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Una storia di Nove_Facoceri

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Che mi venga un grande colpo!

Topkapi alla poveri noi

Pubblicato il 16 dicembre 2016

*« Benvenuti a "Polifemo - Il piacere dell'occhio clinico". Questa sera insieme a me, Alberto Angolo, entrerete nei sotterranei della Banca d'Italia. Ci è stato concesso un permesso speciale e per la prima volta la televisione avrà il piacere di riprendere i lingotti della riserva aurea. Sentiremo anche dalla viva voce dell'agente segreto che sventò il grande colpo tentato diciassette mesi fa proprio alla riserva aurea. Agente che per motivi di sicurezza e di privacy riprenderemo senza coprirgli il volto. Ci dica, signor... »*

- Cavalier dottor ragioner matematico e scultore Armeno Balestra, prego -

- Lei è uno del Sisde, vero? -

- Come lei ben sa, dottor Angolo, i servizi segreti hanno cambiato nome ed ora è AISI, comunque sì, è come dice lei. Mi sono già perso -

- Ci può dire cosa accadde? -

- Ovviamente per ragioni di segretezza e riservatezza non ricordo più niente. Forse deve chiedere a Svolazzi e Turpitudini, che il colpo l'hanno orchestrato -

- Giangualtiero Svolazzi, lei che è stato portato qui per la prima volta per la televisione, sul luogo del delitto, che cosa ci può dire di quei giorni? -

« Piercarmelo Turpitudini e io siamo matematici, pittori, scultori, fisici di fama mondiale e professori di Meccanica dei Fluidi. Mi ricordo che ad un certo punto decidemmo di mettere a disposizione le nostre immense e geniali conoscenze del tutto per fare qualcosa che sarebbe passato alla storia; ma più che passare alla storia, a me sarebbe piaciuto specializzarmi in geografia, andando a vedere e vivere posti in cui le fanciulle sono belle, il sole è caldo e non si fa un banano dalla mattina alla sera. Per questo motivo decidemmo che saremmo entrati in tromba nella segreta della banca d'Italia, avremmo portato via una buona parte del Pil dell'anno scorso in lingotti d'oro, mica tutti che non siamo mai stati esosi, poi ce li saremmo goduti alla facciazza vostra. Alcuni potrebbero obiettare che rapinare la riserva aurea è come rapinare sé stessi perché rappresenta simbolicamente la ricchezza del paese intero e lo Stato siamo anche noi, ma ne abbiamo abbastanza, io e Piercarmelo, delle discussioni accademiche.

Comunque sia, mi ricordo che un giorno...

....durante una serata noiosa dove io e Pierca stavamo facendo zapping acrobatico, siamo incappati in un documentario un po' come quello del Dott. Angolo, ma non con le riprese video, molto più brutto ovviamente (e sorride in direzione del Dott. Angolo che apprezza l'apprezzamento). La cosa ci ha subito colpiti in fronte ed entrambi contemporaneamente ci siamo figurati la scena di noi che compivamo un furto epocale. Tutti i quotidiani on line ne avrebbero parlato e ci avrebbe fruttato milioni di follower su Twittami oltre che un bel gruzzoletto per noi.

Fu subito chiaro che il problema era entrare nelle stanze giuste, ma le nostre menti geniali hanno subito iniziato a computare e programmare e visualizzare in 3D i calcoli del percorso da fare.

Confinante con la Banca d'Italia, si dà il caso che ci sia il Carretour dove lavora mio cugino, Nicolantonio Brillamente, anche lui genio incompreso che per ora è al banco del pesce in attesa di momenti migliori.

Nicolantonio è anche portiere di notte e per le nostre menti superiori è stato un gioco individuare lui come strada illuminata verso i lingotti, tantopiù che Nicolantonio, Piercarmelo ed io fummo già compagni di un altro tentativo di rapina non proprio riuscito che ci valse il nome di Banda del Tubo. In quell'occasione avevamo avuto la brillante idea di utilizzare un tubo dell'acquedotto per intrufolarci nel più grande deposito di cemento d'Italia, solo che Pierca non ha molto il senso dell'orientamento e abbiamo preso il tubo nel senso sbagliato, così, invece che sbucare nel deposito, siamo sbucati nella fontana della piazza centrale della città. Vabbè, cose che capitano.

Dicevo, mentre le nostre menti già elaboravano la formula dell'esplosivo fatto in casa che ci avrebbe permesso di entrare nel caveau senza fare il minimo rumore e passando dal magazzino della verdura del Carretour, le nostre dita trasformavano i pensieri in immagini utilizzando il nostro programma MAD e sempre le nostra dita chiamavano Nicolantonio per assicurarci la sua collaborazione.

Purtroppo venimmo a sapere da Nico che il magazzino era stato trasformato nella cella frigorifera della nuova macelleria, ma non fu un problema: sarebbe bastato un bel maglione pesante fatto di nanoparticelle di nostra invenzione e il freddo sarebbe stato l'ultimo dei problemi.

Ovviamente voi tutti sapete che ci sono le due porte da aprire, saranno spesse mezzo metro, con cancelli e tutto. Per le porte servono le tre chiavi da girare con un ordine preciso. Il nostro acceleratore fotonico ci permetteva di fare una laserata dritta sparata senza dover cercare tre chiavi e ricordarsi la successione, ma come si diceva, l'importante era arrivare nei sotterranei.

Piercarmelo aveva in cantina da tempo un generatore di ultrasuoni che aveva portato come tesina all'esame di maturità ai suoi tempi. Avevamo in programma di appendere il generatore ai fili dell'alta tensione, in alto sull'edificio, verso la metà della strada. I poliziotti non ci avrebbero mai permesso una cosa così, quindi io inventai un involucro in modo da travestire l'Ultrasound da videocamera digitale. Andammo dalle autorità per chiedere il permesso per effettuare riprese. La scusa ufficiale era girare un documentario su "Roma antica, Roma moderna". Ci vollero tre mesi per avere l'autorizzazione alle riprese, ma alla fine ci riuscimmo, dopo aver speso ben diecimila euro in marche da bollo. Voi capite che in documenti così più marche da bollo ci metti, meglio è. Sembra più formale e ossequioso. Comunque, alla fine prendemmo una autogru, andammo vicino ai cavi sospesi, collegammo l'Ultrasound travestito da cinepresa e cominciammo le riprese. Ehm, cioè... lo sgretolamento progressivo delle vie sotterranee. Qui Nicolantonio scagliò di brutto perché invece di dirigere il generatore verso il basso lo lasciò un po' a cane e subito mandammo in mille pezzi le finestre dell'ultimo piano, ma tanto nessuno sapeva che era colpa nostra, no? Dopo vari tentativi, facemmo fuori il terrazzino del secondo piano nel palazzo di fronte, l'insegna del macellaio e riuscimmo a fare due buche nella strada profonde come il cratere di un meteorite, ma alla fine ci riuscimmo.

Bisogna dire a questo punto che il piano era architettato in modo geniale, scusate la modestia:

1) equipaggiamento leggero

2) passaggio dai sotterranei

3) laserata contro le porte corazzate

4) entrata e ciullamento della refurtiva per mezzo di comode sportine del supermercato a fronte, che davano meno nell'occhio.

Ah, non si chiamano 'sportine'? In italiano sono borsine della spesa o per alcuni buste; ma voglio dire, ci vedreste con buste da lettera per infilarci i lingotti d'oro? Va beh. Inizio attività ore sei e trenta di mattina, quando non c'è quasi nessuno in giro o perlomeno non in banca e fine delle attività per le sette.

5) Uscita, deposito dei sacchetti della spesa nel bagagliaio della mia macchina e partenza per le Bahamas.

Questa era la teoria. Piccolo dettaglio, banalmente al di sotto della nostra indiscutibile genialità: la densità del materiale. Diciannove virgola trentadue chili per decimetro quadrato, due volte e mezza quella del ferro. Le borse della spesa avrebbero tenuto un peso così? Quelle del supermercato Ullallà forse sì.

Non ci pensammo, sul momento.

La mattina della rapina pioveva come Dio la mandava, ma come è risaputo, rapina bagnata, rapina fortunata, per cui tutti fummo felici di essere nell'acqua fino a metà polpaccio per tutto il tragitto. Pareva un po' strana tutta quest'acqua, ma era come Dio la mandava e allora non ci pensammo più.

Nonostante avessimo metà dei vestiti inzuppati e l'altra metà in via di inzuppamento, tutto andò incredibilmete liscio. Non un intoppo, non un ritardo, non una cosa dimenticata e, scusate la modestia, ma sarebbe stato strano il contrario, viste le menti che ciascuno di noi possiede. I nostri maglioni intessuti con nanoparticelle ebbero solo un momento di smarrimento quando entrammo nella cella frigorifera adiacente il caveau, ma il fatto che sprigionarono un tale calore da scongelare tutti i bovini nel raggio di due metri e rischiarono di procurare a noi ustioni in metà del corpo fu un futile quanto irrisorio particolare che ovviammo togliendoceli piuttosto velocemente.

Arrivati davanti alle porte partimmo con la laserata di prammatica e dopo un attimo sentimmo lo schianto che ci avvertiva che anche il raggio laser aveva fatto il suo dovere in modo perfetto.

Pierca e Nico aprirono le porte e la meraviglia che ci trovammo davanti per un breve fuggevole attimo ci tolse il fiato e ci obnubilò la vista. Ma, previdenti come solo delle menti geniali sanno essere, ci eravamo portati gli occhiali da sole, per cui li inforcammo senza esitazione ed altrettanto decisi iniziammo a mettere i lingotti dentro le buste della Ullallà.

Qui si presentò il primo insignificante imprevisto: dopo avere messo il secondo lingotto dentro la sportina, questa si sfondò facendo cadere diciannove chili virgola trentadue moltiplicato due sul piede di Nicolantonio.

Apparve chiaro che avevamo un problema. Potevamo solo mettere un lingotto per sportina. Di certo avremmo in seguito sporto formale reclamo alla Ullallà per aver fornito borse della spesa davvero scadenti, ma nell'immediato occorreva trovare una soluzione che non tardò ad arrivare poichè siamo dei pozzi di scienza ed infatti Piercarmelo si offrì subito di andare al dirimpettaio supermercato a fare incetta di borse e tornare ben più che equipaggiato. Fortunatamente non avremmo dovuto utilizzare nessuno dei nostri metodi di intrusione poichè il supermercato era aperto ventiquattr'ore su ventiquattro. Del resto un po' di fortuna alle menti superiori è sempre concessa.

​Non reggevano, vi rendete conto? Si rompevano tutte; e porco cane, come puoi pensare che la sportina della spesa non tenga? Insomma! Va bene che erano biodegradabili, ma i supermercati non curano più i dettagli come una volta, noi avremmo fatto di meglio sicuramente. Metti dentro tre lingotti e la borsa della spesa non regge cinquantotto chili? Davvero riprovevole. Uno per borsa, oppure...

...ovvio che in casi di emergenza il Piano B era pronto e decidemmo di fondere l'oro sul posto. Nic e Pierc avevano gli accendini, almeno tre, la materia prima era lì, davanti a noi e quindi la cosa sarebbe stata assai agile. Avremmo portato fuori una serie di anellini graziosissimi in tasca, nelle borse della spesa, trasportabilissimi ed eleganti. Io avevo già pronto il disegno dei gioielli da produrre. Mi rendo conto di come ci si possano porre dei dubbi sul fondere l'oro con gli accendini; dove appoggi il lingotto, come fai a tenere in mano gli accendini... ma in realtà nel bagagliaio dell'auto tenevamo, per ogni evenienza, il Plasmatron che mirabilmente avevamo progettato tempo prima e non avevamo mai avuto modo di usare.

Il macchinario, pratico e leggero, solo settantadue chili, permetteva di tenere sospeso nel vuoto, in atmosfera inerte, il lingotto. La fiamma dell'accendino la incanalavamo con una cannuccia rivestita di pietra refrattaria, il Cannellogram, che permetteva di portare a temperature alte il lingotto senza toccarlo o fare danni. Piccolo dettaglio, il Plasmatron non avevamo mai avuto modo di usarlo e lo provammo in quel momento. Al primo tentativo il lingotto cadde rovinosamente sulle mattonelle della camera di sicurezza, facendo un discreto rumore. Ricordiamoci che la banca non era vuota, a quell'ora.

Senza scomporsi Nicolantonio aumentò l'intensità con il potenziometro e scoprimmo così qual era il problema: nella nostra fantastica organizzazione, perché ricordiamoci che siamo geniali, noi, nel pianificare e realizzare, avevamo preso il macchinario sbagliato e lasciato a casa il Plasmatron.

Quello che stavamo provando era il Fischiatron, un simpatico strumento che avevo inventato per fare musica per gli animali: ultrasuoni a manetta ed infatti in breve tempo tutti i cani della zona circondarono la banca abbaiando come disperati. Spegnemmo al volo, mettemmo via gli accendini e cominciammo a mettere i lingotti nelle borsine del supermercato, per far su la roba in fretta e non farci beccare.

Ne prendemmo in braccio due ciascuno ed uscimmo con l'aria più disinvolta del mondo. O almeno provammo. Con le mani impegnate Pierca faceva fatica a manovrare il telecomando del bagagliaio dell'auto, ma uscimmo dal passaggio sotto il negozio, strisciammo fuori dal buco in tutta fretta e subito a Nicolantonio venne in mente che mancava qualcosa.

- Cazzo, dove li abbiamo lasciati, i lingotti? -

E quello fu proprio ciò che ci fregò perchè scoprimmo che Pierca, al quale non andava giù il fatto che nelle buste della Ullallà ci stessero solo due lingotti, ne aveva messi tre e così ne stavamo perdendo un pezzo per strada. In pratica stavamo facendo come Pollicino. Quando me ne sono accorto mi è ventuto un accidente. Mi sono voltato e ho visto una serie di lingotti che splendevano come dei fanali e a seguirli uno con un'aria da rimbambito che la metà bastava -

-Ehi! Come si permette! Io sono il Cavalier dottor ragioner matematico e scultore Armeno Balestra! - sbottò il Cavalier dottor ragionier matematico e scultore Armeno Balestra che era quello che li aveva beccati in flagrante furto.

-Ma non ce la meni con tutti 'sti titoli Armeno! Se non fossimo stati noi a dirle che erano lingotti d'oro non li avrebbe nemmeno riconosciuti, lei li aveva presi per fermacarte!

*-Ma allora - intervenne Angolo - lei, signor Svolazzi ci sta dicendo qui a Polifemo che vi siete messi nel sacco da soli? -*

-Mah, più che nel sacco ci siamo messi nelle sportine, magari avessimo avuto un sacco! Non si sarebbe bucato di sicuro perchè avremmo utilizzato la tecnologia della nanojuta chetajuta, ovviamente brevettata da noi quale materiale indistruttibile ed extramalleabile che...

*-Ma continui a raccontarci del rimamb...ehm... del Cavalier Balestra. Come vi ha scoperti? -*

-Guardi signor Angolo, il Cavalier Balestra non ha scoperto proprio nessuno. Come le dicevo, mi sono voltato e ho visto i lingotti che avevamo perso. Subito dopo ho visto questo tizio che stava seguendo i lingotti. Sono andato subito verso di lui cercando di sviare la sua attenzione e dicendo al Pierca e al Nic di andare a raccogliere il più presto possibile i lingotti che il Balestra, piuttosto cecato direi, non aveva visto.

Il Balestra era convinto, come ho detto prima, che i lingotti fossero dei fermacarte e mi ci è voluto un bel pò per convincerlo che non era vero. Poi il Balestra ha visto Nicolantonio con dei lingotti in mano e ha iniziato a dire che stava rubando i fermacarte e si è messo ad urlare come un ossesso. Si è subito precipitato il poliziotto che era di guardia davanti ai magazzini Ullallà e il Balestra voleva denunciarci per furto di fermacarte sparsi. E' incredibile come per persone geniali come noi sia tanto difficile far capire ai comuni mortali una cosa visibile ad occhio nudo. Ci è voluta più di mezz'ora per convincere il poliziotto che quelli che vedeva nel nostro bagagliaio non erano fermacarte, ma lingotti d'oro. Solo che poi, quando il poliziotto finalmente ha realizzato che erano lingotti, ha anche incredibilmente realizzato che potevano provenire dalla Banca e allora il Balestra, che non ha fatto proprio nulla, ha tirato fuori il distintivo dei servizi segreti, ma nessuno gli ha creduto perchè il distintivo era segreto per cui ha tirato fuori solo una custodia di plastica vuota con una molletta per i panni per appendersela alla tasca. Solo quando sono arrivati i suoi colleghi con la scritta AISI stampata in fronte con inchiostro simpatico, allora abbiamo capito che le cose per noi si mettevano male perchè quelli hanno subito capito che nel nostro bagagliaio c'erano i lingotti della Banca. Il resto lo sapete già o meglio, lo sappiamo noi che ci siamo passati diciassette mesi in gattabuia.

*« Ebbene, come avete potuto notare questa sera dalle analisi dei tanti reperti che ci sono pervenuti e - per uno strano evento storico - dalle testimonianze di quelli che furono loro malgrado i protagonisti di questa immane tragedia... ma fu veramente un'immane tragedia? Lasciamolo decidere agli storici... come avete potuto sentire, questo racconto conferma il detto degli antichi babilonesi: “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”, ma mai come in questo caso sarebbe giusto dire 'al ladro'. Mi sparereste per quest'ultima battuta? Ricordate che per gli assiri era più elegante passare i nemici a fil di spada. Grazie per averci seguito e... buonanotte »​*

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