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Il ricordo del sole

Pubblicato il 02 dicembre 2017 in Fantascienza

Tags: 2049 guerra memoria ricordi sole

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«Mi disegni il sole?».

È questa la frase pronunciata da un bambino di appena 10 anni. Una frase che racchiude una richiesta, all’apparenza banale, buffa, taluni penseranno stupida. Una richiesta fatta ad un uomo molto più grande di lui. Si son trovati lì per caso, forse uno dei due un po’ di meno, ma comunque un incontro del tutto casuale.

Si trovavano in una città in cui di certo non si potrebbe dire che il sole mancasse. Lì il sole splendeva quasi tutto l’anno. Era come se fosse parte integrante del posto. Come se quando fosse nata quella città, esso fosse stato sempre a vegliare sulla sua crescita, e che dopo sia rimasto con lei poiché non poteva più fare a meno di osservarla.

Ma era il 2049, ed erano tre anni che il sole non si vedeva più.

L’uomo era seduto ad un bordo asfaltato di un edificio, poggiava la schiena su di esso, mentre i suoi piedi posavano sul terreno.

Quando il bambino gli si presentò davanti, sgranò gli occhi dall’incredulità, ma anche dalla preoccupazione. Quell’uomo era lì per un motivo, opinabile per molti, giusto per alcuni, folle per altri. Ma, ad ogni modo, la cosa essenziale è che per quell’uomo, quel bambino era importante, anche se non l’aveva mai visto prima. Non riusciva a non preoccuparsi per lui. Fu proprio per questo che inizialmente, quando il bambino pronunciò la sua domanda, l’uomo non lo ascoltò nemmeno, poiché era intento a chiedergli di andar via, di spostarsi da quel posto, di trovare un luogo sicuro.

Ma un luogo sicuro non c’era, il sole mancava ovunque.

Lo sapevano entrambi. Non contava avere 10 anni o molti di più, non serviva avere un’età per notarlo. Così il bambino non mosse un passo, non si spostò di un millimetro. Alla richiesta del bambino, se dapprima ci fu il non ascolto, successivamente ci fu lo spiazzamento. L’uomo era perplesso, non si aspettava di affrontare uno scenario del genere. Rimasero lì a fissarsi per alcuni istanti. Il bambino aveva uno sguardo quasi perso nel vuoto, come se nell’attesa del suo disegno cercasse comunque di immaginarlo quel sole. L’uomo aveva solo la bocca semi aperta, come fosse allibito da tanta imprudenza; la richiuse non appena capii il significato di tutta quella situazione. Alla richiesta del bambino, se in secondo luogo vi fu lo spiazzamento, in seguito vi fu la comprensione, accompagnata da uno sguardo apparentemente serio, ma che trapelava tutto il buon cuore di quell’uomo. Al bambino non era ben chiaro ancora del perché il sole mancasse nel cielo. Lui l’aveva visto sì, ma aveva fievoli ricordi dei primi anni di vita. Quei primi sette anni che però non avevano impresso bene il suo splendore nella sua memoria; o forse che ci erano riusciti, ma ormai non vi era più traccia. Il fumo aveva coperto tutto. Il fumo era ovunque. Il fumo copriva il cielo, copriva il sole, copriva la memoria.

Quel fumo che offuscava tutto, ma che non era riuscito a farlo con gli occhi di quell’uomo, nonostante fosse uno di quelli che era complice della sua apparizione.

Aveva capito che dinanzi a sé non aveva un bambino, bensì un vagabondo in un mondo senza meta. Un’anima perduta, nel grido di un silenzio. Un fiore solitario, in una prateria colpita da tempesta.

Ma era il 2049, ed erano tre anni che il terzo conflitto mondiale era iniziato, e che il sole non si vedeva più.

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