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Una storia di MirianaKuntz

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Ho apparecchiato per due

storia nella mia mente.

Pubblicato il 21 settembre 2017

Ho apparecchiato per due dentro la mia testa, c’ho messo un vaso di fiori dai toni del cielo, c’ho messo rose inesplose, perché aspetto noi due. Ho messo su un bel tappeto, per poterci tuffare, fare le capriole e tornare bambini. Ho messo sul fuoco una pentola vecchia, quella che bolle veloce, per mangiare vicini, sotto la luce della finestra più bella. Ho messo rose sul letto, e un cuscino di spine, perché tu non potessi dormire senza il velluto del mio petto.

Ho apparecchiato per due dentro il tuo cuore, ho rimosso le spranghe e ho continuato a camminare, ho visto dei lupi feroci e violenti che mi correvano dietro, non li ho pensati un momento, tanto che alla fine hanno smesso di seguirmi, ho seguito il cartello che diceva –svolta di qua- ho raggiunto la terza stanza del cuore, quella col mio nome placcato in oro, ho lucidato le stoviglie, ho messo a nuovo le finestre, ho visto la neve della tua tristezza cadermi addosso, e la pioggia violenta della tua rabbia appannarmi i vetri. Poi ho visto il sole dei tuoi bei momenti affacciarsi ai miei occhi, c’era così tanto caldo che respiravo a fatica. Ho proseguito il mio viaggio, sfondando le porte, perché le chiavi le avevi perse, e le stanze ti tenevano prigioniero. Ho preso a calci le tue paure, che come pecore smarrite si sono dissolte nel vuoto, ho preso a calci i tuoi dubbi, e li ho accarezzati poi piano. Ho preso a calci i tuoi sbagli, e ti ho insegnato a non brandire coltelli. Ho preso a pugni le cose che non volevi tenere, e le ho prese con me, per portarle fuori, lontano mille miglia dal tuo cuore. Ho preso a calci i tuoi calci.

Ho preso a pugni ogni cosa che non volevi vedere, e poi mi sono seduta sugli spazi che avevi lasciato, tra una cosa e l’altra, tra le cianfrusaglie della tua mente addormentata, ho messo ordine e caos, come solo io forse so fare: dannazione e risposte in un’unica frase.

Ho lucidato le maniglie delle altre due stanze, un inchino perfetto a chi ti ha fatto capire l’amore.

Ho messo lì sotto la porta della mia stanza un biglietto d’inchiostro: io e te in un lontanissimo posto, io e te, come nessun’altro al mondo.

Ho apparecchiato per due, dentro il mio cuore malato, prendi piano il tuo posto, c’è il tuo nome cucito in feltro.

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