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Una storia di LuigiMaiello

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Se ne dicon di parole.

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Pubblicato il 08 ottobre 2017 in Thriller/Noir

Tags: noir parcheggio violenza

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Luci rosse accese nel buio, silenzio totale. Teste inclinate, alcune sul vetro, altre sulla spalla di chi gli è accanto. Ogni tanto qualcuna fa uno scatto, si mette in posizione eretta, ma poi torna ad abbassarsi. Nelle auto dormono quasi tutti, a parte il conducente e qualcuno che cerca di fargli compagnia.

Doveva essere un tranquillo ritorno a casa dopo una giornata in spiaggia a bere, ballare e prendere il sole. Tutti erano contenti fino a poco prima.

Sulle note di “Se ne dicon di parole” di Giuliano Palma, Claudia aveva conosciuto Marcello, che l’aveva fatta ballare e girare le gambe e la testa. Anche lui ha usato le parole giuste, e ora sta per accompagnarla a casa.

Devono prendere la tangenziale, uscita Arco Felice. O meglio, dovrebbero.

“Riusciremo ad uscire da qui prima o poi?” - chiede Claudia.

Tutte le strade che conducono al litorale sono bloccate e non si tratta del solito traffico. I veicoli ora sembrano aver messo le radici in quel terreno arido e polveroso su cui ormai non c’è più un centimetro libero.

Chi è sveglio guarda lo smartphone, vorrebbe capire cosa succede, ma la gente è tanta, la connessione poca e la lucidità ancora meno. Passa un elicottero, poi un altro ancora.

Si sente un boato e una luce fortissima illumina l’oscurità del parcheggio.

Un risveglio brusco per chi stava dormendo, mentre altri escono dalle loro auto e si riversano in spiaggia.

L'aria ha preso il colore bianco elettrico, si accende e si spenge a ripetizione tagliando il buio. In quei lampi di visibilità ci sono i corpi di uomini e donne che corrono, paiono bloccati dentro a una radiografia. Hanno le mani alle orecchie, qualcuno grida, altri vorrebbero ma la voce non esce. Corrono verso il mare. Claudia blocca la mano di Marcello che vuole aprire la portiera. Qualcosa dice a Marcello che è meglio allontanarsi da lì, vorrebbe spingere sull'acceleratore del suo Touareg, ma le auto davanti formano un muro. A Claudia, invece, qualcos'altro dice che è meglio rimanere dentro, si sente al sicuro nell'abitacolo dell'auto. Nessuno dei due parla. Le parole non contano dinanzi all'inspiegabile. Se ne dicon di parole dentro al cervello quando a parlare è la paura. Marcello pensa a un attentato che di questi tempi va di moda; Claudia si immagina un'esplosione di un camion, entrambi parlano tra sé e sé, come fa chiunque quando avverte che i secondi che passano potrebbero essere gli ultimi. Non c'è tempo nemmeno per i ricordi. Di un ballo, con le braccia di Marcello sui fianchi di Claudia, di un movimento che va da solo e parla, dicendo molte cose. Claudia ha tirato giù il finestrino, alza gli occhi al cielo come a controllare che li stia proteggendo, poi scruta in lontananza, verso la carreggiata che costeggia il parcheggio. Da prima non comprende, trattiene il respiro, si stropiccia gli occhi e mette a fuoco attendendo che l'aria per l'ennesima volta si illumini. E' una giovane donna, magra come una foglia, cammina tenendo le braccia sul ventre, ha i capelli lunghi che le coprono il viso, è scalza e mette i piedi, l'uno davanti all'altro con cautela, come fosse in cerca di equilibrio. Anche Marcello la vede e di scatto apre la portiera perchè vuole capire se quello che sta venendo dritto nella loro direzione è qualcuno che sta per morire.

Ed è l'odore che lo colpisce come uno schiaffo, lasciandolo per un attimo senza respiro, quell'acre sentore di bruciato, misto a qualcosa che al momento non riesce a comprendere. La donna allunga la mano verso di lui, mentre dalle auto vicine le persone esplodono fuori riversandosi in ogni direzione. Si sentono urla di disperazione, la paura serpeggia come un virus, contagiando ogni cosa. Il viso di un bambino appare dietro al vetro di una vecchia Opel, ha gli occhi sgranati ed increduli. Forse stava dormendo e il boato lo ha strappato a sogni ben più belli e sicuri.

-Torna dentro!- gli grida Claudia, sporgendosi verso di lui, cercando inutilmente di afferrarlo per la camicia. Lui è già fuori, cammina verso la giovane donna e, prima di raggiungerla, già sa che non potrà fare niente per lei.

Gli elicotteri volteggiano, lontano si fanno sentire le sirene; si è sempre domandato quale fosse la differenza di suono tra le Croci e la Polizia o i Carabinieri, forse nessuna, forse sì, ma che importa in quel momento, quando la raggiunge e lei si accascia tra le braccia. Ha una macchia di sangue in mezzo al petto, i vestiti ne sono zuppi; Marcello non ha mai visto la morte da vicino, nemmeno quando sua madre ha deciso di abbandonarlo in quella camera di ospedale tre mesi prima. Aveva girato la testa, allontanato, da colei che gli aveva dato la vita, per correre ora in soccorso ad una perfetta sconosciuta.

Le grida si alzano ancora più forti: mio Dio che cosa è successo? Non è un incidente, quella luce tremenda è qualcosa che appartiene all'inferno, non all'esplosione di un mezzo.

La adagia a terra e rimane ad osservarla, mentre dai suoi occhi la vita fugge e il respiro smette di dilatarne il torace. Ha voglia di piangere, per lei, per sua mamma, per il tempo che tende a peggiorare le cose, per questa umanità che non è degna di esistere. Invece inizia a correre, verso la fonte del disastro, non gli interessa di Claudia, ha solo bisogno di sapere ed essere d'aiuto. Inciampa, si rialza, mentre qualcuno lo scontra e altri incrociano spaventati il suo sguardo. Fa caldo in quella sera d'estate, fatta di pizze e ritorni a casa, di un film da vedere sul divano godendosi l'aria che spira dalle serrande socchiuse. E' così che dovrebbe essere, solo così...

Gente a terra, fiamme che si alzano illuminando il crepuscolo, un cartellone pubblicitario di una crema solare con ragazza in bikini, il suono insistente di un clacson; Marcello si guarda attorno, alla ricerca di una spiegazione che lo possa calmare, ma vede solo distruzione ed un grande buco nero che sprofonda nell'asfalto, perdendosi tra le fiamme.

"Se ne dicon di parole / gocce come quando piove /del silenzio che c'è poi / resta l'eco dentro noi". Il motivo gli pulsa in testa, mentre stringe tra le braccia la giovane donna senza nome. Dovrebbe tornare da Claudia, ma non riesce ad abbandonarla. Il silenzio che emana quel corpo, è un suono doloroso che rimbomba nelle pareti del suo cuore.

-Chi sei?- mormora. -Chi ti penserà? Perchè?...- e piange, nel rumore assordante di una scena che sa di guerra e distruzione. Urla, come un lupo ferito, fino a quando sente una mano posarsi sulla spalla. Si volta e trova Claudia, impaurita, gli occhi cerchiati di nero, che si perdono nel buio della sera. Gli afferra la camicia, vuole trascinarlo via. Marcello perde la presa e il corpo si affloscia a terra.

-Dobbiamo aiutarla, fare qualcosa per lei...-.

-E' morta! Maledizione, è morta!- urla Claudia e insieme a lei si allontana. Urtano un uomo anziano che si tiene un braccio ferito, saltano due corpi riversi a terra, senza sapere dove andare.

-L'auto...- gli sembra di vivere in un incubo.

-Chi se ne importa! Pensa a noi- lo rimette in riga lei. -Un inferno, è un inferno...-.

Marcello volta la testa e scorge lontano, come un cumulo di stracci, il corpo della ragazza, in prospettiva il cartellone pubblicitario.

"Se ne dicon di parole / non puoi neanche immaginare / sono una pubblicita' / cartoline di citta'".

E questo è ciò che ci aspettiamo? La follia che prende il sopravvento e colpisce dove non penseresti mai che possa arrivare? Zona di guerra in porto franco, virus letale che contagia il tessuto buono. Parole, solo parole; domani si saprà che è successo, qualcuno rivendicherà l'attacco. Ma in fondo è solo colpa nostra, perchè non è con la violenza che si ottiene il risultato, non con la forza si solleva il mondo.

"Dio mio!" pensa Marcello, e sebbene sia credente non si rivolge spesso a lui. Ma ora è il momento, uno di quelli che ti fanno capire quanto sia importante essere ancora vivi e poterlo ringraziare. Ma lei, quella povera ragazza, che male aveva fatto?

-Corri, cazzo, corri!- Claudia lo strappa dai pensieri, mentre raggiungono il punto della coda di auto risparmiate dalla strage. I visi di chi li guarda esprimono paura, sbigottimento, incertezza. Sono imbottigliati, come soldatini in fila per la guerra. Il grande buco che Marcello ha visto è la porta degli inferi, da cui si sta allontanando con timore.

La città si sveglia con fatica, la notte è rimasta appesa al giorno prima, senza quel senso di riposo che porta la notte. Marcello beve dalla tazza il cappuccino e osserva la tv. Una strage, quasi sessanta morti, tutte persone di ritorno da una giornata di festa. Non c'è ancora nessuna rivendicazione, ma tanto non importa, chi ha voluto compiere quel gesto sconsiderato non è certo un essere degno di essere chiamato uomo. Claudia ha il viso rigato dalle lacrime e stringe la tazza quasi fosse un posto sicuro dove aggrapparsi. Marcello pensa alla ragazza, rivede quel corpo abbandonato e sa che la morte gli è passata accanto, sfiorandolo. Il cronista indossa una giacca color carta zucchero e una camicia bianca con il colletto aperto; ha i capelli arruffati e dietro di lui si scorge il punto in cui il furgone carico di esplosivo è stato fatto brillare. Ci sono carcasse di automobili e mezzi delle forze dell'ordine parcheggiati ovunque. C'è pure l'esercito, alcuni soldati in assetto da guerra vigilano l'intorno. Sono scappati i buoi e ora chiudono la stalla, pensa con una punta di sconforto. Ogni volta che un fatto tragico compare nei media si crede che non possa mai accadere vicino a casa. Invece loro due l'hanno vissuto in prima persona e ne sono scampati. Si, ma come?

-L'auto... l'abbiamo lasciata là... siamo scappati... ci rintraccieranno, possono accusarci di omissione di soccorso...- balbetta Claudia. Lui si alza e l'abbraccia, sentendo in quel gesto d'affetto la tensione sgretolarsi.

-Ne compreremo un'altra. Noi siamo vivi. Eravamo animali spaventati, nessuno ci accuserà di niente-.

-Hai cercato di salvarla, puoi dirlo...- Claudia si perde nell'abbraccio. Marcello non domanda altro, ha capito di chi parla. -Dovresti cercare di sapere chi è-.

-Si...- ammette. Quegli occhi che chiedevano aiuto, che gridavano al mondo di spiegarle perchè.

Il cronista intervista alcuni testimoni presenti, sono solo parole che voleranno nel vento dei ricordi; ciò che è stato si può solo spiegare e mai cambiare. Marcello e Claudia rimangono abbracciati, osservando quel luogo che li ha cambiati per sempre, quella distruzione senza senso vissuta dopo una giornata spensierata. La parola fine, i titoli di coda, un nuovo capitolo di cui non si conosce la trama, ma che cercheranno di rendere vivibile.

Se ne dicono di parole, tante, forse troppe, ma se si smette di confrontarsi finisce che il buio prende il sopravvento. Quella ragazza rimarrà, per Marcello e Claudia, una fotografia indelebile e quel grido muto le parole da cui iniziare ancora.

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