di stranieri, ragazze e ragazzi, forse nord Europa o Inghilterra, pelle candida, occhi chiari e capelli biondi. Il classico vestiario leggero di uno straniero che vede il sole raramente nell’arco dell’anno e quando arriva in Italia gli sembra di stare ai caraibi per le temperature miti. Al nostro tavolo in maglioni e felpe e al loro in magliette e bermuda, al nostro tavolo la caciara di un gruppo di ragazzi in libera uscita serale, al loro tavolo altrettanta caciara di un gruppo di giovani in un paese straniero, forse gita scolastica visto l’età del gruppo. Mi persi ad osservarli mentre affrontavano l’insidia della pizza ridendo e scherzando, non è poi così facile per chi è abituato ad altri cibi tagliare e mangiare una fumante pizza, volano schizzi di pomodoro, risate e lapilli bianchi di mozzarella invadono il tavolo. Chi prova con le posate, chi con le mani ma nessuno di quei ragazzi aveva ancora vinto la sua piccola battaglia personale. Poi la vidi e tutto il resto perse importanza, bella secondo i miei canoni di bellezza, sembrava che qualche astuto genio della lampada avesse estrapolato dalla mia testa il mio ideale di ragazza, materializzandolo in quella pizzeria senza chiedermi permesso. Una testa riccia di riflessi ramati, capelli ribelli come una rossa gorgone tenuti assieme in un traballante crocchia tenuta assieme da bastoncini posate in legno da cucina orientale. Lineamenti delicati spruzzati di lentiggini e due occhi grandi verdi, due grossi smeraldi, fossero smeraldi davvero non si conterebbero i carati. Occhi che scrutano perplessi la pizza, come se aspettasse consiglio dal caldo vapore che emana il piatto verso il soffitto, non sa proprio da dove iniziare a mangiare e continua a guardare immobile. Mi perdo in quello sguardo e lei sembra accorgersene, solleva gli occhi verso di me e mi sorride per un attimo. Sicuro mi sorrida? Il locale è mal illuminato, magari solo una smorfia o io ho visto male, mi giro a guardare alle mie spalle, forse sorride a qualcun altro. Per un attimo un illusione ottica, mi pare di vedere nell’oscurità le sagome di alcuni gentiluomini vestiti in abiti rinascimentali poi svaniscono. Comprendo il messaggio subliminale che mi sono dato, che diavolo siamo la patria dei conquistatori, dei don Giovanni e dei Casanova, su forza al massimo rimedi uno schiaffone! Mi alzo e vado. Lei mi vede avvicinare e come a voler chiudere ogni prospettiva inizia a prendere le posate per tagliare la pizza, ma riesce irrimediabilmente a distruggere un minuscolo triangolo di pizza trasformandolo in una poltiglia rossa. Tutta la mia baldanza sparisce, mi tremano le gambe ed il cervello, provo ad armarmi del mio sorriso migliore e del mio peggior inglese appreso su i banchi, miss this is not the right mode to cut a pizza. Lei mi guarda per un attimo perplessa poi replica un semplice yes? And the right mode? Riprendo un incosciente baldanza, assieme alle sue posate e le taglio lesto un ampio triangolo di pizza, ripongo le posate sulla tovaglia e improvviso. Piano le cingo la mano destra tra le mie, fredda la mano è fredda minuta e restia, sono pur sempre un estraneo in un paese straniero che la prende per mano. Poi mi guarda e si lascia guidare, allora le porto la mano alla fetta di pizza e le faccio fare la tipica piega sul bordo della fetta. Una sorta di piegatura costola lungo la stessa, che le consenta di essere sollevata quasi intatta senza piegarsi e spargere in giro pomodoro e mozzarella. The right mode is this, le lascio la mano ma non vorrei, così lei riesce a portare alla bocca la fetta intatta e le da un morso soddisfatta. Mi osserva, uno sguardo che nel silenzio dice tutto e nulla, miss what you do after the pizza? Chissà…

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