scrivi

Una storia di Giulio_Artioli

1

Kipper und Wipperzeit

Pubblicato il 11 luglio 2017

Ogni volta che sento una notizia di economia penso a Paula. Era la barista di un locale deserto ai piedi del castello di Marburg e il suo italiano era meglio del mio tedesco. Mentre mi innamoravo di lei, mi disse che aveva studiato storia a Berlino solo per abbandonare l'università a pochi esami dalla fine. Se anche accennò a qualche problema familiare, la mia memoria lo ha pietosamente sostituito con un capriccio della sua giovane anima libera e incontentabile.

Disse che quando lasciò Berlino aveva già scritto la tesi. Facendo leva sulla nostra passione comune per la storia e le storie la convinsi a parlarmene. Si rivelò essere una ricerca estremamente interessante, intrisa di implicazioni che andavano ben al di là del solito componimento asciutto propedeutico alla laurea. Proverò a renderne una descrizione per come la ricordo, o come credo di ricordarla, forse un po' romanzata dalla mia fantasia.

Voltaire non sbagliò quando definì il Sacro Romano Impero "né Sacro, né Romano, né Impero". Agli inizi del XVII secolo la vecchia trapunta germanica era tirata in tutte le direzioni dagli Asburgo d'Austria, dagli spagnoli, dai francesi, dal papato e dall'Unione protestante per coprire quelle vergogne che si chiamano supremazia territoriale e religiosa. I punti che tenevano insieme il tessuto di ducati, principati e signorie erano ormai troppo deboli e saltarono definitivamente nel 1618 con la defenestrazione di Praga, evento pretestuoso come tutti i casus belli della storia.

Albrecht Teyler: funzionario esattore di un ducato cattolico di Turingia così piccolo da essere attraversato a piedi in un pomeriggio. Nel 1612 pubblicò De origine et mutationibus monetarum (Paula ne trovò una copia superstite presso la Universitätsbibliothek di Erfurt). Nel pamphlet senza dedica e frontespizio - mancano autore e colophon - Teyler si chiedeva se la moneta sia da considerare una semplice merce tra le merci o sia piuttosto espressione della comunità che ne fa uso, quindi inviolabile da parte del potere. Teyler paragonò un sovrano che volesse considerare una moneta sua proprietà e perciò alterarne il valore a un re che entrasse in casa di una coppia prendendone la moglie con la forza, in quanto sua suddita. La conclusione dello scritto è chiara: la moneta è garanzia di stabilità e prosperità, più sovrana del sovrano che la emette.

Se nel futuro prossimo le tesi di Teyler potranno risultare superate di fronte all'avanzata di bitcoin e criptovalute, in quell'inizio di XVII secolo di totale anarchia politica, sociale, religiosa potevano essere considerate fin troppo utopistiche.

Nel 1622 una compagnia di cavalieri mercenari al galoppo sotto gli stendardi di un vicino principe protestante portò il contagio della guerra nel piccolo mondo dove Teyler viveva e lavorava. Seguendo un copione millenario, i reiter si sfogarono sugli abitanti delle campagne mentre il duca e il suo seguito si chiusero frettolosamente in un castello più consono alle feste e gli affari di stato che alla guerra. Al quinto giorno di assedio un ragazzino sgusciò fuori dalle mura con una richiesta di aiuto da recapitare all'esercito imperiale comandato da Johann Tserclaes, conte di Tilly. Il messaggero fu catturato e trucidato dagli assedianti. Quella stessa notte fu sferrato un assalto furibondo alle porte del castello. I difensori poterono ben poco e furono travolti. Il capitano mercenario, che aveva ventisei anni, salì a cavallo le scale del salone in preda a una follia alcolica ed entrò alla stanza da letto del duca. Il nobile in camicia da notte tentò di barattare la sua vita con forzieri ricolmi, ma il demone dell'acquavite suggerì al capitano di rifiutare. Dall'alto della sella calò sulla testa del duca un colpo così violento da piantargli la spada fino al collo.

Nel caos successivo Albrecht Teyler riuscì a lasciare indenne il castello, trascinandosi per giorni nelle campagne fangose in cerca dell'accampamento imperiale che si diceva essere nelle vicinanze. Trovò invece un'altra compagnia di mercenari, senza bandiere e senza Dio, impegnati a impiccare civili pelle e ossa ai rami di una grande quercia al ritmo di flauti e tamburi suonati da bambini vestiti di stracci. Prima di rendersene conto si trovò un cappio al collo, trascinato da due ubriachi verso la scala appoggiata a un ramo da cui pendevano già i piedi di altri poveracci scossi dagli ultimi spasmi del soffocamento. Intanto il più sobrio tra quei boia improvvisati frugò nel fagotto di Teyler in cerca di valori, trovando invece una copia del De origine et mutationibus monetarum. Come tanti analfabeti, associò il libro all'importanza del suo proprietario e Teyler fu condotto all'accampamento dei soldati. Non erano certo uomini del conte di Tilly, impegnato in massicce operazioni belliche a chissà quante miglia di distanza, ma si dichiararono imperiali. Il loro capitano sfogliò lo scritto di Teyler come se potesse leggerlo e capirlo, poi chiamò un prete sfigurato dalla sifilide che si portavano appresso come confessore di moribondi. Il chierico ricordava ancora un poco di latino: lesse qualche pagina e parlò all'orecchio del capitano. Tre giorni dopo Teyler fu scortato in una grande città fortificata al cospetto del famoso vescovo-principe von Hebel. Il prelato si presentò in abiti militari, spada al fianco, stivali da cavaliere e mantello scarlatto. Fece molte domande a Teyler in merito alla sua professione e conoscenze in materia monetaria. Si disse affascinato dalle teorie espresse nel suo libro, poi gli chiese a quale confessione appartenesse. Teyler ragionò rapidamente sull'agonia dell'Impero, la mutevolezza dei fronti, l'alternarsi delle fortune e preferì dichiararsi Sabbatai Shem, ebreo. Il vescovo ne fu entusiasta perché nella sua città i giudei erano sempre stati tollerati e, in quella triste epoca di cristianità in subbuglio, considerati neutrali. Il neonato Sabbatai Shem fu condotto a un antico convento sequestrato dal vescovo. Le suore erano state trasferite altrove per riconvertirlo in zecca clandestina. La domanda di Sabbatai fu preceduta dalla spiegazione del vescovo. Da quando gli spagnoli scoprirono un'intera montagna d'argento nel Nuovo Mondo cominciarono a pompare denaro nel Vecchio. In un sistema in cui il valore di una moneta era strettamente legato alla quantità di metallo prezioso che la componeva, l'inflazione divenne presto incontrollabile. La frammentaria situazione territoriale e politica dell'Impero rendeva impossibile un controllo monetario centralizzato da parte degli Asburgo. Sabbatai sapeva che negli ultimi anni i centri di coniatura privati erano fioriti a sud, dalla Baviera al Reno. Egli stesso, durante il suo lavoro di esattore, era incappato in monete false o di dubbio valore. Ma il vescovo ammise che il problema era ben più esteso. Solo nel piccolo ducato di Milano, oltre le Alpi, circolavano circa 50 monete straniere di valore diverso, tutte ugualmente accettate nelle transazioni quotidiane. Dieci anni prima, disse von Hebel, sfruttare questa confusione per arricchirsi era la scelta di qualche avido. Ora, dentro una guerra che si preannunciava lunga e totale, per i potenti con le casse vuote e la necessità di mantenere eserciti mercenari per la propria difesa diventava un'esigenza. Parlando e camminando arrivarono nell'ampio refettorio, ora un'officina in piena attività con molti artigiani all'opera armati di martello e ceselli. Il vescovo von Hebel si scusò per il caldo proveniente dalle fucine sottostanti, si avvicinò a un tavolo e porse un tallero d'argento a Sabbatai che ne apprezzò la buona fattura.

Possiamo vedere una moneta, disse von Hebel sollevando il dischetto metallico, come un piccolo lingotto recante il punzone del principe. Se il principe non può rifiutarsi di accettare la moneta che emette, allora diamo per scontato che la moneta sia accettata senza controllarne peso e titolo a ogni transazione. Questa fiducia permette di coniare monete i cui bordi, come in questo caso, vengono accuratamente "tosati" limando via qualche grammo di metallo prezioso rispetto al valore nominale. Oppure, anticipò Sabbatai, si possono produrre monete di lega inferiore, per esempio aggiungendo più rame. Il vescovo annuì compiaciuto e tornò a posare la moneta sul tavolo, in mezzo ad altre centinaia tutte uguali. Giunsero infine al chiostro del convento. Alcuni inservienti caricavano botti piene di monete tosate sui dorsi di muli intenti a brucare le aiuole di azalea abbandonate dalle suore. Von Hebel spiegò la necessità di trasportare il denaro manomesso oltre i confini del principato, preferibilmente in un regno avversario, dove cambiavalute improvvisati lo avrebbero scambiato con denaro buono presso i mercati cittadini e gli accampamenti militari. Triplo guadagno per il proprietario della zecca: risparmio di metallo prezioso nell'emissione di monete fallate, guadagno sull'importazione di monete a pieno valore, destabilizzazione dell'economia di uno stato nemico.

Intanto la guerra peggiorava mese dopo mese, le battaglie annientavano sempre più soldati e i superstiti si ritiravano per pianificare nuove battaglie raschiando il fondo dei forzieri. Molti ormai erano convinti che quell'inferno sarebbe durato per sempre. Sotto la supervisione di Sabbatai Shem la zecca del principe-vescovo prosperò e si diffuse la voce che una squadra di golem lavorasse nei sotterranei agli ordini dell'ebreo straniero. Poi arrivò quel momento in cui tutte le monete del mondo non possono più comprare la speranza nella vittoria. Quando un enorme proiettile da bombarda sfondò il tetto della cattedrale Sabbatai capì che la città sarebbe caduta a breve. Se il morale sui bastioni poteva ancora essere alto, entro le mura ristagnava il terrore. Fuori, sulle sponde del fossato, un esercito temprato da anni di cruente battaglie affilava le lame e caricava i moschetti proponendo resa incondizionata o distruzione. Il consiglio cittadino e il vescovo si barricarono nel palazzo del borgomastro a riflettere sulla strategia migliore, sollecitati da una pioggia ormai giornaliera di piombo protestante. Quel giorno Sabbatai chiese di potersi allontanare dal convento per andare alla sinagoga (in cui non aveva mai messo piede) e pregare per la salvezza della città. Invece andò a casa, ingoiò cinque sfere d'argento ricavate fondendo altrettanti talleri in stampi per pallottole e attese la notte. Sfidando le ronde che vigilavano sul coprifuoco raggiunse il cimitero del ghetto per dissotterrare una gerla di monete tosate trafugate pazientemente in quasi due anni di lavoro come supervisore alla zecca clandestina di von Hebel. Con la gerla sulle spalle e una pianta dettagliata delle opere difensive nascosta sotto la casacca si recò a una porta fortificata sorvegliata da un milite della guardia cittadina corrotto. Il traditore Sabbatai Shem corse nel buio verso le fiaccole nemiche e si ritrovò nelle mani di soldati nemici pronti a trucidarlo. Possiamo immaginare l'uomo, per la seconda volta nella sua vita, inginocchiato nel buio, tremante, una lama appoggiata alla gola e in bocca una supplica: "Pietà! C'è argento per tutti! Chiamate il vostro capo, ho una cosa importante per lui".

Non ricordo più il numero di bicchieri a cui ero arrivato quando Paula, mentre andava ad abbassare la serranda del locale, mi invitò a immaginare una via stretta, incassata tra i contrafforti naturali di montagne ciclopiche le cui punte sempre imbiancate salivano a sfidare il cielo incolore. Presso una casupola di pietre alcuni uomini si scaldavano attorno al fuoco mosso da folate di vento che fischiava attraverso la gola. Poi un rumore di zoccoli e ruote battenti sul millenario selciato romano avvisò il gruppo che un convoglio era in arrivo. Si chiusero bene i mantelli di lana intorno al collo, presero le picche e si piazzarono in mezzo alla via. Una carrozza e la sua scorta di quattro cavalieri si avvicinarono al posto di blocco rallentando sulla ripida discesa tra le chiazze di ghiaccio che facevano ancora luccicare il selciato. L'unico uomo disarmato rispose al saluto dei cavalieri e andò a bussare sulla carrozza. La tendina si mosse rivelando il volto affilato del principe-vescovo von Hebel. I baffi e il lungo pizzetto caprino erano ingrigiti, ma era sicuramente lui. Si aprì lo sportello e le parole del vescovo uscirono insieme a nuvolette di condensa.

- Sabbatai... Sabbattai Shem. Anche tu sopravvissuto al grande massacro? Sei un ebreo pieno di risorse...perché sei ancora un ebreo, vero?

- Mi chiamo Johannes e sono da sempre un buon cattolico, eccellenza. Forse mi scambiate per qualcun altro.

- Non c'è bisogno di fingere. Non qui e non ora. Qualcosa di simile alla pace regna sulle macerie dell'Impero. Di fronte alla firma di un trattato dicono che bisogna dimenticare ma ogni notte rivedo quelle merde di porco protestanti che distruggono la mia città.

- Durante la lunga guerra tutti noi, dal principe al contadino, per salvarci la pelle abbiamo fatto cose per cui ogni giorno chiediamo perdono a Dio, un perdono che non riceveremo mai.

- Sono stati anni molto duri. Alcuni sentono il bisogno di una nuova vita lontano da quegli orrori. Ora fai il doganiere per i conti del Tirolo?

- Sì, eccellenza. La paga è decente, tra queste rocce mi sento al sicuro. E poi il mio lavoro è utile: oltre a raccogliere i pedaggi devo confiscare le monete false o tosate. Da nord ne proviene una quantità incredibile, eredità del conflitto. Un danno più terribile di quello causato dalle bande mercenarie fuori controllo. Ma dicono che io sia il migliore di tutti nel riconoscerle.

Il vescovo von Hebel rispose stirando un sorriso e porse al doganiere un sacchetto tintinnante.

- Ecco qua il mio pedaggio. Non occorre che le esamini una ad una, sono buone.

- Non ho motivo di dubitarne, eccellenza. Un uomo di fede e di nobiltà come voi sa bene che non si ottiene l'arricchimento collettivo e personale manipolando il denaro.

- Certo. Ricordo bene un pamphlet molto arguto che lessi anni fa... De origine et mutationibus monetarum, mi pare. Purtroppo la vita e ancor di più il governo implicano tragiche contingenze che portano a tragici provvedimenti. Ma, grazie a Dio, i tempi cambiano e con essi gli uomini più intelligenti. A proposito: mi sto trasferendo a Roma per ricevere un importante incarico presso la Camera Apostolica. Mi farebbe piacere avere per segretario uno come te.

A questo punto mi spiacerebbe concludere una storia così affascinante con una mole di dati sui devastanti effetti prodotti nella Mitteleuropa dalle pratiche di contraffazione monetaria e tosatura messe in atto in quegli anni. Sarebbe molto noioso riportare tabelle di confronto sulle quantità di oro e argento presenti in Europa prima e dopo la colonizzazione delle Americhe. Mi permetto quindi di sorvolare sul cuore della tesi di Paula per riportare un'interessante riflessione che fece lei stessa quando le chiesi se sapesse qualcosa sul destino di Albrecht Teyler/Sabbatai Shem. Negli anni successivi al presunto incontro sulla frontiera del Tirolo, von Hebel diventò cardinale per i meriti acquisiti alla guida della Camera Apostolica. Con il suo patrocinio apparvero svariati opuscoli firmati Giovanni di Tubinga, francescano.

Con queste pubblicazioni sfacciatamente partigiane e gonfie di retorica papista si cercava di recuperare la distanza accumulata nei confronti del protestantesimo e della sua benevolenza verso il mercantilismo e i commerci, introducendo un nuovo rapporto tra Chiesa ed economia. In uno dei passaggi più ispirati, Giovanni di Tubinga invita il lettore ad abbandonare l'idea di denaro come materia diabolica e gli propone un esercizio:

"osservate dunque una tela, un quadro qualsiasi che rappresenti l'adorazione dei Magi. Concentratevi sullo sguardo di Gesù Bambino che riceve dai tre venerandi saggi le monete d'oro venute da lontano e che il futuro Cristo valuta ma non rifiuta. Egli anzi le accoglie, tendendo le manine sante verso quei doni con il conforto della Vergine sorridente che lo regge in grembo".

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×