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Una storia di SabrinaMonno

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Poesie

Pubblicato il 11 marzo 2017

IL GENIO DEL MALE

Sale l'Inferno, divampano

le fiamme come onde impazzite

sorde agli impetuosi ordini

di Nettuno.

Sale l'Inferno, parte di me,

mi imprigiona, burlandosi

dei miei squallidi pensieri d'amore.

Da essere eletto, mi ritrovo

come un povero Diavolo a

danzare inerme tra le

fredde fiamme del Genio del male.

Ho amato un tenero amore,

un amore condannato

dal suo funesto inizio.

Senza pretese t'ho teso

la mano, tra un amante

violento e un mio

occasionale amplesso.

Se l'Inferno, oh se l'Inferno

non mi avesse chiamata a sè,

questo bocciolo secco

avrebbe potuto prender vita?

Ora che questa vita t'ha

strappata da me, una

maledizione potrei invocare

per dirige io le fiamme.

Quindi che un qualsiasi Dio

ti doni la persona amata

che so già non esser io.

ANANKE

Ancor ricordo quando lì ti vidi

su freddi gradini di pesante marmo.

Confuse ed impaurite, insieme

abbiam voluto danzare, felici,

con le crudeli note di Schubert

ad accompagnar questo nostro

cammino. Rilke, nostalgico,

donandoci Rose, il giostrar

delle giornate ha reso tanto

puerile da cullarci, ancora,

come bimbi sperduti tra le

rosse mura di Mamma Bologna.

Ma la vita, si sa, non sempre

vuol aiutar gli audaci. E quindi,

io ora son qua, sui glaciali gradini

e tu, invece, rifletti il viso

sulle antiche sponde dell'Arno.

Sarebbe la distanza bastata

a bruscamente interrompere

le crudeli note e a far

seccare le nostalgiche parole?

Sento ancor la tua musica

come tu leggi questi miei versi,

perchè l'arte m'ha consegnato

il tuo cuore ferito, forse,

orgoglioso, per non più soffrire.

Non temo l'animo che m'hai mostrato.

Vorrei, sì, proteggerlo con quel

tocco di nostalgia mia, che tu

con dolcezza celata da crudeltà,

tieni sempre a te stretto.

QUEL CHE CI PERDIAMO

Con le mani tue scavi un fosso

nel mio corpo e continui, con

forza, scopri organi, tocchi

carne e accarezzi un cuore.

Non mi dimeno, questa dolce

invasione si rivela una scossa

di vita su questa Terra piatta e senza più vita.

Non reagisco al danzare

delle tue mani in me, ladre

ben accolte dal mio disgustoso

bisogno di un granello di umanità.

Lentamente, sento le dita tue

scivolar via dal mio sangue

che ancora vuol arrampicarsi

sulla tua chiara pelle.

Con indifferenza ed un ago

bruciato, mi chino e, crudelmente

inizio a ricucire, silenziosa,

i segni del tuo passaggio in me.

Pronta al nuovo scorrere della vita,

accetto il peso del mio corpo sui miei piedi.

Ordino alle gambe di camminare, correre, scappare.

Resta solo quel che ci perdiamo,

questo inchiostro imbevuto

del sangue del nostro cuore.

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