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Una storia di Massimo.ferraris

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In fondo siamo questo

inutile negare...

Pubblicato il 06 giugno 2017

Ricordo, quando ancora i ricordi avevano un senso,

anelli di catena chiusi dentro un cerchio,

pronti a rincorrersi senza perder tempo,

uno dietro l'altro senza inizio e fine.

La gioia e la tristezza, il rimpianto e l'amarezza,

di questo roteare tra sogni e verità,

non semplici parole ma chicchi di realtà,

che mescolano il cuore rendendolo più vero.

Mi prendo in giro, a volte, lo faccio volentieri,

mentre osservo muovere in fondo l'orizzonte,

qualcosa di sentito, di antico e assai pregiato,

come farfalle in volo, su campi sterminati.

Afferro tra le dita parole raccontate,

silenzi misti ad ansie, lacrime cadute,

per poi renderle vive dando loro il fiato,

che prima non sapevo, ma ora un senso ha.

Occhi, labbra e orecchie, i sensi principali,

usati all'infinito in grado di captare,

il cambio di emozione, il suono e ancor l'odore,

spalmati nella mente, su piani orizzontali.

Ma quando il terremoto percuote quel silenzio,

si creano invenzioni che non possiamo scindere,

è tutto un corpo unico, in fondo siamo questo,

la somma di un passato che crea unicità.

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