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Una storia di GiovanniImperatore

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Essenziale 2049

Un futuro così caotico da non far rumore

L'Essenziale nel 2049

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Pubblicato il 02 dicembre 2017 in Didattica

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Sono vicino al compimento dei miei 51 anni.

Ci penso mentre i miei figli gironzolano per casa, immersi nel loro mondo tecnologico, teleguidati, ormai in ogni loro azione, sono schiavi e padroni di tutto ciò che li circonda. All'improvviso una voce mi riporta alla realtà.

-: "Cosa posso fare per te?" mi dice il robottino di servizio, lo rispondo mentre nel contempo mi siedo sulla mia vecchia poltrona , l'unica cosa datata esistente in casa.

-: "Tranquillo, sto apposto così." rispondo quasi seccato.

Da qualche anno, nella nostra famiglia, convive questo prototipo di intelligenza artificiale che gira per casa e fa un pò di tutto, regola tutte le funzioni dell'immobile e mi informa dei consumi , lo definiscono gioiello della tecnologia.

In realtà è un piccolo esemplare di latta capace di mettermi ansia, uno dei tanti.

Prima di uscire di casa bacio mia moglie e saluto i miei figli con un cinque, almeno fa più figo, anche se preferirei abbracciarli ma sono ormai grandi per queste cose.

Fuori il cielo è come sempre, grigio.

La foschia invade costantemente la nostra vita quotidiana.

Da anni gli scienzati promettono di alleviare questo problema ma l'inquinamento è ormai ad uno stadio irreversibile, non vedo il cielo schiarirsi da mesi e ogni mattina spero di poter rivedere la bellezza di una giornata di sole.

I mezzi sono dotati con propulsori ibridi, non fanno molto rumore ma ce ne sono a centinaia , la metropolitana non esiste più, almeno qui a Napoli.

Per ogni spostamento urbano esiste un applicazione che mi permette di prenotare un "Robotaxi" in grado di accompagnarmi dove voglio e senza spendere tanto.

Nemmeno il tempo di prenotare la corsa che già me lo ritrovo qui, dinanzi a me.

Alla guida non c'è nessuno e quando apri la porta si sente una voce registrata-"Buongiorno e benvenuto su Robotaxi, inserisca la meta scelta nel browser e possiamo andare!"

Durante l'intero tragitto non senti nessun altro tipo di discorso, nulla.

E la mente viaggia a ritroso, portandomi a rimpiangere quelle mattinate di 30 anni fa quando mi imbattevo nei mezzi affollati e nelle persone che mi spintonavano nel caos generale.

Sembra assurdo ma avverto questa mancanza.

Questa tecnologia mi sta stretta.

Migliorando l'esistenza non ha migliorato la voglia di viverla perchè anche nei piccoli dettagli, come lottare per un posto in metro , c'era un senso.

Mi ricordo che quasi ventenne mi piaceva essere parte integrante dell'innovazione e mi incuriosiva poter immaginare un'avvenire più semplificato, non mi sarei mai aspettato un futuro così caotico da non far rumore.

Mi sento estraneo a questo presente, la tecnologia corre più di me, rendendomi un'immigrato digitale, potendo sceglierei di non seguirla rimanendo ancorato a cio' che più mi appartiene.

Intanto il "Robotaxi" giunge a destinazione, mi ricorda l'importo da pagare e scendo.

Oggi sono più riflessivo del solito, ho avviato un discorso con me stesso che difficilmente cesserà.

Mentre mi incammino verso il mio studio, apro la valigetta che mi ha regalato mio padre tempo fa, dopo la laurea.

Al suo interno ho messo un vecchio libro che leggevo da giovane ormai in disuso, tutto è digitale, anche un libro.

Le pagine sono ingiallite ma emanano un'odore disarmante, in passato l'avrei definito "odore di cosa vecchia", oggi per me è essenza.

Tutto quello che può sembrare dettaglio, è l'Essenziale. Il mio Essenziale.

In un mondo come quello attuale, cogliere queste cose è il tutto.

Come quando non facevo caso a colui che cantava in metro accompagnato da una chiatarra, in quel frangente ignoravo l'essenza delle cose, le piccole cose.

Tutta questa tecnologia ci sta rendendo ciechi, vediamo solo attraverso un display quello che dovremmo vedere con gli occhi.

Ci spingiamo ad osservare una realtà virtuale quando, ancora, non conosciamo la nostra.

"Chissà, chissà domani,

<div style="text-align: center;">Su che cosa metteremo le mani,</div><div style="text-align: center;">Se si potrà contare ancora le onde del mare</div><div style="text-align: center;">E alzare la testa</div><div style="text-align: center;">Non esser così seria, rimani."</div><div style="text-align: center;">(Futura, Lucio Dalla)</div>

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