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Una storia di Danieleso

Pubblicato il 15 luglio 2016

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A Road To: Ibiza!

Un’ avventura tutta nuova, dove "DanieleNeiPosti e la sua compagna di avventure" si fondono in “A Road To”.

Si tratta di un nuovo cammino, che comincia grazie al supporto dell’agenzia di viaggi “I Segreti del Mondo”, sita in Volla (NA), in collaborazione con Eden Viaggi che ci ha procurato il soggiorno in una struttura fantastica, il Sirenis Resort di Cala Llonga.

Comodamente partiti dall’Aeroporto di Napoli, arriviamo ad Ibiza dopo un paio di ore. La compagnia aerea Neos ci coccola con uno spuntino delizioso, dolce e salato, accompagnato da un fresco bicchiere di vino bianco. Sorvoliamo il profondo mare blu del Mediterraneo fino a intravedere le sponde dell’Isola, da cui si apre il fantastico parco naturale di “Ses Salines”, con i suoi bacini d’acqua rosati. Vi consigliamo vivamente una passeggiata al parco, che noi, purtroppo, per mancanza di tempo non abbiamo fatto. L’isola è grande e sono davvero tante le cose da fare e vedere!

In aeroporto ci aspetta un’amica che vive lì, che ci porta in albergo e ci conferma il Boat Party del pomeriggio.

In albergo veniamo affettuosamente accolti da Carmine, il nostro referente Eden, che ci accompagna in giro per la struttura mostrandoci la palestra, i 2 ristoranti, le 7 piscine, i 18 bar e.. così via! Di quanto mostrato e spiegato, è il nostro stomaco che recepisce le giuste informazioni, quindi ci sediamo al bar in piscina, con vista mare, che alle 16.30 circa del pomeriggio ci serve un bel hamburger con tanto di patatine e contorti vari. La nostra linea ha cominciato a cedere già il primo giorno. Taxi e via al porto di Sant Antoni de Portmany, dove il Boat Party ci aspetta.

Ci siamo divertiti.

Il sole caldo, il mare sereno e la musica frizzante ci accompagnano lungo la costa, per poi fermarsi nelle vicinanze della magnifica Es Vedra, ipotetica isola delle sirene omerica.

Qui il party si anima sempre di più, in contrapposizione al ritmo calante del sole che ci regala un tramonto spettacolare.

Noi che ci spariamo una posa al tramonto
Tramonto dalla barca

Si ritorna al porto, da cui tentiamo un vago autostop, per poi raggiungere lo stazionamento dei bus. Il pullman si ferma ad Eivissa, che ferve di ragazzi intenti nei loro aperitivi pre-party, a cui non ci aggreghiamo poiché, ormai, esausti. Un altro taxi ci porta a Cala Llonga. Le 57 cucine dell’hotel sono chiuse, per cui provvediamo a saziarci con una pizza (una sola, perché il suo prezzo ne è valso due!). Cala Llonga è una conca dalle acque limpidissime, anche di notte molto invitanti, e dopo la pizza consumata in spiaggia non ci siamo fatti mancare una rinfrescata al mare. Così, diamo la buonanotte alla nostra prima giornata ad Ibiza.

Al risveglio, un ricco buffet ci offre, dall’ “Eggs & Bacon” al porridge con yogurt e svariati cereali, la giusta carica per tutto il giorno. Per fare tesoro del nostro tempo su quell’isola paradisiaca, scegliamo di chiamare un taxi piuttosto che prendere due bus, diretti all’ auto-noleggio nei pressi dell’aeroporto. Le strade di Ibiza sono molto chiare, così come le mappe, per cui non si ha troppo bisogno di un navigatore. Si presentano come strade di montagna, ma pianeggianti. Lungo le strade, lo scenario è questo: una casa, il nulla (per 1 km), un negozio, il nulla, un ristorante, il nulla, una rotonda (con le indicazioni), il nulla, un agglomerato urbano, il mare. Ci dirigiamo a nord, direzione Santa Eulària des Riu, per raggiungere Sant Carles de Peralta. Il paesino si struttura in zone non ben delineate, per cui si sa di essere lì solo grazie al cartello di entrata.

Fichi, mandorli e case contadine sono disseminati lungo il territorio; il centro, seppur piccolo, è stato importante nel passato, perché scelto sia da intellettuali che si stabilirono lì, sia dagli hippies di passaggio che sceglievano questa zona per sostarvi. E non potevamo farci mancare una visita al Bar Ristorante Anita, famoso per l’ospitalità che la leggendaria signora Anita offrì a molti figli dei fiori di passaggio, così generosa da far diventare casa sua il ritrovo di una cultura che ha messo forti radici sull’isola. Spuntino di birra e “Aioli” (assolutamente da provare), un giro tra le case bianche (e l’immancabile chiesa) e via verso la costa.

Prima sosta a Cala Boix, emblema della selvaggia Ibiza; seconda, non molto distante, lungo la strada di ritorno, a Pou des Lleo, una sorta di (non) spiaggia davvero particolare: vi è la presenza della Posidonia Oceanica, una specie di alga, la quale rappresenta un’esclusiva di alcune zone del Mediterraneo. Questa pianta acquatica ha un ruolo importante nell’ecosistema, offrendo protezione sia all’ acqua che alla spiaggia, entrambi infatti dall’aspetto impeccabile. Un’altra caratteristica (diffusa, comunque, anche altrove sull’isola) di questa cala è la presenza dei garage marittimi, con binari annessi, per le barche. Alcuni di questi sono stati trasformati in casette, a mo’ di case sull’albero, ma al mare. Geniali! Davvero!

Il sole picchia e l’assenza di protezione solare ci mette fretta, quindi saliamo in macchina e ci avventuriamo seguendo una segnaletica rosa, che ad Ibiza equivale ad una speciale attrazione turistica. Parcheggiata l’auto, seguiamo un sentiero che ci porta ad una sorta di torre di avvistamento. Una volta lì, l’istinto ci guida oltre. Giriamo attorno alla Torre De Campanitx e incanaliamo una sorta di sentiero tra rocce ed alberi, che si fa sempre più roccioso e curvo verso il basso. Rocce. Mare. Vuoto. Uno dei panorami più incredibili che abbiamo mai visto. Un burrone verso il mare infinito, contro cui si scagliavano onde, quasi a voler raggiungere l’apice, su cui noi eravamo. Chiunque volesse cercare il sublime kantiano o un suicidio eroico, qui, lo trova, è garantito. Consumiamo uno spuntino con il vento addosso, ancora senza parole, e lasciamo quell’incanto.

Bastava un passo sbagliato per non finire questo reportage

Al crepuscolo si imbandisce il Mercatino Hippy “Las Dalias”. Le bancarelle donano un’ampia varietà di particolari oggetti e un’atmosfera che non ha equivalenti. Compriamo qualcosina accompagnati dalla musica giusta (concessa dal banco vinili). Arte, tradizioni, divertimento: c’era persino una giostra, la quale motrice girevole era azionata da un cowboy pedalando una bici messa al centro, per far girare i bambini sui cavallucci fatti di cuoio e materiali riciclati. Torniamo in albergo per docciarci e mentre ci rilassiamo e rimuginiamo sul da farsi, d’improvviso suona la sveglia delle 8:30…

Il tempo non promette troppo bene, quindi l’itinerario di questo nuovo giorno subisce una piccola variazione e dirottiamo alla volta di Dalt Vila, il centro storico della capitale Eivissa. Cerchiamo un buon caffè invano e ci immettiamo sulla rampa del ponte levatoio “Portal de Ses Taules” che porta in alto, all’entrata delle mura. Questa cittadella fortificata è servita ai catalani, che l’hanno costruita nel XVI secolo, per difendersi dagli attacchi turchi.

Oggi, è una zona minuziosamente messa a nuovo, ristrutturata, dichiarata Patrimonio dell’Umanità e chic. Vie ampie alterne a viuzze strette si diramano fino in cima dove vi è la cattedrale Santa Maria de les Neus e il castello Almudaina. Lì, piazzole poste in due punti diversi offrono vedute molto suggestive, una sulla città ed il porto, l’altra sugli isolotti insediati nelle limpidissime acque e le sfreccianti barche. Si nota in modo evidente che l’entrata a Dalt Vila è stata curata per i visitatori, infatti la parte superiore, prevalentemente residenziale, è indubbiamente più rustica e vissuta. Non c’è bisogno di specificare quale delle due parti abbiamo preferito!

Ugualmente ai giorni passati, anche quel giorno verso ora di pranzo diventa soleggiato e propriamente estivo. Ne approfittiamo subito e ci incamminiamo per Cala D’Hort. Il tragitto è lungo, ma siamo determinati verso il nostro obiettivo: l’Atlantis. Non ci resta che affacciarci sulla spiaggia di Cala d’Hort, che merita sicuramente più di un’occhiata. Fare il bagno in una baia di acqua cristallina cullata tra montagne sabbiose di colore arancio, non capita spesso nella vita. Ci muniamo di spuntino e tanta acqua al supermercato (scelta molto conveniente sotto il punto di vista economico) e raggiungiamo il sentiero tracciato per la leggendaria Atlantide, seguendo il cartello per la “Torre d’es Savinar”. Si parcheggia e ci si immette in questa sorta di parco naturale, alla quale entrata vi è infatti un cartello che indica le diverse destinazioni: verso destra c’è la torre, dalla quale si può godere di un tramonto spettacolare; scendendo invece, a metà percorso, sulla destra, vi è una parete liscia, meta di free climbers ed arrampicatori; proseguendo giù per la montagna, la nostra destinazione.

Scarpe adeguate, quantità considerevoli di acqua ed energia sono fondamentali per questo percorso, che in discesa dura un’oretta. Prima della discesa c’è una sorta di scultura-labirinto di pietre davvero singolare. La calata è molto ripida, che non permette di vedere cosa c’è alla fine di essa ed inizia con un sentiero roccioso e talvolta stretto. Lungo il sentiero si trova una piccola grotta, che pare abitata: vi è un letto, un fornellino e oggettini vari. Si dice ci abiti un’anziana donna e che lasciare qualcosa lì è di buon auspicio.

Il percorso ad un certo punto si fa completamente sabbioso e finché si scende, va bene. Il mare si fa più vicino e d’improvviso ecco lo scenario magico: Atlantis. Scogliere che sembrano pareti squadrate di dimensioni impensabili, che si frangono l’una ad incastro nell’altra, in una simmetria che sembra studiata. Piscine naturali, disegni nelle rocce ed un mare incontaminato e sconfinato. Es Vedra è lì difronte a sorvegliarci, mentre con le gambe pesanti e il sudore che gronda ci riempiamo il cuore di gioia e dell’energia vitale che quel luogo emana. È un posto incantato, che infonde pace allo spirito e fa dimenticare la fatica impiegata. Si scende attraverso l’incastonatura di rocce in un bacino tra le enormi pareti; ci godiamo finalmente un meritato bagno fresco e una vista mozzafiato. In assoluta armonio con il posto, conosciamo un gruppo di ragazzi che ricordano degli “amazzoni” e le fanciulle del gruppo sono felici di condividere con noi qualche scatto, indossando dei kimono in perfetta sintonia con l’atmosfera circostante.

Il sole è già tramontato, approfittiamo quindi della restante luce diurna per risalire. Ahimè, riguardo la salita c’è poco da dire: la sfacchinata ci ha offuscato la mente.

Quella volta in cui Simona trovò un'amica ad Ibiza.

Corriamo in hotel per gustare i variegati e deliziosi piatti del buffet serale, una doccia e si esce di nuovo per la nostra ultima sera. Ancora una corsa per arrivare in tempo prima della chiusura liste al Privilege di Sant Rafel. Il “Paint Party” ci ripaga l’affanno e ce la spassiamo al locale, dove la gente è più cordiale e divertente che mai. A parte i due, che ancora cerchiamo, che ci hanno macchiato indelebilmente scarpe e indumenti nuovi. Anche quello che sembrava il giorno più lungo di un’intera vita, termina.

Idea della serata

La stanchezza non vince la volontà di godere dell’ultima mattina ad Ibiza, quindi sveglia presto, colazione, valigie e subito in auto. Il tempo è davvero a nostro sfavore, considerando che l’amico targato Eden ci avverte del fatto che dal giorno successivo l’estate spagnola sarebbe diventata finalmente stabile. Ne approfittiamo allora per soddisfare una curiosità, nata quando per arrivare a Sant Carles, più esattamente a Santa Eulària des Riu, abbiamo adocchiato ed oltrepassato un borghetto candidamente bianco, situato su una collina. Parcheggiata l’auto ai piedi della scala che porta su, ci rendiamo conto che si tratta di un posto ancor più piccolo e aggraziato di quel che si intravede dal basso. Qui si trova la chiesa parrocchiale di Santa Eulària e il cimitero “Puig de Missa”.

Chiesa
Dettagli
Dettagli
Cimitero

Lasciamo Santa Eulalia con la serenità che ci ha regalato e ci dirigiamo a Sant Antoni de Portmany, diretti questa volta al lungo mare. Per la sua posizione strategica, il lungomare beneficia di un fascino non del tutto artificiale: ci sono indubbiamente tanti locali, bar (tra cui il rinomato Cafè del Mar) e stabili su un versante, ma sull’ altro c’è una scogliera pianeggiante lasciata al suo splendore naturale che si accosta, quasi a livellarsi, al mare. Sullo sfondo, a metà occhio compare la sagoma scura della costa meridionale; il restante panorama ruba tutte le attenzioni, lasciando gli spettatori smarriti nel sole incandescente che al tramonto, essendo ad occidente, dona uno spettacolo incantevole, che sembra spegnersi e danzare nell’acqua.

È arrivata l’ora di porre lo sguardo in modo differente, già forse un po' nostalgico, verso i paesaggi e le vedute che quest’isola, ancora una volta, ci offre sulla strada di ritorno. Un amico conosciuto qui, ci svela il proverbio più sentito di Ibiza: “l’isola o ti vuole o ti manda via”. Secondo le riflessioni sulla nostra esperienza, consideriamo questo proverbio l’essenza di ogni cosa lì. Ci sono due facce, due forze in contrapposizione ed in un equilibrio irremovibile di Yin e Yang, che attirano e respingono. Le feste e le strutture imponenti, contro la natura primitiva e maestosa. Colori rigorosamente sobri o una miscela forte e sgargiante. Un equilibrio di estremi, che riesce ad ammaliare tutti e soddisfare ogni richiesta.

Ibiza è un’isola sorprendente, dove lo scontro costante di energie opposte è capace di regalare eventi singolari e stupire costantemente.

Questo viaggio è stato reso possibile grazia al supporto di sponsor, che ringraziamo ancora una volta: in primis I Segreti del Mondo e Eden Viaggi, che hanno permesso la realizzazione del progetto. Soprattutto Raffaella (sei grande!). Se lo stile è stato impeccabile in ogni occasione lo dobbiamo a Marcello Fontana e gli outfit che ci ha proposto; ultimo non per merito, Gaetano Fraiese di Fraiese Parrucchieri che ha garantito una tenuta inverosimile alla chioma rossa.

Da A Road To è tutto!

Al prossimo viaggio <3

www.aroadto.com

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