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Una storia di Fiordaliso

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Lo scorcio di Via De Rossi

Pensieri e riflessioni di una giovane donna

Pubblicato il 23 febbraio 2017

Il caffè è quasi pronto. Ho lavato per bene la caffettiera osservando l’aroma di caffè scivolare via. Ho acceso il gas e ora aspetto. Aspetto Federica. Speriamo che questa volta il caffè non sia insipido. Di solito lo prepara mamma, ma qui, da studentessa, ho imparato a fare tutto (o quasi) da sola. Ecco, magari la prossima volta verrà meglio, magari con l’esperienza imparerò a preparare un caffè perfetto. Sono in ritardo, come sempre. Prima non ero così ritardataria, anzi! Fede sta per arrivare ed io sono ancora qui. Aspetto, con calma sorseggio questo caffè strano e penso a quando non ero ritardataria. Perché lo sia diventata, sinceramente, non lo so nemmeno io. Forse sono cose che succedono quando meno te lo aspetti; non hai neanche il tempo per capirlo. Dal liceo ti trovi all’Università, finalmente libera, in una città che non potrà mai essere tua. Vivi in silenzio, osservando. Il caffè è troppo caldo. Forse lo berrò prima di andare; ora devo iniziare a prepararmi. Fede sta per uscire. Io sono appena entrata in bagno. Lo specchio, il mio acerrimo nemico, mi guarda e mi rimprovera. Chi si è specchiato prima di me sicuramente era più simpatico. Specchio, mi fai notare ogni singolo neo del mio viso, mi massacri con la tua sincerità e senza una parola mi butti per la strada. Mentre corro in camera cercando di non svegliare le coinquiline abbandonate al loro sonno, rispondo al telefono: il mio ragazzo, il mio primo ragazzo serio. Il caffè mi aspetta in cucina, io, nuda, mi vesto con una mano, apro il balcone, indosso jeans e maglietta e non riesco a resistere...

In un solitario giovedì sono rapita dalla città. Alla mia destra tre ragazze prendono il sole con un libro sulle gambe, sorseggiando quel caffè che io sto dimenticando. (Sarà ormai freddo). Federica sta volando per le scale, io guardo avanti, guardo in basso. In una macchina anonima, scura e silenziosa, in questo pomeriggio afoso, una donna al volante. Potrebbe essere mia madre, mia zia, mia sorella, mia nonna, la mia professoressa di Letteratura Inglese. Una donna al volante corre per la sua strada. Sembra nervosa. Una moto la sorpassa. Per poco ha perso il verde. Furiosa ma calma, aspetta. Una ragazzina attraversa le strisce pedonali. Quasi si veste meglio di me. Ci rimango male, mi sento così vecchia! Vedo il mio passato correre sorridente. Il cagnolino che porta con sé sembra chiedere riposo. Lo scorcio di via De Rossi può essere pericoloso. Federica sarà quasi arrivata. Io devo finire il mio caffè. Rumori mi scuotono e torno alla città. Un’ambulanza corre più veloce di quella signora che è appena ripartita. Un gruppo di persone si avvicina al mio balcone. Entrano nel Bar. La neolaureata si gode l’applauso che le spetta. Nella foto con i genitori vorrei vedermi io. Magari ci arriverò prima di quanto immagini. O forse no. Il futuro mi aspetta. Io continuo ad ignorarlo. Il caffè sarà fin troppo freddo e io sono già in ritardo. Cinque minuti sono accademici. (Spero che Fede la pensi come me). Non mi sta chiamando, forse anche lei è in ritardo. Forse il professore l’ha trattenuta più a lungo. Saluto con un cenno la segretaria che incontro tutti i giorni, quasi fosse un appuntamento. Ci vediamo ogni pomeriggio alla stessa ora e ormai abbiamo lo stesso passatempo. Osserviamo la strada di via De Rossi, una di fronte all’altra. Ognuna con un pensiero diverso, ognuna con la propria storia alle spalle e un futuro ambiguo davanti. Poi lei ritorna al suo lavoro. Io no. Sono ormai in un ritardo strepitoso. Fede mi capirà, sono fatta così. Un ultimo sguardo e mi costringo a rientrare in camera. Un ultimo sguardo e scorgo Fede che sta correndo verso casa. Scappo in cucina. Il caffè è freddo. Non lo voglio più. Un salto e sono fuori casa. Due passi e sono per strada, via De Rossi. Fede mi guarda, io sorrido, la afferro per il braccio e le offro il solito caffè.

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