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Una storia di IvanBerardi

Questa storia è presente nel magazine Jack

Jack

La prima vittima

279 visualizzazioni

Pubblicato il 15 gennaio 2018 in Thriller/Noir

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Puoi trovare questa storia anche qua:http://www.intertwine.it/it/magazine/7AyfDUO/jack

Fine agosto 1888 Londra - East London -

Piove; ancora. Un agosto del cazzo sta per concludere un’estate di merda. Emily te l’aveva detto: ‘Una delle estati più fredde e piovose da quando hanno cominciato a registrarle’. L’aveva letto sull’Advertiser o, più probabile, qualcuno l’aveva letto per lei.

Sei seduta sui gradini del dormitorio Wilmott. È sera, c’è gente in cucina. Senti delle risate pesanti sfuggire dalla porta che non sta mai chiusa, ti sembra di sentire la voce di Emily, ma non può essere: l’hai vista uscire prima. Ti aveva salutato con quel suo trillo allegro e gli occhi birichini. Senza dubbio se ne stava andando al Ten Bells: quegli occhi erano a caccia di gin. Se ti va bene la raggiungi dopo. Ti piace Emily: come te è ordinata e pulita e per lo più si fa i fatti suoi. Anche le altre due non sono male, ma con Emily è diverso, Emily è un’amica. Come si chiamo le altre due? Jenny? O Penny? Ti fa male la testa: la cicatrice. Con l’altra non ti sforzi neppure di ricordare il nome. Però sei stata fortunata: non è facile trovare una stanza dove si va tutte d’accordo. Tutte pulite e ordinate, proprio come piace a te. Ti domandi da quanto tempo sei lì. Un mese? Due? No, dev’essere un mese perchè era fine luglio quando te l’eri data a gambe dalla famiglia Cowdry e adesso non è ancora settembre.

Ti porti la mano alla fronte massaggiando la cicatrice. Le tue dita conoscono bene ogni dosso e ogni valle di quella tua pelle imperfetta. Com’era successo? Quasi non te lo ricordi neppure, avevi solo cinque anni e giocavi saltando sul muretto mentre aspettavi che tuo padre finisse il lavoro. Lo vedesti uscire dalla fucina; un attimo per guardarlo, un sorriso, ma il piede scivolò e tu lo seguisti a terra. L’ultimo vago ricordo è il viso di tuo padre chino su di te, le sue mani sporche di sangue e poi il buio. E poi tutti i ricordi diventano un garbuglio, ma da quel giorno, quella cicatrice sul lato destro della fronte, che da bambina nascondevi sotto la frangia castana, è rimasta con te. Adesso è solo una traccia, un’ombra che non cerchi neppure più di coprire. Però fa male ancora, quando piove soprattutto e qui piove sempre. Pulsa, diventa viva e la tua testa si spacca e tu ti confondi e tutto diventa un casino. O forse è il gin.

Il gin.

Ai Cowdry non piaceva che tu bevessi. Brava gente, ti avevano preso in casa così, era bastata la lettera del riformatorio ‘...pulita, ordinata, rispettosa…’, alcolizzata, no, quello non l’avevano scritto, ma non era difficile immaginarsi che a una come te piacesse bere, con la tua storia…

Ma i Cowdry non avevano fatto domande, astemi e religiosi ti vedevano un po’ come un progetto, una missione senza che dovessero spostarsi troppo e magari raggiungere le colonie. Ti trattavano bene, il lavoro di domestica non era pesante e per la prima volta da chissà quanto tempo venivi pagata senza doverla dare via.

Ti divertiva il modo in cui i Cowdry parlavano di te con i loro amici, anche quando eri nella stanza a servire il tè, sembrava quasi che tu fossi un animale esotico. A te andava bene lo stesso. L’avevi scritto nella lettera a tuo padre: che sorpresa quando i Signori se ne erano andati per due giorni lasciandoti da sola, responsabile per quella casa grande, con giardino fronte e retro e tante stanze eleganti. Come una principessa. Non avevi scritto così perchè non volevi che sembrasse che ti stessi dando delle arie, ma era quello che stavi pensando. Peccato per quel piccolo incidente, da quanto eri lì? Due settimane? Neanche.

Mr. Cowdry l’aveva annusato subito: eri corsa di fretta nel soggiorno quando aveva suonato la campanella, una distrazione; la puzza di gin ancora intrappolata nel tuo fiato caldo. Neanche un momento per strofinare i denti con salvia e bicarbonato: quella campanella era urgente. Mr Cowdry si lanciò in una litania in cui le parole tradimento e fiducia si rincorrevano a vicenda seguite spesso da ‘riformatorio’. Mrs. Cowdry sentì le sue grida ed arrivò correndo trafelata dal salotto. Fu solo il suo intervento a convincere il marito a darti un’altra possibilità invece di rimandarti al mittente. Da quel giorno l’animale esotico si era trasformato in una tigre: ancora più esclusivo ma da tenere sempre sott’occhio.

E poi, e poi non ce l’hai fatta più. A luglio corri via senza guardarti dietro, attraversi il Tamigi grigio come il cielo e poi quasi ti perdi tra le case eleganti di Belgravia, finalmente vedi da lontano la cupola di St Paul e sai che stai per arrivare a casa. Perchè casa è dopo la City: qui, tra la merda.

Hai ancora con te quella borsa di stoffa che ti sei portata via dai Cowdry. Adesso ci son dentro solo i quattro stracci che ti appartengono. I vestiti che hai rubato a Mrs Cowdry li hai venduti tutti: per te un affare anche se hai guadagnato solo briciole rispetto al loro valore. I Cowdry denunciarono un furto d’abiti del valore di 3 sterline e 10 scellini, ovvero 330 bicchieri di gin. Era seguito un gran litigio tra Mr. e Mrs Cowdry con tanto di ‘te l’avevo detto’ e ‘ preghiamo per lei’, ma tu questo non lo saprai mai.

Fa scuro ormai, quanto tempo sei stata su quei gradini? La pioggia ha inzuppato il tuo vestito di stoffa pesante e la senti fredda nel sottogonna. Fortuna c’è quel cappotto a ripararti, ma tanto… No, manca ancora qualche giorno.

Ti alzi, hai sete, apri la bocca alla pioggia, ma tu hai sete d’altro. Vai verso Commercial Road, c’è sempre gente là e qualcuno lo trovi di sicuro, c’è sempre un disperato che cerca qualcuno più disperato di lui.

Ecco, l’hai trovato, lo porti nel vicolo sotto l’arco. Almeno questo è gentile e viene subito. Certi son peggio degli animali. Prova anche a darti un bacio, senti le sue mani sul collo mentre le sue labbra ti cercano, ma tu lo scacci via, ‘Cercatene una della tua età che sei ancora giovane’ gli dici quasi come fosse il rimbrotto di una mamma. Sei una mamma e questo avrà più o meno la stessa età del tuo Edward, quanto tempo che non lo vedi, pensi allontanandoti dallo sconosciuto con i tre pence stretti nella mano.

Raggiungi Emily al Ten Bells, è sfatta e cogli l’occasione per dirle che devi lasciare la stanza che condividete al dormitorio. Emily ti guarda con occhi lucidi e sorride, o non capisce o crede che tu stia facendo finta, poi arriva Edmund, un regolare, le palpa il culo ed escono dal pub assieme.

Un gin non basta, ti metti in un angolo e aspetti. Intanto pensi. Pensi a come ti dispiaccia dover lasciare quella stanza, dover lasciare Emily, speri che restiate amiche. Ma devi andartene: il Wilmott è troppo caro e poi non ti lasciano portare nessuno in camera; adesso che sta per arrivare l’autunno bisogna pensare anche a quello.

Il tipo al banco ti sta guardando, è elegante, dev’essere un uomo d’affari in cerca di compagnia. Ti passi le mani tra i capelli sistemandoli sotto lo spillone e gli sorridi.

Stesso vicolo, stesso arco, ma questo ti sbatte forte, fossero altre circostanze ti piacerebbe anche, ma non così, gli dici di fermarsi, ma lui continua finchè un mugolio soffocato ti fa capire che ha fatto. Ti schiaccia in mano una moneta da 6 pence. "Tieni il resto" ti dice andandosene. T’asciughi con lo straccio che ti porti in borsa e corri al pub.

----

Da qualche giorno ti sei trasferita al dormitorio White House, è un cesso rispetto al Wilmott che già non era il massimo, ma costa meno e puoi condividere il letto con un uomo senza che nessuno venga a controllare che siate marito e moglie. E si sa, una cosa tira l’altra…

Sono le 11 di notte del 30 agosto, te ne stai andando su e giù per Whitechapel Road cercando clienti. Li trovi perchè un’ora e mezza dopo te ne esci barcollando dal Frying Pan dove ti sei bevuta tutti i guadagni della serata. Ma sei allegra, camminando verso il dormitorio porti la mano alla testa per sistemare quel cappello nuovo che ti fa quasi sembrare una signora vera. Chi te l’ha dato? Non te lo ricordi neppure, poi ti viene in mente e ridi: quel cliente elegante dai modi bruschi. Gli eri piaciuta ed era tornato a cercarti al Ten Bells, aveva chiesto in giro e gli avevano detto dove trovarti. Invece della mancia questa sera ti ha regalato un cappello elegante. Che sia di sua moglie? Stai ancora ridendo mentre entri nel dormitorio e vai a sederti in cucina.

Ma questa sera c’è di turno “Patrick lo scassa cazzi” che è un pedante e ti dice che lì non ci puoi stare finchè non procuri i soldi per pagarti il letto per la notte. Ma tu sei ancora di buonumore, ti alzi e gli fai notare il cappello nuovo. Gli dici di tenerti libero un letto perchè bella come sei questa sera un cliente lo trovi subito e con quello i soldi per pagare.

L’orologio della chiesa di Whitechapel batte le 2 e mezza, alzi lo sguardo e noti che l’oscurità è disturbata da bagliori rossastri, poi senti qualcuno chiamare il tuo nome. Conosci quella voce: è Emily, si avvicina e ti spiega che sono scoppiati due incendi e lei sta tornando alla sua stanza dopo essere andata a vedere quello al Shadwell dock. Ti chiede come va, sembra preoccupata, ma tu la rassicuri, le dici che con tutti i soldi che ti sei fatta quel giorno avresti potuto pagare il posto al dormitorio per tre notti, solo che… solo che te li sei bevuti tutti invece. Adesso, le spieghi, vai a cercarti quello che ti paga il letto e per la notte hai finito. Emily ti saluta e ti dice di passare a trovarla un giorno e che le manchi, tanto. Vi abbracciate e tu ti fermi a seguirla con lo sguardo mentre questa se ne va lungo la Whitechapel Road. Emily, l’ultima persona ad averti vista viva. A parte lui ovviamente.

Ti baci la mano e soffi via quel bacio in direzione di Emily, poi raccogli un attimo il tuo vestito per non trascinarlo lungo la strada lurida e bagnata e t’incammini verso Brick lane.

Vedi un ombra dall’altra parte della strada, ti sta seguendo. Ti tiri su bella dritta aggiustandoti il cappello e tossisci come una signora portandoti la mano alla bocca. 'È uno di quelli che esitano', pensi ormai stanca sognando quel letto che ti aspetta a poco. Ti fermi e lui si ferma. “Ha bisogno di compagnia?” gli chiedi con aria innocente, ma lui resta dall’altra parte della strada dove il cono di luce del lampione non lo raggiunge. Quindi è lui a prendere in mano le redini: cammina lentamente fermandosi ogni pochi passi per essere sicuro che tu lo stia seguendo. Attraversi la strada, adesso è a pochi metri da te, vuoi farla breve e speri che si sbrighi con questo gioco. L’uomo gira in Buck’s row, conosci questa strada, l’hai già usata, è poco illuminata e c’è il cortile d’accesso ad una scuderia. L’uomo entra nel cortile e s’appoggia al muro. Ti avvicini a lui portando la mano alla sua cintura, ma lui la sposta prendendola tra le sue e cominciando a baciarla. “È tardi e abbiamo giocato a guardie e ladri. Mi devi almeno 5 pence” gli dici. L’uomo profuma di pulito e qualcos’altro, tabacco forse? L’uomo sorride, o così credi nell’oscurità, e ti chiede il nome, non lo fanno mai prima di una scopata, porti le sue mani sul tuo seno, ma lui le toglie e con una comincia ad accarezzarti il collo e poi il viso. Ti piace quest’uomo gentile e senza fretta. Ricordi? C’è quel letto che ti aspetta e tu sei sbronza eppure...eppure questo gioco comincia a piacerti.

“Mary Ann” rispondi, “ma tutti mi chiamano Polly!”

Solo adesso ti accorgi che ha smesso di carezzarti e anche l’altra mano è attorno al collo. Deglutisci.

Lui stringe di più e poi ancora più forte.

Ti ricordi di quando eri bambina e cadesti dal muretto, pensi a tuo padre e ti dici che, come allora, ti sveglierai presto con i pensieri tutti ingarbugliati senza saper bene cosa ti sia successo.

Chiudi gli occhi, ma ormai è già tutto buio.

Una ricostruzione ipotetica degli ultimi giorni di vita di quella che probabilmente fu la prima vittima di Jack lo Squartatore: Mary Ann Nichols detta Polly. Sebbene i dettagli siano inventati i nomi dei protagonisti principali e la cronologia degli eventi sono stati rispettati.

Tra il 2000 ed il 2007 sono stato una guida turistica a Londra e fra gli altri tours facevo anche un percorso tra le strade di Jack the Ripper.

Sebbene, come tanti, trovi una qualche attrazione verso il fenomeno di Jack che probabilmente nasce da un insieme di fattori quali: il mistero sulla sua identità, la Londra vittoriana e la presenza di personaggi di fiction come Sherlock Holmes, trovo importante sottolineare che nel caso di Jack stiamo parlando di vittime reali le cui vite così atrocemente spezzate dovrebbero comunque essere ricordate con un momento di rispetto. Grazie!

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