scrivi

Una storia di mary

2

DURA LEX, SED LEX

"La legge è dura, ma è sempre la legge"

Pubblicato il 20 ottobre 2015

Mi chiamo Ottavio e sono un avvocato.

Non capita tutti i giorni di leggere la confessione di un uomo di successo a cui la vita sta stretta come la cravatta che indossa tutti i giorni prima di andare in tribunale.

Sono un colletto bianco poco convinto, diciamo così. Dopo avere rigirato tra le mani tonnellate di scartoffie e scucito la verità a qualche mezzo delinquente, non vedo l'ora di tornarmene nel mio attico, fatto di lustrini e poltrone confortevoli, dove posso tuffarmi senza nemmeno levarmi le scarpe. Le bottiglie di super alcolici, quasi sempre alla fine, rendono l'idea dell'animo irrequieto che mi ritrovo. Tiro giù bicchierini, uno dietro l'altro, gola in fiamme per qualche secondo e la tensione della giornata inizia a sciogliersi. È così che provo ad affogare i miei tormenti.

Le grandi vetrate tirate a lucido riflettono come specchi, occhi spenti e malinconici.

Corsi e ricorsi storici. Sono qui, in piedi, di fronte a un mondo che non mi appartiene. Guardo fuori, dove tutto va avanti anche senza di me. Vedo luci accese e spente, dentro le case. Attraverso le finestre, vite diverse dalla mia, si concentrano in un vortice di scelte silenziose. La mia emotività invece, fa un gran baccano. Un delirio di domande a cui non so dare risposta vivono insieme a me, dentro la mia torre d'avorio. L'unica cosa che so è che mi sono rinchiuso in una gabbia dorata dalla quale vorrei volare via.

Farei le valige all'alba di domani, se solo trovassi il coraggio...

Oggi però, non voglio pensare al futuro, voglio lasciarlo in un angolo a prendere polvere, e sapete che vi dico? Non voglio pensarci neanche domani. Sono stufo di programmare la mia infelicità, ne ho le tasche piene di correre dietro al tempo, di sentirmi sempre fuori posto.

In questi giorni va così! Mi sento una nullità.

Vorrei sfogarmi. Vorrei liberarmi della rabbia che porto dentro e che piano piano mi sta divorando. Avete presente il fuoco quando diventa indomabile? In questo momento sto per scoppiare, ho un caldo fottuto addosso, proprio come quando sta per divampare un incendio e non riesci a fermarlo.

In una parola: impotenza.

"Prenditi la ragione, restituisci il torto, dai un colpo al cerchio e uno alla botte, ragiona come un sicario, sii freddo, cinico e calcolatore, figlio mio! Non mollare, non dare mai l'impressione di avere paura della persona che hai di fronte, vai in giro a testa alta, con il mio cognome puoi farlo! Puoi permetterti anche di sbagliare qualche volta, ma attento a non esagerare. Dura lex, sed lex, ricorda!"

Non esagerare! La legge è dura, ma è pur sempre la legge... bla bla bla...

Quanto mi piacerebbe dirgli che il limite l'ha superato lui con me e che il mondo, fuori è diverso. Il maestro della giustizia non lo sa, ma è stato più ingiusto di un boia con suo figlio. Questa è la realtà.

Che manuale di cazzate ha provato a inculcarmi! Se sapesse che ho la testa per aria e che sto mandando a puttane il progetto di clonazione che ha nei miei confronti! Mi ucciderebbe senza pensarci due volte, ne sono convinto!

Sono un uomo prima di tutto e non una semplice macchina sputa sentenze che raccatta denaro barcamenandosi tra il morale e l'immorale. Lui, questo non l'ha mai capito.

Ma che me ne frega in fondo, delle sue perle di saggezza mal confezionate. Lui non sa niente di me, di quello che provo, dei miei silenzi, dei miei pianti, delle mie rinunce. Non mi ha mai chiesto come stavo! Pensa di avermi dato tutto, invece... non è così. Mi ritrovo un pozzo vuoto e profondo da riempire, non so ancora di cosa.

In questo momento mi manca la terra da sotto i piedi. Eccomi qua, fermo al palo con il lavoro e con la vita stessa!

Sono più di cinque ore che non la vedo e già batto le testate contro il muro. Sto impazzendo senza di lei.

Io uomo impassibile come mio padre? In un'altra vita forse.

Se lo sapesse il mio vecchio, saggio come Gesù nel Tempio, che oggi ho lasciato il mio bolide in garage. Ho camminato a piedi per le strade, a testa bassa senza pensare al sangue che mi scorre nelle vene. Mentre cadeva la pioggia mi sentivo vivo. Ho lasciato che la mia camicia si inzuppasse d'acqua, ho slacciato qualche bottone, tolto gli occhiali e ho guardato al cielo.

Per un attimo ho smesso di apparire e ho voluto essere. Oggi sono io, presente indicativo! L'ho urlato, in mezzo alla gente, che pensava fossi pazzo.

Adesso, dopo quella pioggia che mi ha lavato l'anima, ve lo posso dire cosa è successo, cosa è cambiato.

Una creatura favolosa mi ha fatto perdere il lume della ragione. Non so chi me l'abbia mandata. Quello che conta è che sia arrivata, forse dallo stesso cielo pieno di stelle, che sto guardando ora.

Ci siamo visti in un locale. Visti e piaciuti, da subito. Non c'è stato bisogno di offrirle da bere. Ci siamo lanciati un paio di occhiate. Eravamo vicini, troppo vicini. Nessuno dei due però, aveva voglia di parlare, eppure di cose ce n'erano da dire. Eccome se ce n'erano! È bastato il suo braccio finisse contro il mio a farmi pensare che, per avere quelle mani e quelle labbra su di me avrei dato tutto quello che possedevo.

Io ero solo, era sola anche lei a quel bancone che distribuiva gocce di distillati che hanno il potere di farti perdere la memoria. Un sorso dietro l'altro e ho iniziato ad avere voglia di sfogare la mia passione repressa. Non mi era mai successo, ho sempre avuto la capacità di controllare tutte le emozioni, dalla prima all'ultima. Quella sera qualcosa è andato storto e qualcos'altro dritto! (Non fatemi entrare nei particolari.)

Volevo farmi una sconosciuta. La parte perfetta di me, aveva voglia di uscire dai binari, come un treno in corsa, volevo andare a tutta velocità, dritto alla meta. Era irresistibile. Mi eccitavano il suo profumo e la paura che un uomo sa riconoscere negli occhi di una donna. Voglia e paura di essere sbattuta come si deve. Io volevo solo accontentarla, più di quello che diceva il suo sguardo, contro un muro qualsiasi, lei in trappola, prigioniera del mio desiderio incessante.

Ho aspettato che le luci si abbassassero. Mi sono avvicinato sfiorandole la punta delle dita. Gliel'ho sussurrato all'orecchio, piano piano... "Vuoi scaldare il mio letto stanotte?"

Ero mezzo ubriaco, non ho pensato alle conseguenze che avrebbe avuto quell'invito da playboy.

Siamo saliti sulla mia auto e già eravamo incollati uno all'altro come due francobolli. Non riuscivo neanche a mettere in moto, non ce la facevo a staccare le mie labbra dalle sue. Siamo saliti da me. Non capivamo più niente. Ho consumato con la lingua ogni lembo di quel corpo avido, che urlava a gran voce di dimostrargli quanto fossi uomo fino in fondo. Il suo respiro nel mio bastava per capire che le piaceva il mio modo di possederla. Non una parola, solo l'unione di due anime che stavano creando un'opera d'arte di furiosa trasgressione.

Mi sono sentito vivo, si è sentita viva, quando siamo arrivati al culmine di tutto.

Sì, è andata così. Forse per un millesimo di secondo ci siamo anche amati, per il resto del tempo abbiamo scopato fino a non poterne più. Fino a non riuscire più a smettere. Nessun altro nell'universo sarebbe stato in grado di fare di meglio. Non sono servite promesse o bugie. C'era solo un maledetto bisogno di dare, diviso perfettamente a metà, come il frutto del peccato. Io ho dato e lei con ingordigia, si è presa tutto, fino all'ultima goccia. Ha stretto a sé la mia stessa fantasia perversa di spaccare in due un frutto acerbo e proibito per poi assaporarlo a piccoli morsi.

Aveva un gusto piacevole la sua bocca, di quelli che non avevo mai assaggiato prima. La volevo di continuo, non riuscivo a smettere, non avevo mai toccato niente di più liscio e morbido di quella pelle. Era come la seta, pura e levigata. Non sapevo chi fosse, ma il modo in cui si faceva prendere mi è bastato.

Adesso forse lo so chi poteva essere: un angelo con un ascendente da tentatrice che può appartenere solo al Diavolo, anzi persino Lui sarebbe stato invidioso del mio stato di estasi. Era talmente bella che avrei voluto sentirla mia per altre due o tre volte, anzi per sempre. Otto rovesciato, infinito, eternità, questo volevo che diventasse quell'incontro casuale. Invece si è rivelato un fiocco di vetro dove il tempo è durato zero e la polvere bianca si è consumata in un attimo, proprio come quella di una clessidra. Vorrei lasciare tutto e correre da lei. Ma ho soltanto l'immagine impressa di un volto e un subdolo profumo di violetta sul mio cuscino che sta alimentando lentamente la sua assenza. Non ho una strada, non ho una porta dove andare a bussare...

Ho soltanto una stanza vuota e il ronzio di una mosca che bisticcia col calore di una lampada accesa. Questo mi resta.

Dura lex,sed lex.

La legge dura, che rimane pur sempre legge, oggi più di ieri, ha soffocato il mio respiro, qui dentro queste quattro mura.

Voglio ritornare a vivere.

Papà, non mi dispiace affatto deluderti. Puoi riprenderti la tua ombra...

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×