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Una storia di MirianaKuntz

Caro Amore rubato

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Pubblicato il 14 maggio 2018 in Storie d’amore

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Caro amore rubato, lo so che da qualche parte ancora esisti, sei in gabbia, dove qualcun'altra ti ci ha messo. Ho tentato fino alla fine di proteggerti, ma ad un certo punto mi sei sembrato quasi arreso, che all’ultimo secondo ho lasciato la presa con le mani ormai completamente sfasciate. Tu ti sei fatto catturare, come molto tempo fa, quando piccolo piccolo, come un bambino sprovveduto, sei sprofondato nei tuoi vizi, e ti sei fatto abbagliare da una salvezza momentanea, lasciandomi sola, senza di te.

Non è importante né invalidante il fatto che io fossi sola, la cosa più brutta è che ero senza di te.

Mi sei cresciuto dentro con tenacia ed entusiasmo, quando un giorno nemmeno me lo aspettavo, tra una bambola e l’altra, tra una gonna e una litigata con la mamma. Sei esploso dentro di me, senza ferirmi, crescendomi nella pancia, fino ad irradiarti al cuore. Non eri un bambino, non eri un figlio in crescita, solo un amore, il mio amore speciale, diverso da tutti gli altri, con le radici profonde, i fiori rari e il profumo intenso.

Non c’era bisogno di raccontarlo agli altri, tu ti mostravi alla gente attraverso i miei occhi, che germogliavano di te, con le tue lunghe liane verdastre, le rose di primavera, e i colori senza fine. Eri sulla mia faccia, sulla mia bocca, in tutti i miei discorsi senza parole. La gente ti conosceva senza nemmeno conoscerti.

C’è stato un attimo in cui ho creduto –fosse per sempre- quando tu non resistevi senza di me, ed io non facevo altro che non voler restare senza di te. Che tu fossi in treno, o a casa tua, che tu fossi sveglio o spento, io c’ero, e tu invece c’eri sempre, anche quando ero a scuola, quando tornavo a casa e mi mettevo a studiare, anche quando uscivo con le mie amiche e qualcuno mi faceva il filo, anche quando piangevo perché ti eri comportato male e mi avevi fatta sentire – troppo piccola- per una cosa così grande come te.

Amore rubato, mi piace pensare che tu mi abbia amato almeno la metà di quanto ho fatto io, di quanti pregiudizi e barriere ho mandato giù anche solo per un abbraccio. Mi piace pensare che vedevi solo me nel tuo futuro anche se alla fine sceglievi sempre altre strade. Mi piace pensare che io fossi l’ultimo boccone prelibato, quello che mangi alla fine perché vuoi andare a dormire con un gusto dolce sulla lingua. Quello che dopo non c’è più niente e basta.

Amore rubato avremmo fatte tante cose se tu fossi rimasto con me. Avremmo guardato la pioggia cadere, preoccupandoci l’uno dell’altra, come a non prendere freddo, come a rimandare gli impegni, come ad uscire scalzi sul balcone e baciarci per ore. Avremmo viaggiato spesso, in posti sconosciuti, io avrei superato la mia paura per l’aereo, perché mi avresti insegnato anche a volare, ed io sarei stata ad occhi socchiusi, seduta accanto a te, con lo sguardo un po’ sulle nuvole e un po’ sui tuoi occhi. Avremmo visto cose bellissime, e tutte le cose che avevi già visto sarebbero state più belle, e tutte le cose che invece io avrei visto, sarebbero state le prime col tuo nome scritto in fondo.

Avremmo visto posti caldissimi, con le acque chiare e il casino in spiaggia, coi cocktail alcolici, e le coccole sfacciate distesi sulla sabbia. Con le meduse qua e là, io avrei avuto paura, e tu mi avresti difesa perché alla fine tu nuoti meglio, ma io –ti nuoto meglio dentro-.

E quando invece avremmo visto i posti più freddi saresti stato il mio cappotto di pelle, mi avresti baciato sul collo, e la cioccolata calda ci avrebbe fatti addormentare lentamente, nella nostra stanza di montagna, tutta fatta in legno, con le coperte coi disegni geometrici e la neve lì fuori. Mi sarei addormentata attaccata al tuo collo, e tu mi avresti guardata dormire, come una bambina insicura che non si stacca dal suo orsacchiotto.

Avremmo fatto i pazzi insieme, perché forse è proprio quello che siamo, perché abbiamo –perso la testa- dal momento in cui abbiamo capito che forse esiste qualcosa che va ad incastro tra i miei e i tuoi bisogni.

Avremmo visto tanti film al cinema, o a casa. Con i pop corn caldi e la mia testa sulla tua spalla, ti avrei disturbato spesso per un bacio o due, e tutto il tragitto di ritorno lo avrei passato ad accarezzarti, su quelle strade che tu pensi siano deserte, mentre sono deserte solo quando non ci siamo noi.

E la domenica mattina avremmo fatto tante gite con i nostri amici, magari. Quelle dove prepari lo zaino, metti i panini da parte e vai. Quelli dove la radio grida e puoi anche cantare, dove i finestrini sono tutti abbassati e l’aria ti passa da orecchio a orecchio senza farti del male. E quando avremmo raggiunto il mare, ogni volta mi sarei meravigliata come la prima volta, e ti avrei detto – amore c’è il mare- e tu mi avresti sorriso. Che raggiunta la spiaggia mi sarei subito tolta i vestiti, e sarei corsa a bagnarmi, perché non resisto, perché sono fatta così, e tu mi avresti raggiunto, infreddolito come sempre, a ridere come sai ridere solo tu, con la bocca spalancata, le sopracciglia tenere, e la faccia buona buona. Ti avrei abbracciato e schizzato con l’acqua, sarei stata una boa insopportabile e tu il mio limite di –non confine-

Le tue braccia avrebbero confinato con le mie, la tua bocca avrebbe tergiversato sulla mia, la tua fronte adagiata sulla mia, e le tue mani intrecciate con le mie.

Un’autostrada pazza fatta di svincoli ed uscite, ma tu sai guidare bene, ed io mi fido sempre.

Ti avrei regalato cose stupide, senza valore economico, giusto per riempirti la stanza con un po’ di me, ti avrei fatto una parete con le nostre foto, così – quando ti svegli al mattino mi pensi- e quando sei arrabbiato –ci guardi e ti passa- perché deve passare.

Tu mi avresti fatto fare tutte queste cose, un po’ sbuffando, un po’ dicendomi che sono cose da bambini, ma poi ogni volta, passando dalla tua camera, avresti sorriso a –guardarci lì messi vicini- e mi avresti, forse amata un po’ di più.

Ti avrei cucinato tutte le cose che conosco, che forse son poche, ma son buone comunque, e ti avrei fatto cucinare le cose più buone dalla mia mamma, ti avrei coccolato dentro al mio letto fino a farti addormentare.

Avremmo mangiato i gelati più buoni insieme, fatto le litigate più brutte, ci saremmo dati i baci più belli del mondo, senza riprese, senza bombola di ossigeno, io e te come sempre è stato, come è sempre dovuto essere.

Ti avrei presentato alle mie amiche, finalmente con tanto orgoglio, per dire loro –che sei davvero mio- e non –per finta- loro stavolta mi avrebbero creduta, e avrebbero creduto anche a te. Avremmo mangiato una bella pizza tutti insieme, e voi mi avreste preso in giro, perché tra tutti sono quella che se la prende di meno.

Ed io avrei voluto conoscere i tuoi amici, fargli capire che in fondo non sono – una pessima scelta- che non sono meno di un’altra. Mi sarei impegnata molto a parlare bene coi tuoi, a sorridere a sufficienza, in modo sincero, avrei ascoltato tuo padre parlare di storia, e tua madre raccontare di quanto eri tremendo da bambino. Avrei fatto –comunella- coi tuoi amici, giusto per farti arrabbiare un po’ e poi ti avrei baciato, così, di colpo, davanti a loro, perché non ti resisto.

Ti avrei ascoltato suonare per ore intere, perché tu –non sai cantare- dici, ma a me piace da matti. Ti avrei detto – insegnami- a suonare, ma alla fine avremmo fatto l’amore, perché avresti preferito le corde del mio cuore a quelle della chitarra.

Ti avrei amato senza limite e durata, fino alla fine di me, perché se tu fossi –morto- o –scappato- o tutte e due le cose, io ti avrei amato comunque. Che per smettere avrei dovuto morire io per prima.

Sarei stata un’ottima compagna di vita, un’anziana innamorata, un giorno, con cui giocare a bocce.

Avrei voluto conoscere i luoghi dove sei nato, perché è lì che è nata la magia. Ed io invece non avrei potuto fare altro che darti la mia Napoli, col vesuvio, il mare e le sfogliatelle.

Non siamo così distanti, eppure le cose mie non sono le cose tue.

E allora te le avrei insegnate, e tu avresti insegnato le tue a me. Come due scolari provetti che vanno a scuola con entusiasmo, col quaderno degli appunti sotto il braccio.

Ci saremmo fatti un tatuaggio insieme, perché tu ne hai già abbastanza, io non ne ho neppure uno, ma il nostro sarebbe stato più bello di tutti gli altri che già possiedi, e più bello degli altri che io avrei fatto in seguito.

Avremmo fatto cose speciali, ma anche straordinariamente ordinarie, come starcene seduti su una panchina, lontano dal prato, perché siamo due –allergici patologici-, solo a guardarci per minuti interi, come ad essere sicuri di – averci-, come ad avere paura che tutto possa svanire in un attimo.

Avremmo cancellato il passato, non ci sarebbero stati ritorni di nessun tipo, due fogli bianchi da rilegare insieme in uno stesso libro perfetto, su cui scriverci cose, le –nostre cose-

Avrei avuto paura la prima volta a spogliarmi, perché non sarei stata perfetta, perché tu saresti stato più bravo di me. Avrei lasciato cadere i vestiti coprendomi con le mani, e tu mi avresti accarezzata, perché –con l’amore si fanno tutte le cose- e si dissipa anche la vergogna e la paura.

Non avrei avuto più paura guardandoti negli occhi, e ti avrei amato come nessun’altra avrebbe potuto fare.

Un giorno poi, avremmo scelto una casa, piccola ed ordinaria, e l’avremmo resa nostra, avremmo comprato le cose insieme, come tu hai già fatto adesso con un’altra. Avremmo avuto il nostro salotto, la nostra televisione, i nostri cuscini, e il nostro letto.

Coi soldi delle nostre fatiche, coi gusti delle nostre vite, con la voglia di – avere cose in comune- di avere in bagno lo spazzolino colorato messo vicino, il profumo sulla vetrinetta, i vestiti nell’armadio messi vicini, i cuscini l’uno accanto all’altro, le tue scarpe lasciate alla rinfusa accanto alle mie. Il tuo accappatoio, ed il mio, le nostre posate, i nostri piatti, il nostro balcone dove fumare.

Avremmo avuto tutto questo, se solo tu non fossi stato rubato.

Ma non credo sia stato solo un furto, credo che tu abbia avuto anche paura –di me- che quando hai intravisto una strada più facile, ti sia – lasciato rubare- e basta.

Ho provato a mettere una ricompensa su di te, ho provato a chiedere –per favore- a volte anche –pietà- ma chi ti ha rubato è scaltra ed intelligente, e ha sempre negato, dice che tu sia sempre stato suo, e che lei non ha rubato un bel niente, tu te ne stai a testa bassa tutte le volte, sull’uscio di casa, costringendomi a rinunciare a te.

Mi sei stato strappato dalle mani, ogni volta che pensavo fosse la volta giusta.

Ogni volta tu finivi con –lei-

A volte mi sembravi quasi felice, altre volte solo in una gabbia dorata, seduto su te stesso, ad aspettare l’arrivo del niente che ti eri comprato.

Io ti guardo spesso, dalla mia finestra bianca, sperando ogni volta che tu possa scappare. Ma non si scappa da una prigione che non si considera prigione. Allo stesso modo tu te ne stai lì immobile, mentre una parte di me, ogni giorno muore.

Caro amore rubato, saremmo stati magnifici insieme, saremmo stati il – nuovo mare- del mondo, dove non sprofondi né puoi annegare, dove cammini in punta di piedi e ti senti volare. Il nuovo mare del mondo che ha più forza di centomila mani, e più bellezza di una galleria infinita di fiori.

Io e te, insieme saremmo stati inumani. Forse non ci credi, forse non lo immagini. Forse...

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