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Una storia di MirianaKuntz

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Sogno e Furia

Pubblicato il 03 febbraio 2017

A Grigiore c’era un gran chiasso, l’intero regno era in fibrillazione per la grande festa del reame. Il re Broncio avrebbe presentato suo figlio Furia a l’intera corte. Ogni ragazza del reame sperava di essere notata. Chiunque avesse un cuore e due occhi belli era invitata a palazzo. Ogni ragazza era mossa da ambizione piuttosto che amore vero. Furia era un principe diverso dagli altri, aveva qualche dote, aveva potere e bellezza, ma le regole gli erano sempre state tremendamente strette. Non tornava mai in orario, non si presentava mai puntuale a nessun impegno, non amava i cibi di corte, né le buone maniere. Sapeva parlare, sapeva mangiare nel modo corretto, chiunque lo guardasse si perdeva incantato, ma la sua non era una bellezza da reame, piuttosto una bellezza da palude. Furia era stato cresciuto secondo le regole del palazzo, ma non appena raggiunse l’età di vent’anni, egli iniziò a rifiutare ogni cosa che gli veniva imposta. Non aveva particolare bisogno di trovare moglie, ma tutti gli abitanti di Grigiore si aspettavano che egli lo facesse. Il palazzo di Coltre Fosca si era vestito per l’occasione, le lunghe ragnatele di luce vennero poste lungo tutte le torri, l’ingresso era stato spento, le scale avevano i loro tappeti neri, e le inferriate erano state imbellettate con rose nere avorio.

La prima che fece il suo ingresso a Coltre Fosca fu Pallidina, una giovane ragazza di campagna, il suo vestito era stato cucito alla meglio, ma molte erano le imperfezione dei merletti. Aveva un cuore, questo lo si poteva capire dal suo chiasso nel petto, e che avesse due occhi bellissimi, non lo si potesse negare. Furia le fece un cenno, e iniziò a ballare.

La tradizione del palazzo voleva che ogni ragazza che si presentasse al ballo avesse almeno l’opportunità di fare un ballo col principe. Pallidina era piuttosto brava a ballare, nonostante venisse dalla campagna, Furia diede giusto uno sguardo ai suoi occhi verdi, fece girare la sua figura minuta e scheletrica, poi l’accompagnò ai margini della stanza, dov’erano le poltrone morbide di ragno seta.

La seconda ragazza fu Sanguinia, i suoi capelli rossi erano ammirati da tutto il regno. La sua famiglia apparteneva ad una nobile casata di Grigiore. Nonostante si fosse incontrata con Furia più volte durante gli anni, non avevano mai scambiato più parole che avessero il vestito di niente. Solo buon costume, formalità linguistiche, ed inchini formali. Sanguinia era bella, ma le mancava giusto qualcosa. Che avesse un cuore, i dottori lo avrebbero giurato, ma che sapesse usarlo nel modo corretto, i più non avrebbero potuto assicurare.

-Cosa è venuta a fare lei, giovane donna?- chiese Furia facendola volteggiare delicatamente

-Ho un cuore, e due occhi belli. Erano queste le regole, sono invitata di diritto, Principe.- rispose con fragore la ragazza dai capelli di sangue

-Allieto le vostre cene e voi i miei pranzi, da quando siamo alti quanto un barattolo, non c’è mai stato nulla che valesse la pena di raccontare tra di noi.-

-Solo perché voi non siete bravo a raccontarlo, mio signore.- rispose Sanguinia accomodandosi sulle solite poltrone di ragno seta, con una tale impertinenza da far rabbia

La terza ragazza non era stata annunciata, in realtà non possedeva neppure un nome, il banditore di Coltre Fosca fu assai meravigliato da quella rivelazione insolita, pensò si trattasse di un inganno meschino, o di un travestimento riuscito, tuttavia, fece accomodare la ragazza sulle scale d’ingresso. Esse l’avrebbero portata nella sala principale, dove Furia sostava al muro piuttosto imbronciato.

Il ragazzo continuava a tormentarsi con i suoi insoliti pensieri: Non mi serve una moglie se ho la musica, e gli amici, e la palude. Non mi serve una principessa, quante di queste donne hanno un cuore e sanno usarlo? Si chiedeva Furia giocherellando con il bicchiere da ponch. Fu distratto solo un secondo ancora dal liquido rossastro del recipiente, prima che la terza ragazza scendesse le scale.

Il suo vestito era di merletto nero, la sua gonna lunga e larga, dietro la schiena un lungo mantello di seta. Furia fu assai divertito da quel travestimento bizzarro, pensò che la ragazza non avesse particolare interesse di essere scelta tra tante, ma che avesse solo tanta voglia di divertirsi. Pensò che forse quel ballo sarebbe stato molto congeniale alle sue noie, prese per mano la giovane e iniziò a danzare.

-Qual è il suo bel nome insolita ragazza?- chiese Furia sogghignando divertito

-Come desidera.-

-Come desidera? Non ho mai sentito un nome più bizzarro.-

-Come pensa di potermi chiamare?- chiese la ragazza sorridendo leggera

-Io che devo darle un nome? Che gioco è questo? Si nasconde da qualcuno, forse?-

-Non avrei da chi nascondermi, non mi sta cercando nessuno, non mi cercherebbero comunque, qualche ora fa ero su una bancarella.-

-Lei è forse una serva?-

-No.. non servo nessuno.-

-Una commerciante?-

-Neanche, ero in vendita, così un’ anziana vecchina mi ha pagato la sfortuna di quattro ninneri. Una miseria, come voi sapete. Intendeva regalarmi a sua nipote, ma ero così affogata dalle carote e dal sedano nella sua busta grossa, che sono caduta sul terriccio del mercato, ho battuto la testa, e quando mi sono risvegliata ero di queste dimensioni.-

-Lei è una scrittrice forse? Mi piacciono le sue storie.-

-Mi sarebbe piaciuto scrivere se fossi stata umana, ma sono una bambola le dico.. Ma non tirate via il mantello, morirei dalla vergogna, ho una molla sulla schiena, che va girata, ogni volta che compie un giro orario, posso restare sveglia un giorno. –

Furia sorrise divertito, quella ragazza faceva sembrare la realtà più interessante del normale. Le altre ragazze aspettavano sulla scala che il giovane principe si disfacesse di quella strana ragazza vestita di nero, e proseguisse con le danze. Pallidina e Sanguinia erano verde d’invidia a vederli danzare.

-La chiamerò Sogno allora, le piace?-

-Mi piacerebbe di più se potessimo arrivare a chiamarci per nome, mio bel Furia.-

I due danzavano così stretti, che l’intera platea di Coltre Fosca fu offesa da tale inosservanza delle etichette.

-I LORO CORPI NON DISTANO DUE BRACCIA…-

-NON CI SI GUARDA COSI’A LUNGO NEGLI OCCHI-

-NON E’ CORRETTO TENERSI PER MANO INTRECCIANDO LE DITA.-

Bisbigliavano i più. Gli altri se ne stavano a dormire tra le vivande.

Sanguinia era così invidiosa che nascondendosi tra le ragazze in attesa, pestò il mantello di Sogno, fino a strapparlo. La giovane si voltò di scatto, vedendo il mantello cadere ai suoi piedi, si portò le mani agli occhi, arrossì per la vergogna. Lungo tutta la schiena c’era un ingranaggio metallico. Una molla a scatto, che fa giri in senso orario.

Il lord, che attestava la veridicità di ogni ragazza accorsa all’evento, gridò allo scandalo.

-Una bambola a molla non ha un cuore, e certamente un demonio del genere non può avere degli occhi bellissimi- gridò l’uomo

L’intera gendarmeria del palazzo accorse a circondare la ragazza con spade e archi.

Furia sbarrò gli occhi dallo stupore, poi tirò Sogno per un braccio e l’aiutò a scappare.

I due si ritrovarono nella palude che tanto aveva amato Furia. La poca luce filtrava attraverso le foglie secche. L’acqua stagnante non aveva mai luccicato in tutta la sua vita.

-Ho sbagliato a venire.-

-Perché dici questo?-

-Perché non ho un cuore.- Ripose Sogno, portando la mano di Furia al suo petto spugnoso.

-Cosa credi che sia un cuore? Nient’ altro che una dozzina di cavalli che trainano una carrozza, un mezzo.-

-Un mostro come me non ha degli occhi belli.-

-Sono più belli di molti altri che ho visto, peccato ad averli ammirati poco.-

-Io ti conosco mio bel Furia.-

-Mi conosci?-

-Ti ho ammirato ogni notte per questi vent’anni. Io sono su questa terra da solo quattordici anni, ma non ho mai visto una cosa più bella.-

-Com’è che mi vedevi?-

-Mi hai chiamata Sogno, non credi sia scontata la risposta? C’ero in ogni tuo sogno, in quella volta che da bambino hai sognato di avere quel cavallo che ti piaceva tanto, Zanna, ricordi? O quando ti sei svegliato sudato, tuo padre ti aveva proibito di fare musica. O quando quella volta hai temuto di morire, nel sogno c’era quell’onda così immensa. O quando ti sei sentito baciare.. ero io.-

-Tu sei sempre stata con me, quindi?-

-Da che io ne abbia memoria.-

Furia posò nuovamente la mano sul petto spugnoso di Sogno. Non sentiva un ticchettio, né un irrompere forte, ma mai come nessuna che avesse un cuore nel petto, l’aveva fatto innamorare dopo qualche minuto di parola, come quella bizzarra ragazza. Mai il cuore di nessuno si era fatto sentire, tanto quanto quel vuoto nel petto gli facesse tremare le mani. Mai degli occhi più belli l’avevano rapito così tanto.

Furia accarezzò ogni centimetro di quelle carni di pezza. Sogno non temeva, non sospirava. Era così tranquilla che la sua pelle spugnosa sembrava delicatamente stendersi. Il principe toccò l’ingranaggio sulla schiena con una tale delicatezza da farla rabbrividire. Temeva di farle del male, così poggiava le dita su quel mistero come un pianista sfiora i tasti in contrasto di un piano.

-Sono stanca adesso…- disse sottovoce Sogno

Furia accorgendosi che ormai fosse passato già un giorno, pensò fosse finita la carica della giovane.

-Ti sei solo scaricata..- rispose il principe sottovoce

-Non voglio che tu veda questo…- rispose lamentandosi Sogno

-Non temere..- Furia girò in senso orario quella molla arrugginita, L’ingranaggio fece un gran chiasso che riecheggiò in tutta la palude. Gli occhi di Sogno si sbarrarono come a svegliarsi tutto in una volta.

Scapparono per tutto Grigiore giorno e notte, Il Re Broncio pensò che quella malefica creatura avesse fatto prigioniera il suo unico figlio, trascurando il fatto che Sogno e Furia si erano innamorati perdutamente.

Si amarono a Palude pianto, sulle rive del fiume Tempesta, e dormirono abbracciati tante notti sulla spiaggia di stella spenta. Mai nessuno riuscì più a trovarli.

Ogni volta che il Principe la sfiorava, in lei cresceva un pezzo di cuore.

Prima piccolo, piccolissimo, poi medio, poi gigante.

Sogno si accorse di avere un cuore quando sfiorando le labbra di Furia sentì una bomba esplodere nel petto.

-C’è qualcosa, qui sotto..- disse balbettando

Furia poggiò la testa sul petto spugnoso di Sogno, e sentì un battere forte, come una mano che schiaffeggia un tamburo.

Tutto quell’amore, aveva permesso a Sogno di avere un cuore, tutto quel cuore aveva permesso a Furia di innamorarsi davvero. I due fecero ritorno a Coltre Fosca, dove ad attenderli c’era il castello in festa. Pallidina e Sanguinia odiavano Sogno come si odiano le serpi, e la morte, e il sole di Grigiore, ma nulla potè la loro invidia contro tutto quell’amore.

A Grigiore mai coppia si amò così tanto, come il Principe rabbioso e la sua amata di pezza.

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