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Una storia di emthirteen

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/em·pa·tì·a/

sostantivo femminile (ἐν+πάθεια)

Pubblicato il 29 settembre 2017

C’era una goccia d’acqua a scrivere sui vetri, fredda, trasparente, trovava riposo nella perfezione della sua stessa corazza. C’erano i raggi caldi del sole a riscaldare la pelle dopo la pioggia, c’era anche il sorriso di un bambino appena atterrato dal suo gioco preferito.

Il sentimento di empatia, che definirei piuttosto come inclinazione naturale e predisposizione d’animo a cui, purtroppo o per fortuna, i prescelti sono impossibilitati a sottrarsi, mi piace affidarlo al profumo dell’asfalto battuto dalla pioggia. Un’immagine intoccabile, eppure accessibile alla mente. L’empatia è lì: sopra tutti, sopra tutto, invisibile. Puoi avvertirla, sentirla scavare fin dentro la pelle e vederla depositarsi nelle ossa, come se queste fossero il rifugio scelto. Ma l’empatia non ha bisogno di protezione. Scavalca muri impenetrabili e, senza abbatterli, sa rimpicciolirli fino a renderne limpido l’orizzonte.

È un argomento intenso, non di poche parole, ed è per questo che sono qui a ponderare le mie, più pesanti e presenti delle precedenti. Mi perseguita di tanto in tanto questo modo d’essere, che come altro potrei definire? Una tendenza dell’anima?

Ma cosa comporta il sapersi in balìa di questa affinità d’animo? Quanto pesa?

Qualcuno ha detto: “Tutto quello che volevo era raggiungere e toccare un altro essere umano, non solo con le mie mani, ma con il mio cuore.” Credo che questo pensiero esprima in tutto la sensazione costante che si è costretti a sperimentare dentro di sé. Detto così sa molto di dolore, di fatica. Non lo è! Però è impegnativo, e so che qualcuno converrà.

L’empatia non conosce molte vie, ne ha una tutta sua che non vuol cambiare: si tratta di una strada invisibile e impercettibile, ma afferrabile da chi la sa lunga pur non avendo tutto poi così chiaro.

Io non chiedo al ferito come si senta, io divento il ferito.— Walt Whitman

Empatia non significa impietosirsi alla vista di un uomo che non riconosce più la sua strada. Empatia significa desiderare di poter accedere alla fiducia di quell’individuo tanto da poterlo stringere, rassicurarlo. Dirgli che aspetti? cerchiamo insieme, no?

Empatia non è provare compassione e passività d’emozioni, ma addossarsi una consapevole immedesimazione che accetti tutte le logiche e le contraddizioni. E tutto questo non lo si può scegliere, non lo puoi scegliere se sei un empatico. Devi sottostare alla potenza delle sensazioni, imparare a gestirle, a controllare il desiderio di voler essere nell’altro, aiutare l’altro, promettere che ci sarai con tutto te stesso, comprese gioie e malinconie, assicurargli che saresti in grado di alleggerire le fatiche, moltiplicare le felicità.

Da piccola ho spesso sperato che non fosse solo questo: soffrire, avvertire tutto smisuratamente, lasciarsi schiacciare. Poi finalmente la risposta: non è mai stato solo questo. Non lo è: è molto di più. E il peso trova espressione solo nella scelta personale di sostenere chi amiamo. In compenso c’è molto da raccogliere, tanto da posare in valigia.

Ho imparato, ci provo ancora, a selezionare situazioni e storie, ad accettare che non tutti i casi devono essere intesi con quel filo di parole. Non sono tutte missioni salvifiche. Più di tutto, però, ho compreso che ogni persona custodisce un messaggio diverso.

Ci sarebbe molto altro da tirare fuori, così tanto che mi perdo e lascio andare ogni cosa.

Questo è uno dei maggiori sostegni dell’esistenza umana: trovare risonanza emotiva in altri uomini ai quali si è affezionati e la cui presenza suscita un caldo sentimento di appartenenza. Questa reciproca conferma mediante i sentimenti, la risonanza emotiva tra due o più persone, ha un ruolo centrale nel conferire un significato e un senso di appagamento all’esistenza.— Norbert Elias

Spesso può apparire come un peso o una fatica dalla quale non ci si riesce a liberare, perché in nome delle sensazioni è impossibile opprimere una volontà. In realtà, l’empatia altro non è che nobiltà d’animo, prestigio e privilegio: il tipico scrigno prezioso desiderabile e manifesto agli occhi del mondo esterno, ma arduo e impegnativo per chiunque debba gestirlo.

Abbiate cura di voi stessi,

Miriam

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