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Una storia di Carmencita.espinoza.14

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Carmencita Espinoza

Mi chiamo Carmencita Espinoza e sono una ballerina di tango argentino e di flamenco, originaria di Siviglia, Spagna.

Pubblicato il 13 settembre 2014

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Da bambina, vivevo con la mia famiglia a Sevilla, nel "barrio de Santa Cruz", quartiere ebraico.

Poco distante da casa, c'era un locale che suonava musica flamenca.

Mio padre, stanco della giornata di lavoro, al suo terzo bicchiere di vino era solito addormentarsi e io e mia madre, non perdevamo l'occasione per andare alla "Carboneria".

Ogni sera era una festa e mi incantavo a vedere i movimenti femminili e duri delle ballerine, che riuscivano ad alternare espressioni di rabbia indomabile a gesti di mani dolci e femminili. Quello che mi colpiva di più, però, non era tutto questo ma era l'espressione degli occhi di mia madre, che quando si accorgeva che la guardavo cercava subito di accennare un sorriso. Ci mettevamo nell'angolo destro della sala, spesso era più libero e una volta sedute la guardavo mentre ammirava quelle danzatrici tra un bicchiere di "tinto de verano" e l'altro. Nonostante i suoi occhi fossero neri, vivi e profondi, lo sguardo era perso nell'ammirazione per quelle danzatrici. Sono convinta che mia madre cercava in esse una forza che in realtà non aveva. Avrebbe voluto rivedersi in loro, muoversi come loro e non perché volesse ballare il flamenco ma per trasformare la sua rabbia in determinazione, proprio come facevano le ballerine sul palco.

Quando si rendeva conto di non avere quel carattere, con tono disilluso, chiamava il cameriere ordinando un altro bicchiere di tinto. Quando finiva lo spettacolo, si ritornava alla realtà e uscivamo dal locale diretti verso casa. Attraversavamo vari vicoli colorati da luci soffuse gialle, Siviglia di sera era magica e l'atmosfera calma e l'aria fresca che solo la sera si respirava, la rimettevano di buon umore.

Tenendoci per mano camminavamo in maniera tranquilla e con tono pacato iniziavamo a parlare.

Mia madre aveva accettato una vita di compromessi e sposandosi giovane, forse con la persona sbagliata, ora era un'anima in gabbia. Mi ripeteva spesso di pensare bene prima di fare le cose, di avere carattere e di trovare il tempo per dedicarsi sempre alle passioni. I suoi tre più grandi errori insomma. Il primo di aver sposato troppo in fretta una persona che dopo si è rivelata per quello che era, la seconda di non aver avuto il carattere per cambiare le cose che non le stavano più bene e la terza quella di non aver lasciato tempo e spazio alle sue passioni.

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