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Una storia di AnnaCibotti

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COSA BOLLE IN PENTOLA?

Pubblicato il 30 dicembre 2016

COSA BOLLE IN PENTOLA?

Uno strano e inconsueto odore esce dall'appartamento al terzo piano, si spande sulle scale, ed esce a zaffate sulla via sottostante.

I passanti si voltano a guardare la vecchia palazzina alzando lo sguardo verso l'unica finestra aperta, quasi a voler individuarne la provenienza, poi, storcendo il naso e con un interrogativo negli occhi, proseguono lenti per la loro strada.

Corrado, un giovane studente di medicina alla ricerca di un alloggio economico da condividere con altri universitari, è stato indirizzato proprio lì.

All'apparenza, quello stabile sembra sia disabitato.

Molti inquilini si sono improvvisamente trasferiti altrove lasciando gli appartamenti sfitti, così gli hanno detto, ma lui è perplesso.

Non c'è nessun cartello “affittasi” e non sa a chi rivolgersi.

Ma quell'odore che sente gli suggerisce che qualcuno sta cucinando.

Chiederà a lui.

Solo un nome sul citofono, A. Corradini

“Driiin...”

Tiene il dito sul campanello in attesa dello scatto di apertura del portone malandato che tarda qualche minuto ad aprirsi.

Nessuno gli chiede chi sia, e lui entra.

Nell'atrio buio e silenzioso, permeato da un olezzo indefinito, una voce maschile dall'alto della scala lo invita a salire al terzo piano.

Una polverosa lampadina, unica e fioca, spande una debole luce che a malapena gli fa vedere dove mette i piedi.

Corrado è percorso da un brivido.

No, quello non è il posto giusto per lui, ma ormai è lì...

“Avanti prego”, lo accoglie mellifluo uno strano tipo, spettinato e sudato, con addosso un grembiule da cucina macchiato di grasso e chiazzato di rosso.

“ Seguimi in cucina, vieni.”, lo precede quasi cerimonioso l'uomo.

L'odore è insopportabile, un misto di dolce, aspro e con un vago sentore di marcio.

Sul piano cottura un pentolone d'alluminio evapora lento, e la condensa bagna le piastrelle facendone gocciolare sopra opachi rivoli grigi.

Corrado è esterrefatto, vorrebbe scappare via, ma è inchiodato lì. Qualcosa che nemmeno lui riesce a percepire, gli paralizza gli arti.

La mano dell'uomo, guantata di plastica gialla, brandisce un cucchiaione di legno, rimescola il contenuto del pentolone e, pregustandone il sapore, si lecca le labbra.

“Giovanotto, mentre mi racconti perché sei venuto qui, continua a girare, non vorrei che lo stufato si bruciasse. Bravo, così.”, procede untuoso.

Ma lo studente, mentre rimescola meccanicamente quella sbobba, tace.

L'uomo si allontana, chiude a chiave la porta alle sue spalle, i vetri della finestra, cala la tapparella e la stanza rimane in penombra.

Si avvicina al malcapitato studente e gli sorride.

Lui ha un sussulto, ma non si muove.

Non può.

Un sudore freddo gli incolla i vestiti alla pelle, gli brucia gli occhi e gli cola sul collo.

“Tranquillo...” gli sibila l'uomo all'orecchio.

Il ribollio lento del pentolone cessa il suo monotono borbottio; la cottura è ultimata.

Il cuoco spegne il gas e la cortina di nebbia che ristagna nell'aria avvolge un improvviso silenzio.

Ma uno stridente zig zag, lo interrompe.

Lo studente che non si era mosso di un passo, si gira lentamente verso la fonte di quel rumore, e quello che vede, è quello che aveva immaginato e temuto.

L'uomo sta affilando la lama di un lungo coltello su un altro, più grosso e lucente.

Un coltello nuovo di zecca... da rinnovare.

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