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Una storia di Intertwine

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Fabio Geda risponde alle domande sull’ispirazione.

La prima intervista collaborativa creata dagli utenti di Intertwine

Pubblicato il 07 novembre 2017

Ci siamo: dopo essere andati alle radici delle storie per capire cosa s’intende davvero per ispirazione, è il momento delle risposte di Fabio Geda.

"L’ispirazione nasce in modi misteriosi: dalla voglia di rispondere a una domanda; dal classico what if; da qualcosa che ci viene raccontato solo in parte e che sentiamo il bisogno di continuare a indagare..."

Tante le domande pervenute, quasi cento, ed è stato davvero difficile scegliere fra tanti stimoli così interessanti. Per escluderne il meno possibile, abbiamo pensato di proporvi un esperimento nell’esperimento: dato che molte delle vostre domande ruotano attorno a problematiche simili, le abbiamo riunite in quattro gruppi dai nomi particolari ma significativi (Carpe Diem, Farm-Recherche, Emoji e Fantasy) per poi affiancarle ad altre, originali, scelte tra quelle raccolte.

Perché i gruppi si chiamano così? Lo scoprirete nel corso del post.

Ancora grazie a tutti gli utenti della nostra community: la vostra partecipazione ha reso possibile questa inconsueta, ma originalissima intervista collaborativa!

Fabio Geda.

Un ringraziamento del tutto speciale, poi, va a Fabio Geda, che si è prestato alla nostra iniziativa con la generosità e l’entusiasmo che da sempre lo contraddistinguono e che trapelano anche dalle pagine del suo ultimo romanzo, “Anime scalze” (Einaudi Stile Libero).

Grazie Fabio! Ecco le risposte dello scrittore sul tema dell’ispirazione. Buona lettura.

Domanda Carpe Diem.

Per tutti coloro che pensano all’ispirazione come all’attimo fatidico ma fuggente, quello che arriva e subito scappa via, una magia difficile da fermare, ricordare, perseguire: quale metodo si può escogitare per non perdere quell’attimo?

In realtà credo sia difficile perdere l’attimo e credo sia un luogo comune (e un po’ romantico) parlare di idee geniali che subito scappano via: se una idea è buona di solito ti resta in testa senza troppa difficoltà. Se poi uno vuole assicurarsi di non perderla basta appuntarsela da qualche parte: io uso le note dell’iPhone, mi mando una mail, apro un file con scritto idee per il romanzo X, eccetera. Poi il più delle volte mi scordo di andare a vedere gli appunti perché, come dicevo, le idee migliori mi restano in mente senza troppa fatica e quelle non valide invece sfumano com’è giusto che sia.

Possiamo legare l’ispirazione [...] con un profondo contatto con se stessi, un profondo senso di consapevolezza come condizione necessaria dell’ispirazione?

No, non credo che l’ispirazione abbia a che fare con un profondo contatto con se stessi, ma con la storia cui si sta lavorando. Poi, ovvio che se si tratta di autofiction o di autobiografia o di eventi connessi in modo importante alla propria esperienza di vita, be’, allora sì, più si è consapevoli di sé, più la scrittura sarà efficace. Ma se si tratta di fiction allora si devono vedere e sentire e percepire in modo intenso la storia e i suoi personaggi, non se stessi. Anzi, in questo caso credo possa essere più utile liberarsi un po’ di sé, chiudersi in un cassetto e vivere profondamente le vite altre che voglia raccontare.

Domanda Farm-Recherche.

Per chi cerca di coltivare, educare, addomesticare la scintilla creativa in una fattoria disseminata di idee che, per giunta, vanno ricercate: è meglio “domare” l’ispirazione oppure bisogna lasciarsi guidare da essa anche se ci porta a cose distanti da quel che cerchiamo?

Bisogna fare entrambe le cose: guidare e lasciarsi guidare, governare e farsi stupire, essere fedeli al proprio progetto narrativo ma anche sentire quando la scrittura ci consiglia di imboccare una strada non prevista. C’è questa cosa simpatica che riempie tanto la bocca degli scrittori, la faccenda dei personaggi che scrivono da soli, che scelgono cosa fare eccetera. Ora, è ovvio che si tratta di una mezza verità. È vero che una volta che hai tratteggiato un personaggio quello, per essere coerente con se stesso, potrà fare certe cose e non altre, avere atteggiamenti di un certo tipo e non di un altro, ma è anche vero che loro non esistono, se non nella nostra mente, e che a decidere del loro destino è l’autore, che se vuole può scegliere di mettere in scena tutta la normare incoerenza del vivere - semplicemente trovando un modo per giustificarla.

"L’estate alla fine del secolo" parla di una convivenza forzata che schiude alla possibilità di una relazione. L’ispirazione può nascere dal desiderio di connettersi agli altri in maniera autentica e profonda?

L’ispirazione - qualunque cosa sia - nasce in modi misteriosi: dalla voglia di rispondere a una domanda; dal classico what if, ossia dall’ipotesi di un evento; da qualcosa che ci viene raccontato solo in parte e che sentiamo il bisogno di continuare a indagare; dal desiderio di abitare una situazione piacevole; oppure, certo, anche dal desiderio di abitare una vita altrui, e quindi di connettersi agli altri in maniera autentica e profonda.

"L’ispirazione non ha nulla a che fare con il mio stato d’animo, ma con la storia che sto raccontando o che ho intenzione di raccontare".

Domanda Emoji, legata stretta stretta alle vostre emozioni: amore, curiosità, alienazione, felicità, dolore… Insomma, sei più ispirato quando sei felice o quando sei triste?

L’ispirazione non ha nulla a che fare con il mio stato d’animo, ma con la storia che sto raccontando o che ho intenzione di raccontare. Io, come tutti, sono continuamente più o meno sereno, più o meno in pace con me stesso, più o meno stanco; se dovessi aspettare la condizione perfetta per scrivere probabilmente non scriverei una parola. L’ispirazione la induco nel momento in cui apro il file cui sto lavorando e le parole scritte in precedenza sono parole necessarie e oneste (così le definiva Hemingway) che risuonano dentro di me in modo potente e che si frammentano in significati e suggestioni che andranno a innescare nuove parole, nuove idee, nuove immagini, spingendomi sempre più a fondo in quel carotaggio del reale che siamo soliti chiamare narrazione.

Domanda Fantasy, dettata da chi non riesce a slegare l’ispirazione dalla fantasia e dalla creatività ma…. Si può scrivere di cose che non conosciamo, solo usando l’immaginazione?

Se devi raccontare un’operazione chirurgica, descrivere il comportamento dei medici e degli infermieri e le dinamiche interne a una sala operatoria temo che l’immaginazione serva a poco. Servirà invece andare a visitare una sala operatoria, scoprire come si chiamano gli strumenti, intervistare un chirurgo e un infermiere, guardare dei video e leggere dei libri specifici su quel tema. Se devi raccontare un mondo inventato dovrai inventarlo prima di raccontarlo e quindi conoscere tutto ciò che è necessario sapere per costruire una narrazione coerente. Quindi la risposta, per quanto mi riguarda, è che l’immaginazione non è una toppa per la nostra ignoranza, ma qualcosa che ci permette di cucire e collegare in modo efficace le nostre conoscenze.

Come si fa a fronteggiare il sentimento di delusione quando, nel produrre un lavoro creativo, abbiamo una forte ispirazione, mettiamo in esso tutti noi stessi e questo si rivela completamente fallimentare?

Credo che l’unico modo per fronteggiare quel sentimento di delusione sia chiudere il computer, andare a correre o a farsi una birra con gli amici, rassicurarsi sul fatto che il mondo non stava aspettando noi e la nostra storia, che gli aerei continuano a volare, l’acqua a scorrere e la legge di gravita ad attrarre corpi cadenti anche nonostante il nostro fallimento. E poi, con calma, riflettere sul perché la storia precedente non ha funzionato, aprire un nuovo file, lasciarsi sedurre da una nuova storia e consapevoli della gioia che ci dà il gesto della scrittura riprendere a lavorare.

Dicci ancora la tua!

Ti è piaciuta questa iniziativa? Vorresti affrontare nuovi temi legati alla scrittura e rivolgere altre domande a esponenti illustri dello storytelling? Faccelo sapere: Intertwine farà il possibile per esaudire il tuo desiderio.

Ma come prende forma l'ispirazione per noi di Intertwine?

Aspetta qualche giorno e lo scoprirai nel nostro nuovo video!

L'intervista è stata realizzata con il contributo fondamentale di Martha Bartalini, storyteller per professione e per passione.

Creazione di Valeria Coppola.

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