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Una storia di FlayLili

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Essenziale 2049

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Il sorriso di Alex

L'essenziale nel contatto  e nel cuore delle persone

Pubblicato il 12 novembre 2017

Lona era molto stanca. Doveva ancora distillare l’acqua necessaria per il fabbisogno mensile dalla cisterna contenente acqua di mare che suo marito le aveva affidato: quando il bimbo sarebbe nato avrebbe avuto meno tempo per farlo. Il bip bip del videofono la distrasse dai suoi pensieri. Certamente era Alex che chiamava dalla stazione spaziale.

Appena aprì lo schermo, le arrivò il suo sorriso.

«Ciao cucciola, allora come stai? Cerca di resistere ancora un poco sarò di ritorno. E mi raccomando non dire al piccolino che sta nella tua pancia che suo padre è uno scienziato pazzo…»

«Ciao tesoro. Oggi ho fatto una bella scorta di acqua, ho distillato quasi mezza cisterna d’acqua. Avere un marito scienziato ha anche qualche vantaggio. Solo che mi manchi e a volte quando sento il bimbo nel mio pancione vorrei che tu fossi qui e potessi sentirlo.»

«Lona lo vorrei anch’io ed è per questo che sto facendo gli esperimenti sul tele trasporto e tu lo sai. Sarà un bel risparmio di risorse energetiche, solo che per adesso è solo un sogno.»

«Già… i sogni sono quella misteriosa materia che fa ricco l’uomo.»

«Ehi, pure filosofa mi diventi. Dai sorridi e dai un bacione a Manuel da parte mia. Ci sentiamo domani e non aver paura, io ti sono sempre accanto. Ciao amore.»

Si fa presto a dire sto con te. I rapporti tra le persone non possono essere a distanza. Aveva bisogno di sentire la mano di lui nella sua, di comprendere le emozioni che provava guardandolo negli occhi.

Una fitta al ventre arrivò improvvisa. “Accidenti, stavo bene fino a un minuto fa.” pensò Lona e mandò un messaggio a sua madre che abitava nella casa accanto.

Si sdraiò sul divano cercando di regolare il ritmo del respiro. Le fitte dolorose si stavano disegnando sul suo volto quando la madre arrivò.

«Lona, non fare così. Ho chiamato l’ospedale, l’ambulanza sarà qui in un attimo» le disse.

«Mamma chiama tu Alex, ti prego, io non ho la forza di farlo.»

Da quel momento tutto avvenne in maniera concitata, in breve si ritrovò tra le pareti bianche di una stanza di ospedale. Credeva di avere poco tempo invece il suo ginecologo le aveva detto che il bambino se la stava prendendo comoda. Bisognava aspettare. Non riusciva a stare ferma cominciò a passeggiare avanti e indietro. L’emozione era troppa… il loro primo figlio. Lei e Alex avevano contato i giorni e quando lui era dovuto partire, a causa del suo lavoro alla stazione spaziale, lei si era sentita immensamente sola, anche se si sentivano ogni giorno col videofono. Sua madre la teneva sottobraccio e parlava, lei non sempre riusciva a seguirla in quei discorsi di pappe e pannolini, ma le era grata che fosse lì. Le fitte cominciarono ad essere più ravvicinate, l’infermiera la fece mettere a letto.

Stava per nascere Manuel, ma dov' era Alex? Guardava in giro con gli occhi nella speranza di vederlo comparire. Sarebbe dovuto tornare in tutta fretta, con l’aeromobile mezz’ora era sufficiente, ma già erano passate alcune ore e lui non c’era. Poi cominciò il travaglio, avevano scelto i metodi antichi lei ed Alex, preferendoli ai nuovi metodi che prevedevano l’uso di potenti antidolorifici che avevano, però, gravi effetti collaterali.

Le sembrò che fosse passata un’eternità quando vide la testolina bruna di Manuel tra le braccia del dottore. E Alex? Possibile che ancora non fosse arrivato? Strinse il piccolo a sé e gli diede un bacio. Era bellissimo.

Nella stanza d'ospedale sua madre la guardava tenera, aveva gli occhi rossi di pianto.

«Mamma, che fai, piangi? È andato tutto bene. Hai visto il piccolo? Una meraviglia... chissà come sarà contento Alex, quando lo vedrà.»

Sua madre le si avvicinò e le strinse una mano.

«Tesoro, credo che Alex non potrà venire» disse seria.

«Lui è il suo dannato lavoro, possibile che non l’abbiano lasciato partire?»

«Lona, ascolta, Alex ha avuto un incidente.»

Lona restò immobile.

«Un incidente, ma dove, come…»

«Stava tornando, quando la sua aeromobile ha avuto un guasto, forse un problema di combustione. L'auto è esplosa…si è disintegrata.»

«E Alex?»

«Anche lui, tesoro, non ha fatto in tempo a espellere il sedile e lanciarsi» disse la madre con poca voce.

Il dolore del parto lasciò il posto a un gelo immenso che non andò via fino al giorno in cui

tornò a casa col suo bambino. Con Manuel tra le braccia sentiva meno freddo.

Cominciò a parlargli guardando quegli occhietti scuri che sembravano scrutarla.

«Tuo papà era uno scienziato, sai, un grande uomo e adesso si è disperso nell’universo di cui cercava di scoprire i misteri. Ma lui non ci ha abbandonati, lo ritroveremo in ogni particella viva che incontreremo e parleremo al mondo del bene che lui ha sempre cercato per l’umanità.»

Si avvicinò alla finestra e le apparve un cielo incredibilmente azzurro. Forse Alex faceva parte di quel cielo e pure nell'angoscia del dolore insopportabile che provava riuscì a trovarlo bellissimo.

“È il sorriso di Alex” pensò.

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