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Una storia di FrancescodeFusco

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IL CERCATORE

cronaca dell'ultimo caso

Pubblicato il 10 agosto 2017

Mi chiamo Harold Labella, sono un italo americano di trentanove anni e quando vado a dormire il mio cuore si ferma.

Questa frase introduceva un piccolo spazio pubblicitario apparso su The Dark Mysteries nell'ottobre duemilasette quando decisi di utilizzare il mio "dono" per racimolare qualche soldo. Oggi, a distanza di nove anni, posso senza dubbio affermare che non fu una buona idea.

Veniamo al punto, la faccio semplice: vado a dormire come fanno tutti, che so, alle dieci, alle undici di sera e non accade un bel niente; mi addormento, forse sogno, forse no, una cosa normalissima insomma. Se invece accade che mi addormenti fra la mezzanotte e l'una, allora, è tutta un'altra storia. Un fato burlone ha infatti decretato che durante la prima ora di un nuovo giorno il mio cuore smetta di battere e che io sia a tutti gli effetti morto. Che cambia, mi sono sentito dire tante volte, se tanto poi ti svegli vivo; dormire, morire, alla fine è sempre riposarsi.

E' no, non è proprio così, poiché si da il caso che quando uno muore va a finire dove stanno i morti e ve lo assicuro, non è sempre piacevole.

Ci sono regioni, io le chiamo così, dove le anime dannate stabiliscono il loro dominio grazie ad un potere conferito loro dal dolore e dall'odio. Queste dimensioni sono un concentrato di male assoluto ed è bene non farsi notare troppo da quelle parti.

Tuttavia quando decidi di trasformare una disgrazia come la mia in un lavoro ti capita di dover andare in posti poco salutari come quelli.

In definitiva cosa facevo?

Io lo chiamo scavare, ero un cercatore.

Andavo a recuperare idee, ricordi, numeri, password, cose che quando uno muore porta con se'.

Non lo facevo da solo, avevo un'assistente molto brava di nome Alessandra Bono, per gli amici Ale, che mi sopportava e che spesso mi tirava fuori dai guai. Ale mi era indispensabile poiché con lei avevo un contatto mentale molto forte e quando si scava in profondità come facevo io è bene tenere aperto uno spiraglio sul mondo dei vivi. Purtroppo per lei tenere il contatto con un cercatore in azione non era, come si suol dire, molto salutare. Lo spiraglio che ci univa era bidirezionale quindi molto spesso la poveretta si beccava della sporcizia che sarebbe stato meglio evitare.

Mi manca molto Ale ed é da un po' che non la sento anche se, attraverso quel che resta del nostro contatto, so che è felice e questo mi basta.

Adesso però torniamo a quando la mia attività andava a gonfie vele e il mio conto in banca traeva enorme giovamento da tutto ciò.

Vi parlerò del mio ultimo caso, il numero centoquarantasei, affidatomi da Maria Kraptic, anni cinquantotto, di nazionalità tedesca. Obbiettivo della cliente era il padre, Ralf Kraptic, morto per cause naturali nel marzo del novantanove, a Francoforte, in Germania. Del padre la cliente forniva: occhiali da vista indossati al momento del decesso, rasoio elettrico Philips, spazzolino da denti, pigiama da notte e inutili scartoffie. Motivo della ricerca: fare chiarezza sui sogni della cliente.

La signora Kraptic riferì di sognare spesso il padre che pare avesse qualcosa di molto importante da comunicarle a proposito di alcune sequenze di numeri ad otto cifre. La signora Kraptic sperava si trattasse di una cassetta di sicurezza o di un conto dimenticato da qualche parte.

Niente soldi per lei, mi dispiace...

Mi ricordo che quella sera pioveva a dirotto e che sul soffitto della stanza del sonno era comparsa una macchia di umido. Era quasi mezzanotte e mi ero appena rasato col Philips del defunto padre della cliente e indossavo il suo pigiama e i suoi occhiali da vista.

“ Con questi fondi di bottiglia non ci vedo un tubo... Ale accompagnami al letto per favore. “

La mia assistente mi porse il braccio e mi affidai alla sua guida come un cieco.

“ Però il pigiama ti dona... “ ironizzò lei.

“ Non mi ci far pensare... non mi abituerò mai ad indossare gli indumenti di gente morta. “

“ Sempre meglio di quello che hai dovuto indossare per il caso trentuno! “

Caso trentuno, Pamela Cooper, Americana di anni 34. Obbiettivo della cliente il suo amante, Paul McPherson, deceduto nel Febbraio del duemilaotto durante un rapporto con la cliente. Dell'uomo la cliente fornisce: profilattico indossato al momento del decesso...

“ Si era detto di non parlarne più o sbaglio? “ brontolai.

“ Ma dai... è troppo bella! “

Scoppiammo a ridere e per poco non finimmo entrambi per terra.

“ Torniamo seri... Che ore sono? “ le chiesi.

Ale dette un'occhio allo Swatch che portava al polso.

“ Mezzanotte e tre minuti. Ti servono le gocce per dormire? “

“ No, non credo, oggi pomeriggio mi sono fatto quindici chilometri a piedi e sono piuttosto stanco.”

“ Ok, allora abbasso le luci e vado nella stanza accanto così appena dormi provo a contattarti. Facciamo come al solito vero? “

Sbadigliai. “ Si, come sempre, l'aquilone è la porta e niente nomi. Io sono bimbo e te bimba. Tutto chiaro? “

Ale si allontanò mostrandomi il pollice alzato in segno di OK, quindi raggiunse la cabina di regia e chiuse la porta. Mi lasciai cullare dal rumore del temporale, abbassai le palpebre e cominciai a ripetere mentalmente la filastrocca del sonno.

Dormire un istante, dormire per sempre, chiudi gli occhi piccolo uomo impenitente. Si arresta il tuo respiro ed ogni tuo pensiero e se non senti più il mondo stai dormendo davvero...

“ Bimbo, qui Bimba, mi senti? “

Mi voltai, nel buio e non ero più nella stanza del sonno. Restai immobile convinto di aver udito qualcuno alle mie spalle.

“ Bimbo, qui Bimba, ci sei? “

Bimbo... pensai. Ma certo sono io!

Ricordai tutto: chi ero, dove ero e perché. Chiusi la mano destra e sentii il filo dell'aquilone. Alzai lo sguardo ed era in alto, solo lui, un rombo azzurro lucente nell'oscurità.

“ Bimba, si, ti sento. “

“ Finalmente... Dov'eri finito? “

“ Scusami mi ero smarrito un po' più del solito... Adesso sono in una zona buia e inizio procedere in avanti senza una meta. “

Spesso capitavano le zone buie, erano dimensioni fatte di sola oscurità dove però si aveva la sensazione di possedere un corpo reale. Col tempo ho concluso che queste zone non sono altro che un preludio, un momento transitorio durante il quale il cercatore s'interfaccia con la regione del defunto.

“ Parlami bimba... ricordami chi sto cercando. “

Mi voltai per sincerarmi che l'aquilone fosse sempre sopra di me e per fortuna c'era.

“ Stai cercando Ralf Kraptic, un contabile tedesco, una brava persona deceduta per cause naturali. La figlia dice di lui che era un uomo buono ma anche molto diffidente. Aveva pochi amici e perlopiù tipi come lui, uomini pacifici e amanti di una vita tranquilla. E' rimasto vedovo subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Da lì in poi totalmente dedito al lavoro. “

“ Diamine, un festaiolo... e va bene proced... aspetta! Mi sembra di vedere qualcosa... “

Cominciava a delinearsi una parvenza di paesaggio.

“ Penso sia neve e ci sono degli alberi a una cinquantina di passi da me, alberi senza foglie. “

“Bimbo aspetta lì dove sei, lascia che il tutto sia verosimile prima di procedere oltre, potrebbero essere residui di vecchi viaggi oppure interferenze, è già accaduto. “

Non erano residui, tanto meno interferenze; ormai avevo un certo fiuto e la dimensione che stava prendendo vita attorno a me era senz'altro figlia del defunto che ero andato a cercare.

Ascoltai il consiglio della mia assistente e non mossi un passo, ma fu inutile poiché in pochi attimi ciò che vedevo in lontananza mi piombò addosso e mi ritrovai sprofondato nella neve fino alle ginocchia.

“ Bimba qui si gela, questo è freddo vero! Non so quanto posso resistere. Cazzo è più dura del previsto, non avevo mai visto una regione così reale. “

“ Bimbo calmati, non puoi morire, questo è certo. Dimmi se vedi l'aquilone. “

Guardai in alto e il mio buon amico a quattro lati era lì insensibile al vento gelido che spazzava quel luogo.

“ Si, c'è. Bimba io procedo. Che ore sono da quella parte. “

“ Le quattro del mattino e se ho fatto bene i conti, un'ora dalla mia parte equivale a circa otto minuti dalla tua. Non è un cambio vantaggioso mi dispiace. “

“ Già... una bella fregatura. Mi sa che il tedesco doveva essere un tipetto molto molto diffidente. Questa regione non è così impervia e inospitale per caso. Il vecchio Ralfy vuol tenere alla larga i ficcanaso. “

Restava poco tempo e avevo concluso ben poco, cominciai a camminare nella neve con la speranza che la mia presenza richiamasse a me Kraptic. Ero lì grazie all'influsso dei suoi oggetti che indossavo nel mondo dei vivi ed ero quasi certo che mi avesse già fiutato e che mi stesse osservando.

Decisi di fare un tentativo visto il poco tempo a disposizione e gridai al vento: “ Signor Kraptic! Mi sente? Mi manda sua figlia Maria! “

Pensai di scrivere Maria sulla neve, mi sembrò una buona idea, quando persi l'equilibrio e caddi all'indietro senza quasi rendermene conto.

“ Cazzo! “ sbottai, “ mi devo essere ferito... “

C'era del sangue, neve rosso sangue. Con lo sguardo andai subito a cercare l'aquilone.

“ Bimbo calmati! ” intervenne Ale, “ Non puoi ferirti, non è il mondo reale e tu lì non hai un corpo. Diamine mi sembri un principiante... “

“ Scusa bimba ma c'è sangue dappertutto. Merda! Merda! “

“ Che succede? Mantieni la calma! “

Dalla neve spuntava la mano di una donna, esili dita livide che parevano farmi ciao.

“ Bimba credo ci sia il cadavere di una donna sotto la neve... “

“ Cosa? Non mi piace questa storia... Non sembra la regione dell'uomo che ci ha descritto la cliente e vorrei tirarti fuori se sei d'accordo. “

Ho sempre fatto di testa mia, ero convinto di essere il veterano dell'aldilà così, mentre la mia assistente mi metteva in guardia, io noncurante avevo già cominciato a scavare nella neve.

“ Aspetta Bimba non ci fasciamo la testa. Voglio capire se la signorina sepolta nella neve può essermi d'aiuto. “

“ Non penso che sia una buona idea... ma il capo sei tu... ”

Iniziai a scavare attorno alla mano e ben presto feci riemergere dal manto nevoso gran parte del braccio. Mi dolevano le dita per il freddo ma non mi fermai. Mi ripetevo che era tutto un inganno e che il freddo, il vento e pure il cadavere erano solo una messa in scena. Ma mi sbagliavo...

Al corpo mancava la testa, al suo posto c'era un taglio netto e attorno al collo c'era un cartoncino legato con dello spago.

“ Bimba il cadavere é decapitato ma c'è qualcosa intorno al collo, sembra una specie di etichetta... “

“ Etichetta? Questa cosa l'ho già sentita... gente decapitata ed etichettata come carne da macello. Do un'occhiata su internet, tu non muoverti, chiaro? “

“ Dove vuoi che vada... “

Non lo dissi alla mia assistente, ma ero al limite. Nonostante il mio corpo non fosse reale la sensazione di assideramento cominciava ad annebbiare la mia percezione del posto. La regione messa in piedi dal tedesco era di prima categoria, mai visto niente di più simile alla realtà.

“ Bimbo ho trovato delle notizie su una serie di omicidi mai risolti nella città di Francoforte. Si parla del ritrovamento di ben sette cadaveri decapitati, tutte donne, a distanza di pochi anni. Gli omicidi sembrano seguire tutti lo stesso modus operandi. Senza testa, sepolte nella neve, ben conservate ed etichettate. Lo chiamano il mangia teste e non è mai stato catturato. “

Cercai di mantenere la calma. “ Beh... anche se era il nostro uomo ormai è morto, quindi... “

“ A me questa storia non piace per niente... Bimbo finiamola qui ti prego.“

“ Aspetta. Ci devo pensare... Dammi un attimo. “

Noncurante continuai a grattare il ghiaccio attorno all'etichetta di cartone e infine riuscii staccarla; sopra, scritto a mano, c'era il numero sette. Speravo in qualcosa di meglio, in un indizio che potesse aiutare la mia cliente ma era evidente che quella regione era solo il riflesso di una vita segreta che non aveva niente a che fare con il contabile tedesco che tutti conoscevano.

Anche se aveva poco senso, in quanto non era reale, decisi di ricoprire il cadavere e cominciai a raccogliere neve. Avevo quasi finito quando mi accorsi che vicino a me, sul manto bianco, qualcuno aveva tracciato il simbolo dell'infinito. Girai la testa incuriosito e pensai che visto così sembrava più un otto che un simbolo; la cosa non mi piacque nemmeno un po'.

“ Bimba quante vittime hai detto che ha fatto il mangia teste? “

“ Qui dice che sette vittime sono certamente riconducibili alla stessa mano. Perché? “

Non lo sapevo il perché, fissavo quel cazzo di otto e me ne stavo col culo congelato in una dimensione sperduta e inospitale figlia di un probabile serial killer che non voleva farsi trovare.

La domanda sorse in me spontanea: chi me lo fa fare...

Non mi piaceva l'idea di dare forfait, né tantomeno l'idea di utilizzare l'aquilone per andarmene ma l'istinto mi diceva di fare dietrofront il prima possibile e io al mio istinto ci credevo.

Cominciai a recuperare la cordicella legata al mio polso quando avvertii una presenza sotto forma di pressione alle tempie; era lui.

“ Bimba ho compagnia... “ comunicai ad Ale.

La pressione si fece più forte, accompagnata da un sibilo nelle orecchie. Tenni duro e continuai a recuperare l'aquilone nonostante il senso di debolezza che iniziava a pervadermi. Alla fine con uno sforzo immane afferrai la mia ancora di salvezza svolazzante.

“ Bimba ci sono. Portami subito via da qui... “

Ale iniziò a recuperare la cordicella immaginaria che teneva stretta nella sua mente nel mondo dei vivi.

“ E' più dura del solito! “ disse.

“ Ce la fai? “ le chiesi.

“ Penso di si solo che ci vorrà un po più del solito. Sei ingrassato capo... “

Poco dopo mi svegliai nel mio corpo reale. La mia assistente mi accolse con un gran sorriso, un bicchiere colmo d'acqua e le immancabili compresse di Moment.

“ Ben tornato boss! “ mi disse.

Dal mosaico di vetro mattone alla parete filtravano le prime luci del giorno.

“ Un pessimo viaggio... “ avrei voluto rispondere.

Già, proprio così, avrei voluto, perché in realtà quel mio pensiero non divenne mai parola.

Fui colto da un'ondata di panico e gridai come un folle rinchiuso nella buia sala di un cinema; su quello schermo immaginario proiettavano la visuale presa dai miei occhi.

Udii la mia voce dire: “ Hallo meine lieben... “

Vidi Ale perplessa in volto. “ Capo che lingua parli? “ mi chiese.

E' tedesco cazzo!

Provai ad urlare: Non sono io! Vattene! Scappa!

Fu inutile, la mia bocca non mi apparteneva più.

La visuale si spostò, le si fece vicina. Ero in piedi. Era in piedi, e avanzò verso la mia assistente.

Alessandra rimase immobile mentre la mia mano destra chiusa a pugno la colpì allo stomaco.

La vidi piegarsi e i capelli le coprirono il volto. Non potevo farci niente, rimbalzavo come la pallina di un flipper in un buco scuro da qualche parte dentro la mia testa. Mi avevano sottratto lo scettro del comando e il mio corpo si muoveva come una marionetta.

“ Harold ti prego...” implorò Alessandra con una mano appuntellata su un ginocchio per reggersi e l'altra sullo stomaco dolorante.

Ricevette un calcio e cadde a terra, poi l'aggressore le passò accanto e vidi la mia mano calare verso il basso e afferrarla per i capelli.

“ Lasciami! Mi fai male! “ Gridava lei.

Non la lasciò. La trascinò come un sacco di spazzatura lungo il pavimento fino alla cucina.

Ale scalciava, piangeva, urlava e la mia mano la colpì ancora, ancora e ancora.

Il suo bel faccino divenne gonfio, un'occhio pesto, il naso ritorto e un torrente di sangue giù fino al mento.

Non potevo nemmeno controllare le palpebre, chiudere il sipario. Dovevo assistere impotente.

Fu sollevata di peso e poggiata sul tavolo della cucina. Lo stesso tavolo dove avevamo pranzato e cenato assieme tante volte. Si rannicchiò tremante e non lo dimenticherò mai.

Vidi aprire i cassetti della cucina, rovistare fra i coltelli, scegliere quello più grande, quello per la carne e le ossa, la mannaia. Erano le mie mani quelle che lo stavano facendo, non potevo crederci. La lama luccicò sotto le luci al neon, è nuova pensai, non l'ho mai usata. Per la prima volta in vita mia pregai, lo pregai di fermarsi, sapevo che mi sentiva. Non sapevo dire ti prego in tedesco ma sono certo che mi sentì gridare. Una vocina disperata da un angolino infondo al cervello.

E poi bastarono due colpi, due fendenti decisi e la testa di Alessandra si staccò.

Non ho più parlato da allora. Non una sola parola. Sono morto, per la prima volta veramente.

Il mangia teste camminò coi miei piedi fino allo studio dove tenevo le cianfrusaglie dei clienti e trovò il cartoncino col numero otto. Stava in mezzo ai fogli che mi aveva lasciato sua figlia.

Mi svegliarono i poliziotti, mi tirarono su di peso, mi dissero che li avevo chiamati io ma ancora oggi non me lo ricordo. Il pavimento della cucina era rosso del sangue di Alessandra Bono, la mia assistente che giaceva decapitata sul tavolo della cucina. Al collo aveva l'etichetta col numero otto.

La testa non fu mai ritrovata.

Ed eccoci alla fine, penso non ci sia altro da dire sull'accaduto.

Adesso la mia vita è piatta, è la vita di un carcerato nel braccio della morte.

Sono un uomo che non parla, un uomo che aspetta il suo momento.

Mi hanno chiesto se ho ultimo desiderio e io gliel'ho messo per scritto.

Quando mi farete l'iniezione letale voglio indossare il pigiama che avevo il giorno dell'omicidio di Alessandra. Apparteneva ad un anonimo contabile tedesco di nome Ralf Kraptic ma questo lo so solo io e se sono fortunato mi condurrà nuovamente da lui.

Mi chiamo Harold Labella, sono un italo americano di quarantaquattro anni e avrò la mia vendetta.​

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