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Una storia di Gjoe_S

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Una settimana da nudista

Cuckold experience on the beach

Pubblicato il 05 maggio 2017

Per prima cosa mi presento, perché sennò voi che cosa potete capire?

Mi chiamo Maria, ho 35 anni e vivo nei pressi di Ancona, ma non sono di qui; sono originaria di una città del sud.

Prime nozze oltre dieci anni fa: una frana! Io non potevo immaginare che lui, in presenza della madre, diventasse proprio un’altra persona… come la storia di dottor Jekill, sapete? Visto che andammo a vivere nella stessa palazzina, visto che la cena e la domenica la passavamo con i suoi genitori e visto che lui (o meglio, sua madre) era diventato veramente insopportabile, ci separammo, dopo un anno di dolorosa convivenza.

Sei anni fa conobbi Antonio, Tony, tutt'altra pasta d’uomo, unico neo: Tony ha vent'anni più di me. Però mi ha sposata e gli ho dato pure un piccino; ora siamo una famigliola felice…

Tony era in Marina, ha girato il mondo e conosce le lingue; abbiamo una modesta Agenzia di viaggi, dove collaboro ma solo di mattina. Tony ha solo due piccoli difetti: il primo, ha un bel pisellone, spesso come un pugno chiuso ma, purtroppo, altrettanto corto… insomma, ti allarga per bene, ma poi lo senti poco, anche perché non può andare troppo avanti e indietro, perché sennò esce. Il suo secondo difetto, forse per sopperire al primo, è la fantasia erotica. Pensa sempre alla stessa cosa: immagina situazioni, inventa nuove posizioni, compra oggetti e abbigliamento sui siti Sex Shop. Per lui il sesso è una fissazione, è come un gioco, una collezione di idee, tentativi, novità… non che mi dispiaccia troppo, onestamente. Quando facciamo i giochini, alla fine ne godo anch'io, ma trovo stancante quel suo chiodo fisso: farmi godere, vedermi venire… pensate che mi ha fatto decine di foto del volto, mentre provo l’orgasmo.

Poi, quel matto, voleva inserire il materiale in un sito porno americano. L’ho dovuto minacciare, per farlo desistere. Lui dice che era un omaggio alla mia bellezza. Il giorno dopo non avrei potuto nemmeno uscire a far la spesa… Ancona non è New York, cretino!

Comunque…

ma veniamo a noi: Tony, in gioventù, è stato sempre un naturista, insomma, uno di quelli che preferiscono fare il bagno nudi. Dice che anche sulla nave, lontano da occhi indiscreti, giravano spesso così, quando faceva caldo.

La cosa non m’interessava minimamente e quindi lo lasciavo parlare; poi però ha iniziato a invitarmi a provare, a insistere. Diceva che era una sensazione molto bella trovarsi a contatto con la natura, senza tabù, senza proibizioni; diceva che non c’era niente di “sporco” e che la gente frequenta le spiagge a ogni età, molte famiglie ci vanno anche con i bambini, che crescono più liberi e senza pregiudizi.

E finalmente, dopo anni di tira e molla, mi sono lasciata convincere. Il ragazzo però no! Non ho permesso che venisse con noi, è andato con i nonni a Vieste, dove si sta molto bene.

Così, quest'anno, sono diventata naturista… non voglio anticiparvi altro. Appena tengo cinque minuti, vi racconto cosa mi è successo.

Sistemate le cose alla meglio, siamo partiti presto, un mattino.

La nostra idea era, approfittare del viaggio anche per vedere qualche località turistica del sud. Infatti, nonostante il caldo, ne valeva la pena.

Lui aveva prenotato un Bungalow in un grande Camping, proprio ai confini tra l’ultima parte di Campania e un pezzetto, stupendo, di costa Lucana, per capirci, non troppo lontano da Maratea. Disse che era meglio evitare l’Albergo, per godere di più della vita a contatto con la natura ed essere liberi di cenare, girovagando per assaggiare l’offerta ricchissima dei tanti piccoli ristoranti e alberghi della zona. Io, su queste cose, non lo contraddico mai: mi fido, conosce bene i posti e mi ha fatto sempre fare vacanze da sogno.

La sera del nostro arrivo nel Campeggio cenammo nell’attiguo ristorante: “rompemmo” il ghiaccio alla grande. Infatti, prima ci servimmo presso il Buffet, scegliendo a piacimento tra una nutrita serie di sfizioserie, di cui molte a base di pesce fresco; c’è poco da dire, il pescato del Tirreno ha più sapore del nostro. Poi ci portarono quadrati di Pizza, buonissima, nei gusti più fantasiosi e saporiti. Ottimo pure il vino, un bianco, fresco e fruttato, di produzione locale.

Tony, però, non sembrava del tutto tranquillo; infatti andava e veniva; sembrava un cane da caccia sguinzagliato tra i tavoli, come se cercasse una traccia, un segnale. Lui è un tipo socievole, infatti, quando arrivammo al gelato con macedonia di frutta fresca, si era fatto già qualche conoscente e il proprietario della location, sedette con noi per offrirci un liquorino speciale, di sua produzione, ottenuto dalla distillazione delle foglie e dei tralci dell’olivo.

Verso mezzanotte, stanchi e anche un po’ brilli, cercammo la strada “di casa”, si fa per dire. Tony preferì fare il giro largo, “anche per fare due passi”, disse. Così passammo anche per i vialetti che ospitavano i veri campeggiatori. C’erano vari tipi di Roulotte, anche le più sgangherate e improbabili e, sotto, in una ampia spianata, c’erano installate alcune tende, piccole e grandi, per tutti i gusti.

- Scusami un attimo, - disse Tony, e mi lasciò all’improvviso sotto un olivo secolare, sola in mezzo al gracidare delle cicale.

Lo vidi avvicinarsi a una tenda; l’esterno era illuminato soltanto da una piccola lampadina. Poggiata all’ingresso una vecchia chitarra; poco più in là, un filo di fortuna sosteneva alcuni indumenti stesi ad asciugare.

Dalla tenda venne fuori un giovane molto alto, con i capelli crespi e una barba rada; lo riconobbi subito, anche da lontano, perchè l’avevo notato già nel ristorante. Era un ragazzo molto bello, con la pelle color del bronzo, un fisico asciutto e le movenze da marinaio, o peggio, da pirata, visto il cerchietto d’oro che pendeva dal suo orecchio sinistro. Faceva coppia con una bella ragazza, un po’ in carne, non molto alta ma dalle fattezze dolci e un corpo sinuoso. Erano al ristorante ma prima, Tony, non sembrava averli degnati di uno sguardo.

I due parlarono a bassa voce e gesticolavano; era lampante che il giovane stesse dando a mio marito delle indicazioni, ma non riuscii a sentire una sola parola di ciò che si stavano dicendo.

Pochi minuti dopo, sedemmo al tavolino in dotazione del piccolo patio, della casetta. Spruzzai, sulle nostre gambe, un po’ d’olio contro le immancabili zanzare.

- Restiamo fuori cinque minuti, vuoi? – disse mio marito con insolita dolcezza. – Apro per far passare un poco d’aria, magari evitiamo di lasciare il condizionatore in funzione.

Assentii, abbandonandomi al buio fresco; reclinando il capo sussultai per la visione che mi si parò davanti agli occhi. Il cielo era talmente pieno di stelle da farti temere che potesse caderti in testa da un momento all’altro.

Tony tornò fuori, aveva scartato un piccolo vassoio. C’erano delle paste di mandorla e di pistacchi, comprate il pomeriggio in una panetteria. Si accorse che guardavo le stelle…

- Stupende vero?

- E’ una cosa che non avevo mai visto, sai? Sono milioni… guarda, a destra: sembra un fiume di luce…

Tony sorrise, tranquillo:

- Sai cosè? – chiese?

- In che senso? Non penso sia una Costellazione, no? E’ troppo lunga… insomma non lo so! – protestai bonariamente.

- Quella è la tua Galassia, gioia… è la Via Lattea.

- Cosa? Ma non era una grande spirale?

- Sui libri di scuola, certo. – Tony rise della mia ingenuità. – Ma tu ci sei dentro, dentro la spirale, alla fine di uno dei lunghi bracci… mi spiego?

Ci pensai un po’ su, poi capii e mi adattai a tanto splendore. La mia mente si spostò su un altro argomento; mi venne da chiedergli cosa si erano detti con il fusto della tenda, prima. Ma mio marito aveva altre intenzioni e non fui certo io a fargli cambiare idea…

Tony era rimasto in piedi, si era posto alle mie spalle, e aveva iniziato ad accarezzarmi il collo, le spalle e gli angolini della bocca: un gesto cui non sapevo resistere.

Si fece più vicino, abbassò il pantaloncino e mi accostò alla guancia quel suo spesso e odoroso salame. Cominciò a passarmi il glande sulla guancia, dall’orecchio al collo, era leggermente bagnato, Tony doveva essere eccitato già da un po’.

Aggirò la sedia e mi offri il pene eretto. Lo presi delicatamente per i coglioni e me lo misi in bocca con molto piacere.

Mi sarebbe piaciuto fosse durato di più!

Mi sarebbe piaciuto stendermi, supina sul tavolo, col suo cazzo dentro, mentre guardavo il firmamento. Incurante della possibilità che ci vedessero.

Ma Tony pompò con decisione, in pochi minuti era pronto e palpitante, non ebbi cuore di fermarlo.

- Vienimi in bocca, - riuscii a farfugliare e poi ripresi a succhiarglielo, di prepotenza.

- Sicuro? - disse lui tremante. – Non ti da fastidio?

Grugnii qualcosa a bocca piena, per fargli capire che avrei ingoiato. Non lo facevo spesso, ma quella sera desideravo qualcosa di molto forte.

E Tony, senza più freni, sborrò nella mia gola.

La vacanza cominciava veramente bene.

Avevamo deciso di prendercela comoda!

Gustammo la colazione in tutta tranquillità, assaggiando pure tutte quelle cose che, a casa, non mangi mai. Poi decidemmo di raggiungere il paese vicino per fare un po’ di compere.

Ci dividemmo: mentre Tony risolveva alcune piccole incombenze tra Tabacchi, giornali e Posta, io mi addentrai nell’unico Supermarket, abbastanza grande; abbastanza fornito. Il secondo piano era zeppo di oggettistica, prodotti adatti alle vacanze e persino Souvenir. Mi ripromisi di tornarci prima di partire, visto che, su un lungo scaffale, si potevano scegliere una caterva di gustosissimi prodotti artigianali.

Ero piacevolmente libera e frizzante, quella mattina. Non sentirmi addosso la responsabilità della famiglia mi faceva tornare un po’ ragazza… non ero pentita di aver accettato di affrontare, con Tony, una settimana un po’ diversa, anche se un po’ più avventurosa.

Ora giravo per i corridoi senza una meta precisa, godendomi persino gli sguardi assatanati dei turisti e dei locali che, nonostante le spiagge fossero affollate da ragazze in bikini, non disdegnavano di scrutare, appena potevano, sotto la minigonna di una signora… seppur non più giovanissima. Quelle occhiate significative mi lusingavano e mi fecero sentire subito più leggera; forse avevo fatto bene a non sacrificarmi troppo in primavera, decidendo di non fare una tragedia, per qualche chilo di troppo rispetto a un ideale rapporto peso-forma.

Il sedere abbondante tratteneva fin troppo in alto il leggerissimo prendisole ecrù, che indossavo; sapevo che, ogni volta che mi abbassavo, o quando salivo le scale, lo slip del costumino dai colori vivaci, modello tanga, esponeva fin troppo le mie chiappe, ancora poco abbronzate.

Nei settori più solitari ricevetti anche dei complimenti, abbastanza espliciti e diretti, ma non risposi se non con un lievissimo sorriso. L’arrivo di mio marito, stranamente, non placò l’ondata di sguardi che cercavano di intrufolarsi sotto i vestiti. Ora tra le “bocce” della mia bella quarta naturale, ora tra le cosce, appena queste, per puro caso, si dischiudevano un po’. Tony sembrava non accorgersi di niente, mentre io speravo che questa situazione “porcellosa” potesse appagare la sua continua sete di perversioni complicate.

Scendemmo al mare proprio nell’ora in cui la maggior parte delle famiglie se ne andavano per il pranzo. Dopo un’ora era tutto talmente tranquillo che persino il bagnino, con la sua maglietta stinta e la pelle tesa e scura come cuoio, sonnecchiava rilassato sotto il suo vecchio ombrellone rosso.

Tony, dopo il bagno si distese e adesso leggeva. La spiaggia era battuta da una leggera brezza, di quelle traditrici: col tempo così piacevole rischiavi di scottarti al sole con estrema facilità.

La mia pelle non è troppo sensibile, forse perchè sono una donna di mare, così ne approfittai per fare una lunga passeggiata ristoratrice, proprio sul limitare del bagnasciuga.

Camminai e camminai; superai le ultime sedie del nostro Lido, superai una larga ansa, identificabile da un piccolo promontorio, e ritrovai una spiaggia; questa era un po’ più corta dell’altra, più selvaggia. Grossi “mozziconi” di montagna calcarea spuntavano, a volte per metri, dalla sabbia o dal pietrisco. La discesa al mare era lievemente più scoscesa. La vegetazione scura e gli alti canneti, rendevano la località più incisiva e naturale. Qualcuno scendeva dal piccolo sentiero; alle sue spalle la statale non era visibile, come succedeva per gli altri tratti di costa. Educatamente salutai.

- Ciao! – rispose con un sorriso, aperto e cordiale, il nuovo venuto. Non mi degnò di particolare attenzione e mi passò davanti allegro e disinvolto; fui io, invece, a scartare all’indietro, rischiando di cadere col culo per terra. Gli occhi fissi sul di dietro abbronzato di quel cinquantenne spensierato. Un secondo prima, mi aveva quasi sfiorato col suo membro floscio e ballonzolante.

“Ma… razza di porco…” pensai, ero stata colta talmente alla sprovvista che stavo per gridarglielo, però mi trattenni per la paura. Non si sa mai… uno che gira così è quasi certamente un maniaco, magari è pure pericoloso.

Quando mi ripresi, però, tutte le mie congetture andarono a farsi benedire.

Ero io l’intrusa!

Io la cretina, che dava spettacolo di sé… focalizzai dove mi trovavo e capii. Avevo invaso una caletta di nudisti; ero io ad essere in difetto.

Il luogo non era affollatissimo: una normalissima spiaggia estiva, con tanto di mamme che lottavano con i ragazzi per distoglierli dal pallone e fargli mangiare la frutta; persone anziane che si godevano il sole; papà che, dal bagnasciuga, sorvegliavano i più piccoli, alle prese con le prime peripezie acquatiche. Tutto perfettamente regolare, innocuo… solo che erano tutti, deliberatamente, nudi.

Le tette delle donne, di varia foggia, misura e condizione, danzavano all’aria, seguendo i movimenti delle signore, lo stesso succedeva ai “piselli” dei maschietti, appesi e dondolanti, come carrube all’albero.

Naturalmente manifestai tutta la mia sorpresa, pur non volendo, e rimasi per alcuni secondi affascinata da quella selva di cazzi di ogni modello e di ogni lunghezza.

I nudisti dovevano essere abituati agli “sforamenti” dei curiosi, infatti non venni particolarmente calcolata, né gli uomini si imbarazzarono o si eccitarono, leggendomi in viso tanto stupore.

Appena mi ripresi, tornai mortificata sui miei passi e mi affrettai a raggiungere l’ombrellone; immediatamente raccontai a Tony della mia breve avventura.

Prima di cena feci la doccia, intanto mio marito si godeva una birra ghiacciata, sul patio della casetta.

Aspettando il fresco del buio, ci attardammo un po’, ne approfittai per sistemare le cose che avevamo acquistato la mattina. Scoprii che Tony era stato anche in Farmacia… mi chiesi perchè, mentre prendevo la busta dal tavolo della cucina.

Restai abbastanza sorpresa, riscontrando che conteneva un’enorme confezione di profilattici, erano del tipo extrarobusto, ma io non conoscevo bene quei cosi, noi non li usavamo quasi mai. Poi c’era un flacone azzurro: era gel lubrificante.

- Si può sapere che cosa vuoi farci con tutti questi affari? – Chiesi con un sorrisetto ironico a fior di labbra.

Anche lui rispose allegramente, sembrava molto su di giri quella sera:

- Non si sa mai, - disse – magari ti viene voglia di farmi le corna, visto che siamo in vacanza…

- Sei squallido! – risposi, fingendo offesa. – Secondo te accetterei la corte di un miserabile sconosciuto e… talmente incompetente da non attrezzarsi nemmeno con dei preservativi?

- Tanto per cominciare, oggi già te ne sei andata nella spiaggia dei Nudisti… non male come esordio.

- Cretino, - dissi subito, - che ne potevo sapere che a pochi metri da noi ci fossero tutte quelle persone? Ah, a proposito, poi rientrando l’ho visto sulla statale, un piccolo cartello giallo con scritto “Spiaggia Libera Riservata Naturisti”… e comunque, pensavo peggio. Io continuo a trovare antigienico stare a contatto con sabbia e sassolini senza una mutandina.

- Dai… basta fare un po’ di attenzione, tanto siamo al mare, no? – Tony aveva un’ottica molto diversa dalla mia. – Secondo te, cosa ti protegge, normalmente? Uno slippino di due millimetri? Basta adoperare le giuste precauzioni… e…

- E le cosiddette “precauzioni” sarebbero dei bei preservativi? – conclusi ridendo.

- Anche… non si sa mai… il calore gioca brutti scherzi!

Il giorno dopo scendemmo sul presto al mare, in modo da partecipare a una imperdibile gita in barca; dopo aver esplorato tutta la costa limitrofa, i marinai ci accompagnarono in un posticino con l’acqua trasparente come cristallo, dove facemmo un tuffo ristoratore. Tornati a bordo consumammo frittura di pesce fresco, preparata al momento e bevemmo vino bianco gelato e frizzante: l’ideale.

Tornammo al Villaggio e riposammo, verso le cinque Tony mi chiese se mi andava di tornare in spiaggia. Mi piace il mare al tramonto e accettai di buon grado.

***

- Che ne dici?

Non avevo niente in contrario ma nemmeno morivo dalla voglia di oltrepassare le mie ritrosie… Tony aveva parcheggiato presso il cartello che indicava la spiaggetta dei nudisti. Io sono una tipa abitudinaria, sempre un po’ lenta ad accettare le novità.

D’altro canto so di potermi fidare ciecamente di Tony; non è tipo da perdere la bussola o da intraprendere azioni senza le dovute precauzioni.

Così, ancora una volta, decisi di seguire il mio compagno e scesi dalla macchina.

Tony era stato previdente, così indossavamo scarpette da ginnastica, l’ideale per affrontare quei piccoli sentieri, brevi ma scoscesi. Da ogni curva si diramavano dei piccoli passaggi, sottolineati dalle orme di piedi; si vedeva che lì c’era molto movimento.

Prima di giungere alla spiaggia, incontrammo delle persone, ma vestite… insomma: vestite da mare, coi pantaloncini, eccetera. Però erano ferme, come stessero aspettando qualcuno.

Sulla spiaggetta, intanto, molte famigliole iniziavano a togliere le tende; restavano per lo più le coppiette e qualche gruppo di giovani, che si divertivano con una chitarra e tante bibite fresche.

Eravamo talmente distanti da tutto e da tutti che, dopo un quarto d’ora, un po’ per curiosità, un po’ per non deludere i sogni di Tony, mi decisi a fare a meno del reggiseno.

Scendemmo al mare così, e non posso nascondere che, sentirmi a petto nudo, sotto gli occhi degli estranei, col pene di fuori, spesso lievemente in tiro, mi provocò una certa emozione che non avevo assolutamente preventivato. La presenza di mio marito a fianco, mi turbava ancora di più.

Scendere nell’acqua tiepida e confortevole del pomeriggio, mi aiutò a sentirmi subito meglio; anche il calore che mi aveva invaso le tempie, si placò immediatamente.

Passammo in acqua più di mezz’ora, felici, abbracciati come due liceali, stuzzicandoci e toccandoci il sesso… Dopotutto, intorno a noi, molti facevano un po’ la stessa cosa. Si giocava, ci si rilassava, ma tutti, indistintamente erano su di giri, almeno… a me sembrava così. Le donne avevano vicino il loro uomo o qualche amica, ma gli sguardi spaziavano, sempre a caccia di un pene da osservare, da valutare, per capire il grado di eccitazione che pervadeva il loro oggetto del desiderio.

Intanto Tony, il mio stramaledettissimo marito, era riuscito, a furia di stuzzicarmi, a sfilarmi lo slippino. Non mi diede il tempo di arrabbiarmi: mi prese alle spalle, direttamente in acqua e, guidandosi con le dita, m’infilò il membro in figa, che inutile dirlo era estremamente lubrificata. Ecco, aveva raggiunto il suo scopo (come al solito) ero eccitata, su una spiaggia di nudisti e, visto che adesso ero su di giri, il mio innato esibizionismo ebbe la meglio.

Così, oltre alle mutandine, mi tolsi di dosso anche l’ultimo baluardo di “perbenismo” e iniziai a desiderare ardentemente di essere scopata, in mezzo alla gente, sotto gli sguardi ammirati e eccitati degli uomini. E se il loro “pennone” s’irrigidiva in mio onore, tanto meglio.

Tony affondò in me poche volte ma fino in fondo, poi uscimmo dall’acqua. Mi porse, con galanteria, il costume, ma io non lo misi più. Ormai ero in ballo e volevo solo godere.

Mentre raggiungevo il nostro angolino, non potei fare a meno di accorgermi che alcune coppie stavano scopando tra loro distesi sulla spiaggia, anche se coperte dagli ombrelloni adagiati per terra; altri, senza false ipocrisie, si godevano lo spettacolo, sornioni o sorridenti.

Osservando meglio, compresi pure il ruolo di quei “signori” di mezza età che si aggiravano in sandali, calzini e marsupio, tra le montagnole: erano guardoni, ecco cos’erano. Dei tipi ritrosi e meschini, che si spingevano fino alla spiaggia dei nudisti, come gabbiani affamati in cerca di qualche pezzetto di cibo.

Ormai ero “accaldata” proprio mentre il pomeriggio inoltrato rendeva l’aria di mare più fresca che mai. Ma il mio calore era intimo, piacevole e misterioso; sentii che il cuore batteva più forte, ma non avrei mai avuto il coraggio di fare sesso come altri, intorno a noi.

Profittammo degli ultimi raggi di sole per asciugarci un po’, stesi vicini sulla rena. Tony iniziò a carezzarmi svogliatamente sia i seni che la farfallina, ogni tanto ci inzuppava il dito ma era più un gioco, un passatempo, che la determinazione di farmi godere. Mio marito conosceva bene i miei tempi e indovinava i miei pensieri… sessualmente credo che non potrei mai fare ameno di lui.

Ci alzammo, sempre in silenzio, e Tony raccolse le nostre cose nella sacca; iniziammo la salita ma mi accorsi subito che c’era un uomo di mezza età che ci veniva dietro, a distanza di sicurezza.

Invece di continuare la salita, Tony mi portò per mano in una direzione un po’ diversa; intorno a noi il fogliame divenne più alto e selvatico. Stanca della giornata non feci troppo caso alla deviazione, ero convinta che saremmo sbucati più sopra, sempre in direzione del parcheggio. Ma a quel punto mio marito si fermò. A qualche metro da noi, si fermò anche il signore che sembrava seguirci.

Guardai Tony interrogandolo con gli occhi… pensavo fosse tutto già finito in spiaggia; infatti, adesso, eravamo tutti normalmente vestiti. Tony, il signore misterioso in ciabatte, Lacoste e pantaloncino, e io, col costume due pezzi sotto la lunga canotta color carne.

Il mio uomo non disse nulla ma incominciò a carezzarmi tutta, con l’evidente intento di pomiciare… eravamo in piedi, come ragazzini nascosti in un sottoscala: che razza di idee passavano in testa a mio marito?

Lasciai fare, perchè l’eccitazione non era passata del tutto, e perchè mi fidavo di lui… ma ero molto perplessa. Adesso i suoi movimenti sul mio corpo erano strani, inusuali, non mi toccava per sé, toccava e tastava per “mostrare”. Insomma mi accorsi che a Tony, quel terzo incomodo non dava alcuna soggezione, al contrario, mi manipolava i seni, affinché lui vedesse i capezzoli, inturgiditi, e mi scostava lo slippino dalla vulva, per offrirgli lo spettacolo delle mie grandi labbra, schiuse dalle sue dita.

Le mie emozioni si fecero strane, si sovrapponevano; quella situazione; quell’uomo viscido che sembrava elemosinare un po’ di piacere, da un lato mi disgustava, da un altro mi faceva girare la testa per l’eccitazione.

In quel quadretto osceno, di naturale c’erano solo i cespugli, per il resto eravamo tre sporcaccioni, che lontani da ogni sentimento, desideravano solamente il piacere, non importa quanto squallido o sporco fosse il sistema per raggiungerlo.

Mio marito mi si pose alle spalle, per armeggiare meglio sul mio corpo: ora avevo fuori dal reggipetto i due seni enormi, trattenuti dal suo avambraccio, mentre l’altra mano teneva giù lo slip, di modo che si vedessero i peli e il mio inguine.

Mi penetrò con il medio, tirando forte verso l’alto e iniziò a masturbare; io tutta bagnata, ma offesa, ancheggiavo a favore delle sue manipolazioni.

L’uomo di fronte a me era letteralmente partito con la testa; ipnotizzato dalla scena, provò timidamente a estrarre il pene dalla lampo del pantaloncino. Nessuno lo sgridò, così quello si fece coraggio e fece venir fuori anche lo scroto, molto grosso, che si adagiò sul lato. Il suo cazzo era già abbastanza rigido ma pendeva ancora verso il basso.

Eccitata dalle carezze, non avevo ancora fatto in tempo a “perdonare” quella enorme trasgressione che, dai cespugli, vidi arrivare timidamente altri due guardoni.

Come belve sottomesse, che si accontentano di obbedire al cosiddetto “maschio alfa”, si tennero leggermente più indietro, in totale silenzio, tutti e due con gli occhi sulla mia vulva, che iniziava a gocciolare.

Mio marito dovette fare un qualche cenno di approvazione, perchè il primo uomo avanzò verso di noi con circospezione.

- Prendiglielo in mano… - mi sussurrò Tony – vedi come è caldo.

Mi riscossi, ero poco propensa a quelle azioni, avevo persino un po’ paura, ma mio marito insisteva e mi arrapava con le dita; intanto il cazzo dell’altro era così vicino, così attraente… mi feci coraggio e lo presi. Era veramente molto caldo e morbido, la pelle era di seta e mi venne spontaneo accarezzarlo, estendendo i movimenti alle due grosse palle. Le saggiai, le soppesai, non pensavo che prenderle in mano sarebbe stato così appagante, quasi tenero.

Gli altri due, intanto, tirarono fuori, rispettivamente, i loro cazzi. I porci avevano capito tutto e speravano di far bottino, quella sera.

Tony mi tolse lo slip, poi mise per terra un asciugamani piegato e mi invitò a inginocchiarmi. Ero troppo infoiata per rifiutare.

Ripresi in mano il membro dell’estraneo, mentre Tony fu il primo a mettermelo in bocca.

Senza premere, mi lasciò piena libertà di leccare, di assaporare, di succhiare…

Ormai eravamo prossimi all’imbrunire, dalla stradina prospiciente si sentivano le voci e lo strascichio dei passi dei bagnanti che lasciavano la spiaggia.

Io avevo un calore nel petto è una voglia matta di esibirmi, di concedermi, di essere porca. Volevo servire quei maschi, volevo offrirmi in “sacrificio” per permettere al loro seme, costipato e bramoso, di sgorgare dai coglioni. Di sgorgare per me, dea e femmina: primadonna in quell’angolo di natura, dove il quotidiano non aveva alcun potere.

Niente formalità, nessun rispetto delle regole della società, niente rèmore… e io avevo perso la bussola. Dovetti tenermi alla coscia di mio marito per non cedere al vorticoso piacere che mi faceva girare la testa. Con l’altra mano, impugnandolo come un randello, strattonavo il pene dell’altro maschio.

I due che avevano tirato fuori il cazzo, si avvicinarono guardinghi, tastando la situazione: cercavano di capire fin dove si potevano spingere, e cosa potevano ottenere, da quel “banchetto” pagano.

Intanto, altri due, uno dopo l’altro si erano avvicinati per spiare. Uno era un ragazzo, doveva avere vent’anni o poco più; lo notai perchè era altissimo e magro.

Aveva uno sguardo dolce, che si perdeva in quella scena, incredibile ai suoi occhi. Mi piacque pensare che, per lui, era la prima volta.

I primi due, iniziarono a toccarsi con movimenti lenti, erano talmente vicini, che venni pervasa dall’odore tipico del pene caldo, appena estratto dalle mutande. Un lieve olezzo di orina mi colpì ma senza offendermi le nari; l’eccitazione aveva spezzato ogni mio freno inibitore. Accettavo di buon grado quegli odori, normalmente odiosi, come fossero profumi afrodisiaci.

Mentre contemplavo le varie fogge dei membri eccitati, che mi circondavano, mio marito arretrò di pochi centimetri, masturbandosi con tre dita e restando, col glande, a favore della mia bocca. Venne subito, ci mise poco più di un minuto per sgorgare: cominciò in bocca, con i primi schizzi, poi si spostò ancora, per sporcarmi i seni, il viso e, di certo, anche i capelli.

‘Non ha importanza.’ pensai, però mi sembrò veramente strano il comportamento di Tony. C’eravamo appartati da pochi minuti e lui, lui che desiderava tanto quel momento di trasgressione, aveva già perso l’eccitamento?

Mi alzai. Io stessa mi ero un po’ raffreddata; ero pronta a seguirlo, anche per sfuggire a quel gruppo silenzioso di voyeur arrapati.

- No, stai, - disse Tony sbrigativo, - stai ancora un poco, tranquilla, sono qui…

Però adesso lui era freddo e distaccato, e si spostò verso il margine della radura, facendomi sentire sola e vulnerabile; più che una signora eccitata da un gioco perverso, mi sentii una puttana, silenziosamente minacciata da un branco, da maschi che vedevano in lei solo un buco, per sfogarsi.

Uno dei nuovi venuti, si abbassò il pantaloncino e si avvicinò, agli altri. Aveva un cazzo molto spesso e scuro, forse perchè l’uomo era abbastanza anziano. Fu molto scaltro, invece di elemosinare una carezza liberatoria, si inginocchiò sulla sabbia, proprio davanti a me, stese la mano e iniziò a carezzarmi la vulva. Quel gesto mi riempì di calore; di nuovo il desiderio ebbe la meglio, in piedi, stesi le braccia e catturai saldamente due cazzi, quelli più a portata di mano.

Il signore inginocchiato premeva sulle grandi labbra, adesso; aveva un modo di toccare e di spingere meraviglioso, deciso ma delicato allo stesso tempo. Le sue dita erano molto grosse, ne infilò una in vagina, premendo verso l’alto, poi ne mise dentro due. Cominciò a penetrare facilmente: ero completamente bagnata e continuavo a grondare.

L’uomo che me lo aveva messo in mano per primo, mi prese per la spalla, tirando lievemente verso il basso. Resistetti, poi guardai in direzione di mio marito, nonostante fosse a disagio, mi fece un piccolo cenno d’intesa… non lo capivo: ‘Perché comportarsi in quel modo? Fai di tutto per iniziare la “festa” e poi, te ne tiri fuori?’

Io lo amavo, avrei tanto voluto lasciar perdere quel casotto, andare da lui, tornare a casa… ma l’eccitazione mi inchiodava a quel gruppo di porci, che mi desideravano, che smaniavano: un omaggio irrinunciabile alla mia bellezza.

Mi abbassai e iniziai a fare il pompino. Il vecchio, da sotto, si accostò di più, dovette fare una vera acrobazia con la testa, per mettersi a favore della vulva e iniziare a leccare… com’era bravo; le lebbra frullavano il clitoride, mentre la lingua spessa e succosa, affondava in figa. Col ditone bagnato di saliva, lento lento, mi penetrò l’ano; salì talmente che mi fece gridare di piacere e di sorpresa.

Ripresi tra le dita il cazzo di quello che aspettava, zitto e in piedi. Doveva essersi masturbato a lungo, perchè, mentre succhiavo il pene del suo amico, mi sentii pervadere da un succo caldo, che m’imbrattò le dita e il petto. L’uomo era venuto subito.

Anche quello che mi scopava in bocca dava segni di smaniare, a mio avviso era pronto pure lui. Mi chinai, il vecchio non ci arrivava più con la bocca, adesso, ricominciò a farmi con le dita.

Feci segno al ragazzo che, poverino, se ne stava a guardare senza fare niente. Quando fu abbastanza vicino, con due dita gli tirai l’orlo del boxer, per fargli capire che poteva liberarsi.

Il ragazzo lo fece e io mi bloccai per la sorpresa, aveva un pene lungo come un braccio, pendeva verso il basso ma era gonfio ed eccitato.

Troppe emozioni.

Il vecchio spinse e agitò le dita, l’uomo al mio fianco mi venne in bocca senza preavviso, riuscii a scostarmi, ma la frittata era fatta, avevo bevuto una bella dose di sperma… come resistere?

Cominciai a venire, mugolando e strabuzzando gli occhi. Se il vecchio masturbatore non mi avesse tenuta stretta sarei caduta di sicuro.

Quando mi ripresi, mi alzai e mi misi a centro, tra il vecchio e il ragazzo, masturbandoli contemporaneamente. Ogni tanto mi abbassavo per prendere il glande in bocca, ora dell’uno, ora dell’altro. Il vecchio era ancora ben dotato, ma il pene del ragazzo, la testa, era qualcosa di spropositato; se non premevo con le labbra non entrava, nonostante avessi la bocca spalancata.

Lo desiderai dentro ma non osai farlo. Mio marito, intanto, si era un po’ ripreso, scattò alcune foto col cellulare.

Mi riprese anche quando mi inginocchiai, al centro tra i miei due ‘cavalieri’ improvvisati; loro sborrarono, prima il signore più anziano, tremando sulle cosce e vibrando tutto. Il ragazzo venne dopo un poco, mai vista tanta ‘roba’. Sgorgava a fiotti dal cazzo, e sembrava un fiume in piena; non finiva mai.

Ormai avevo perso le mie remore, raccolsi tutti i loro spruzzi, senza far troppo caso anche se mi arrivavano in bocca.

Non avevo mai ricevuto tanto sperma addosso in vita mia; inutile dire che mi sentivo sporca ma felice… quella roba è speciale, sia nella consistenza che nell’odore.

Mi passai la mano addosso, ero piena di liquido nuovo. Quella di mio marito, invece, si era già seccata.

Il gruppo di uomini sparì nella notte, così com’erano comparsi.

Avrei voluto scendere a mare per lavarmi ma adesso, col buio, dopo l’orgia mi sentivo vulnerabile, avevo un po’ paura.

Mi passai addosso il telo-mare umido. Tony mi prese la mano e mi portò alla macchina, mentre traballavo un po’ sulle gambe, ancora provata, ancora insicura.

Tornammo a casa in silenzio e, dopo una lunga doccia, mi addormentai come un sasso.

Quella mattina dormii fino a tardi.

Quando mi svegliai Tony non c’era, trovai però, accanto al letto un croissant coperto da un fazzolettino e il mio amato cappuccino freddo.

Feci subito un’altra doccia, come volessi scrollarmi di dosso quell’esperienza così lontana dal mio essere e dalle mie abitudini sessuali. Nonostante la sera prima, complice l’eccitazione, ne avessi goduto appieno, ora, catapultata nel mio universo tradizionale, mi sentivo come… sporca, ecco. A provocarmi questa sensazione intima era proprio un fatto pratico e legato al mio modo di essere: in generale non ero troppo propensa al contatto fisico improvviso; devo riconoscere che, per me, è proprio una specie di fobìa. A volte cercavo di evitare persino di dare la mano a qualcuno, per non aver contatti con la pelle altrui, peggio ancora se le mani erano sudaticce. Forse questa repellenza era legata a qualche fattore che proveniva dall’infanzia o, semplicemente, e come credo probabile, era una conseguenza dovuta al mio olfatto, estremamente superiore alla media: così sentivo cattivi odori dappertutto. Temevo sempre che gli estranei puzzassero, chessò io: di sudore; oppure avevano mangiato dell’aglio, maneggiato cipolle o, per assurdo (ma non troppo), erano appena stati in bagno ma poi non si erano lavati le mani.

Tutte queste fissazioni perdevano potere su di me, quando, sapientemente guidata, mi ritrovavo immersa in una situazione eccitante. Allora le cose si ribaltavano addirittura e non disdegnavo persino il senso del lubrico, anzi, perdermi nel “vizio” col primo “camionista”, poco pulito e reduce da un lungo viaggio, o essere stuprata, senza troppi riguardi, da uno sconosciuto, nel WC dell’Autogrill, rappresentava una delle fantasie erotiche che, nei momenti di piacere, attraversavano la mia mente elettrizzata.

Per mia fortuna, tra il dire e il fare… e così questi “flash” da sporcacciona restavano stimoli piacevoli ma solo nei sogni.

Dopotutto, era uno dei segreti che ci teneva legati; mio marito aveva imparato a conoscermi profondamente. Credo avesse realizzato che, di così tante fantasie, un bel giorno qualcuna si sarebbe potuta trasformare in realtà.

“Ma sicuramente non adesso!” pensai, uscendo dalla doccia rinfrancata, avvolgendomi nell’immacolato accappatoio, che odorava di detergente fresco.

Tony tornò, con giornali e altre cianfrusaglie.

La giornata non era delle migliori, una leggera perturbazione sembrava promettere pioggia per il pomeriggio e il sole trapelava poco, attraverso i rinfrescanti nuvoloni grigi. Uscimmo e ci dedicammo al turismo classico, visitando un paio degli stupendi borghi collinari. I vecchi paesini, ben tenuti, offrivano sempre scorci panoramici interessanti. Mangiammo biscottini alla mandorla e al pistacchio, e gelato artigianale a volontà: vere ghiottonerie della produzione locale.

Rientrammo quasi alle diciotto, troppo presto per la cena, così ci poggiammo sul letto, fianco a fianco nella penombra.

- Sei stato molto freddo con me… - dissi a bassa voce dopo alcuni minuti. Gli occhi socchiusi, cullata da una leggerissima brezza che filtrava dalla tapparella.

– Ieri ho sbagliato in qualcosa? – non sono una ragazzina. Conosco bene gli uomini e so che bisogna andarci cauti sugli argomenti che riguardano il sesso. Nonostante noi donne siamo sempre tacciate di essere complicate, sono proprio i maschi ad avere le idee poco chiare rispetto alla nostra sessualità. Quando ci prendono, spesso ci vogliono puttane, disponibili e, se possibile, perverse, dopo, tornando alla routine familiare, si turbano solo all’idea che noi possiamo coltivare pensieri erotici e appetiti sessuali.

“Come mai? Come puoi? Non sei santa come la mia mammina? colei che ha conosciuto il sesso solo per procreare e, nonostante questo, di certo non ha mai provato un vero, disdicevole, orgasmo…” ecco ciò che credo pensino in molti nei meandri segreti della loro mente.

Devo ammettere però che questo non è il caso di mio marito; si è sempre dimostrato esperto e complice, senza mai rinfacciarmi nulla, senza mai affrontare argomenti stupidi e fuori luogo.

- Sapevo che lo avresti notato… - disse Tony, con la voce velata dal sorriso. – Ho voluto sperimentare il tutto per tutto, e mi sono scottato, di brutto!

- Non ti capisco, tesoro? Cosa intendi?

- Mi conosci, lo sai che dopo l’eiaculazione perdo ogni interesse per il sesso. È uno dei motivi per cui non riesco mai a leccare il mio sperma… eppure, te l’ho detto, il desiderio di succhiarti la figa, riempita di succo maschile, è uno dei miei grandi sogni, ma poi non ci riesco; dopo arrivato non mi va. Che ci posso fare?

- Lo so caro… ma allora a cosa ti riferisci? Ieri sei stato tu a venire subito, ricordi?

- Ma certo, amore, tranquilla che tu non c’entri per niente… o meglio, c’entri tantissimo, ma non hai nessuna colpa!

- Ok, adesso ti spiace farmi capire? – Ero veramente dispiaciuta. – Posso sapere cosa ti è successo?

- È successo… è successa la cosa più stupida del mondo: sono caduto nella mia trappola. Quando quegli uomini iniziarono ad avvicinarsi, quando vidi i loro peni flaccidi a portata di mano e il loro desiderio folle di possederti, io… vedi, io non ho capito più niente; mi sembrava di toccare il cielo con un dito, per la goduria. Figurati, mi pulsavano le tempie e il cuore mi batteva a tutta forza. Allora ho fatto la pensata più scema della mia vita… e dire che ci avevo fantasticato sopra più volte: volevo soffrire veramente! Volevo gustarmi appieno l’umiliazione di quel rapporto contronatura.

Io, tuo marito, venivo cornificato come l’ultimo degli uomini e, attenzione: senza violenza… al contrario, ero proprio io a darti agli altri, e tu? Tu, accettavi, peggio di una puttana, di toccare e succhiare tutti quei cazzi…

- Lo sapevo… avevo ragione a non volerci stare; lo vedi?

- Ma che dici, amore mio? Lasciami finire… tu, tu sei stata meravigliosa. – mi si fece più dipresso, accostandosi alle spalle e cingendomi ancor più stretta, col suo braccio. – Io, invece io, ieri non sono morto per miracolo. Vedi, Marì, appena venuto, come previsto, il mio desiderio è calato ai minimi termini; non sentivo assolutamente più niente, anzi sono stato preso dal disgusto e soffocato dall’umiliazione. Probabilmente, se fossi stato più giovane e focoso, avrei lottato con quella gente, per strapparti da quelle mani luride, che puzzavano di orina e di seghe segrete. Quello che, nei miei desideri, doveva essere il più estremo momento di piacere, si è trasformato nella più squallida delle scene a cui sono stato costretto ad assistere…

Preferii tacere. Ora che sapevo che non ce l’aveva con me, ero rincuorata ma ancora non capivo come sarebbe finita quella sua confessione. Intanto, Tony, mi accarezzava sempre più intensamente, e tutto il corpo. Per non trovare ostacoli, volle che lo aiutassi a liberarmi dal pantaloncino e dalle mutandine, pur leggerissime. Così poteva accarezzarmi tutta, come piaceva a lui… e a me!

Adesso il suo tono era leggermente cambiato. Non mi sembrava più così catastrofista, come prima, e la voce era velata da un leggerissimo affanno.

- E a te, gioia? Che emozioni ha procurato? Che cosa hai provato, circondata da quegli sconosciuti?

- Che devo dirti, caro? Sarei bugiarda se dicessi che l’ho fatto solo per te. – ammisi, onestamente. – O meglio, senza di te, così, a freddo, ma non lo farei nemmeno per tutto l’oro del mondo… e tu conosci le mie motivazioni. Però ieri sera… una volta eccitata… ecco: era inebriante, come da una droga, la prima cosa che ho provato è stata una specie di sensazione trionfale. Soprattutto quando si eccitavano, quando sembravano dipendere da me… pazzi di desiderio. Quell’emozione, psicologicamente, è stata adrenalina pura… - sentii alle spalle il cazzo di mio marito, duro come un salame, che mi toccava i glutei. Con la mano, invece, scorreva per tutta la schiena, proprio come piace a me.

- Ma poi… poi, ti è piaciuto?

- Sì… - dissi, sapendo che adesso voleva sentirmelo dire. – Ma allora mi fai capire perchè hai goduto per primo? Non potevi gustarti lo stesso la scena? Dopotutto, quel “teatrino” è cominciato per dare piacere a te…

- Lo so, tesoro, lo so che sono veramente un porco, ma è più forte di me…

Non perse altro tempo però, sapeva dove cercare e trovò facilmente ciò che desiderava. Invece di toccarmi la figa, Tony puntò direttamente il mio ano e ci premette sopra il prepuzio bagnatissimo. Non ero ancora pronta e poi, avrei preferito una scopata più rilassante; il suo pene dietro era sempre impegnativo. Come vi ho detto, pur se non era troppo lungo, era assai spesso e la penetrazione sempre un po’ dolorosa. Ma non volli irritarlo, capivo che era molto stressato, proprio a causa dei suoi controversi desideri. Mi bagnò meglio e si mise a premere ma senza ficcare…

- Sai cosa mi è successo?

Ascoltai senza rispondere, mentre cercavo di concentrarmi, allargando le natiche con le mani.

- Praticamente, l’ho detto: ieri è stato un inferno. Figurati, più ti vedevo eccitata e più ce l’avevo con te… ne pensavo di tutti i colori; però ho sopportato, ho voluto osservare tutto, anche se mi faceva male la bocca dello stomaco.

Respiravamo a scatti, eccitatissimi dalla piega che stava prendendo la serata.

- Anche stamattina, dopo aver dormito abbastanza male, non ero ancora in gran forma e mi feriva l’immagine di te.

Quasi angelica, dormivi beata; indossavi solo la vestaglietta, ti eri scoperta nel sonno, e le gambe e le braccia piegate, cosi chiare, le forme così morbide… sembrava stessi pregando. Mi sono fermato a guardarti sai?

Una fitta, non tremenda ma una fitta. Dietro. Era entrato: porco!

Tante belle parole sensuali ma intanto, a furia di armeggiare con le dita e la saliva, mi aveva penetrata. Spinse fino in fondo, lacerandomi, ma poi uscì… strinsi le labbra tra i denti per sopportare; non un lamento, sapevo che sarebbe entrato di nuovo.

- Ti guardavo riposare, il volto disteso, un leggerissimo sorriso sulle labbra perfette, eri in pace col mondo… non potevo credere a ciò che ricordavo della sera prima! Adesso sembravi un angelo, ieri eri una troia. Non ti sei tirata indietro, nonostante quei maiali arrivassero, uno dopo l’altro. Non avevi vergogna di mostrarti… e non provavi vergogna davanti a quei loro cazzi, sguainati come piccole spade di carne…

M’infilò di nuovo il pene, ma non mi faceva più tanto male; però adesso, per essere certo di sfondarmi, mi artigliò le anche, trascinando il mio corpo a suo favore.

Era la punizione per la mia sfrontatezza; sapevo che sarebbe successo e godevo nel sapere… soprattutto aspettavo quelle sue descrizioni: lubriche, crudeli, spiattellate senza pudore, senza alcun rispetto. Mi buttava giù, nella fogna del mio peccato, rinfacciandomi, una per una tutte le brutture cui mi ero sottoposta, con gioia tra l’altro. Non riuscii a trattenere un lungo, godurioso, mormorio, mentre m’infilavo due dita in figa, così da sentirmi presa da entrambi i lati.

- Che puttana. Io vedevo tutto lo “sporco” di quella scena, capisci? Non ero eccitato ero schifato, mortificato… una vera tortura. Non era come nei film: intorno alla mia stupenda moglie non c’erano, a contendersela, dei fusti palestrati, magari superdotati… forse sarebbe stato meglio; forse avrei potuto capire. Nooo, assolutamente no! C’erano quattro sfigati; gente men che comune, gente di mezz’età, con i loro cazzi barzotti, allupati di figa. Persone in ciabatte e calzini logori, persino un vecchio. Quel cane, nonostante l’età, è quello che ti ha goduta di più… porco schifoso.

Adoperò le due mani e con forza mi voltò, per mettermi sotto, ma senza mai uscirmi dal sedere. Mi strattonò verso l’alto, lo accontentai e lui infilò un cuscino sotto l’inguine, per godermi meglio. Ormai, quasi gridavo, perduta nella libidine di quel racconto tanto realistico. Mi sentii di nuovo sporca, piena di schizzi, con la carne calda dei cazzi tra le dita… tra le labbra…

- E poi lo sperma… schifosa… lo sai quante sborrate hai preso ieri, troia?

- Tante… sì … siiiiii

- E non li fermavi? Non sfuggivi ai loro cazzi?

- No, non sfuggivo, li facevo fare!

Tony non aveva alcuna intenzione di passare alla figa, tutte le sue pompate erano solo per il mio culo. Accettai, silenziosamente, questa sua scelta maligna: “Sono stata una porca, tutti quegli uomini addosso. Ha ragione Tony, devo essere punita, impalata. Sì, sì. Lo merito!” Così cominciai a godere, mentre lui m’incalzava.

- Non le sentivi le mani addosso? I seni, ricordo ancora come ti palpavano i seni, quegli stronzi.

- Sì, i seni. Sì.

E lui fece lo stesso, mimava i gesti che aveva visto operare sul mio corpo, dagli estranei.

- Non ne conosci nessuno… eppure ti sei fatta sborrare addosso e in bocca. Ti rendi conto? Ti rendi conto? Perchè?

- Perchè mi piaceva… mi piaceva da morire. E tu che guardavi, e io che ti facevo le corna.

- Sai… - disse con un fil di voce – oggi sono stato eccitato tutto il giorno. Passato il dolore di ieri sera, non facevo che rivedere la scena: la tua bocca, i cazzi che cambiavano tra le tue labbra accoglienti. Io che soffrivo, come se m’infilassero degli spilli in corpo… è stato meraviglioso e tremendo. Soffrivo senza godere, una tortura… non lo dimenticherò mai. E la tua faccia… e gli schizzi bianchi che ti violavano: in bocca, sui seni, sulle spalle… non si fermavano, non si fermavano…

E Tony si accasciò tremante sul mio corpo, bloccandomi sotto il suo peso.

Non scopava più su e giù, dalla cappella infissa nel sedere, sgorgava copioso il suo seme caldo, bollente… e mi rimase dentro.

Nonostante pressata, riuscendo a malapena a sfiorarmi il clitoride, riuscii a venire a mia volta.

Fine della prima parte.

Continua…

© - Giovanna Esse 2017

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