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Una storia di Nikolay

Tenere vent'anni e sentirsi vecchio

A te non ti è mai capitato?

Pubblicato il 11 marzo 2018 in Spiritualità

Tags: notte vecchio giovane anziano pensiero

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‘Na notte di fine inverno. Il caldo estivo è lontano assai, eppure il letto scotta e fatichi a pigliare sonno.

Nella testa un sacco di pensieri.

‘Na madre urla, ‘na sorella piange, ma ti ricordi quand'eri bambino? Le ginocchia sbucciate, il sole cocente, senza pensieri proprio, mica come oggi.

Che ti hanno sempre detto che poi da grande tutto sarebbe stato meglio. Perché capisci tante cose, poi la patente, e puoi viaggiare, il mondo è tuo.

Peccato che sto fatto vale solo se sei nato fashion blogger.

Hanno detto che cercano giovani con esperienza? Mi sa che pure oggi non si accocchia niente.

E nel frattempo papà non si può manco piegare in avanti, che dice che la schiena gli fa male.

E lui più sente dolore, più le bollette arrivano. E perciò la sera, ogni sera, nel letto ti giri e non dormi.

‘Na settimana a studiare, le uscite in comitiva il sabato, ‘na birretta te la pigli, che tanto non guidi? Sì ma la canna no, guagliù non fumo, che mammà si prenderebbe collera assai.

E come stai? Bene tu, eh insomma, si va avanti capì, che il tempo passa e fai sempre le stesse cose, ti scocci.

Che tieni gli esami, il preappello, oh a proposito, hai prenotato? Pigliati presto i libri!

Quella poi mi ha appeso. Stavamo parlando, ma non ci siamo più visti. Però senza fretta, tanto quella giusta arriva. Per gli altri.

Ueue ma stai giù? Ma che tieni? No, niente, perché?

La penna non scrive, scusa il prof come ha detto, quella parola là, hai sentito? Vabbé dopo me la fai copiare ja, mica do fastidio?

Al call center non ci vado più. Ti pagano ‘na schifezza, se ci pensi mica vale la pena.

Gli occhi sbarrati, la mente spenta, i sogni...che non hai tempo di avere.

Quella pure mi interessa, l’ho vista alla festa di tuo cugino. Sì però stavolta manco ci provo, ci risparmiamo n’altro palo, che dici?

E l’esame che ci so’ stato un mese sopra, ti ricordi? Eh insomma, 27, ho accettato. Ho fatto male? Secondo me no, mo’ tengo più tempo per riposare. Per pensare che non è normale che non ne faccio una buona.

E la macchina, il parcheggio, le questioni con gli amici, e pure quello si è fidanzato, hai visto? E pigliatela una pure tu, così uscite in coppia, la sera.

E mammà stira, papà passa le giornate dal barbiere a parlare del gol della Juve in fuorigioco e a rimpiangere la lira. E devi seguire le lezioni, ricopiare gli appunti, oh veloce, che tra poco parte il treno.

Ua, bello, ho trovato pure il posto. Era carina assai quella seduta affianco, che bell’e buono si è messa a parlare. Già ti immagino a te, con la faccia di Andreotti tutto il tempo, a farti i film di voi che correte insieme sulle colline e rotolate abbracciati nel vento.

Poi lei piglia il telefono, un messaggio, amore mio c’è scritto, torna sulla Terra che è meglio.

Ma almeno ci andiamo al concerto? Non penso, tengo un sacco da fare. Tipo? Eh… studiare, le corse in metro, poi il biglietto che sta il controllore, un colloquio di lavoro dove non mi piglieranno mai, e le cazziate del direttore, ma ho messo la benzina in macchina? N’attimo, mi devo asciugare il sudore sulla fronte.

‘Na notte di fine inverno qualsiasi.

Papà va a dormire tardi. Mica come prima, sveglia alle sette, operai sugli attenti, mo’ non arriva nessuno, la fabbrica è chiusa.

Le pile di quaderni, evidenziatori sparsi per la casa, le scarpe belle in vetrina, ti piacciono? Perché solo là le puoi vedere. E le coppie che si baciano, quelli che camminano mano nella mano, che a volte li sfotti ma solo per far vedere che non te ne frega.

Bella assai la perfezione intorno, un po’ meno il nulla dentro.

Stai da solo in mezzo alla gente.

La vita scorre e tu le corri appresso senza avere ‘na meta.

Perciò il letto bolle, le mani ti tremano. E il passato stupendo ti fa male.

Ma ti ricordi il pallone? Il garage come porta, la signora che si incazza, la limonata fresca.

Sì, però che cazzo.

Se ci pensi, mica ho chiesto la luna a qualcuno? Solo ‘na voce che mi ascolti la sera, un po’ meno bugie, più consapevolezza che almeno puoi trovare un senso quando ti alzi la mattina.

Intanto papà è ancora sveglio. Si sente, sta al balcone che fuma, incazzato con l’universo, pure lui pensa troppo, e i grilli gli fanno compagnia.

Che starà ragionando su come sarà domani.

Il suo, il mio, il nostro.

E ancora un altro esame, la festa, hai controllato il tagliando della macchina? E quando te la fai la barba? Ma che vuoi rimanere dai tuoi fino alla pensione?

Ma sai che ti dico, butto via tutto e mi metto ad aspettare l’alba fresca sulla spiaggia.

Solo che poi, già lo so, non mi muoverò di un centimetro.

Sentite 'na cosa: senza che organizzate, tanto non mi va di studiare insieme.

C'è, a essere sincero, non mi va proprio di vedere persone, uscire dalle mura di casa.

Non vi pigliate collera, ma stanno certi momenti che vi schifo, proprio a tutti.

Mi piacerebbe solamente essere un po’ più normale, niente di che, però penso che non cambieranno mai le cose.

Tenere vent’anni e sentirsi vecchio.

Solo pensieri di una notte di fine inverno.

Come tante notti che vivo, da morto dentro, e non trovo mai pace.

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