scrivi

Una storia di AlessioLiberini

1

Il Piccolo Principe sul Pianeta Sarajevo

A quel punto il Piccolo principe aveva capito.Sul pianeta Sarajevo, il male in qualche modo esisteva, ma non si vedeva....

Pubblicato il 10 novembre 2017

Il Piccolo Principe sul Pianeta Sarajevo

Premessa:

E’ Il 5 Aprile 1992, quando le truppe della milizia serba, guidate dal generale Slobodan Milose’vic e dalla sua idea nazionalista di “Grande Serbia”, assediano la città di Sarajevo. L’intenzione è di fare “Pulizia etnica”, nella città più multiculturale dei Balcani. Difatti così sarà, la città verrà tenuta sotto tiro da bombe e cecchini per 4 lunghi anni. Ad oggi quest’episodio viene ricordato come il più lungo assedio militare della storia moderna. Sarà definito solo in seguito, genocidio a tutti gli effetti. A Sarajevo in quei 4 anni, perderanno la vita, oltre 12 mila persone. Milose’vic è il suo equipe saranno condannati, solo in seguito, dal tribunale internazionale, per crimini contro l’umanità.

Intro:

I ricordi che avevo di Sarajevo, erano molto sfocati.

Conoscevo i Balcani solo per la guerra, e i morti che passavano costantemente ogni giorno in televisione, quando ero piccolissimo. Non avrei mai immaginato che, solo dieci anni dopo, mi sarei ritrovato in quella città, a fare il turista. Non avrei mai tantomeno immaginato, che in così pochi anni, quella città, probabilmente, ci poteva essere d’esempio anche a noi. Per quanto riguarda la grande questione dell’integrazione. Il testo che sta per iniziare, racconta un’altra storia di Sarajevo, ben lontana dalla guerra e dalla crudeltà umana. Una storia che racconta, una città, dove culture e religioni diverse vivono ancora oggi serenamente sotto lo stesso cielo.

Cosa è restato di una città, tra le più multiculturali del mondo, dopo un conflitto così brutale.

In questo brano, il Piccolo Principe si tufferà, in una nuova avventura, osservando i cambiamenti storici avvenuti in Bosnia Erzegovina, e di riflesso in tutto il resto del mondo.

In un paese che ha sofferto così, il protagonista avrà la possibilità di osservare, la bellezza sovrastante del bene, in lotta giorno dopo giorno, affinché non si stabilizzi il principio del male.

Il brano inoltre vuole essere una dedica al poeta bosniaco Abdullah Sidran, e alla sua poesia, da cui mi ispiro per il mio titolo, “Pianeta Sarajevo”, pubblicata il 1 Febbraio 1994, nel pieno del grande assedio di Sarajevo.

CAP 1: Il Bigliettino e la Grande Serbia

Il piccolo principe aveva da poco lascito il deserto e salutato l’amico aviatore.

Il suo pensiero, però restava sempre, sul pianeta che si stava apprestando a lasciare, la terra.

Al principe la terra non aveva lascito un idea, così positiva .

Qui aveva scoperto, che l’essere umano, a volte sa essere davvero un qualcosa di mostruosamente spaventoso.

L’umano medio, per il principe era difatti spaventato dal cambiamento e dal diverso.

Ed appena lo percepiva, cercava in tutti i modi di contrastarlo, facendone del male. Rabbrividì il principe, pensando a tutto ciò, ma di tutt’un tratto, ecco arrivare l’idea geniale.

Si era accesa come una lampadina, nella sua testa.

A far scattare la molla, fu un vecchio bigliettino, che gli era stato donato dall’aviatore. Al suo arrivo sulla terra.

Ricordò ancora la sue parole, nel momento esatto che l’amico aviatore gli donò il biglietto: “Se riesci e vuoi visitare a pieno questo pianeta, non puoi non andare in questo posto!”.

Ricordando quella inusuale frase. Il principe, corse a prendere quel maltrattato bigliettino. Che era rimasto per tutto quel tempo, nella tasca del principe.

Oramai era tutto stropicciato e rovinato, ma per fortuna, ancora in grado di essere letto.

Il principe, si fece coraggio e decise, così, di leggerlo.

All’apertura, si intravedeva un pezzettino di una carta geografica, molto vecchia, tanto che col tempo si era quasi del tutto ingiallita. Ma restava ancora leggibile.

La mappa mostrava una strana nazione, che rinominava “Grande Serbia”. Fino ad allora il principe, non aveva mai sentito parlare di quel paese.

Al centro di essa c’era il nome di una città, ricalcata con un pennarello rosso.

La città stranamente ricalcata, più e più volte da quel pennarello; Si chiamava “Sarajevo”.

Una frase era poi riportata, al di sotto, della cartina. Si trattava in tutto e per tutto, delle indicazioni, che aveva lasciato l’aviatore al principe:

“Appena arrivi li, inizia a camminare, non fermarti. Ascolta e osserva come vive il Pianeta Sarajevo, parla con i loro abitanti. Ma non smettere mai di camminare.”

Ripeté ancora l’aviatore: “Non te ne pentirai!”.

Il piccolo principe incuriosito, da quella vecchia cartina geografica, e dal suo strano messaggio. Dirottò la rotta interspaziale, e si diresse in quel luogo. Come ultima tappa prima, di abbandonare definitivamente la Terra.

Non aveva neppur idea il principe, su dove si stava per recare, e cosa avrebbe trovato in quella città, tanto osannata dall’aviatore.

Il principe non poteva immaginare, che stava per andare in viaggio in un altro pianeta, all’interno della terra stessa. Ben diverso da quello fatto di persone malvagie e perverse,

che aveva già visto sulla terra.

Il principe stava andando incontro al “Pianeta Sarajevo”.

Cap 2: Jovana e i muri bucherellati.

Stanco e disorientato, solo dopo qualche ora di viaggio, il piccolo principe, arrivò a Sarajevo.

La sua astronave, si fermò a pochi passi dal centro della città.

Osservando i consigli dell’aviatore, incomincio a camminare verso il centro.

Pima ancora di aver compiuto un paio di passi, il principe non poté non notare una cosa, alquanto strana.

La strada che stava percorrendo , era piena di palazzi davvero strani. Alcuni erano bellissimi, appena costruiti, ultrà moderni.

Mentre altri erano vecchi e fatiscenti, ma cosa ancor più strana, erano tutti bucherellati.

Quasi come se un bambino, si fosse messo a giocare a puntellare col pennarello tutti quei poveri palazzi. Facendoli diventare, una vera e propria groviera gigante.

Il principe del tutto ignaro di cosa fossero realmente, quei buchi, continuò la sua passeggiata.

Non passò neanche qualche minuto, quando dovette interrompere di nuovo la sua marcia.

A farlo fermare, stavolta non furono i palazzi bucherellati. Ma la sagoma di una ragazza. Che d’improvviso sbucò da un vicolo, fin ad arrivare a pochi passi dal principe.

Il suo sorriso e il viso gioioso, incantarono il principe. Tanto che la ragazza vedendolo così imbambolato, si fermò:

“Chi sei tu?” chiese la ragazza rivolgendosi al principe, “Non ti ho mai visto da queste parti”, continuò, senza mai smettere di sorridere.

Il principe, un po' imbarazzato, si presentò alla ragazza, e pian piano raccontò tutta la sua storia. Senza tralasciare gli aspetti tristi che aveva visto sulla terra, con tutte le sue perplessità.

La ragazza rimase lì incuriosita ad ascoltare le sue parole. “Ora però”, esclamò, quest’ultimo, “voglio sapere tu chi sei?”. La ragazza non tentennò neanche un secondo alla domanda, e in maniera disponibile s’iniziò così a presentare. “ Ciao Principe, io mi chiamo Jovana e vivo qui da oltre 15 anni, anche se non sono nata a Sarajevo. Diciamo che anch’io, come te, ho viaggiato molto, le mie origini difatti sono serbe. Sarajevo però, è casa mia ed è praticamente tutto per me”.

Il principe, vedendo Jovana così disponibile, non esitò a palesare i suoi dubbi, venuti fuori, alla luce del bigliettino. Incuriosito da ciò che aveva visto sulla cartina geografica, interrompe Jovana. E domanda:

“Come mai non sei di Sarajevo? Hai detto di essere Serba, qui non siamo nella Grande Serbia?”.

Jovana rimase per un momento paralizzata, quasi spiazzata dalla domanda del principe. Quel quesito sembrava averla colpita, quasi con la stessa potenza di un fucile d’assalto. Quello che generalmente viene usato nei conflitti bellici.

Solo dopo qualche secondo, tornò al suo sorriso naturale e rispose, alla domanda: “Sono serba ma vivo qui, da quando mio padre si trasferì”, con tono più rattristito continuò “La Grande Serbia?, non ne sentivo parlare ormai da un pezzo. Non esiste la Grande Serbia! Oh mio caro principe, quella era solo l’idea di un folle pazzo, che se pur fosse serbo, non rappresentava nemmeno per un pelo, la nostra cultura. Noi siamo gente per bene, ed io, non farei mai del male a nessuno”. Il principe capì, da quel tono, che probabilmente era arrivata l’ora di terminare lì quella chiacchierata.

Vista la faccia, quasi sconvolta di Jovana. Non insistette a domandare ancora, e lasciò in sospeso, la sua curiosità su quello strano nome “Grande Serbia”, che aveva notato sulla cartina, prima di partire.

Salutò così Jovana, continuando, il suo viaggio, a Sarajevo.

Stavolta però sapeva che quella città, a quel punto non faceva parte di quella strana nazione “Grande Serbia”.

CAP 3: L’Islam e la Bosnia-Erzegovina

Il principe continuò, la sua passeggiata. A questo punto era ormai entrato nel cuore del centro storico della città. A sorprenderlo questa volta furono degli strani rumori, che provenivano da una moschea, poco distante dal luogo in cui si trovava.

Corse così ancor più incuriosito, verso il rumore di quelle strane campane.

Arrivato nei pressi della moschea, vide un gruppo di persone, vestite in modo alquanto strano.

Erano tutte coperte da particolari veli sgargianti,

quasi come se si stessero preparando per un trekking nel deserto. Tra i passanti c’era un signore anziano, era l’unico riconoscibile, perché non indossava quei veli, ma a posto di essi, uno strano copricapo, gli contornava la testa.

L’anziano vide il principe, lì tutto solo e gli andò incontro.

“Cosa ti turba caro”, esclamò al principe.

“Che cosa sono questi rumori?” ribatté il principe.

“Queste sono le nostre campane, che ci indicano che è arrivato il momento di smettere di pregare verso la mecca, noi mussulmani questa preghiera la facciamo cinque volte al giorno. Ed io ho appena terminato la mia giornata”.

Il principe da li, non incominciò a capirci più nulla. Strane campane, strani veli, strani capelli e strani palazzi.

“Ma in che posto sono, dove siamo qui?” chiese il principe.

“Qui?” ribatté l’anziano, “ Questa e la Bosnia-Erzegovina mio caro, e ognuno e libero di professare la sua religione, senza che nessuno lo disturbi o deridi”.

“E’ la Grande Serbia dov’è allora?” domando ancora il principe.

Il volto dell’anziano, si agitò, ma solo per un instante, poi, fece un grosso respiro e con tono arrabbiato rispose. “Questa è la Bosnia-Erzegovina!”.

Il piccolo principe, incominciò a capire, che magari era meglio, lasciar stare così, quella che sembrava la più spinosa delle domande.

Ma rimase, lo stesso sodisfatto.

Aveva sentito già parlare molto dei Mussulmani e dell’Islam, sulla terra, ma fin ad ora non ne aveva mai visto uno di persona.

Per come gli erano stati descritti, sembravano essere persone malefiche da qui star lontano.

Eppure al principe il volto di quell’anziano, tutto gli sembrava, meno che un volto da cui star lontano. Contento così dell’incontro, inaspettato saluto l’anziano e continuò a camminare, proprio come gli aveva detto di fare l’aviatore.

Una Moschea nel centro di Sarajevo

CAP 4: Ancora campane

Le sorprese per il principe, sembravano non finire mai, in quella città.

Continuò a camminare, fin quando non arrivò in una grande piazza, a cui faceva cornice una grande chiesa.

Altre campane incominciarono a suonare. Il rumore però era nettamente diverso da quello che aveva sentito poco prima. Era una melodia che il principe aveva già sentito e risentito.

Era infatti appena terminata la messa cattolica, che si svolgeva nella chiesa, al centro della piazza, ed alcuni credenti incominciarono ad uscire. Qui a fermare il principe furono due bambini, che ad occhio e croce avrebbero avuto, su per giù una decina d’anni.

I due, si avvicinarono al principe, con lo stesso sguardo dell’anziano, conosciuto poco fa. L’unica differenza dal signore, era l’assenza di strani veli o copricapi da parte dei bambini.

“Chi sei tu?” esclamò uno dei bambini, senza un filo di vergogna, verso lo sconosciuto che aveva difronte. Il principe rispiegò ai bambini la stessa storia che aveva raccontato a Jovana.

Palesandoli la sua perplessità su quello strano stato dal nome “Grande Serbia”, che ora aveva scoperto, chiamarsi Bosnia-Erzegovina.

Appena terminò, i bambini non esitarono a scoppiare dal ridere, quasi piangevano dalle risate, che quella parola gli aveva suscitato.

“Grande Serbia, ma cos’è una nuova focaccia che viene dalla Serbia?” A quel punto uno dei due bambini, scoppiò in un ancor più grossa risata. E continuo a parlare “Noi siamo bosniaci, hai detto bene. Non so chi ti ha parlato di questa Grande Serbia, io non ne ho mai sentito parlare, eppure qui ci sono nato”.

Il piccolo principe, non capiva le risate dei bambini, ma un altro dubbio, gli sollevò la mente.

“Vabbè lasciamo stare, ho capito qui siamo in Bosnia” brontolò il principe “Però un’altra cosa vorrei chiedervela, perché voi andate in chiesa senza ne veli, ne copricapi ?”

Il bimbo, meno timido del compagno, riprese a ridere, oramai, quasi non riusciva più a smettere. E rispose

“Cosa me ne devo fare dei veli?, quelli li usano i mussulmani, io sono cristiano, mica prego alla mecca?”, proprio mentre continuava a ridere, una donna, che osservava la scena da lontano, richiamò i bambini. Credendo che stavano importunando il principe.

“Amar, Benjamin!, lasciate stare quel signore, e venite qua che sennò farete tardi per il catechismo”. I due bambini ancora ridendo salutarono così il principe e corsero a catechismo.

CATTEDRALE DI SARAJEVO
Una delle Rose di Sarajevo, sotto il parlamento della Bosnia-Erzegovina

CAP 5: Una Strana Rosa

Il principe riprese così il suo cammino. Il pensiero di quello che stava vedendo ormai l’aveva coinvolto totalmente. Pensava a jovana, al signore musulmano e ai bimbi cristiani. Gli sembrava una varietà di vite, troppo grande, troppo diverse. Per stare li su quell’unico pianeta. Della terra aveva visto, il peggio e non immaginava neanche. Che una realtà del genere, si potesse trovare anche sul nostro pianeta. Ma forse dimenticava che qui non eravamo più sulla terra, ma su quello strano pianeta, che l’aviatore aveva definito “Pianeta Sarajevo”.

La testa del principe, era ancora immersa nei pensieri, e nelle considerazioni, di ciò che aveva appena visto. Il tutto a pochissimo tempo di distanza, dal suo arrivo in questa città. Quando tutto ad un tratto, qualcosa di ancor più strano stava per comparire sotto gli occhi del principe.

Una grande macchia rossa, si palesava sulla sua strada. Il principe si spaventò tremendamente, credendo che fosse una grossa macchia di sangue.

Avvicinandosi ad essa, capi però che in realtà era solo una grossa macchia di pittura.

Ma ancora una volta non capiva. Si domandava cosa ci facesse, quella grossa macchia di pittura rossa, al centro della strada, che fin ora era stata tutta linda e pulita.

Aguzzando ancor di più lo sguardo, il principe notò, che su di essa era esposta una piccola targa.

La targa recitava una strana frase ” Questa è una della rose di Sarajevo, rimaste qui in memoria, affinché nessuno dimentichi ciò che è accaduto in questa terra”.

La cosa per il principe si faceva quel punto terribilmente complessa, ma allo stesso tempo intrigante. Non aveva mai visto rose simili. Pur amando quel fiore, non immaginava che le rose, potessero essere fatte in quella maniera. Poi quella targa, ancor più strana della rosa stessa. Che cosa significava, e perché era proprio li ? Cos’era che le persone avrebbero potuto dimenticare, in questa città?

Nel dubbio il principe continuò a camminare.

CAP 6: La Bianca Distesa

Ormai il piccolo principe era totalmente nel pallone. Che cosa era accaduto?, Che cosa era accaduto?. Continuava a domandarselo. Non capiva, per la prima volta sulla terra, aveva visto un posto, dove tutti quei mostri del male non esistevano. Dove in una stessa strada si potevano incontrare, religioni ed etnie diverse, che vivono e collaborano insieme. Il piccolo principe aveva conosciuto una realtà, dove la parola razzismo non entrava nemmeno a far parte del dizionario. Eppure quella frase, sulla rosa, continuava a tormentarlo.

Cosa poteva mai essere accaduto, in una così bella città?

Il principe continuò, il suo cammino, riflettendo e cercando risposte alla domanda .Ma le sue gambe, a quel punto stavano accusando il colpo. Quella camminata senza sosta, lo stava portando, quasi allo sfinimento.

Fin quando, vide apparire sotto i suoi occhi, un enorme prato. A quel punto lasciò perdere le parole dell’aviatore, e finalmente si fermò nel prato, approfittandone per riposarsi.

Era la prima volta da quando era arrivato a Sarajevo, che il principe, si era fermato ed aveva smesso del tutto di camminare.

Mentre era seduto sul prato rifletteva su quella targa e di ciò che aveva visto.

Quando d’improvviso uno strano rumore, spezzò, quella culla di quiete, presente nel parco.

Era un rumore struggente, che trasmetteva un’immensa tristezza. Il rumore era lo stesso di un pianto, triste e doloroso, un pianto che sembrava non terminare mai.

Il principe a quel punto alzò la testa è provò a capire da dove provenisse.

Alzando lo sguardo, vide una signora, poco distante da lui, che piangeva disperata in ginocchio. Davanti ad essa, compariva una struttura in marmo che sembrava essere una lapide.

Il principe a quel punto, allargò ancor di più il suo orizzonte è vide.

L’intero prato era sommerso di lapidi, che sembravano non finire più. Un enorme distesa bianca, spuntava improvvisamente sul prato, dove fin a qualche istante fa, c’era solo il verde dell’erba.

A quel punto il Piccolo principe aveva capito.

Sul pianeta Sarajevo, il male in qualche modo esisteva, ma non si vedeva, semplicemente perché la bontà della sua gente, l’aveva quasi del tutto sovrastato.

In questo pianeta c’era sia il male, che il bene. Ma a differenza dei terrestri gli abitanti di Sarajevo, avevano capito, che non si potevano piegare ad esso e continuavano, giorno dopo giorno a combatterlo coraggiosamente. Bisognava combatterlo giorno per giorno, bisognava ricordarlo senza mai dimenticare, affinché gli errori del passato, non tornassero nel presente, come in un brutto incubo.

Il principe, a quel punto, alzò la testa, quasi come volesse cercare in cielo l’aviatore, è urlando a polmoni aperti, quanto più poteva esclamò “GRAZIE!”. A quel punto il principe aveva finalmente capito, il messaggio di quel bigliettino. Ed ora poteva finalmente lasciare la terra.

“Ho visto una ragazzina sul pianeta Sarajevo,nel parco che non c’è,raccoglie fiori – che non ci sono!La morte è un solido falciatore,è inutile la lacrima della ragazza,è vana ogni preghiera per la pace!Nell’universo – che si chiama Bosnia –c’è una ragazzina, con la mano che non ha,raccoglie i fiori che non ci sono!Questa non è guerra – in guerra, dappertutto, ci sono dei fiori –questa è Lotta dalle Origini!Nella quale si battono due principi – dalle Origini fino al giorno del Giudizio – il principio del Bene e il principio del Male!Possa non cessare mai la lotta fra Bene e Male!Può forse scomparire dal mondo il Bene?E la Ragazza mettersi a baciare la manodel Falciatore Mortifero?Non sentite come piange: ”Morte, non mi prendere!”?Non piangere ragazza, non piangere, figlia bella!Mai e poi mai potrà cessarela lotta fra Bene e Male.

Estratto da: Pianeta Sarajevo di Abdullah Sidran: 1 Febbraio 1994.

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×