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Una storia di Fiordaliso

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Brückenstraße numero 9

Brückenstrasse numero 9

Pubblicato il 24 febbraio 2017

Al terzo piano di un palazzo basso di Brückenstraße numero 9 una soffitta è stata abilmente trasformata in un appartamento con quattro camere da letto, due bagni piccoli, una cucina scomoda.

Le scale basse e larghe che dal portone blu con rifiniture marroni conducono all'ultimo piano sono scivolose e quasi sempre sporche, indice dell'incuria dimostrata dagli inquilini del palazzo per i luoghi comuni.

Superato il secondo piano, solo un'altra metà rampa accompagna ad una porta in plastica, invito per ladri, bianca, senza spioncino ma con una finestra semitrasparente che permette di gettare un'occhiata all'interno. Per fortuna quasi nessuno sale fino al terzo piano tranne i quattro coinquilini dell'unico appartamento ricavato dalla vecchia soffitta; unici abitanti di un pianerottolo inesistente, largo quanto uno scalino e pericoloso come una pista da scii per gli abitanti del mare.

La porta bianca, larga metà di una blindata, si apre verso l'interno scoprendo un corridoio che, sia a destra che a sinistra, corre un paio di metri scarsi per poi fermarsi davanti a due bagni che si trovano così l'uno di fronte all'altro mentre si sviluppano in quadrati essenziali nei quali un lavandino trova posto accanto ad una doccia stranamente larga e davanti ad un water posto nell'angolo sinistro del quadrato.

Lo specchio, illuminato da un'unica luce bianca e cilindrica sorretta da un braccio metallico e posto sul lavandino stesso, permette di ampliare lo sguardo e dona manie di grandezza, mentre riflette uno scaldabagno impolverato ma nuovo, fissato alla parete verde acqua.

Da quello specchio si sarebbero visti susseguire una marea di accappatoi, asciugamani e pantaloni appesi o poggiati frettolosamente.

L'unica differenza tra i due bagni è l'accesso alla doccia. Nel bagno alla destra dell'appartamento si entra nella doccia tramite un gradino alto dieci cm che separa il piatto dal resto del pavimento, senza possibilità di chiudersi, neanche dietro una tenda. A sinistra la doccia è invece classica: piatto quadrato, ante trasparenti chiuse su due lati, murata la parte posteriore, una porta come accesso, con tanto di maniglia che serve a spingere verso l'interno il grande vetro.

L'odore dei bagni è di polvere. Non di sporco, ma di inutilizzato. Solo qualche macchia di sapone verde lascia le sue tracce colando per tutta la parete interna del lavandino fino a scomparire, tra gocce d'acqua e pezzi di dentifricio ormai solidificato, nello scolo lasciato aperto, unico segno della reale presenza di qualcuno in questo appartamento.

Ogni bagno è condiviso da due camere singole di grandezza diversa, poste a coppie una di fronte all'altra in modo che ad entrambi i lati della casa i bagni siano gli estremi di un rettangolo pavimentale che conferisce all'appartamento intero forma di parallelepipedo e non di cubo, come nei piani inferiori.

Il lato sinistro della casa sembra essere quello più pulito, più profumato. Candele ogni giorno diverse bruciano il loro aroma dalla camera più piccola dell'appartamento. Letto singolo incassato tra parete e soffitto spiovente, finestra rifinita e ben isolata, anch'essa a spiovente perché posta sul soffitto stesso, in modo che la maniglia per poterla apire sia nel lato più basso della pendenza; armadio incassato nel lato opposto al letto, inutilizzabile per metà, salvo piegarsi e camminare ginocchioni per tutta la pendenza del soffitto, l'altra metà più alta comunque non contiene i bagagli di una vita.

Una piccola scrivania, scomoda, spalle alla finestra, è tutto ciò che tocca in sorte a Pia, ultima arrivata della casa. Un tappeto quadrato rosso incorniciato di blu elettrico riscalda il pavimento, stile moquette, mentre un termosifone quasi sempre in funzione rende più rilassante l'aria tedesca, fredda e nevosa.

Le pareti bianche catturano la luce che filtra dalla finestra diagonale e profumano dello stesso odore delle candele accese da Pia.

Bianche sì, ma sfumate dagli odori penetranti e dolci che, passando poi dalla porta, si fermano sulla mia camera e non osano entrare.

Richiusa la porta noce della camera di Pia, solo un piccolissimo spazio di moquette grigio-rosa separa le nostre camere, la mia leggermente più larga e molto più spaziosa dato che qui il tetto spiovente è meno ripido, dandomi così la possibilità di sfruttare molto più spazio e perderne molto meno.

La stessa finesta diagonale con doppia maniglia argentata dà qui su di un altro paesaggio: Brückenstraße. Una fila di edifici altrettanto bassi, alcuni corvi in volo, la luna di notte e la neve fresca al mattino.

Il mio letto si incastra tra parete destra e soffitto calante, ma l'aria che posso respirare di notte è sempre più di quella che Pia perde ogni volta che chiude gli occhi. Sicché le mie notti sono sempre fresche, accoglienti e pulite.

Nessuna candela accesa brucia sulla scrivania larga in compensato robusto dipinto in senape. La coperta arancione a macchie gialle gettata distrattamente sul letto arreda l'ambiente spoglio e si richiama all'unico armadio alto a due ante che nasconde diversi cassetti, due dei quali rimasti inutilizzati e un appendiabiti troppo basso, inutile al suo scopo.

Per questo motivo tutti i cappotti invernali, sebbene non tantissimi, sono appesi all'attaccapanni a muro di fronte al letto, a sinistra della porta, nascosto quando la stessa rimane spalancata e visibilissimo in tutto il suo disordine italo-teutonico quando decido di chiudermi la casa alle spalle.

Nessun odore particolare nella mia camera, se non quello di cioccolata fondente e noci tostate. Solo da febbraio, poi, odore di rose rosse e bianche. Gialle no, i fiori gialli in Russia non si regalano, quindi non li ho mai ricevuti.

Tornati al quadrato di moquette condivisa da me e Pia, dando le spalle al nosto bagno, con due passi siamo all'ingresso e con uno scatto di bacino verso sinistra entriamo in cucina.

È la cucina un altro rettangolo piuttosto profondo ma anche qui la profondità si perde in pendenza, in modo che subito tutta quella grandezza lascia il posto ad un senso di impotenza. Una stanza così piccola accoglie sì quattro coinquilini, ma a patto che siano tutti seduti a tavola, qualcuno, il più basso, generalmente io, a toccare il soffitto e a cercare di non morire sotto le raffiche di pioggia che la finestra, anche questa pendente come tutta la casa, lascia entrare a raggelare i nostri umori e le chiacchierate anglotedesche.

Il tavolo di finto marmo è bloccato alla parete destra, in modo che io al lato più corto, due al lato lungo rimasto libero e un altro ad uno degli angoli utilizzabili, tutti così seduti mangiamo insieme con evidenti problemi di altezze, dato che le gambe di legno sono tagliate sull'altezza media tedesca, con scarsa considerazione per il resto del mondo.

In fondo, all'incontro della pendenza col pavimento, i bidoni della differenziata: le buste gialle per la carta, nere per la plastica e blu per l'organico rendono l'ambiente più disordinato di quanto in realtà non sia. I turni di pulizia non comprendono quasi mai l'oneroso dovere del loro svuotamento, così ogni volta, insieme, si esce a buttare i resti della nostra vita fuori dall'appartamento condiviso.

Ogni volta un senso liberatorio pervade le nostre mani vogliose di fare pulizia e, risaliti, restano solo i piatti e le numerose stoviglie usate per cibi colombiani, bulgari e italiani, talvolta per qualcosa di russo che interviene puntualmente a sconvolgere i nostri odori.

Le spalle al tavolo, il lavandino riflesso in pupille multicolore, metallo nuovo e luccicante, due lavabi, a destra uno scolapiatti rotto quasi subito e a sinistra i quattro fuochi. Pentole, piatti bicchieri e posate, tutto si ammucchia in un disordine frenetico. Tra rumori di vetri rotti, tra piatti colanti lasciati a gocciolare la loro vita su di un piano risonante, tra odore di gas e pizza bruciata, così spendiamo alcune serate, quelle in cui decidiamo di rimanere a casa a condividere le nostre culture.

Pigiami caldi e abbondanti, mani insaponate, risate confuse, soffitti calanti e lune sulle nostre finestre, puliamo il caos primordiale e apriamo il frigo capiente alla ricerca delle nostre ricette. Olio pugliese, peperoncini infuocati, yougurt scaduti e frutta esotica sopravvivono insieme inspiegabilmente, creando un mix disastroso ma vitale: un fango di vita.

Le camere da letto che si affacciano sull'altro lato dell'appartamento rettangolare sono le più grandi di tutta la casa, tali da contenere ciascuna un letto matrimoniale oltre alla scrivania e ad armadi più capienti.

Più non posso dire, altrimenti svelerei segreti che non si possono svelare e che devo seppellire in un appartamento al terzo piano di Brückenstraße numero 9.

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