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Una storia di JaredMarcas

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Ethernia - Prologo

Pubblicato il 02 aprile 2017

Le raffiche di vento si inseguivano in modo caotico e casuale per tutta la radura, frammiste a pioggia e fulmini. Tre uomini stavano fissi sull'alto di un promontorio che si affacciava sul mare, osservando quello spettacolo di devastazione. La terra davanti a loro aveva ripreso a tremare, all'inizio con lievi scosse, che poi si sarebbero alternate con scosse tali da poter aprire voragini profonde fino agli strati più profondi del pianeta.

"Che orrore..." mormorò uno dei tre, sollevando il cappuccio che gli copriva il capo. Aveva all'incirca 60 anni, con dei perfetti capelli corti e bianchi, che si continuavano in una barba altrettanto curata e perfetta. Chiuse gli occhi ed inclinò la testa verso il cielo. Aprì la bocca, quasi in un gesto di sollievo, come se quell'acqua che cadeva impetuosa sul suo corpo stesse lavando via tutte le sue preoccupazioni.

Le scosse si fecero via via sempre più forti, rendendo del tutto irriconoscibile il paesaggio.

"Dov'è? DOVE'???" fece uno degli altri uomini, incappucciato con un mantello verde. "Non c'è più tempo, dobbiamo agire adesso! Le nostre forze vanno ad affievolirsi sempre di più, se non ci sbrighiamo tutto andrà perduto!"

Il terzo degli uomini dava le spalle agli altri, osservando il mare burrascoso e catastrofico che si apriva oltre la radura e l'altopiano. Il suo silenzio, messo a confronto con i boati dei tuoni e degli schianti della terra che si spaccava, dava una certa calma a tutta la scena.

"Se Sanador non si sbriga..." "E' laggiù, sta arrivando" rispose il vecchio dai capelli corti e bianchi.

"Dove? Con questa pioggia non si vede proprio niente!" rispose l'uomo incappucciato. "guarda in direzione di quel vulcano che sta eruttando, là dove si è formato quel corridoio di terra fra quei due precipizi. Quel piccolo puntino che sta avanzando è Sanador."

Nel mezzo della radura stava avanzando con grosse difficoltà Sanador. Il vento rendeva un'impresa ardua ogni piccolo passo che riusciva a stento a conquistare. Il suo mantello color cremisi sventolava teso come una bandiera, aggiungendo altri impedimenti al suo già difficoltoso cammino.. "Sto arrivando amici... sto arrivando!"

A pochi centimetri davanti a lui si aprì una crepa improvvisamente nel terreno che, in pochi attimi, assunse le proporzioni di una voragine. Sul fondo si poteva distinguere il bagliore della lava sotterranea. Sanador non si accorse immediatamente di quello che stava accadendo, tanto che la pioggia gli permetteva di tenere gli occhi aperti solo per pochi attimi. Si ritrovò inconsapevolmente sull'orlo del precipizio, balzando all'indietro d'istinto e cacciando un urlo roco. "Per poco... per poco, diamine! Non devo cedere proprio adesso... solo un piccolo sforzo ancora e presto tutto questo sarà finito!"

Non mancava molto al promontorio dove i tre uomini attendevano il suo arrivo. Ma ogni attimo che tardava riduceva la possibilità di far tornare il tutto come era un tempo.

"Ben arrivato, Sanador" disse l'uomo dai capelli bianchi. Sanador era appena arrivato sull'altopiano quando ormai i boati creati dai cataclismi rendevano la comunicazione molto ardua.

"Sirios, perdonami, perdonatemi... la situazione è precipitata prima del previsto. Il cammino fin qui è stato più complicato di quanto immaginassi. Ho rischiato parecchio in diverse occasioni..." "Sì, sì, sì! Basta chiacchiere! Abbiamo atteso fin troppo! Cominciamo, prima che sia troppo tardi! I cristalli, presto!"

La voce dell'uomo col mantello verde tradiva una grossa carica di terrore più che di impazienza. "Si, hai ragione Maerk... Cominciamo, siamo qui per questo alla fine".

Il più silenzioso dei quattro, con un mantello color rosso spento, tirò fuori da una bisaccia un cristallo luminoso rosso fuoco. Non appena aprì il palmo della sua mano, il cristallo cominciò a lievitare a mezz'aria, roteando lentamente su se stesso, sorretto da una forza misteriosa ed invisibile. Sanador, Maerk e Sirios lo osservarono e tirarono fuori dai loro mantelli altrettanti cristalli, uno per ciascuno di loro: quello di Sirios era blu elettrico, Maerk verde acceso, Sanador marrone.

I quattro si dispersero ai quattro angoli dell'altopiano, rivolgendosi tutti verso il centro. I cristalli volteggiavano diversi metri sopra le loro teste, acquisendo sempre più luminosità. "Ricorda, tut devi essere il primo," disse Sirios rivolto a Sanador, "e che sia in Tengar antico."

Con un breve cenno di assenso, Sanador cominciò la sua invocazione: "Imup, kunna kal lima patuyaka, tukiren!" Il cristallo marrone prese a vorticare ancor più velocemente, diventando bianco e con una luminosità molto più intensa.

"Maerk, forza!" concluse Sanador. "Vimana, ​kunna kal lima patuyaka, tukiren!"

Il cristallo verde si unì a quello marrone in una luce accecante, diventando bianco e vorticando anch'esso sempre più velocemente.

"Nir, kunna kal lima patuyaka, tukiren!" disse Sirios, mentre il suo cristallo andava ad unirsi agli altri due.

"Tarator, manchi solo tu." L'uomo silenzioso avanzò verso il centro e, senza dire una parola, sollevò il suo cristallo verso gli altri. Man mano che si avvicinava, vorticava sempre più lentamente, mentre il suo rosso assumeva una tonalità sempre più scura. Non appena raggiunse gli altri, ci fu un'esplosione accecante di luce rossa. "Tarator!"

Quando riaprirono gli occhi Sanador, Sirios e Maerk videro Tarator sollevato da terra, il suo viso oscurato dal cappuccio del mantello, le braccia divaricate e avvolte da un fuoco rosso porpora. La pioggia fitta ed incessante sembrava non aver effetto su quelle fiamme forti e vigorose. "Tarator... la parte oscura del tuo animo si è lasciata corrompere dal potere dei cristalli! Così finirai per corrompere anche la loro purezza!" urlò Sirios.

"Tarator, brutto stolto, non azzardarti a..." Un fascio di luce infuocata colpì Maerk prima che potesse finire la frase. Ricadde all'indietro girando più volte fino a che non rimase immobile sul terreno, senza vita.

"Oddio... è completamente fuori di testa. Se ha già assorbito e corrotto il potere di tutti i cristalli non possiamo fare più niente per salvare la situazione!" Sanador pareva disperato. Il tono della voce sommesso, la testa fra le mani. "Forse non tutto è perduto... quella posizione, quasi immobile... sta ancora assorbendo energia. Non vedi come pulsano le fiamme che gli avvolgono le braccia? Dobbiamo colpire adesso... non avremo un'altra occasione."

"Facciamolo, altrimenti il mondo non tornerà come..." Anche Sanador venne colpito da un fascio di fuoco al petto, rimanendo ucciso all'istante.

Lo sguardo di Sirios fu pervaso solo per un attimo dalla disperazione di essere rimasto solo ad affrontare tutta quella catastrofe, ma riacquistò subito calma e determinazione.

"Tarator, ragiona... senza i cristalli il mondo verrà distrutto, morirai anche tu. Che senso ha acquisire un tale potere per dominare su un mondo che non ci sarà più?"

Non appena Sirios finì di pronunciare quella frase, gli occhi di Tarator si tinsero di rosso e le sue mani diventarono incandescenti come la lava. Prevedendone la mossa, Sirios fece appena in tempo a creare uno scudo energetico per proteggersi dall'ennesimo dardo infuocato di Tarator.

Ci fu un attimo di stallo, di quiete in quel cataclisma ambientale. Poi, quasi in contemporanea, i due stregoni scagliarono l'uno contro l'altro un fascio energetico. L'equilibrio durò pochi istanti, poi l'energia di Tarator prevalse e colpì Sirios, che rovinò esanime a terra. Lo stregone rosso ritornò con i piedi lentamente al suolo, avviandosi verso la scogliera dell'altopiano. Osservando il mare con quei suoi occhi dalle iridi rosse accese, creò una grande sfera di luce fra le sue mani. Portandola dietro la testa, era arrivato al punto di lanciarla contro il mare caotico sotto di lui, quando venne trafitto da una luce blu elettrica proprio nel centro del petto.

Sirios, seppur morente e disteso a terra, era riuscito a racimolare le poche forze rimaste per un ultimo disperato attacco.

"Ma non sarà servito a niente... senza i cristalli il destino di questo mondo è segnato...", mormorò Sirios, mentre osservava il corpo di Tarator cadere lentamente dalla scogliera.

Una sfera luminosa si sollevò dal mare, oltre la scogliera. "I cristalli! Non sono stati corrotti del tutto allora!"

Nel mentre che la luminosità della sfera cominciava a permeare tutto il paesaggio, Sirios udì i cataclismi arrestarsi, i boati cessare. Tutto stava tornando alla normalità. La tempesta e la devastazione erano già un lontano ricordo quando riaprì gli occhi per l'ultima volta, appena in tempo per vedere il suo mondo tornare allo stato naturale delle cose. La sfera luminosa ritornò tale, dividendosi nei quattro cristalli. Questi sfrecciarono ognuno verso un punto cardinale, disperdendosi lontani all'orizzonte. Con la pace ritrovata nel cuore, Sirios esalò l'ultimo respiro.

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