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Una storia di RaffaSes

Una bistecca al sangue servita da Elvis

Non bisogna prendere per il culo il Re del Rock

Pubblicato il 08 ottobre 2017 in Thriller/Noir

Tags: Elvis coppia musica serata Bistecche

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«Hai visto chi è quello?»

«Chi?» domandò Giulia

«Quello.. quello là in fondo alla sala. Hai visto chi è?»

La ragazza si voltò sulla sedia imbottita e di cattivo gusto del ristorante visto che il tizio indicato da Roberto si trovava proprio alle sue spalle.

«Un cretino con tutta probabilità» rispose tornando a voltarsi e a giocare con la cannuccia gialla del cocktail che aveva ordinato: lei uno Screw Driver e lui un White Russian.

Erano le 22.43 di un giovedì sera.

«Quello mia cara è James Dean.. tu lo sai chi era James Dean?»

Giulia sbuffò, poi succhiò una lunga sorsata di quel liquido giallo arancio che Roberto vide salire lungo la cannuccia.

«Quel tipo era un genio.. ti rendi conto che ha fatto una manciata di film, è crepato a 24 schifosissimi anni ed è diventato un mito?? un M-I-T-O.»

«Quello là è solo un povero sfigato che con tutta probabilità deve pagare gli alimenti alla moglie.Non ti eccitare troppo gringo!»

In effetti si trovavano allo Strip, una sottospecie di locale dove i proprietari avevano avuto la bella pensata di tirarlo su come un set cinematografico di quart'ordine dove i camerieri erano travestiti e si atteggiavano come i grandi nomi delle stelle americane.

C'era Marlo Brando ai tempi del padrino.

C'era il sempre eterno Elvis in versione grassa di Las Vegas.

C'era la sempre figa Marilyn Monroe vestita di bianco che al suono di una campanella appesa sopra il bancone del bar si affrettava sui tacchi alti per fermarsi sopra una grata per farsi alzare la gonna da un soffio di vento finto.

C'era anche una specie di Johnny Cash in mezzo ad un palchetto improvvisato che cantava musica country tanto per rendere l'atmosfera ancora più kitsch, caso mai non lo fosse già abbastanza.

«Senti ma per quale diavolo di motivo sei voluta venire in questo posto?» domandò Roberto dopo qualche minuto di silenzio a fissare i cubetti di ghiaccio del suo cocktail.

«Uno perché è giovedì sera e non c'è mai un cazzo da fare. Due perché almeno vediamo un pò di gente più stramba di noi due coglioni e terzo ma non meno importate perché fanno le bistecche al sangue più buone che abbia mai mangiato!»

«Bistecche buone in questo buco di culo?»

«Yes baby!»

«E tu mi hai portato qui alle undici di sera per mangiare una cazzo di bistecca?»

«Che palle che fai venire. Io mi mangio la cazzo di bistecca, tu fai quello che ti pare.»

Rimasero in silenzio fino all'arrivo del cameriere per le ordinazioni.

Gli era toccato Elvis obeso.

«Cosa vi porto ragazzi?»

«Per me una bistecca al sangue.. circa 8 etti.» rispose Giulia senza scomporsi troppo.

Roberto la guardò un pò strano.

«E per te amico?»

«Per me..» ci pensò un attimo su indeciso se seguire la ragazza o meno, « io sono a posto così. Più tardi mi faccio un altro giro di questo» e fece tintinnare i cubetti di ghiaccio del suo drink.

«All right, my friends. I'll take care of you!»

Il cameriere fece per andarsene quando Giulia lo afferrò per un braccio e gli disse guardandolo negli occhi:

«Hey Elvis.. mi raccomando al sangue.. quella bistecca la voglio quasi viva, capito?»

Elvis la guardò, poi guardò Roberto che scosse la testa come a dire “non guardare me amico”, e poi tornò a guardare gli occhi di Giulia annuendo un pò smarrito dal tono della ragazza.

Lei gli lasciò il braccio, ma lentamente e con una calma studiata.

«Quasi... viva... altrimenti ti taglio quel ciuffo del cazzo e vado con il tuo amico Dean!»

Elvis se ne andò senza voltarsi.

«Per che cazzo devi sempre fare 'ste scenette quando siamo in giro?»

«Perché te sei noioso, ecco perché»

Johnny Cash sempre solo in mezzo al palchetto ricoperto da un logoro tappeto una volta rosso attaccò con le prime note di Folsom Prison Blues.

Giulia spolverò via la bistecca da 8 etti che grondava sangue ogni volta che vi affondava il coltello e lo fece senza dire una parola.

Roberto si limitava a fare due cose. Bere il suo cocktail e guardare Marilyn che a differenza di tutti gli altri gonzi sovrappeso che avevano la pretesa di indossare i panni di vere e proprie stelle, lei, figa, lo era per davvero e a guardarla bene assomigliava davvero alla bionda svampita amante di quel trombino di Kennedy.

«Non assomiglierai a Kennedy, ma quella non mi sembra abbia pretese presidenziali» gli disse Giulia senza alzare gli occhi dai pochi resti della sua bistecca.

Roberto non tentò nemmeno di negare.

«A quella gli offri un goccetto a fine turno, gli fai gli occhi dolci e te la porti facile nel parcheggio sul retro.»

«Hai finito?»

Giulia dette un alzata di spalle a sottolineare il fatto che non gli poteva fregare di meno della sua decisione in merito.

«Certo che se ci pensi l'America è un paese strano» disse improvvisamente Roberto come se quel pensiero lo assillasse da una vita.

«L'America è un paese lontano.. purtroppo.»

«Voglio dire.. hanno inventato tutto loro. Il rock e i cantanti Rock. I presidenti, gli scrittori, gli attori.. tutto americano, tutto a stelle e strisce.. TUTTO»

«Guarda genio che abbiamo i presidenti e gli attori e gli scrittori anche qui» ribadì Giulia.

Aveva finito la bistecca e stava finendo il cocktail.

«See noi...» le rispose il ragazzo prendendo dalla tasca interna della giacca il pacchetto morbido di Pall Mall, «noi chi abbiamo inventato? Little Tony come Rocker? Moccia come scrittore? oppure Cossiga come presidente?... siamo sempre stati un popolo di caproni a cui piace grufolare nella propria merda..anzi noi.. nella merda che ci fanno piovere addosso!»

«Wow .. che spessore.. sono sinceramente emozionata dalle tue parole»

«Però» continuò Roberto ignorando la battuta sarcastica di Giulia, «Però sono anche dei coglioni questi americani» e nel dire ciò indicò con un ampio gesto del braccio tutta la sala come se si trovassero davvero in America.

«Illuminami»

«Voglio dire si è mai sentito dire di un paese più grande e allo stesso tempo più provinciale? Ti siedi sullo sgabello di un bar, inizi a chiacchierare con il tizio che hai vicino, gli offri una birra perché anche lui tifa per i red cazzutissimi sox e poi però il discorso cade sulla cognata nera che hai e che tuo fratello ha messo al mondo 3 marmocchi neri come il carbone. A lui i marmocchi neri come il carbone gli stanno proprio sulle palle così si porta la mano dietro la schiena e tu pensi ottimo, il prossimo giro lo offre il mio nuovo amico e invece quello tira fuori una calibro 38 e boom! Ti ritrovi una pallottola in mezzo al tuo misero cervello e senza neppure avere avuto la soddisfazione di una birra offerta!»

«Motivo in più per startene buono nella tua cuccia senza rompere i coglioni al prossimo. Bukowski.. segui Bukowski!»

«Buk... chi?»

«Sei un ignorante fottuto.. Elvis.. Stronzo di un Elvis mi vedi?? sono qui!»

Giulia si era alzata in piedi agitando le braccia in aria alla volta del cameriere per attirare la sua attenzione.

Elvis arrivò in due minuti

«Portaci un altro giro delle solite bevute!»

«Certo.. ehm.. scusami» fece a Roberto, «in questo locale non si potrebbe fumare»

Giulia lo guardò con la stessa espressione di prima.. Elvis si scusò e sparì.

«Dicevo..» continuò la ragazza, «fai come Bukowski.. ti metti ad un cazzo di bancone di un bar, ordini la tua birra, allunghi un pezzo da dieci e aspetti il resto senza attaccare bottone con nessuno.. una mosca devi essere, ecco cosa!»

«Un mosca? Dici che bisogna essere una mosca?»

«Yes»

«Ma le mosche rompono i coglioni.»

«Si, ma scappano sempre.. e quando tira una brutta aria filano via.»

«Quindi te mi consigli di entrare in un bar della periferia di... chessò...Chicago, sedermi ad uno sgabello del bancone..»

«Meglio in un separè..» lo interruppè Giulia

«Ok, sedermi in un cazzo di separè, pagare una birra e starmene zitto.. magari senza nemmeno guardare la tv che hanno sempre accesa?»

«Proprio così»

«Ma che cazzo.. nei locali Americani fanno vedere che conosci sempre un sacco di gente interessante.. come faccio a sedermi e stare zitto... se devo bermi una birra da solo tanto vale che rimanga piantato qui senza attraversare quel dannato oceano del cazzo!»

In quel momento arrivò Elvis con le bevute.

«Dì un pò» fece Giulia prendendo per un braccio il cameriere e tirandolo un poco a se ma continuando a parlare con Roberto, «ti sembra un tizio interessante questo qui?» disse portando il suo indice con l'unghia laccata di un rosso vermiglio a pochi centimetri dalla faccia del re del rock.

«E chi cazzo ha detto che voglio parlare con uno come lui?» rispose Roberto con aria stupita.

«Chi diavolo credi di trovare in quei buchi di culo di bar? Elton John? Barack Obama?»

«Se vogliono scusarmi..» Elvis era passato al lei nel rivolgersi alla coppia.

«No, non ti scusiamo capra!»

«... no ma .. boh.. voglio dire..» continuò Roberto.

«No.. tu non vuoi proprio dire un cazzo.. come sempre..»

Roberto tirò fuori dal pacchetto un altra sigaretta, fece scattare l'accendino di metallo e l'accesse sbuffando il fumo in alto.

«E tu Elvis? Chi ti piacerebbe incontrare al bancone di un bar?» gli chiese Roberto appoggiandosi allo schienale delle sedia.

Il re guardò prima uno poi l'altro senza sapere ne capire bene cosa dire.

Allontanandosi leggermente da Giulia che aveva mollato la presa sul suo braccio chiese:

«Un personaggio famoso?».

«Chi cazzo ti pare..»

Ci pensò un attimo su, Roberto e Giulia che lo guardavano in attesa della sua risposta.

Ancora qualche attimo di silenzio poi disse:

«Nessuno in particolare.»

«Dai andiamo Elvis.. a tutti piacerebbe incontrare qualcuno di interessante… facci capire che sotto quel ciuffo del cazzo esiste anche della materia grigia!” insisté Roberto sbuffando del fumo nella sua direzione.

L’enorme orologio appeso appena sopra i ritratti delle stelle del baseball americano degli anni 50 che il proprietario del locale aveva insistito perché ricoprissero un’intera parete visto che, diceva lui, i clienti vanno matti per l’aria che si respirava nel dopoguerra americano, segnava le 23.55. Mentre la coppia aspettava la sua risposta, Elvis calcolò rapidamente che era in piedi da qualcosa come 20 ore ed escludendo la mezz’ora che impiegava a prepararsi per andare al lavoro che lo occupava prima di entrare allo Strip e i minuti passati in auto per i vari spostamenti, tutto il resto di quelle 20 ore lo aveva passato lavorando.

E l’indomani sarebbe stato lo stesso.

E così anche il giorno dopo ancora.

Tutto per ridursi ad essere preso per il culo da due che quella sera invece di starsene a casa a scopare o a litigare o a tradirsi nel parcheggio di un autogrill, avevano avuto la brillante idea di venire lì a sfogare su di lui le loro frustrazioni per via del vestito di paillette e del ciuffo. Che cazzo di colpa ne aveva lui se quel figlio di puttana alcolizzato aveva dei gusti penosi nel vestire?

Così, proprio nel mezzo di quel pensiero, posò con delicatezza il vassoio vuoto sul tavolino della coppia e disse:

«Vorrei incontrare un signore come lei.. magari accompagnato dalla compagnia della sua signora.»

Roberto e Giulia si guardarono sorpresi da quella risposta.

«Wow.. siamo onoratissimi» disse la ragazza.

«Che fortuna eh piccola? Incontrare un cazzone come lui. E sentiamo Elvis, cosa ci diresti?» chiese Roberto.

«Io non direi nulla… piuttosto voi…» rispose il cameriere indicando prima il ragazzo e poi la sua compagna, «voi piuttosto cosa mi direste vedendo me e Betty?»

«Chi cazzo sarebbe questa Betty?” domandò Roberto mentre Giulia si accendeva una sigaretta presa dal pacchetto di lui.

«Betty sarebbe lei» rispose Elvis facendo vedere ai due qualcosa che aveva tirato fuori dal retro dei pantaloni.

Nello Strip echeggiarono quindi due colpi di arma da fuoco che interruppero Johnny Cash proprio su Cocaine Blues, il suo pezzo forte.

Giulia colpita alla tempia crollò a terra portandosi dietro il drink che insieme al sangue gli inzaccherò tutti i suoi bei capelli.

Roberto invece fu sbalzato dalla sedia dalla potenza della pallottola che lo centrò dritto in mezzo a gli occhi lasciandogli un foro di un paio di centimetri da cui guardando bene, si poteva intravedere il colore chiaro del cervello.

Cadendo a terra la testa si girò in una posizione innaturale e i suoi occhi, se avessero avuto ancora un pò di vita, avrebbero letto il motto del locale scritto a caratteri giganti appena sopra gli alcolici illuminati dai faretti del bar:

Entra allo Strip e ti ritrovi in America”.

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