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Una storia di SirenaPartenope

E fu solo quando

tutti vicini, tutti lontani

Pubblicato il 29 gennaio 2018 in Thriller/Noir

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E fu solo quando arrivò l’ambulanza, che tutti capirono che era successo un fatto grave.

All’inizio c’era stato qualcuno che si era posto una domanda “ma la signora del quarto piano non si è vista oggi?” qualcuno rispose di no e passò qualche giorno.

Poi, qualcuno ancora chiese e qualcun altro ancora rispose che non si era vista nemmeno quel giorno. Allora a qualcuno venne in mente che non si vedeva da molti giorni, ma poi qualcuno si ricordò che la signora del quarto piano teneva un figlio, un figlio che viveva lontano.

Lontano, dove? Chiese qualcuno. Nell’Altaitalia rispose qualcun altro.

No, no più lontano, disse qualcun altro ancora, nella Svizzera, mi pare.

Poi, qualcuno ricordò che non era un figlio ma una figlia, e qualcun altro aggiunse che la figlia era sposata con uno straniero, uno che veniva da un paese freddo assai e con un nome strano.

Qualcuno disse la Germania, ma qualcun altro rispose che non era possibile, perché la Germania era un paese facile da ricordare, ancora arrivavano le cartoline dei figli degli emigranti.

La Germania, no. Allora l’Olanda, azzardò qualcuno e qualcun altro rispose che poteva essere.

Infine, ci fu uno che si ricordò che la figlia della signora del quarto piano si era sposata con uno del Lussemburgo. E il nome sembrò abbastanza strano da non poterlo ricordare e tutti si capacitarono che la signora del quarto piano si era trasferita lì. E non ci pensarono più.

Passò tutto il mese di marzo, venne Pasqua e se ne andò.

Poi venne pure aprile e pure se ne andò.

Poi arrivò maggio e il sole cominciò a scottare. E le finestre si dovevano aprire.

Ma entrava in tutte le case un odore strano.

Qualcuno disse che lì vicino stavano facendo una discarica, qualcun altro diede la colpa al carrozziere che pittava le macchine sopra al marciapiede e spargeva la vernice. Qualcuno invece assicurò che c’era una specie di macello abusivo dentro a qualche scantinato

Il tempo passò e la puzza aumentò e quando qualcuno cominciò a dire che qualcosa si doveva fare, arrivò l’ambulanza.

Un’ambulanza nera, però. Qualcuno disse che non era un’ambulanza per i malati e qualcun altro aggiunse che era un’ambulanza per i morti. E tutti si fecero il segno della croce.

Qualcuno si avvicinò e qualcun altro pure, qualcuno voleva sapere e chiese “ma che è successo?” Qualcuno disse che c’era un morto e qualcun altro disse che c’era un cadavere.

E tutti si chiesero come fosse arrivato un cadavere lì.

E qualcun altro argomentò che i cadaveri non camminano, però.

Poi, qualcuno capì che il cadavere non era arrivato, ma era sempre stato lì.

Allora si pensò che qualcuno l’avesse trasportato fin lì e qualcun altro disse che era stata una bella fatica arrivare al quarto piano con il cadavere in braccio e senza l’ascensore.

Quando il nipotino della portiera esclamò “ma è arrivato da solo! Prima di diventare cadavere!” allora tutti ammutolirono.

E quando scesero gli infermieri con la barella, che erano gli infermieri dei morti e non gli infermieri dei malati, allora qualcuno pensò che la signora del quarto piano non era in Lussemburgo ma molto più lontano.

Allora qualcuno mormorò una preghiera, qualcuno si levò il cappello, qualcuno pianse un po’ e qualcuno si segnò.

E fu solo quando l’ambulanza dei morti divenne un puntino nero in fondo alla strada che nessuno più ci pensò

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