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Una storia di MirianaKuntz

Con tutti i se del caso

Siamo  solo per pochi.

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Pubblicato il 05 febbraio 2018 in Storie d’amore

Tags: fattiperpochi comecadere diversi amore pezziunici

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La Laura di Emanuelli si è tatuata la frase –siamo solo per pochi-

Questo lo si tiene sempre poco a mente, che forse l’idea di un tatuaggio non è così bislacca. Siamo per pochissime persone, siamo per occhi rari e mani ancora più rare, perché non siamo fatti per posarci su distese infinite di fiori e impollinare qua e là, certe mani dovrebbero toccare solo -certe mani- per paura di macchiarle con il loro cattivo gusto travestito da verità.

Siamo per pochi, perché se saremmo per molti, in realtà non saremmo adatti a nessuno. Come quelle bambole da catena di montaggio, che vengono assemblate testa dopo testa, occhio dopo occhio, gonnella dopo gonnella, e poi via di colore, e di scatola da imballaggio, e poi via con la pubblicità, quella dalla musichetta oscena che ti entra nella testa e ti impone di acquistare un prodotto che in realtà non vuoi, ma che in fondo hanno tutti.

Allora vai lì, ti metti in fila e compri la tua bambola, paghi quel pezzo di felicità strisciando la carta nell’apposito strumento, torni a casa e la consegni a tua figlia, lei ti salta incontro, piena di gioia, ci gioca una sera, due sere, alla terza ci dorme pure insieme. Poi ne parla con le sue amiche a scuola, ne hanno una anche loro, dopo due settimane quelle bambola ha già stancato: è una cosa che hanno tutti, è una cosa fatta per – tutti- non si distingue, non ha personalità, non è fatta apposta per nessuno, è uguale a mille altre, e in fondo è fatta per essere sostituita in fretta.

Tua figlia imparerà due cose da quella bambola:

o ad essere la bambola – che vorrebbero tutti- un giorno

o ad essere quella fatta con fili di lana e bottoni, ma che in giro proprio non ce n’è.

Se deciderà la seconda opzione, allora sarà una donna – per pochi-, altrimenti niente, altrimenti sarà andata così.

Io non ho mai amato le cose di moda, mi sembravano scontate, proprio per il fatto che piacessero a tutti, e non perché volessi essere –diversa- anzi, a volte avrei voluto essere più normale, più amalgamata al resto, ma senza esagerare, è che in genere le mode le apprezzo sempre dopo, quando alla gente stancano, quando quel maglione con le righe bianche e nere non piace più a nessuno, o quando alle collane strette al collo susseguono quelle lunghe che superano il seno.

Io sono così, sono quella che arriva sempre dopo, quella che preferisce la bambola dai fili di lana e bottoni, piuttosto che quella incipriata da negozio. Preferisco questo a quest’altra cosa, perché probabilmente sono cresciuta con poco e niente, che quando c’è –troppa roba- mi sento persino soffocare.

Ho deciso di essere per pochi, perché non potrei fare altrimenti, e in realtà non possiamo andare bene proprio a tutti, perché siamo imperfetti e difficili, come pezzi unici che vengono fuori senza istruzioni.

Se non sai montarmi non mi monti, ma se sai montarmi posso durare anche tutta la vita.

Io sono una che va capita, che va accettata senza scatolo, senza bulloni, senza chiave inglese, sono così, fatta e finita, casareccia e naturale.

Quando leggo un libro non riesco molto a temporeggiare, leggo leggo, poi sfoglio le pagine avanti e faccio i calcoli approssimati di quanto può durare un capitolo, poi vado avanti finchè la voce mi regge, e la gola ancora non brucia, quando sento le tonsille tirare allora riesco a fermarmi con dispiacere, ma nel giro di tre giorni un libro da trecentoventi pagine deve essere finito.

Voglio sapere cosa succede, voglio sentire cosa sentono gli altri. Voglio andare avanti e avanti, senza sosta o sorprese. Sono una lettrice insopportabile, suppongo, ma non mi fermo prima di aver sentito una spinta al cuore.

E questo, quasi sempre, succede.

Che poi come la Angela di Emanuelli ho bisogno anche di essere amata – forte-, di essere amata senza mezzi termini, che a volte ho così paura che qualcosa finisca, che ho bisogno di continue rassicurazioni.

Insicurezza misto a dolore.

Perché certe cose possono capirle solo chi ha sentito l’abbandono, chi ha visto la porta sbattere, chi ha visto più spalle –di spalle- che occhi –negli occhi-.

Certe cose possono essere capite solo da chi purtroppo – le ha capite a sue spese-

E’ che per quanto tu sia adulto, per quanto tu sappia di avere un peso nella tua vita e in quella di alcuni, quando la gente è sempre pronta a buttarti di sotto, a farti lo sgambetto, e pugnalarti oltre che alle spalle, anche al cuore, viso a viso, con le gote attaccate, allora a volte cedi, e cadi dal precipizio dal quale avevi preso le distanze.

Si fa di tutto per starsene lontani dalle voragini, ma talvolta il vento e le lacrime sono bravi a spingere, tanto che alla fine cadi.

Sta a te decidere come cadere però, ci sono due modi per cadere e farlo bene o per cadere e farlo male.

Il primo modo per cadere male è cadere e ripeterti di essere caduta, fartene una colpa, piangere, e pensare che se sei giù, è perché non sei stata brava, o perché non sei stata brava per qualcuno. Sui lividi ci resta anche il sale, e da quel buco non ti rialzi più. Qualcuno ci è rimasto tutta la vita lì sotto, qualcuno non ha fatto altro che nascondersi dai sentimenti, con la speranza di non scavarsi sotto ai piedi e cadere di nuovo.

Ma se cadi bene, ti ripeti di essere caduta, te ne fai anche una colpa, piangi, e pensi che sei giù, forse perché non sei stata brava, o perché non sei stata brava per qualcuno, ma oltre i lividi c’è molto altro, quando cadi e cadi bene, scavi a mani nude una fossa all’altezza del tuo corpo, un buco all’asciutto, distante dal sole cocente e dalla pioggia incessante, ti nascondi un po’, giusto il tempo di riprendere fiato, e poi inizi la risalita feroce, quella con le lacrime agli occhi, quella con la forza nelle braccia, che tirano e fanno male, ma tu continui a scavare, come se stessi facendo bracciate veloci nell’oceano, come se la terra fosse acqua, e come se l’acqua dividesse la pace dal dolore.

Poi risali e torni a casa, e dove è casa, lo sai solo tu.

Siamo fatti per pochi perché le nostre paure spaventano molte persone, perché i nostri fantasmi hanno la faccia imbruttita, ma la nuca sorridente, perché non possiamo essere capiti da tutti, perché le nostre canzoni a qualcuno daranno persino fastidio, perché quando staremo sul punto più alto a gridare –aiuto- molti storceranno il naso e prenderanno altre strade, ma qualcuno, quel – qualcuno- per cui siamo fatti e che è stato fatto per noi, non sarà sordo né cieco, e anche senza sapere volare, volerà e verrà a prenderci, anche così, anche se a volte siamo brutte, anche se siamo fastidiose, anche se come me battete il piede sul pavimento quando siete nervose o quando siete felici e cantate, anche se odiate la pioggia e siete terribilmente meteoropatiche, anche se.. anche se.

Anche con tutti i se del caso,

se siamo fatti davvero per qualcuno, o per qualcosa,

non saremo mai per – tutti- ma solo di qualcuno

che si è messo ad ascoltare la vera voce del nostro silenzio,

solo per qualcuno,

qualcuno che aveva paura, delle cose,

o persino di noi,

ma che ha deciso di avere paura –con noi.-

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