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Una storia di Petruccioli

L'antropocene

Uno stato processuale ai margini della storia della Terra

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Pubblicato il 17 maggio 2018 in Didattica

Tags: antropocene sloterdijk ambiente scienza filosofia

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Jack McCoy per l'accusa.
Jack McCoy per l'accusa.

Signori della Giuria, come sapete questo processo è volto a chiarire l'imputabilità dell'accusato – l'uomo – in relazione i cambiamenti territoriali, strutturali e climatici della Terra.

Durante l'udienza avete visto la difesa chiamare sul banco alcuni eccellenti testimoni a esporre la propria scarsa stima dell'uomo. Avete ascoltato il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer e la sua sprezzante considerazione sulla razza umana come una muffa fuggevole sulla superficie del pianeta Terra. Avete ascoltato lo scrittore polacco Stanislaw Lem proporre di assolvere l'uomo, attribuendogli nel contesto tellurico lo status di una "quantità trascurabile".

A queste tesi della difesa, però, l'accusa ha obiettato mostrando come esse si fondino su un duplice errore.

"Welcome to Antropocene" è un libro del premio nobel Paul Crutzen.
"Welcome to Antropocene" è un libro del premio nobel Paul Crutzen.

Primo, vi abbiamo dimostrato che l'umanità radunata tutta insieme, nel suo stadio evolutivo attuale, non si riduce affatto a una semplice biomassa. L'uomo è portato oggi sul banco degli imputati perché incarna un agente metabiologico che, in virtù del suo potere d'azione, può esercitare sull'ambiente un influsso ben più ampio di quello che farebbe supporre la sua relativa mancanza di peso fisico. Questo è ciò che avete ascoltato dal biologo statunitense Eugene Stoermer e dal chimico olandese e premio nobel Paul Crutzen. Sono loro ad aver definito la nostra attuale epoca geologica, appunto, antropocene, un'era in cui le emissioni causate dall'uomo hanno iniziato a influenzare il corso della storia della Terra.

"Operating Manual for Spaceship Earth" è un libro del professor Buckminster Fuller del 1968.
"Operating Manual for Spaceship Earth" è un libro del professor Buckminster Fuller del 1968.

Secondo, vi abbiamo dimostrato la falsità della posizione dell'uomo nel cosmo che è alla base della tesi della difesa. La difesa vuole farvi credere la Terra per l'uomo sia una sorta di "scenario", un quieto sfondo delle operazioni umane e un integrale deposito di risorse. Ma, di fatto, questo vuol dire considerare la natura come una universale discarica pubblica, nell'ipotesi di una sua infinita tolleranza che anche in futuro assorbirà gli effetti esteriori della produzione industriale. E questa noncuranza ha avuto una vita più lunga di quella a cui avrebbe avuto diritto, lo sappiamo con certezza, ormai, data l'emergente problematica legata all'ambiente. Anzi, lo sappiamo da tempo.

La fine di questa spensieratezza irresponsabile dell'uomo, che ha raggiunto i limiti della sua plausibilità, l'avete ben ascoltata nella testimonianza del professor Buckminster Fuller, che ha avanzato l'ipotesi ardita, lo ammetto, ma efficace, di ridefinire il nostro pianeta come una navicella spaziale.

Secondo il sociologo Marshal McLuhan, sulla navicella spaziale Terra non ci sono passeggeri, ma siamo tutti parte dell'equipaggio.
Secondo il sociologo Marshal McLuhan, sulla navicella spaziale Terra non ci sono passeggeri, ma siamo tutti parte dell'equipaggio.

Da questo momento critico in poi, la buona e vecchia Terra non può più essere rappresentata come una grandezza naturale, ma va concepita come un colossale artificio. Non è più un fondamento, uno scenario, uno sfondo, bensì un costrutto, un veicolo. E se la Terra è una navicella spaziale, allora il suo equipaggio deve mostrarsi effettivamente interessato soprattutto al mantenimento di condizioni vivibili all'interno del veicolo, al suo di Life Support System – come lo chiamano i tecnici spaziali –, a ciò che a bordo delle stazioni spaziali controlla le costanti mimetiche della biosfera. Il management dell'atmosfera diventa perciò il primo criterio del pilotaggio.

È vero che inizialmente ai passeggeri, quali noi siamo, non sono state date istruzioni per l'uso e che, quindi, agli uomini del passato è stato concesso un alto grado di ignoranza. Tuttavia, mano a mano che i passeggeri, che noi abbiamo iniziato a svelare il mistero della situazione e ad acquisire potere sull'ambiente circostante, è venuta meno l'iniziale accettazione dell'ignoranza da parte del sistema.

Phileas Fogg, personaggio del romanzo di Jules Verne "Il giro del mondo in ottanta giorni".
Phileas Fogg, personaggio del romanzo di Jules Verne "Il giro del mondo in ottanta giorni".

Siamo a bordo di un veicolo cosmico esposto a fenomeni perturbativi. E nello spazio minuscolo tra il "tardi" e il "troppo tardi" in cui attualmente ci troviamo rispetto alla situazione del nostro "sistema di supporto vitale", non ci è più concesso sbagliare, ma dobbiamo imparare prima di sbagliare. Dobbiamo cambiare la nostra vita. Dobbiamo modificare radicalmente il nostro stile di vita. Uno stile di vita che ha segnato tutta l'età moderna, ma uno stile di vita distruttivo e autodistruttivo.

Lo avete sentito testimoniato dal racconto dell'ultima parte del suo viaggio intorno al mondo in ottanta giorni da Phileas Fogg. Mentre solcava l'Atlantico diretto da New York in Inghilterra, in mancanza di carbone il signor Fogg iniziò a svellere parti in legno della sua stessa nave per alimentare la camera di combustione delle macchine a vapore. Quella nave che va incontro all'autocombustione è una perfetta metafora universale per la nostra epoca industriale. Essa evoca la fatalità di un rapporto che consuma le propria fondamenta. L'indifferenza della natura verso l'agire umano è un'illusione corrispondente a un'epoca di ignoranza che non possiamo più permetterci.

Per questo, signori giurati, mi appello a voi affinché giudichiate l'imputato – l'uomo – colpevole, responsabile.

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