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Una storia di ProLocoArcoAnastasia

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Intervista a Michele Maione de I Crocevia.

Michele Maione presenta i Crocevia e il loro disco "Cient Diavule" , protagonisti de "Ritroviamo la bellezza della tradizione".

Pubblicato il 24 ottobre 2015

I Crocevia saranno i protagonisti de "Ritroviamo la Bellezza della Tradizione", l'evento organizzato dalla Pro Loco Dell'Arco-Sant'Anastasia, che si terrà sabato 31 ottobre alle ore 20,30 in piazza IV Novembre, a Sant’Anastasia.

Michele Maione.

Abbiamo scelto di intervistare un membro del gruppo, che è anche nostro concittadino: Michele Maione.

Michele inizia da giovanissimo con la musica e i tamburi, tanto che all'età di 11 anni suonava già nella banda del nostro paese.

Diplomato al Conservatorio in "Strumenti a percussione", ha all'attivo collaborazioni importanti sia in ambito teatrale che musicale (Massimo Ranieri, Maurizio Scaparro, Gino Landi, ecc.) e per cinque anni è stato tra i protagonisti del musical di successo “C'era una volta...Scugnizzi” di Claudio Mattone.

Ha partecipato a festival di musica etnica internazionali come “La notte della Taranta” e ha suonato con i grandi maestri della tradizione, tra cui l'indimenticato Giovanni Coffarelli.

E' un appassionato di scacchi, con i quali si diletta tra un concerto e l'altro.

Oggi porta i capelli molti più corti rispetto alla foto. Sabato vedremo se farà la fine di Sansone, o avrà ancora la forza di battere sui tamburi, come lui sa fare.

Michele Maione.

Ciao Michele, tu sei tra i fondatori de I Crocevia. Proviamo a fare un excursus storico sul vostro gruppo. Vi incontrate nel...

I Crocevia nascono nel 2006, anno in cui io e Gianluca Guidone (voce e chitarra) ci siamo conosciuti. Venivamo entrambi da esperienze diverse riguardo l’approccio alla musica popolare, ma insieme abbiamo intuito una chiave di lettura del tutto istintiva sulla quale lavorare. Abbiamo sentito l’urgenza di rilevare alcuni elementi di un linguaggio passato, ma che in qualche modo potessero essere validi nel presente. In questo excursus temporale è stato naturale tenere conto di elementi musicali che hanno attraversato la storia degli ultimi 40 anni.

Nel gruppo si sono avvicendati diversi musicisti, ognuno ha dato il suo prezioso contributo, fino ad arrivare alla formazione attuale che comprende: me ai tamburi, Gianluca Guidone (voce e chitarra), Viviana De Angelis (voc) , Franco Perreca (fiati), Vincenzo Salerno (basso ed elettronica).

I Crocevia

Da dove nasce il nome”Crocevia”?

Il nome Crocevia, come del resto tutto quello che facciamo, nasce istintivamente, senza pensarci troppo. Il dibattito lo rimandiamo a cose fatte, per riflettere e magari aggiustare il tiro. Le interpretazioni possono essere tante, è giusto lasciare che la gente possa formularne una propria. A me fa venire in mente innanzitutto l’incontro. La musica e l’arte in generale si basano sull’incontro fra varie “diversità”. Non esiste una musica pura, perché essa esprime il rapporto dell’uomo con l’ambiente esterno che lo circonda. Crocevia mi fa pensare anche al fatto di essere aperti a qualsiasi possibilità, in musica è necessario non asserire mai nulla di certo, si cadrebbe in un meccanismo televisivo.

Il musicista si deve limitare ad aprire dei “files”

nella mente e nell’animo.

Il 31 ottobre sarete a “Ritroviamo la bellezza della tradizione”, l’evento organizzato dalla Pro Loco Dell’Arco – Sant’Anastasia.I Crocevia che rapporto hanno con la Tradizione?

La zona vesuviana ha una grande storia della tradizione popolare. Sant’Anastasia il lunedì in albis diventa l’ombelico del mondo della religiosità popolare grazie al santuario di Madonna dell’Arco. Io sono e sono stato per anni a contatto con i grandi maestri della tradizione, tra i quali cito il compianto Giovanni Coffarelli. Per me queste frequentazioni hanno influenzato tantissimo il mio percorso come musicista e come uomo. Con i Crocevia lavoriamo, dal punto di vista testuale, quasi esclusivamente su materiale desunto dalla tradizione. Questa è una scelta direi politica. A noi non interessa raccontare storie che accadono oggi, questo distorcerebbe l’idea che abbiamo di sguardo al presente, che non è di tipo contenutistico, ma di linguaggio.

I testi tradizionali sono emblematici non tanto per i loro contenuti,

ma per i simboli che esprimono, nei quali è raccontata la storia millenaria di tutto il popolo del Sud.

I Crocevia durante un loro concerto.

Prima dicevi che siete nati nel 2006, ma solo quest’anno avete pubblicato il vostro primo disco. Come mai?

Fin dai primi tempi abbiamo avuto una visione proiettata esclusivamente verso il live. La nostra musica ha bisogno necessariamente di quell’atmosfera particolare in cui la gente si guarda negli occhi e si lascia andare ad un divertimento puro. Siccome nel disco tutto questo non può esserci, abbiamo sempre avuto dei dubbi a pubblicane uno.

Oggi i tempi sono cambiati, il supporto “disco” non ha più il suo valore di rappresentanza principale di una realtà musicale, ma è semplicemente una testimonianza di un lavoro racchiuso in un momento storico preciso. La varietà dei supporti musicali che esistono oggi offre a mio avviso una grande opportunità, cioè quella di far ritornare la musica alla sua funzione originaria, in cui il live rimane il momento più importante, ed eventuali dischi, videoclip, fotografie, ecc… tracciano una sorta di testimonianza storica.

Copertina di Cient'Diavule. Primo disco dei Crocevia.

Cient'Diavule è il vostro primo lavoro. Qual è il messaggio che volete dare con questo disco?

Può sembrare retorico ma è un messaggio di speranza. I Cient’Diavule rappresentano da un lato la maledizione, che possiamo tranquillamente accostare alla crisi culturale che stiamo vivendo nel nostro Paese. Ma questo fuoco può trasformarsi in una luce, una rinascita. Questa rinascita la possiamo ottenere solo attraverso la collettività che si guarda negli occhi.

Sempre in giro tra festival ed eventi di vario tipo, nei tuoi concerti conosci tante altri paesi e realtà. Secondo te quali sono i posti in cui si sente più forte il legame con la tradizione e con la propria terra? E secondo te perché?

Proprio con i Crocevia siamo stati ospiti per due anni consecutivi al “Toronto Taranta festival” in Canada. Lì c’erano prevelentemente emigranti italiani. Loro cercavano da noi un legame con la loro terra d’origine. Da quella esperienza ho capito che oggi gli emigranti di tutto il mondo siano gli uomini più legati alla tradizione, forse perché con essa si crea un meccanismo di protezione.

Ora una domanda un po’ “antipatica”. Da musicista e studioso, c’è qualcosa che non ti piace dell’attuale concetto di “musica popolare”? Secondo te se ne abusa?

Parlare di tradizione popolare vuol dire parlare di un mondo in cui la musica è un aspetto complementare. I maestri della tradizione, con i quali spesso sono stato a stretto contatto, mi hanno insegnato tanto a livello musicale, ma ancor di più a livello umano. In questo caso la musica scaturisce da un’urgenza umana reale, lontana da logiche performative e spettacolari.

Purtroppo oggi assitiamo spesso a mistificazioni sulla musica popolare. Vedo da un lato gente che ricalca sul palco atteggiamenti scimmiottati e dall’altro lato maestri della tradizione buttati sulla scena e trattati come animali da circo, svuotando così di ogni profondità e nobiltà culturale quella che è la musica popolare.

Questo approccio d’altronde è comprensibile, fa “folklore” per cui risulta accattivante ad un pubblico borghese e distratto.

Ti tocca il compito più “gravoso”. Prova a fare un invito particolare a coloro che leggeranno quest’intervista e a convincerli a venire al vostro concerto sabato sera.

L’invito è rivolto a chiunque voglia trascorrere una serata di grande divertimento, lasciandosi andare, perdendo il controllo. Solamente perdendo il controllo può nascere la condizione necessaria per sognare, per amare, per danzare.

Con Michele Maione e i Crocevia ci vediamo sabato 31 ottobre in piazza IV Novembre a Sant'Anastasia,

Ritroviamo la bellezza della tradizione.

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