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Una storia di TurelCaccese

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CRIATURE: We Have Assumed Control (6/9)

6/9: OBEY

Pubblicato il 27 giugno 2017

Generazioni? Vuoi davvero che ti racconti della mia generazione? E a cosa ti serve? A comprendere le differenza con la tua? C'è solo una cosa da dire: lascia perdere. La vecchia generazione conquistava con naturalezza e in maniera del tutto spontanea cose che oggi per noi non sono che assolute certezze. Potrei dare la colpa allo stato… è facile dargli la colpa. E' un entità intangibile, che ha un rappresentante che è completamente all'oscuro delle contorte dinamiche dei suoi predecessori, che deve solo saper governare il paese. Governare il paese.. pff.. hai mai letto sul vocabolario cosa c'è scritto alla voce "politica"? La definizione di politica è "l'arte di saper governare gli altri". Non puoi trovare le differenze… ma non perché sei incapace, ma solo perché non potrai mai sapere cosa vuol dire essere ingannati da quelle che consideravi certezze. Se già da piccolo le tue certezze crollano, inizi a distinguere il bene e il male con più freddezza. Ma se le tue certezze crollano in età adulta, dopo aver avuto sentori e smentite per tutta la vita, significa non credere più a nulla. Una famiglia, un lavoro, dei figli, una casa. Per me sono solo castelli di sabbia costruiti a pochi centimetri dalle onde. La mia generazione è stata educata male. La mia generazione è stata dominata dall'inganno di uno stato. Non c'è più modo di uscirne… non c'è più modo!

Dagli altoparlanti della Casa Museo Bassi, situata in una delle strade degli stretti borghi di San Cupo ai monti, veniva trasmessa una delle ultime interviste di Federico Bassi a "Sottovoce", il programma di Gigi Marzullo in onda in tarda notte sulla Rai. Lo scrittore nato a San Cupo ai Monti, ormai in età avanzata, raccontava la sua vita alle telecamere, non sottraendo agli spettatori un'evidentissima critica allo stato italiano che fino a quel momento lo aveva snobbato, dimenticato e riciclato come un qualsiasi elettrodomestico desueto della generazione post millenium bug. Alla fine degli anni '90, un verso di una sua poesia venne citato da una serie di spot di una nota catena di rivenditori di elettrodomestici. I meno giovani sicuramente ricordano lo spot: un uomo sulla settantina con dei simpatici baffi bianchi, vestito con un vecchio giubbotto beige e con in testa un simpatico berretto dello stesso colore, cercava di spiegare a Gianni, un suo coetaneo, quanto fosse importante saper prendere le cose con filosofia. La struttura di tutti gli spot (ne andarono in onda 3 anche se ne furono girati 10) era la seguente:

- Bruno e Gianni si incontrano per caso in un luogo a caso del paese (un bar, sulle scale di una palazzina, la piazza);- Bruno chiede a Gianni come sta, Gianni gli racconta un suo problema, Bruno gli da sempre una soluzione alquanto bizzarra;- Gianni lo ringrazia ridendo ed infine Bruno gli risponde "A cosa serve l'amicizia se non ad illuminare il sentiero della ragione?";- Dopodiché partiva l'offerta del giorno, che poteva essere un televisore Phillips o una lavastoviglie Whirpool.

La frase pronunciata da Gianni proveniva proprio dalla poesia "Il sentiero della ragione" di Federico Bassi, scritta quando Federico non aveva nemmeno 20 anni. Il poema è dedicato al padre che, morente sul letto di morte, combatte con le ultime forze contro la demenza senile che lo stava uccidendo proprio sotto agli occhi del figlio. Riportiamo qui di seguito la poesia per una maggiore chiarezza della faccenda.

Il sentiero della ragione

A cosa serve l'amicizia se non ad illuminare il sentiero della ragione?

A cosa serve la ragione se non a diffidare dall'ingenuità?

A cosa serve l'ingenuità se non a sorridere senza paura?

A cosa serve la paura se non a smuovere le carovane della coscienza?

A cosa serve la coscienza se non a guardare dentro l'oblio della mente?

E tu mio caro padre, muori davanti ai miei occhi in lacrime, dimenandoti nell'oblio, sbandando nella carovana che ha smarrito il sentiero. Ed io porgo una mano per ricondurti alla luce, mentre tu accarezzi finalmente la vellutata seta della scura notte eterna.

Questa poesia venne utilizzata come Epitaffio sulla tomba del padre, Francesco Bassi, non da subito ma dopo la morte di Federico, come forma di "arricchimento culturale" per la città di San Cupo. Federico non aveva mai tollerato che suo padre venisse sepolto e non cremato come aveva sempre desiderato. Purtroppo, Silvia Goffredi Bassi, madre di Federico, in quegli ultimi mesi in cui vedeva il marito spegnersi con la malattia, cercò conforto non nei parenti ma nella voce dell'anziano parroco del paese, Don Orione Razzi, il quale considerava più sensata una sepoltura che una blasfema cremazione. Francesco Bassi inoltre non fece mai testamento scritto ma solo verbale, avendo pochissima stima della legislatura italiana. Questo ovviamente generò una faida interna all'interno della famiglia Bassi che non era mai terminata. L'unico risultato di questa faida fu che i quattro figli di Francesco e Silvia passarono tutta la vita a farsi la guerra uno contro l'altro per le proprietà. Federico Bassi spese gli ultimi anni a casa della madre, per evitare che qualcuno dei suoi fratelli riuscisse a raggirarla per farle firmare delle carte e prendere possesso del suo terreno. Fu proprio durante quegli anni che Federico, mentre era intento a cenare con sua madre, ascoltò lo spot della catena di rivenditori di elettrodomestici. Appena terminato lo spot gli venne un senso di vomito che gli fece rivoltare le budella. Non c'era nessuna autorizzazione ad usare una sua frase a cui era così legato emotivamente all'interno di uno spot per lavatrici. Ci mise circa quattro giorni per riuscire a parlare con un rappresentante legale della catena di negozi, il quale lo fece attendere altre 48 ore prima di formulare una carta scritta in cui si, venivano elargite delle scuse, ma venne anche sottolineato il fatto che le parole in questione non fossero una proprietà intellettuale dello scrittore. Inoltre nella lettera veniva offerta allo scrittore una somma di diversi milioni di lire per poter utilizzare la frase in questione nei successivi sette spot in produzione. Ovviamente Federico Bassi non accettò mai quei soldi e ne fece un caso mediatico. Il risultato finale fu che la catena di rivenditori cambiò la frase pronunciata dal baffuto Bruno (il cui nome venne poi cambiato in Tonino) con una frase sul profumo della vita e in pochi mesi l'episodio fu dimenticato. Federico Bassi era stato intervistato a "Sottovoce" circa sei anni dopo quell'episodio, l'ultimo episodio nel quale i media riconoscevano la sua figura di scrittore e poeta, prima di gettarlo nel dimenticatoio dove giaceva il patrimonio culturale della nazione.

Otis era appena entrato nel salone della Casa Museo Bassi con zaino, borsello e la tenda a sacco addosso. All'entrata del museo era possibile vedere un video della durata di 45 minuti messo in loop da un lettore DVD. Il video era un documentario realizzato da alcuni ragazzi di San Cupo specializzati in video editing che avevano realizzato il documentario per la modica cifra di 700 €, praticamente gratis visto che la realizzazione (che comprendeva riprese esterne, interviste e colonna sonora) aveva richiesto 5 mesi di lavoro. Otis conosceva i ragazzi che avevano fatto il video, in passato anche loro avevano avuto una band e spesso si erano ritrovati sullo stesso palco per partecipare ad uno dei tanti rock contest dei paesi vicini, contest che poi nessuno di loro aveva mai vinto.

Si girò intorno: non aveva mai visto così tante persone al museo. La gente guardava i cimeli della famiglia Bassi con curiosità, in attesa di sapere novità sulla misteriosa scomparsa dei bambini. c'erano un sacco di oggetti antichissimi, dai vecchi arnesi per lavare i panni a mano fino ad un vecchio "strigulatur'", una zangola con manovella attaccata ad un secchio di legno per la produzione del burro fatto in casa. Fu proprio mentre stava guardando una vecchia macina in un angolo della stanza che Otis intravide Antonio Formato, una delle persone che gestiva la casa museo Bassi. Alto poco più di un metro e ottanta con una folta barba e gli occhiali, vestito con una camicia bianca, una cravatta e una giacca, Antonio stava guidando alcune persone in giro per la casa, forse era il quindicesimo tour della giornata. La notizia della sparizione aveva stravolto i piani di chiunque in paese, ma, fortuna nella sfortuna, aveva aperto alcune possibilità. Ad esempio era stato possibile racimolare un po' di denaro per l'associazione che gestiva da anni quel posto e che nemmeno durante il periodo d'agosto aveva mai visto così tante persone. Tantissime persone. Otis provò ad avvicinarsi ad Antonio ma nonostante ripetuti tentativi e cenni con la mano dalla poca distanza in cui i due erano, l'uomo risultò troppo indaffarato a parlare con gli ospiti del museo per poter rivolgere la parola ad Otis. Così, sparì in un altra stanza, seguito da una folla di curiosi che ne dissolsero persino l'ombra. Oto provò a seguirlo ma si rese conto pochi minuti dopo che qualsiasi tentativo di avvicinamento sarebbe stato alquanto vano. Cambiò stanza insieme alla folla: si ritrovò nella piccola sala da pranzo della famiglia Bassi. Una grossa tavola nel mezzo di una spoglia stanza, con una cucina non troppo grande ma che in passato era stata in grado di sfamare tutti i giorni 6 persone più un quantitativo di cani e gatti che nel corso degli anni avevano allietato le giornate della famiglia. I cani in tutto furono tre, i gatti, forse più di 200. Particolarmente interessante erano alcuni quadri appesi nella stanza. Si trattava di bozzetti e schizzi dello scrittore, presi dagli archivi personali e appesi per tutta la casa. Ma lo strano disegno all'interno della piccola cucina richiamò l'attenzione di Otis.

Il disegno, realizzato in bianco e nero, mostrava una strana foresta che si diramava per tutta la superficie del foglio. Gli alberi di questa foresta erano informi e sembravano provenire solo da un recondito anfratto della mente. Ciò che però gli balzò all'occhi era una piccola sagoma rossa al centro del viale della foresta. Per quanto le minuscole dimensioni non davano molto spazio all'immaginazione non si trattava di un semplice puntino rosso. Otis si avvicinò al disegno appeso al muro e col naso a pochi centimetri dal foglio notò qualcosa. Proprio mentre stava mettendo a fuoco, Otis ebbe una fitta al fianco sinistro. Senza dare segni di dolore, strinse solo leggermente gli occhi mentre passava con la mano sinistra sulla parte dolente. Antonio formato continuò a parlare mentre camminava. La sua voce definita cominciò a sfuocarsi mentre il dolore di Otis si intensificava. Strinse i denti. provò a respirare dalla bocca ma un rantolo gli attraversò la gola e lo portò a tossire. Si piegò su sé stesso mentre si portava una mano alla bocca per coprire qualsiasi tipologia di liquido corporeo che stava fuoriuscendo da essa. Non riuscì più a mettere a fuoco le cose. Si stropicciò gli occhi più volte mentre tutto ad un tratto i ricordi del suo sogno ritornarono a galla da qualche zona remota del suo subconscio. Ormai la voce di Antonio Formato era diventata indistinguibile tra la folla di chiassosi ospiti. Tutte le parole si unirono creando un suono confuso, cacofonico, rumoroso, indecifrabile. In quel groviglio di suoni incomprensibili, Otis provò a riprendere fiato. Ricominciò a contare a mente con la speranza che la sua vista tornasse nitida.

“Uno”, inalò dal naso, soffiò dalla bocca. La sua vista era offuscata. Tutto era frastornante.

"Due", inalò dal naso, soffiò dalla bocca. Intorno a lui solo ombre nere. Le sue orecchie fischiavano.

"Tre", inalò dal naso, soffiò dalla bocca. Qualcosa stava accadendo intorno a lui. Un sibilo metallico entrò prepotente all'interno delle sue orecchie lacerando l'emisfero destro del suo cervello e disintegrando la sua comprensione delle cose.

"Quattro" inalò dal naso, soffiò dalla bocca. In quell'indistinguibile fracasso, riuscì a comprendere solo una parola detta da qualcuno a pochi passi da lui.

"Cinque".

Otis si rialzò e mise finalmente a fuoco. Non c'era più nessun rumore ad infastidirlo. Di fronte a lui c'era una ragazza dai capelli rossi. Intorno a lui, una foresta di alberi informi.

Illustrazione OBEY: Giro Girollaz

Dipinto: Stefano Donatiello

Cos' è CRIATURE?

Criature è un progetto di scrittura creativa ideato da Flavio Ignelzi e Antonio Furno a cui tutti possono partecipare. Questa che state leggendo è la storia di Andrea Turel Caccese ma potete leggere le altre storie (e avere maggiori info su come partecipare) a questo link.

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