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Una storia di LuigiMaiello

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Intertwine Consiglia pt.27: “Dalla parte dei migranti”.

Il film La - Bas sulla strage di Castelvolturno “intrecciato” a Figli di Annibale degli Almamegretta e al libro Pane amaro di Elena Belotti.

Pubblicato il 10 settembre 2015

“Ai più che hanno mostrato indifferenza, sarò brevissimo nel ricordare

che non può esistere una nuova fratellanza senza dividere la torta da mangiare..

Ai più che mostreranno indifferenza vorrei parlare con questa canzone

lasciando scivolare la mia barca sopra il mare e la coscienza verso l'attenzione..”

Fonte Internazionale.it

Il corpo di un bambino ritrovato morto su una spiaggia scuote gli animi più di ogni altra cosa, così le immagini si confermano lo strumento per eccellenza per trasmettere emozioni e, in questo caso, per raccontare le tragedie.

Però qualche numero bisogna pur darlo.

Un ragazzino siriano avvolto da una termocoperta. Fonte : Internazionale.it

Dall’inizio del 2015 secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) 365mila persone hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa. Ben 2.800, invece, non ci sono riuscite. Sono morte senza arrivare sull’altra sponda del Mediterraneo.

Molti di loro sono profughi che cercano di scappare dalle guerre e dalle dittature nel Medio Oriente e in Africa.

I motivi che spingono tante persone a scappare dalle loro terre per affrontare un viaggio tanto pericoloso, che può portarli anche a morire, sembrano essere oscuri a molti.

Per risvegliare gli animi delle persone e smuoverli dall’indifferenza, infatti, spesso sembrano necessarie proprio scene come quella di un bambino morto su una spiaggia, o l’immagine di una persona nascosta in una valigia, da sempre il simbolo della speranza di chi parte per cercare di migliorare la propria situazione.

Per spiegare il potere emozionale delle immagini ricordiamo una scena tratta da Schindler's List di Steven Spielberg.

Durante il massacro del ghetto di Cracovia, a un certo punto Schindler intravede una bambina sola, vestita con un cappottino rosso che si aggira senza alcuna meta. Tutto il film è girato in bianco e nero, tranne l’inizio e la fine. Poi c’è questa bambina vestita di rosso. Evidentemente ha perduto la madre. La videocamera ad un certo punto la perde, la ritroveremo dopo: un corpicino rosso tra tanti altri corpi in bianco e nero, in un carrettino destinato alle fiamme.

Di quel film potremmo dimenticare tutto: la trama, gli attori, le musiche, i tanti altri morti.

Quell’immagine non la dimenticheremo mai.

Scena tratta da Schindler's List di Steven Spielberg.

Di fronte a un tema sensibile come l’immigrazione, alcuni potrebbero dirci di non prendere una posizione netta, perché inevitabilmente si potrebbe “scontentare qualcuno”.

Noi, al contrario, pensiamo che non sia possibile restare anonimi e quindi ci schieriamo in modo netto, partendo dal titolo: “Dalla parte dei migranti”. Se poi a qualche simile di Salvini ciò non piace … pazienza, non si può piacere a tutti!

Una foto di scena del film Là-Bas.

Due occhi, uno sguardo malinconico e pensante rivolto al passato.

Un foglio bianco, una penna: la speranza che si fa disegno di un futuro immaginato diverso da quello che poi sarà.

Così inizia La Bas - Educazione Criminale di Guido Lombardi, e così comincia Intertwine Consiglia pt.27: “Dalla parte dei migranti”.

Una foto di scena del film Là-Bas.

Gli occhi tristi di un ragazzo in viaggio, la sua terra, la famiglia, una storia personale lasciata alle spalle e una nuova da costruire.

Là – Bas racconta gli eventi che riguardano la strage di Castelvolturno del 18 settembre 2008, quando a Castel Volturno una squadra di sicari referente al clan dei casalesi, entrò nel quartiere africano della città, uccidendo 6 persone e ferendone una settima, che si salvò fingendo di essere morta.

Yossouf era un giovane che aveva un sogno: guadagnare i soldi necessari per comprare un macchinario che nessuno possedeva in Senegal e portarlo in patria per poter lavorare, ma in Italia troverà una realtà diversa da quella che si aspettava.

A Napoli vive con una comunità di immigrati accampata in una piccola villa a Castelvolturno, la cosiddetta Casa delle Candele, perché molto spesso salta la luce.

Una foto di scena del film Là-Bas.
Una foto di scena del film Là-Bas.

La – Bas non è il classico film sull’immigrazione, né sulla camorra. Ci offre una prospettiva del tutto nuova, perché tutta la storia è raccontata col punto di vista degli immigrati.

Youssuf lavora in autolavaggio, con una paga di 150 euro ogni due settimane, che lui ritiene troppo pochi e se ne lamenta col titolare. Lo zio Moses è il capo di un gruppo di spacciatori, ma dovrà comunque supplicare il titolare dell’autolavaggio per farlo tornare a lavorare.

Dal lavoro sottopagato di Youssuf alle ragazze come Suad, di cui il giovane si innamora e che finisce sulla strada, gli uomini e le donne hanno un prezzo, ed è un prezzo molto basso. Nel film, come nella realtà.

La-Bas in francese indica la distanza che ci separa da qualcosa e per molti africani che si mettono in viaggio identifica la lontananza dall’Europa e dalle sue prospettive.

Guido Lombardi invece rovescia la medaglia, e usa quel termine per indicare la distanza che separa gli italiani dagli immigrati, così anche la lingua italiana nel film diviene secondaria, rispetto al francese parlato dagli immigrati.

Per la cronaca, la rivalità fra camorristi e spacciatori africani finì in un bagno di sangue, ma dalle indagini successive è stato accertato che nessuno dei giovanissimi immigrati uccisi nella Strage di Castelvolturno era coinvolto in alcuna attività criminale.

“Lo sapete quanto sono grossi e lenti gli elefanti?”

Annibale e suoi elefanti.

E’ la domanda che ci facevano gli Almamegretta nel 1993 nella loro canzone Figli di Annibale, che racconta la storia del generale Annibale.

Annibale era un condottiero di Cartagine, una ricca città in età antica, oggi sobborgo di Tunisi. Durante le Guerre Puniche del III sec. a.C. Annibale partì dalla Spagna per arrivare in Italia, sconfiggendo l’esercito romano più volte, grazie anche all’uso ingegnoso degli elefanti.

Figli di Annibale era già presente nell’EP dell’anno precedente, ma in Animamigrante del 1993 viene ripubblicato con un nuovo arrangiamento.

AnimaMigrante svaria dalla più tradizionale musica popolare partenopea fino al dub, passando per il reggae, la musica etnica, le sonorità orientali, fino a raggiungere “mamma” Africa.

Copertina di AnimaMigrante.

Si inizia con O Bbuono E ‘O Malamente in cui la voce di Raiss cerca di difendere se stesso in un processo immaginario, dove è labile il confine tra il bene e il male.

La denuncia diventa sempre più urlata in pezzi come Suddd, fino alla sarcastica Fattallà.

"Fattallà" in napoletano significa spostati, fatti più in là, o più semplicemente: vattene.

Se all’inizio tutto è ironico:

“fattallà pecchè ccà nun ce può sta'

fattallà a casa mia nun ce può sta'..”

Il pezzo finisce con un forte:

"e allora dicimmo a gente nui fattallà

a tutti i razzisti...fattallà

a tutti i leghisti ....fattallà

a tutti i naziskin...fattallà”

Animamigrante porta con sé il vento del sud, un vento forte, che lascia i segni del suo passaggio, dentro e fuori le persone.

Chiudiamo l’intreccio di oggi con il libro “Pane amaro. Un immigrato italiano in America” di Elena Belotti.

Il pane amaro è quello di un Gildo, un bergamasco della Val Seriana, che parte per l’America.

Siamo ai primi del ‘900 e Gildo è il quarto di dieci figli.

Emigranti italiani agli inizi del '900.

La sua storia è quella di molti nostri connazionali costretti a partire e cercare fortuna al di là dell’oceano, finiti a fare lavori massacranti, a costruire strade, ferrovie, gallerie e palazzi enormi.

E’ una storia di soprusi e ingiustizie soprattutto perché Gildo è timido e sensibile e per molto tempo resta da solo.

Tenta più volte il suicidio, poi sembra trovare la sua strada, grazie alla musica. Inizia a suonare una vecchia fisarmonica ereditata da un compagno sfortunato. Gildo crede di aver trovato “la sua America”, ma non è così.

La fisarmonica gli viene rubata e nessuno gli offre un lavoro. Ad un certo punto viene incarcerato, poi mandato in un manicomio.

Nella storia del padre dell'autrice ritroviamo la vicenda della nostra emigrazione di inizio Novecento, del mito di un'America che illude e respinge.

Un mito speculare a quello che la nostra Italia di questi anni offre, delusione inclusa, a molti immigrati.

Due migranti si baciano una volta approdati sull'isola di Lesbo.

Vogliamo chiudere il nostro articolo con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

«Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.»

e con un concetto che ci piace ribadire con forza:

“Non basta accogliere chi arriva nel nostro paese, ma bisogna dare loro dignità!”

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