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Una storia di Nove_Facoceri

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L'enigma di Colin

Pubblicato il 29 aprile 2017

<< Si viene a turbare, così, la trasversalità del concetto di arte dell'oggetto. Questa sofferenza interiorizzata dell'artista che come un asceta si ingegna per l'industria, lateralmente al concetto teatrale e divistico di arte per l'arte. Un ascetismo, se vogliamo, quasi epico e al contempo esiziale, coevo di un'umanità venale e priva di pathos... >>

- Ma piantala - rise John Zacharias spegnendo la radio ed andando ad aprire la porta.

- Delo! L'ho visto! Ti giuro che l'ho visto, oggi! Colin era lì –

John Zacharias tirò dentro il ragazzo scalmanato che si era presentato alla porta, lo strattonò, quasi.

- Sei pazzo? Vuoi metterti a parlare di Colin in mezzo alle scale? Entra. Calmati e racconta dal principio - gli mise le mani sulle spalle lo fece piombare di peso sulla poltrona - e comunque ne parlavano per radio adesso. O di qualcosa di simile –

Il ragazzo guardò Delorean con aria interrogativa

- Parlavano di... lui? –

- Mah - rispose Delorean poco convinto - era tutta una menata da grande critico d'arte, sulla solitudine dell'artista designer. Sai, quello che fa quelle trasmissioni... –

- "Spiritualità dell'arte"? Sì, ma quello è un pazzo. Anzi, uno che si parla addosso e pensa: 'come sono bravo'. Colin come artista? Può essere un'idea –

John Zacharias Delorean si accese una sigaretta, ne offrì un'altra al ragazzo e gli chiese:

- Hai voglia di sentire una storia? Un po' lunga? Cosa sai di Anthony Colin Bruce Chapman? –

- Un genio, ex pilota della Raf durante la guerra, ingegnere meccanico, fondatore della Lotus, quello che ha inventato l'auto moderna, un grande e immenso donnaiolo, gentleman, eclettico, sognatore e un Leonardo Da Vinci del... –

- Ehi, ehi, ehi, ehi... - rise Delorean - calma. Calma. Stai calmo. Colin Chapman era, o è, indubbiamente una mente brillante. Si distacca nettamente dalla media. Ha idee che a lui sembrano naturali e semplici e gli altri lo guardano e pensano: "cavolo, perché non è venuta in mente prima?" Vero. Gentleman, sì, all'incirca, poi ti evito qualche episodio. Donnaiolo, sì, perché come diceva mia madre, quando uno da a un'auto il nomignolo della sua donna, ha qualcosa da nascondere. Sì, Colin non disdegnava, sicuramente. La prima cosa che hai detto, però, è molto importante; e l'hai detta con una disinvoltura incredibile -

- Va beh, ma durante la guerra... –

- Tu credi che durante la guerra fosse normale per chiunque diventare un pilota della Raf? Lasciamo stare. Più che altro, ti sei mai chiesto perché dopo la guerra qualsiasi cosa Colin iniziasse trovasse sempre i fondi e la disponibilità per farlo? Fortunato. Può essere, ma non solo. Ian Fleming che lavoro faceva? –

Il ragazzo lo guardò sgranando gli occhi: - Nooo... - rispose sottovoce - tu dici che... - mosse solo le labbra e dal labiale Delorean capì che parlava proprio di quello: MI6

- Io in realtà non ho detto niente - rispose - Ufficialmente –

Spense la sigaretta e riprese: - La situazione all'epoca era molto bella: avevo preso la General Motors e la Pontiac quando erano in crisi e le avevo non solo fatte andare in attivo ma proprio fatte volare. Poi, per togliermi il gusto, ero andato alla Ford che all'epoca era un po' in crisi e avevo rifatto nuova anche quella. Ero lanciatissimo e fu allora che decisi di fare un'auto come volevo io –

- Perché, fino a prima...? –

Delorean sorrise: - Certo. Hai ragione. Tutti noi, però, abbiamo un sogno che è più 'sognoso' degli altri. Un'auto sportiva fatta allo stile europeo, non dimenticare che io sono di origini europee, leggera, con un motore che non consumi come un lavandino quando togli il tappo, ma veloce e scattante, agile e certo, bella –

- Una Lotus, praticamente - commentò il ragazzo, che subito si avvide di aver detto troppo.

Delorean non si scompose: - La Lotus assoluta? Sì, forse hai ragione. D'altronde se non avessero voluto migliorare la Ferrari, Lamborghini starebbe con i suoi trattori, Bizzarrini dopo l'università avrebbe fatto il pizzaiolo e... mi dilungo, scusa. Leggera e inossidabile, con un motore che è una meraviglia. Avevo pensato subito al motore rotativo, sai quello che non se lo fila più nessuno a parte i giapponesi, che sono strani. Quello. Il motore Wankel consumava come un barcone e allora fermai il progetto. Peccato, perché era una grande idea –

- E...? –

- ...e se credi che John Zacharias Delorean sia così pieno di sé da non ammettere contraddittorio ti sbagli di grosso. Se il mio rivale merita, riconosco il suo valore. Andai da Colin Chapman e gli dissi che avevo un'idea, che volevo fare così e così, ma c'erano difficoltà di progetto e per i consumi. C'era la crisi petrolifera, allora, fai attenzione –

- E lui a quanto pare accettò –

- Esatto; ma non credere che scendesse dal trono. Chapman era, è, una persona geniale e in quanto genio e appassionato del proprio lavoro, per lui era perfettamente normale stare a discutere di auto sportive con John Delorean e non solo, era un piacere immenso. Accettò con slancio. Subito cominciò a rendere Lotus anche la mia macchina, telaio monotrave centrale, carrozzeria leggera, motore classico... linea all'italiana... Accettai quello che mi andava bene e poteva aiutare il progetto ed il resto lo scartai. Il cambio Renault, sì, purtroppo lo dovetti accettare. Il motore PRV, è vero, ma era il più leggero ed economico all'epoca. Andava piano? Avremmo migliorato tutto al secondo anno di attività. La linea italiana, cavolo, non chiedevo di meglio, ma con le porte da astronave, cavolo. Ad ala di gabbiano ed il mio nome bello scritto sull'auto, visibile. Delorean Motor Company. DMC. E che cazzo –

I due risero, nella penombra della sera che stava facendosi strada nella giornata.

- Un tè? - chiese il ragazzo ad un certo punto.

- Non sapevo che a voi americani piacesse. Credevo fosse una mania dei miei cugini inglesi. Sì, grazie –

Il ragazzo si alzò e andò a prendere il bollitore.

- Considera la situazione - continuò John - nel 1976: battaglie continue tra noi e loro, sia a Belfast e Dublino da noi sia da loro a Londra e dappertutto. Conosci il tuo nemico, si dice. Beh, l'Inghilterra è una democrazia parlamentare con queste strane figure aggiunte della cosiddetta 'famiglia reale'. La Regina paga le tasse, il parlamento decide... e alla fine prima che arrivasse la Thatcher a privatizzare un po' tutto, noi e loro vivevamo di miniere di carbone e pecore. Allora perché non dovevo, io un uomo ricco e famoso, sulla cui abilità nel gestire un'azienda di automobili nessuno poteva discutere, stabilire una bella fabbrica di auto nella mia bella Irlanda?–

- Con i soldi dello stato d'Inghilterra - rispose il ragazzo mentre faceva scaldare l'acqua.

- Eh, beh, sì. Certo. In parte i miei e in parte quelli dello stato. Che non sono solo degli inglesi, ma anche rapinati a noi irlandesi, tra l'altro. Riportavo i capitali a casa, in pratica –

- Che filantropo –

John Delorean si alzò ed andò in cucina insieme al ragazzo.

- Ehi, gringo - gli rispose - ero in giro per fare impresa. Aiutare la mia terra e fare soldi, sì. Realizzare un sogno e fare soldi. Sarei un falso se dicessi di no –

Il ragazzo con gli occhiali si voltò e lo guardò: - No, scusa, non volevo fare del sarcasmo. A me la tua macchina piaceva da pazzi. L'ho anche messa nel mio film –

- Ma solo perché avevate scartato l'idea del frigorifero, tu e Bob –

- I ragazzini nell'imitare la cosa potevano farsi male. Chiediti perché nello scegliere un'auto ho usato proprio la tua e non una Lamborghini, ad esempio –

- Perché costava meno! - rise Delorean.

Robert Zemeckis si risentì: - Sei ingiusto –

- Eddai che scherzo... comunque, il senso non era fregare i soldi allo stato per ripicca –

- E per Colin, invece? –

- Lui arrivò dopo, comunque; ma non l'ho mai capito, in realtà. Un po' brigante lo era. Lo è–

Si fermò un attimo a pensare e il ragazzo lo guardò interrogativo.

- Hai l'aria di qualcuno a cui è tornato in mente qualcosa -

- In effetti sì. Stavo pensando che Colin in fin dei conti è sempre stato piuttosto bugiardo e potrebbe aver visto con gli occhi del genio che era, che il progetto della mia auto non poteva andare lontano e potrebbe avermi seguito un po' per gioco, ma soprattutto per assicurarsi un bel gruzzoletto. Del resto molti dicono che plagiasse le idee dei concorrenti della Lotus, oltre che si attribuisse il merito di idee non sue e chissà che non avessero ragione davvero... Di cose ne sono state dette una valanga anche sul fatto che si sia messo con me per questo progetto. A molti è sembrato un inutile colpo di testa –

- Dici che ti abbia preso in giro già fin dall'inizio? -

- Plagiare è un'altra delle cose che si dicono di lui. Considera una persona di alto livello come lui, tecnicamente: se sei bravino ti fai tanti romanzi mentali e non permetti che gli altri leggano il tuo compito in classe, per così dire. Se sei bravissimo, scambi liberamente le idee, ti confronti. Nella formula uno all'epoca si faceva spesso. Chiti mise la ventola sotto l'Alfa romeo per fare l'effetto suolo? Colin fece una macchina ad effetto suolo poco dopo. La ventola era proibita, lui non la copiò, ma... ci pensò su, diciamo. Io volevo fare un'auto in acciaio inox? Ecco che mi tira fuori l'acciaio superleggero per la Delorean; e già che c'è lo chiama "Lotus moulding", la fusione Lotus. Che fusione vuoi fare con l'acciaio? La solita. Il supermetodo speciale era una mezza balla. Queste cose gli venivano bene, vendersi nel modo giusto. Poi coprii il tutto dicendo che l'acciaio era superleggero ma come metodo produttivo costava troppo e noi volevamo fare una sportiva per il popolo –

- Anche tu le racconti mica male, Delo –

John Delorean guardò nel vuoto davanti a sé e sottovoce disse: - Se non mi avessero chiavato con il traffico di droga, mi avrebbero beccato prima o poi con un'altra truffa, vera, stavolta –

- Scusa? - gli chiese Robert Zemeckis.

- Stavo pensando... - rispose Delorean e cominciò a sorseggiare il tè.

***

16 aprile 1982, Norwich

L'uomo camminava per la strada, le mani nella tasca del giubbotto corto, i baffetti bianchi per il freddo, lo sguardo a terra, per le vie di Norwich.

Aveva appena appoggiato la sua Europa in una via laterale e sarebbe tornato a prenderla la mattina, con calma. Camminare gli piaceva e gli schiariva i pensieri. Freddo, sì, va bene, ma a metà aprile, con quella primavera che non voleva arrivare, era proprio fastidioso, decisamente, Norfolk o no. La Thatcher aveva fatto una legge per privatizzare il caldo? Ridacchiò.

I pensieri invece erano più freddi e tendevano quasi tutti a una considerazione, breve ma chiara:

"Idiota”

il pensiero dell'uomo era proprio quello.

“Dopo che ti considerano un mezzo genio, con te stesso ti comporti da idiota. Quel brigante truffatore di John te lo arruffiani, perché?"

Eh, sì, perché?

La Esprit andava bene, le corse andavano bene, anche se quel MacLaren stava cominciando a dargli del filo da torcere, andava benissimo tutto. O quasi. La Elite II e la Eclat vendevano pochissimo, ma d'altronde sapeva che erano dei mezzi esperimenti, piuttosto bruttini. La Delorean era una fregatura, ma all'inizio ci avevano creduto tutti.

"E adesso? Se va in vacca la DMC va in vacca anche la Lotus?" si chiedeva "Idiota"

"E perché?" si fermò di colpo "In fondo io non ho mai fatto un'auto con John Zacharias. Li sfido a provarlo"

Colin Chapman e John Delorean? Ma chi ci crede?

E invece era andata proprio così. Il governo britannico aveva accolto a braccia aperte l'idea di DeLorean di costruire la sua auto in un sobborgo di Belfast, lo aveva coperto di denaro e proprio allora era iniziata la partnership. Certo, c'era voluta un po' di fatica a dare a quell'auto un po' più di senso logico, a convincerlo a cambiare un po' di cose, per esempio il quattro cilindri Citroen oppure il telaio, ma John era entusiasta.

Anche lo stabilimento era particolare, per chi non viveva l'Irlanda degli attacchi terroristici. Non era un'unica fabbrica, ma un conglomerato di costruzioni per cautelarsi contro un eventuale attacco. Certo che la situazione politica in quel momento era davvero un bel pasticcio, ma nonostante tutto in due anni lo stabilimento venne completato ed il 21 gennaio 1981 vide al luce la prima DeLorean DMC12.

Colin sorrise, ricordava quel giorno. Faceva un freddo cane e si era chiesto se non fosse un cattivo presagio. Forse perchè con il suo fiuto aveva sentore che quel progetto era molto affascinante, ma anche molto pericoloso. Speciale, ma forse perdente già fin dall'inizio.

C'erano in ballo però un bel po' di soldini e quelli non bastavano mai. Né a lui né a DeLorean.

Loro due avrebbero voluto costruire lo stabilimento a Portorico, ma l'Irlanda aveva offerto cento milioni di sterline nonostante gli esperti delle agenzie governative sostenessero esserci solo una possibilità su dieci che il progetto avesse successo.

Quel dannato freddo quindi non era affatto un cattivo presagio. Si poteva pensare già fin dall'inizio che sarebbe andato tutto a rotoli, ma c'era una buona possibilità di intascarsi comunque qualcosetta, sapendosi fare bene i conti. E loro due insieme i conti se li sapevano fare molto bene.

Chapman ripensò alle lunghe chiacchierate tra lui e John dopo che ebbero capito che quella macchina sarebbe stata probabilmente un buco nell'acqua. Bellissimo, per carità, ma un vero buco nell'acqua. In più, per fare in fretta visto che erano in ritardo sui tempi previsti, avevano fatto le cose un pochetto di fretta e l'auto non venne collaudata come avrebbe dovuto. In pratica quindi, la sfiga se l'erano andata a cercare da soli.

Per tentare di metterci una pezza decisero che avrebbero tentato di lanciare l'auto sul mercato europeo presentandola al Salone di Ginevra dell'81. Ricordava ancora quanto si divertirono e quanto pubblicizzarono la macchina disegnata da Giugiaro. Ricordò l'entusiasmo che suscitò l'auto e anche il loro che già speravano in ottime vendite.

E invece niente da fare, tanti complimenti, ma niente di che. Sì, un po' di auto le avevano anche vendute, ma nessun decollo.

***

10 Marzo 1981, Ginevra

L'uomo in giacca e cravatta si aggirava con fare sicuro non dentro lo stand, per non far vedere che era in attesa, ma nei pressi. Gli sudava anche la cravatta, per la tensione. Cinque giorni che era lì ed altri cinque rimasti ancora, per dissimulare, fare pubbliche relazioni, procacciarsi collaboratori e chissà, magari qualche fornitore, parlare di tecnica e materiali, mah, forse... ma soprattutto presentare l'auto nuova. Alto, ben messo ma nient'affatto grasso, la faccia da irlandese quasi come un italiano mediterraneo più alto della media e il sorriso da sbarco, pronto e rapido. Tosto, agguerrito, in tensione come un cavo di alta su un traliccio sopra la ferrovia, eppure cordiale ed affabile. Un potente sorriso Delorean, che in fondo a chi lo guardasse bene appariva anche come un sorriso “adesso ti sistemo io”.

Aveva appena chiamato Colin al telefono appena un centinaio di volte ed erano d'accordo che fosse presente anche lui, alla presentazione dell'auto. Presenza ospite, insieme a quella di Giorgetto Giugiaro e pochi intimi dell'azienda, ma con Colin in disparte. Aveva chiesto lui stesso di essere presente e defilato, per non togliere meriti o portar via la luce al Delorean vero titolare dell'impresa. Ancora in quel momento John si chiedeva se quella, invece di una gentilezza corretta, non fosse stata invece una maniera molto di classe per pararsi il culo; e pararsi il culo era uno dei tanti talenti di Colin Chapman, in fondo. Chissà se era vero che c'era qualcosa di più oltre alla presenza nella RAF, come aveva fatto a farsi finanziare così rapidamente e... cavolo, metti che fosse davvero uno della MI6. Sì, ma come si fa? Vai da Anthony Colin Bruce e gli chiedi: “ciccio, è vero che sei un agente inglese?” Vero che Colin era un tipo di spirito ma col cacchio che ti avrebbe detto qualcosa che non fosse una battuta.

John Delorean si avvicinò allo stand della Fiat e si andò a guardare le novità in previsione per quell'inizio di anni '80. Ritmo Cabrio, avrebbe detto, aveva un muso simpatico e tutto sommato non era male come macchina. In Inghilterra e in Irlanda andava bene, anche se le avevano dovuto cambiare nome in Strada, per motivi di doppi sensi strani. Meglio Ritmo, ma in ogni caso andava bene, quella macchina, vendeva bene. Magari la loro fosse riuscita a vendere un decimo. Magari fosse piaciuta al pubblico. Soprattutto, magari al salone fossero riusciti a procacciarsi un finanziatore serio che vista ed amata istantaneamente la DMC volesse assolutamente aiutarli. Erano lì per quello, in fondo. Sedurre il pubblico ma soprattutto, abbrancare un finanziatore. Ne andava dell'impresa.

Per Chapman era stato facile arrivare lì nel '75, quando Ginevra era il tempio delle grandi novità, con la Esprit. Aveva già un'azienda famosissima e che andava alla grande, che gliene fregava a lui di un finanziatore? Lì John avrebbe potuto acchiappare al volo Ghidella della Fiat, ma anche se a lui fosse piaciuta la DMC, avrebbe rischiato di farne una Fiat - Lancia - Ferrari, praticamente l'anti Lotus. Era tutto così vago, in sospeso...

***

Delorean si scosse e guardò il ragazzo che beveva il tè aspettando che riprendesse a parlare.

- Ma perché voi non siete arrivati prima? –

- Io e Bob Gale, dici? Ma guarda che il film è un divertissement, un omaggio. Più di così non potevamo fare. Mi sembra di capire che la Delorean non avesse bisogno di pubblicità ma di fondi. Dollaroni veri, uno sull'altro. O sterline, se vuoi; e poi ce lo vedi Spielberg ad acquisire una quota in un'azienda di auto? –

- Tutto è possibile - commentò ironicamente John. Poi finì il tè e si accese un'altra sigaretta.

- Ginevra fu un trionfo e un disastro allo stesso tempo. Una grande festa triste, se vuoi, di addio. La DMC ebbe un successo enorme. A parte i ragazzi che le giravano intorno, entravano, si sedevano e dicevano: "Yankee, la voglio anch'io, una macchina così", che sono in fondo battute piacevoli, le grandi case furono molto interessate. Tutti a parlare della Delorean, interviste, robe varie. Ordinativi a valanga. Ne avrei dovuto produrre decine di migliaia, se avessi potuto esaudire tutti gli ordini. Avanti e indietro dalla cabina del telefono, che avevo anche cominciato a chiamare per nome, a parlare con Colin. Sapevamo che era la fine, dovevo pagare i fornitori, il consulente del progetto Chapman, Giorgetto, ovviamente, i miei operai, cavolo... con cosa? Persino poche settimane dopo la American Express ci commissionò qualche centinaio di auto tutte d'oro, per non so quale ricorrenza del marchio. Ovviamente erano solo placcate oro, perché te lo immagini una struttura come quella della DMC con tre volte il peso addosso? Quattromila chili di auto sportiva... comunque sia, producemmo le prime tre e poi loro ci ripensarono –

- Non è stato esattamente un comportamento professionale, il loro - commentò Zemeckis

- Li posso capire, però. Stando in prigione non ispiravo molta fiducia nel consumatore, sai–

- Ah... perché all'epoca eri già... –

- Arrestato, sì –

- Quella non l'ho mai capita –

- Io sì, ma non ne usciamo bene, né io né lui –

***

28 Luglio 1982, Ethel, Norwich

- Signorina, mi fa avere i dati e le carte da firmare per la transazione, per favore? –

Colin Chapman stese le gambe sulla scrivania, pregustando il compenso da aiuto progetto che stava per arrivare. In parte nelle casse dell'azienda Lotus e in parte nelle sue personali.

- La prima parte, ingegnere? –

- Quello che deve essere. Direi tutto, per il compenso. Passo io dalla banca a sentire –

Uscì dall'azienda, prese la Europa ed arrivò alla banca. Giornata di sole piuttosto piacevole. Entrò, fece un sorrisone alla cassiera e prese i documenti.

- Ingegner Chapman, hanno lasciato questa lettera per lei, insieme ai documenti –

Colin prese la lettera, la aprì (di solito se le portava nella propria tana, da aprire con calma in seguito, ma in quel momento gli venne normale farlo sul momento). C'era un biglietto.

"Ciao, inglese. So che trecentoquaranta sterline sono solo un acconto, ma capirai...

grazie per i preziosi soldi del governo inglese, tesoro.

Ti lascio qualcosina per la prossima tranche.

Tuo Johnny"

Inspiegabilmente Colin Chapman si mise a ridere di fonrte alla cassiera.

- Figlio di troia... complimenti –

Salutò la cassiera, uscì, tornò in azienda e fece un paio di telefonate. Ad un amico dei vecchi tempi, ad esempio.

- Ciao, Brian. Sono 'ferro'. Chi non muore si rivede, eh? –

- Ferro, che piacere. Pensavo che fossi rimasto un dormiente –

- Un dormiente non muore, mi pare. Soprattutto se deve, so che è scortese, chiedere un favore alla grande chioccia, Sua Maestà –

- La grande chioccia apprezza sempre gli agenti... ehm... dipendenti... più bravi. Chiedi e ti sarà dato –

- Cosa sai di John Delorean? E' vero che l'industriale con cui ho collaborato di nascosto... distribuisce... piccole sostanze? –

- Ti farò sapere, ferro. al più presto –

- E' un bravo figlio di buona donna, sai. Gli voglio bene e gli dovrei restituire un favore... –

Riappese sorridendo trasé e sé. Brian era il migliore ed era certo che gli avrebbe scodellato su di un bel piatto d'argento tutte le informazioni che gli servivano per restituire il simpatico scherzetto a John. E con tanto di interessi.

Meditò se chiamare anche qualche altra sua conoscenza, ma l'istinto gli diceva di temporeggiare. Il bonifico grosso era passato già tempo prima a rimpolpargli le casse della Lotus, per cui poteva anche soprassedere ancora per un po', ma era assolutamente certo che a DeLorean non l'avrebbe fatta passare liscia.

***

19 Ottobre 1982, Los Angeles

Steso sul lettone della stanza d'albergo, John Delorean stava rimuginando.

C'è un detto che si usa un po' dappertutto, quando si parla di certe persone: "meglio averceli amici che nemici". Gli inglesi, pragmaticamente, lo traducono come: "se non puoi batterli, unisciti a loro"

John sapeva bene che Colin Chapman aveva riso di gusto quando gli aveva dichiarato che il suo era uno scherzo, che i fondi erano per il momento destinati all'azienda in attesa di tempi migliori e che in caso volesse uscire dal progetto, gli avrebbe dato tutto, con gli interessi. John, però, non si fidava molto degli inglesi, soprattutto se sono molto intelligenti e abbastanza furbi. Immaginava che dietro le risate e le battute scherzose sue solite Colin stesse tramando una vendetta. La vendetta è un piatto che va consumato freddo e quindi...

John Zacharias non era un comico, quello era il suo difetto. Molto sveglio, molto ironico, con il gusto per lo scherzo come il suo amico nemico, ma non un comico: i tempi di entrata non li azzeccava sempre, anzi, li sbagliava spesso. Forse l'ideale sarebbe stato involarsi veramente con le finanze dell'azienda e non farsi più vedere. Battuta e biglietto a Chapman e poi via. Eppure, in quel modo sarebbe stato indagato, quasi sicuramente e...

- Guarda John, questo biglietto arriva dall'ingegner Chapman –

La segretaria (e in effetti non era solo la sua segretaria) gli fece un sorrisone innocente, ma ormai John aveva capito al volo. Un biglietto dal socio è uno scherzo terribile in arrivo. Lo lesse:

"mio caro Johnny, mio buon amico, è molto bello giocare con te.

Questa volta ti giuro che non volevo, ma sai com'è...

certe cose su di te non le sapevo, tesoro.

Tuo Colin Bruce"

Delorean si rabbuiò all'istante e subito sentì nell'aria la tempesta più tremenda che gli potesse accadere. Un paio di agenti entrarono nella stanza.

- Lei è John Zacharias Delorean? Lei è in arresto. Sarebbe così gentile da seguirci in Centrale? –

John non ebbe neppure la forza di replicare. Aprì la bocca per dire qualcosa, ma le parole gli morirono in gola. Si alzò e li seguì come seguendo un destino al quale non poteva sottrarsi.

* * *

Chapman, seduto sulla sua poltrona preferita, stava sorseggiando un drink ed aveva un sorriso sornione dipinto sul viso.

Brian era stato un grande, davvero un grande e ci aveva messo poco. Certo, forse John gli aveva facilitato il compito facendosi prendere la mano dalla spavalderia e dimenticando le precauzioni minime, ma il filmato che aveva scovato era davvero una bomba.

Ormai John doveva già essere sulla strada della gattabuia e la cosa non li faceva sentire granché in colpa, se proprio doveva essere sincero.

Certo che era stato un bel colpo di fortuna: un bell'arresto per traffico internazionale di stupefacenti non glielo toglieva nessuno e ad incastrarlo un bel filmato in cui contratta 100 kg cocaina.

Brian non poteva davvero fare di meglio.

Colin finì il suo drink.

- E ora andiamo a far visita alla Compagnia di Assicurazioni - disse ad alta voce già pregustando l'idea che da un po'di giorni gli balenava in mente. Scese e prese la sua Europa e guidò lentamente fino alla sede della Compagnia assicuratrice.

Lì era già atteso ed entrò nella sala dove venne subito chiamato, in barba alle altre tre persone in attesa.

Dopo meno di mezz'ora il Dottore lo congedò con una stretta di mano: - Tutto a posto Signor Chapman, la sua salute è ottima. Nulla osta alla stipula della polizza sulla vita che ci ha richiesto –

Chapman uscì dalla lussuosa sede della Compagnia e riprese la sua Europa. La parte migliore iniziava ora.

***

Zemeckis finì il tè e guardò Delorean.

- Mi sono sempre chiesto... sai... –

- Sì? –

- Se avevi un gran buon avvocato o era un'accusa totalmente campata in aria -

John sorrise: - Colpevole o innocente, eh? Dubbio più che legittimo. Avevo un buon avvocato –

- Ma allora tu... –

- Ero totalmente incensurato e totalmente fregato. Quello che mi contattò e mi fece il video era uno della FBI, ma sì, l'ho fatto. L'unica volta in vita mia. All'epoca avrei anche trafficato in astronavi da Marte, per avere i fondi necessari –

- Ma... era droga! - esclamò Zemeckis scandalizzato.

- Lo so, porca troia, lo so! - gridò John - Credi che ne sia orgolioso? Col cavolo, se Manzoni in quel romanzo scrive che 'omnia munda mundis', non ha mai provato sta cosa -

- Opt...??? –

- E' latino, 'tutto è puro per i puri', voi americani non sapete un cazzo -

- Sei americano anche tu, Johnny –

- Nato in America, è tutto un altro treno –

***

16 dicembre 1982, Norfolk

Chapman era cosciente del fatto che quella sarebbe stata una giornata memorabile.

Era iniziata bene. I fondi arrivati alla Lotus attraverso la Compagnia Panamense con sede in Svizzera avevano suscitato un vespaio, ma lui era riuscito a tenerlo a bada, almeno fino a quel momento e questo era quello che gli bastava.

DeLorean era in attesa di giudizio in California e anche quella partita stava andando per il verso giusto.

Guardando fuori dalla vetrata della sua casa, pensava alla DMC 12 e alla follia che aveva fatto seguendo John, ma ne era valsa la pena.

A parte il vile denaro, dal quale però non si può prescindere, si era divertito molto a trasformare quella che era un brutto anatroccolo in una bella auto. Peccato che era stata un flop.

Ora, con DeLorean arrestato, l'azienda non avrebbe tardato a collassare.

Lui però si sentiva in pace, ora. La sera prima aveva voluto gustarsi lo spettacolo del suo grande amico e cliente Chris Barber. La sua musica lo aveva messo in pace con il mondo ed era proprio quello che voleva.

Nel pomeriggio il suo team avrebbe testato la prima auto di Formula Uno con le sospensioni attive, la 91 ed era certo che sarebbe stato l'inizio di una buona stagione.

Se nessuno avesse più scavato nella contabilità. Se no... che importanza aveva?

Scoppiò in una sonora risata.

Perché in fondo si sentiva anche... non sapeva bene neanche lui, come si sentiva.

Forse come quando era nella RAF, che si alzava in volo con la sensazione di salvare il mondo e la paura e l'incertezza: sarebbe tornato a terra tutto intero? Eccitato, contento e impaurito. Ecco, si sentiva più o meno così.

La visita dell'assicurazione era andata alla grande, un eventuale premio sarebbe stato alto e così moglie e figli erano sistemati. I fondi dell'operazione Dedalo sapeva bene dov'erano e... tutto bene, in pratica.

Peccato per Johnny, poveretto, sorrise tra sé e sé, ma come poteva fidarsi di un irlandese che si fidava di un inglese?

Un sottile fondo di paura, che tagliava come un rasoio, ce l'aveva. In fondo, conosceva varie sostanze, soprattutto quella che proveniva dai papaveri, quella che gli permetteva di stare in azienda fino a sera tardi, prendere il Concorde ed arrivare in Brasile a Interlagos in poche ore per seguire le corse della scuderia. Aveva confidenza con quelle robine da sniffare, o per lo meno le sapeva usare abbastanza bene.

Quella che conosceva meno, anzi per niente, era quella roba misteriosa che chiamavano Dark Nightmare e che prometteva grandi cose. Sarebbe tornato a terra tutto intero, dopo?

Nelle spiegazioni del medico, Dark Nightmare è una cosina simpatica che induce uno stato di morte apparente, giusto per provare qualcosa di nuovo. Nel suo caso, il 'qualcosa di nuovo' era morire, magari per finta, che personalmente avrebbe rimandato volentieri la data, risvegliarsi in una condizione completamente diversa: quella di qualcuno che è creduto morto, quindi libero, libero anche di godersi i fondi di Dedalo senza che Johnny, il governo inglese, o chiunque altro, lo cercassero più.

Sì, ma... sarebbe tornato dal viaggio allucinogeno tutto intero?

Sollevò il bicchiere, guardò la foto della moglie e quella famosa 'da imperatore' di un sé stesso sulla pista a braccia aperte con tutte le sue auto migliori alle spalle, sorrise e:

- Anthony Colin Bruce Chapman, buon compleanno di una nuova vita - sussurrò.

Ingerì la polverina magica e bevve un lungo sorso dal bicchiere.

***

-Ti vedo pensieroso - disse John guardando Bob che più che pensieroso, pareva avesse visto un fantasma.

- Certo che però questo mistero... –

- Quale mistero? –

- Ma quello della morte di Colin, no? In effetti le circostanze sono state davvero un po' strane, non ti pare? –

- Nulla è strano quando si parla di Chapman il genio innovatore, caro il mio ragazzino -

- Ma non ti pare strano che il giorno prima di norire abbia fatto una visita per l'assicurazione sulla vita e per il rinnovo della licenza di pilota, sia andato tutto bene e poi lui la notte stessa muoia di infarto? –

- E perchè no? L'infarto mica ti avverte - rispose DeLorean sorridendo sornione.

- E la storia della tumulazione lampo come la spieghi? Non era estate che si può dire “faceva caldo da sciogliersi”. Che fretta c'era? Chapman era un personaggio non solo famosissimo, di più. Perchè tutto così in fretta? –

- Forse non volevano rompiballe alla cerimonia. Sai, questi inglesi sono strani, gente eccentrica e con la puzza sotto al naso. Oggi sei mio amico, domani non ti voglio più vedere –

- No guarda, non mi persuadi - disse Robert con lo sguardo cupo.

- Sì, in effetti è stato un buon momento per morire - disse DeLorean versandosi ancora un po' di tè.

- Che brutta frase... –

- Perché? Perché stai già pensando a come ricavarne un film? Dimmi di no, Zemeckis, giuralo. Sarebbe una bastardata, nei confronti di entrambi –

- Te lo giuro. Ti do la mia parola. Solo che non mi torna più niente. Oggi l'ho visto -

- Me l'hai detto e fortunatamente le mie facoltà mentali mi permettono di ricordare il dettaglio. Adesso ti frulla la mente sul fatto che Colin sia stato cortesemente aiutato nella sua dipartita e contemporaneamente sul fatto che sia ancora vivo –

- Sì, più o meno –

- Un film non verrebbe bene così, in effetti. Dove dici di averlo visto? –

- Conosci la discoteca Studio 54? Lì davanti –

John lo guardò con gli occhi sgranati.

- Colin? Dire che è impossibile. Odia quei posti. Il Colin vero, intendo -

Il sorriso furbetto gli partì spontaneo a vedere l'espressione di Zemeckis dopo la sua ultima frase.

- Forse devi tornare sul set del tuo film e ti sto portando via tempo - disse alzandosi e spingendolo delicatamente fuori dalla porta.

- No, aspetta, tu hai detto... –

- Torna quando vuoi Robert - rispose John Zacharias Delorean lasciandosi andare a una sonora risata - è sempre un piacere parlare con te -

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