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Una storia di Sunrise

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La finestra sul mondo

La finestra sul mondo: l'angolo visuale privilegiato per raccontare la vita.

Pubblicato il 17 febbraio 2015

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Fumo, petardi, urla dalla mia finestra. Mi alzo ancora sonnecchiando e mi accorgo che su piazza grande, il mio sguardo sul mondo, è già partito il corteo delle 9, il corteo per il quale ho investito gli ultimi 60 giorni, il corteo a cui non posso mancare.

Corro a vestirmi dando un'occhiata al ragazzo che ho rimorchiato ieri sera, non ne ricordo neanche il nome. Lo sveglio e gli urlo di prepararsi che bisogna andare al cordone.

In cinque minuti siamo pronti, un ultimo sguardo alla finestra e via giù.

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Lucia passava i suoi giorni tra la paura della guerra e la preoccupazione di non vedere più il suo amato Mario. Era partito per fare la guerra più atroce che si potesse combattere. Lei passava i suoi giorni pregando, ogni mattina e ogni sera dalla finestra e affacciata sperava di vederlo tornare da un momento all'altro. I giorni passavano e i pericoli aumentavano, i bombardamenti diventavano sempre più frequenti e ogni giorno che passava senza avere sue notizie una speranza se ne andava. Lucia viveva con la sorella più piccola e con la madre che, sfortunatamente, non stava bene. Ogni due giorni lei e la sorella dovevano scendere in paese per cercare le medicine che servivano alla madre e lei non solo doveva accudire la mamma ma doveva anche prendersi cura della sua piccola sorellina. Un giorno in paese Lucia e la sorella, sulla strada del ritorno, sentono da lontano delle bombe e scappano verso casa per chiudersi all'interno e sperando le bombe non colpissero la casa. Quando finalmente i rumori delle bombe cessarono Lucia si affaccia alla sua finestra per cercare di capirci di più e affacciandosi vede avvicinarsi alla casa tre soldati tedeschi. Le due sorelle cercano di nascondersi ma non fanno in tempo a portare in salvo la madre che i soldati, sentendo i rumori, sfondano la porta di casa e salgono su per violentare le fanciulle. Uno di loro si chiude in camera con la mamma malata e tra urla e grida l'altro soldato strappa dalle braccia di Lucia la sorella. L'ultimo soldato, fissa Lucia e si avvicina a lei. Lei scappa nella sua stanza e lui la insegue. Una volta in camera, Lucia si affaccia dalla finestra e cerca di scavalcare per buttarsi giù e mettersi in salvo. Quando va per affacciarsi, da lontano scorge una figura familiare che le fa il segno di zittire. Era Mario. Lucia prende tempo e fa finta di nulla, quando a un certo punto, sente degli spari. Il soldato, che ormai aveva le mani sul corpo nudo di Lucia, si precipita nell'altra stanza e Lucia sente subito un altro sparo. Il corpo cade a terra e Lucia rimane impietrita, fino a che non sente dei passi per il corridoio. Le scarpe erano pesanti e ad ogni passo verso la porta, Lucia aveva il cuore in gola che le batteva sempre più forte. Si apre la porta e Lucia scorge il corpo ferito di Mario che portava in braccio con se la piccolina. Lucia scatta da terra e corre verso di lui abbracciandolo e implorandolo di non lasciarla più da sola. I tre si precipitano nella stanza della madre, dove Mario era già passato e si rendono conto che, purtroppo, lo sparo aveva colpito non solo il soldato ma anche la madre, che moribonda ormai pronuncia le sue ultime parole: "grazie... e grazie per aver posto fine alle mie sofferenze... Questa vita mi ha distrutto e non c'è l'ho fatta.. Siate forti e ricordate di vivere tutto il meglio che la vita vi offre. Non scordatevi mai di tutto questo, vi servirà per apprezzare anche le cose più piccole e viverle al meglio"

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Si parla tanto di accoglienza di un mondo emancipato,invece tutti a puntare quel maledetto dito

ti giudicano togliendoti il rispetto, sono nata per vivere la mia vita qualunque essa sia, chi si sente migliore degli altri, rimarrà sempre piccolo.Siamo nati tutti nudi in questo mondo e abbiamo fame e sete di amore e comprensione , anche questo ci è negato. Allora apro la finestra a un'altra vita, quella del menefreghismo però poi, non devo più avere un cuore altruista ,dovrei pensare solo a me stessa .

Luigia Di Sabatino

dir riserv @

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La mia finestra si apre sul cortile dove Agnese e Paolo, dopo la scuola, si fermano coi compagni di classe a chiacchierare. Sono sempre stata discreta nei loro confronti, ma alla fine, il mio occhio cade lì, a guardarli ed ammirarli.

Ma mi accorgo che il mio sguardo va al di là dei ragazzi, del cortile, del pallone, della città; so che la mia mente è ancorata a Lui, ma non voglio ammetterlo. Non voglio ammettere di aver investito 10 anni della mia vita, di aver condiviso le due gioie più grandi della mia esistenza con un uomo che non è degno nemmeno di guardarci con un binocolo.

Se almeno riuscissi a scriverne....

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