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Una storia di EdoP

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Stregoneria

Sorrento, 1947

Pubblicato il 18 febbraio 2016

Un giovane pastore, bello e con la barba bionda, si aggira silenzioso tra i prati e i cespugli dei monti a strapiombo sulla costa. Osserva per pochi istanti all'orizzonte il mare, brillante di riflessi del sole, e continua le sue peregrinazioni, sotto il caldo incessante.

Nannina, un'altra giovane pastorella, mora e col viso sciupato dalle fatiche della vita povera, si accorge della presenza e i loro due sguardi s'incrociano per pochi secondi. La ragazza lo fissa a lungo mentre si allontana con un grosso bastone, e si alza da terra colta da un'estasi dirompente.

- Oh Gesù, Giuseppe e Maria. Io lo sapevo che saresti venuto tu. Dio mio quanto sei bello. Mo' perché te ne vai? Non te ne andare no... ti posso parlare sì?

Il giovane pastore si accorge delle parole della pastorella e si rigira guardandola e ascoltandola, mentre questa unisce le mani in segno di preghiera e ridendo di gioia.

- Dio che consolazione! Bello, bello santo mio! Che felicità, che gioia! Io lo sapevo che saresti venuto sa' Gesù, Giuseppe, Maria... bello santo mio, santo mio, io sentivo sempre la tua voce, sempre, e se chiudevo gli occhi ti vedevo pure! In una grande luce che mi sorride, proprio a me... Dio Dio che ridere, che consolazione... San Giuseppe mio, santo mio bello, santo mio, devozione mia, tu sei il più bello fra tutti i santi 'o sai?​

Ma il pastore, dopo averla guardata con incredulità, riprende il cammino.

- No non te ne andare mo', non te ne andare così. Eh, mo' che sei venuto non te ne devi andare così, tu mi devi fare la Grazia, mi devi portare via, a te che ti ci vuole no? Tu me fai morì e è fatta, e mi porti con te lassù in Paradiso... nella contemplazione del Signore...

Il pastore si rigira e torna dalla pastorella, guardandola di nuovo incuriosito e lei a bocca aperta lo fissa con venerazione, avvicinandosigli in preghiera.

- Bello che sei... che felicità, che gioia San Giuseppe mio...

I due si siedono tra i cespugli.

- Tu sei il santo più buono che io conosca, perché sennò il Signore non ti avrebbe affidato la Madonna col Bambino. E allora fammi la Grazia, me ne hai già fatte tante, tutto m'hai fatto dare, tutto, che gentilezza. Come ti facevo una preghiera, se chiedevo qualche cosa subito me lo facevi dare. Qui, questo è il vestitino che m'hanno regalato le monache... quello che t'ho chiesto ti ricordi eh? - dice ridendo spensierata mentre il pastore tira fuori pane e vino, non dicendo una parola.

- E mo' mi danno pure la minestra calda e m'hanno acconciato pure per dormire. Ah io non chiedo mai niente all'altri santi no! No no, tu però non mi fare scherzi, no, io lo so come succede, che un certo momento tu sparisci e io resto qua sola... San Giuseppe mio, San Giuseppe mio bello tu mi devi portare, tu mi devi portare lassù con te, nell'Alta Patria che felicità... tanto qui nessuno se ne accorge se io muoio - sospira ridendo Nannina.

- Le capre quelle sanno tornare pure da sole al paese... San Giuseppe bello, santo mio bello... - poi gli fissa il bastone - e il giglio dov'è? Che bello che sei tu... - il suo tono assume quasi quello di una psicosi improvvisa mentre fissa l'orizzonte con occhi stralunati - Quanto sei bello! Che ci sto fare io qua mh? Una volta che ho detto laggiù che mi avevi parlato, non sai che m'hanno combinato... così m'han fatto diventar matta, mi suonavano la tromba dentro l'orecchio e mi dicevano 'Eh questa è la tromba dell'Arcangelo Gabriele eh'... che m'hanno combinato... ma quelli non capiscono niente, nooo non sono degni. E intanto qua stai eh, quassù sta San Giuseppe, quassù da me è venuto, solo da me... - dice guardando verso la costa piena di vanto.

- Tu sei passato per il paese eh? E non t'hanno visto, e certo non sono degni. Non sono degni. Invece io! Quanto sei bello! Sai che mi dicono sempre? 'I matti non possono entrare in Paradiso!' - Ma il pastore le porge il boccale di vino - A me? - e lo trangugia - Ma non è vero, non è vero questo no? Sai cosa sono le tentazioni tu? Figurati che una volta sentivo sempre una voce, una voce dolce dolce, come che pare fosse la tua... che mi diceva sempre 'Buttati, buttati cretina! Buttati e vola' ma io... io arrivavo sempre sino a qua - si alza e va verso le pendici della scogliera a strapiombo - qua! Fino a qua! E poi mi mancava il coraggio... poi mi pentivo e dicevo sempre 'Se San Giuseppe insiste ancora io me butto' - dice ancora ridendo Nannina - ma poi ho capito. Ho capito perché, non eri tu, no! Sai chi era? Era il diavolo ah. Quello voleva che mi ammazzassi così io mi dannavo e non potevo più andare in Paradiso, ma tiè! Son stata brava? - ride e beve vino.

- Ma mo', mo' co' te sai che faccio? Un'altra cosa mo' guarda, lassù c'è il santuario di San Michele lo sai? - indica il picco di un monte al pastore - Eh già, io a te lo dico, tu sai tutto. Saliamo in cima al campanile, là si vedono tutte le montagne, tutte le case, tutto il mare e allora tu mi prendi per mano, pure San Michele mi può aiutare no? E tutt'e tre usciamo dal campanile, così, e voliamo. Voliamo su una valle di furore, voliamo sul mare, poi scendiamo a toccare l'acqua con la punta dei piedi e poi torniamo su...su... San Giuseppe bello famme morì, fammi... - e beve ancora dal boccale del pastore che glielo spinge verso la bocca e Nannina perde il contatto con la terra, il mondo le sembra girare.

- Se Gesù torna in terra, pure qua mi piacerebbe stare. Ma non torna quello. Vedi, tu sei un santo importante ma non sei Gesù. Quello faceva guarire i malati, cacciava il demonio. Qua il demonio sta dappertutto e tutti sono malati. Eeeh se lui ritornasse... e pure che facesse finire il mondo, subito, tanto... i segni divini questi eh? Eh già.... - Nannina si sdraia sull'erba, rimirando il cielo, accanto al pastore.

- Ooh so' tutta sudata, qua... so' tutta sudata... ah pure le gambe, eh? - si accorge che il pastore la invita ancora a bere - Grazie - mentre lui le infila le mani tra i capelli neri arsi dal sole.

- E perché te ne voi andare... io non voglio stare qua - dice Nannina respirando in affanno - Portami via, non me lascià qua, non me lascià qua! Damme da bere, sto male, damme da bere sto male... - e beve, beve, beve beve, addormentandosi e continuando a parlare con San Giuseppe.

Nannina si risveglia, intontita dall'ebbrezza e tra le capre al pascolo. Strabuzza gli occhi e si guarda intorno. Il sole sta tramontando. Ha sognato? Forse. Fa su le sue cose e riorganizza il gregge per ricondurlo al paese fin giù dalla montagna.

Raggiunte le prime case dentro le rocce, intravede Fra' Raffaele, un logoro frate di campagna. - Fra' Raffaele! Fra' Raffaele! - e i due si vengono incontro.

- Fra' Raffaele buonasera, ma ditemi una cosa... i santi possono apparire sì?

- Sì! Li vedo sempre. Sempre 'a Maronna, spesso e volentieri!

- Ma come, si possono vedere con questi occhi?

- Occhio!

- Oooh e che avete visto?

- 'a Maronna

- Sempre tutto il giorno!

- Gesù... è bell?

- Bellissima!

- Eh lo sapete, io ho visto San Giuseppe, proprio mo' a Capo d'Orso e gli ho parlato pure... tanto. Com'era bello Fra' Raffaele, io lo voglio rivedere.

- Quello torna!

- Voi dite?

- Quando lo Signore vuole.

I due sono raggiunti da un altro frate, più basso e meno anziano di Raffaele - Che c'è? - chiede guardando Nannina.

- Ma come sarebbe a dire? Non sapete che è successo un miracolo?

- Ma che miracolo? - chiede perplesso il frate.

- Gesù ma voi non avete mai avuto apparizioni? - chiede stupefatta ed innervosita la pastorella.

- Son vent'anni che faccio il frate da queste parti e nun agg' mai visto u' miracolo.

- Uuh Fra' Raffaele che dice questo!

- Qillo è 'nu materiale! - sospira andandosene.

- Quello l'ha avuta l'apparizione! - dice ad alta voce Nannina ai due religiosi che si allontanano in fretta senza guardarla.

Nannina, come di consueto, va a messa. Nel bel mezzo della funzione, i suoi occhi sono attratti da un grande cesto di mele di un'anziana col velo scuro, avanti a lei. 'No Nannina è peccato, è male' pensa, anche se è affamata, lo è da quando è venuta al mondo. Quando viene il momento di inginocchiarsi e recitare la preghiera, gli occhi di Nannina continuano a guardare quelle mele succulente, tanto da farle leccare le labbra. Ma continua a pregare, a guardare in cielo. 'Cosa mi tocca pensare di fare!' pensa.

Alla fine avanza con le ginocchia fino al cesto e afferra una mela fulminea. Poi si rialza, si ricompone guardando intorno se qualche fedele l'ha intravista, fa il segno della croce ed esce dalla chiesa.

Una volta fuori l'addenta immediatamente, con voracità, come se fosse la prima mela mangiata in vita sua. Si avvicina a lei il matto del paese "lo scemo del villaggio" come l'hanno sempre chiamato tutti, e cerca di rubarle la mela. La pastorella lo respinge in malo modo.​

Nel pomeriggio gioca coi figli delle raccoglitrici d'uva nelle pause dal lavoro estenuante. Ne prende uno, due, tre, perfino quattro! Corre con loro e ride. Dopo poco però Nannina si sente male, non ha forze e si sente svenire, stramazzando al suolo. Le donne, urlanti e preoccupate, accorrono a farla rinvenire.

- Gesù... che stai, incinta? - chiede sorpresa una donna - Ma che ci fai qui se stai incinta? - Incinta? Questa è la domanda continua che si sente rimbombare in testa Nannina.

- Nun me toccate! Nun me toccate! - urla la pastorella frastornata alle altre che ammutoliscono e la lasciano correre via.

Nannina corre poi per le viuzze deserte del paese fino alla chiesa, anch'essa disabitata, vi entra citando i nomi della Sacra Famiglia e aggirandosi confusa fino all'altare, davanti alla croce. Qui s'inchina e poi si sdraia completamente a terra, piangendo, di gioia.

Mentre Nannina piange e invoca le glorie del Signore, sente dei passi da lontano, alle sue spalle.

- Chi è? - chiede tra le lacrime la pastorella, neanche girandosi e continuando a guardare il volto di Cristo sofferente in croce.

- Chi sono? - chiede una voce. Ma è una voce strana, che Nannina non ha mai sentito prima. Non sembra neanche di un uomo. È una voce suadente, a tratti stridula ma profonda.

A quel punto Nannina si gira a guardare tra le navate. Non c'è nessuno.

Dubbiosa, ritorna a pregare sorridente davanti alla croce.

- Nannina, non sai chi sono? Non mi vedi? -

La donna si rigira ancora - Basta prendermi in giro! Lasciatemi in pace per l'amor di Dio! - e inizia a piangere. Un pianto non più gioioso, ma triste, tristissimo.

- Ooh non piangere pastorella, ci sono qua io. Non sai chi sono perciò? Davvero? -

Nannina si alza e cerca di intravedere tra l'oscurità delle navate la figura che le parla - Chi sei insomma! Fatti vedere!

- Eccomi Nannina - e compare nella luce una figura umana pallida con occhi rosso sangue, denti canini aguzzi e due corna rosse come il fuoco e un lungo mantello nero come il buio.

- Gesù Giuseppe Maria, Gesù Giuseppe Maria, il Demonio, il Demonio... il Demonio -

- Così tu e la tua gente mi conoscete, ma posso assumere tutte le forme che desidero -

- Il Demonio che mi parla, oh Signore che ho fatto di male, che ho fatto di male? - chiede Nannina alla Croce.

- Non ti risponderà quel simulacro - dice Satana - Non risponde mai -

- Il Signore risponde sempre a chi crede in lui, maledetto! -

- Ne sei sicura giovane pastorella? - chiede il diavolo con un velo d'ironia - Ne sei proprio sicura? Andiamo Nannina, voglio mostrarti una cosa -

Nannina nonostante la renitenza, lo segue quasi ipnotizzata dalla curiosità, è davvero il diavolo?

Perché aveva visto San Giuseppe e ora il Maligno? Cosa significa?

L'essere sparisce tra le tenebre della chiesa. Nannina lo cerca e poi esce dal portone e lo trova vicino alla balaustra da dove si vedeva quasi tutto il paese. Satana la fissa ridendo mentre gli viene incontro, mostrando i suoi canini aguzzi.

- Ti sei mai chiesta, Nannina, perché la gente di questo paese ti eviti? -

- La gente non mi evita! Dice che sono solo 'na matta - la pastorella si mette una mano sugli occhi. Poi piange.

- Perché piangi Nannina? - chiede Satana.

- Piango... piango Maronna mia... davanti al Demonio...uh che diranno le monache, non mi faranno più bei vestitini acussì... - si asciuga le lacrime e continua a parlare a quell'essere ghignante che la fissa attento coi suoi occhi rossi e penetranti - Piango perché in questo paese mi ha sempre preso in giro! Sempre! Perché dice che sono matta e i matti non vanno in Paradiso! - Satana ride. Un riso di gusto, che mostra tutti i suoi denti vampirici.

- Oh mia bella pastorella, ma il Paradiso è un'invenzione per i matti, so che stenti a non crederci, ma i veri matti sono loro... non tu. Per questo sei insultata da quei contadini e da quei pastori. Non ti capiscono, sanno che sei superiore a loro e non ti rispettano. -

- Cosa dici... che cosa stai dicendo... io non devo ascoltarti, ascoltarti è peccato... -

- Ma tu mi hai già ascoltato dal primo momento Nannina, se non t'interessa quello che ho da dire posso anche andarmene, basta che tu dica di sì e io me ne andrò... promesso -

Nannina ci riflette, non è convinta - Davvero, se voglio, te ne vai? Mi lascerai in pace? -

- Sì - risponde perentorio Satana sorridente.

- Vattene - dice la pastorella - Io non tradirò Gesù e la Beata Vergine per te, vattene via! -

E il Demonio scompare in un secondo.​

'Uh Maronna mia il Demonio' pensa continuamente Nannina nei giorni seguenti. Chi mai le crederà che l'ha visto e sentito parlare? E quello che le ha detto? Ma lei è stata furba. Non ci ha creduto. Non gli ha dato retta e andrà sicuramente in Paradiso dopo questa storia. Ora che è incinta di San Giuseppe, partorirà un nuovo Messia per salvare i poveri e gli oppressi come lei. Che bella cosa, pensa. E il paese dovrà inchinarsi a lei come una regina. Una santa. No, anzi, la Madonna.

Passando vicino a delle case, delle donne, le anziane del paese, le ridono dietro - Ecco la matta, quella incinta di Giuseppe - e ridono a crepapelle. Nannina non ci bada. Continua per la sua strada fino al monastero delle monache che la ospitano.

Ora di pranzo. Le monache servono la solita zuppa ai poveri e ai logori che vengono a mendicare o dormono da loro. Nannina si mette in fila e aspetta il suo turno.

Il matto di pochi giorni prima ricompare da un vicolo e infastidisce i presenti. Poi mette le sue mani nella zuppa di Nannina, che schifata lo respinge violentemente, buttandolo a terra insieme al suo cibo. Una suora la riprende severamente - Nannina è questa la tua carità cristiana? Vergogna! Oggi niente pranzo per te, ci vediamo stasera. -

- Ma io veramente... -

- Sssh non voglio sentire chiacchiere!-

E Nannina rimane senza zuppa. La fame la tortura tutto il giorno. Così torna verso la piazzetta della chiesa, che sovrasta il paese, dove ha lasciato i suoi stracci.

Il matto del paese si è messo a prenderli a calci insieme ai suoi barattoli. Nannina s'infuria e sale le scale correndo.

- Gesù benedetto ma che fai! Maronna mia! Lascia stare le mie cose! -

- Mio mio mio! - urla il matto mentre afferra le cose della pastorella, che debole per la fame lo lascia andare mentre le lancia giù dalla balaustra le uniche cose che ha al mondo.

- Cattivo sei! Cattivo! - e piange Nannina, piange tanto mentre raccoglie gli stracci e i barattoli e si allontana dal paese, per una radura boscosa dove sdraiarsi e riflettere all'ombra di qualche albero.

Poi, dall'alto di una collina vede una processione a Maria nel cuore del paese e la osserva con invidia 'Sono io Maria, stupidi, incinta del Messia!' pensa e se ne va.​

Nannina gira a zonzo tra le colline circostanti, finché non decide di seguire il sentiero che porta ad un monastero tra i monti vicini. Lì sarà il posto giusto dove partorire il Figlio Santo prediletto da Dio. Giunta alla porta di quella chiesa sperduta bussa due volte e un frate si affaccia ad una finestra - Che volete? - chiede corrucciato.

- Nulla, sono venuta a stare qui, devo partorire un bambino -

- Che bambino? - chiede impaziente e perplesso il frate.

- Un bambino che non ha bisogno di nulla sapete... -

Il frate fa una smorfia di disapprovazione - Un bambino che? E chi è? Gesù Cristo? -

- Voi non ci crederete, ma sì signore, Cristo, è tornato. -

Il frate inizia a ridere e non si ferma più, chiudendo le persiane e lasciando sola davanti ad un portone chiuso la povera pastorella, nello sconforto generale.

- Vergognatevi voi che non ce credete, che frate siete! -

Ma nessuno risponde.​

Nannina, sempre più stanca, torna in paese. Sente la gravidanza più pesante e ciò l'affatica, non ha neanche mangiato niente per tutta la giornata.

Tra le viuzze apparentemente silenziose e deserte, caricata di tutte le sue cose, viene chiamata da una voce femminile.

- Uè Nannì vie' quà! -

- A me? - chiede la pastorella, cercando la voce e intravedendo dietro una casa una signora di mezz'età, seduta che sta cucendo.

- Nannì vien, eh qua nessuno ti mangia, non aver paura! -

- A me? - chiede ancora.

- Sì sì, vieni un po' qua. -

La pastorella si avvicina alla donna e le siede davanti tenendole la stoffa.

- Felice è andato a Minori e ancora non torna. Quando va via, sparisce e si perde per la strada. Quando abbiamo finito mi vai a prendere 'nu poco d'acqua? - chiede la donna.

- Signò non posso faticare...-

- Cosa ci vuole per una brocca d'acqua! -

- Signò non posso lavorare. -

- E perché? -

- Eeeh - sospira Nannina guardandosi il ventre e la donna capisce, sorridendo.

- Iiiih! Io due ore prima di sgravare, e ho avuto due gemell', ho lavorato! -

- Eh lo so... -

- Tu devi mettere giudizio. Pens' che devi avere un bambino. Adesso qualche cosa te la devi mettere da parte. -

- Signò questo non ha bisogno di niente... Io non posso faticare. Pure se io mi muoro di fame non fa niente. Ma questo rispetto lo devo avere. - dice severa Nannina.

- Uè Nannì! Vien' a cà! - grida da lontano un'altra donna alla finestra.

- Eh? - si gira Nannina sentendosi chiamata - Subbito! Scusate! - lasciando la stoffa della prima signora.

E corre verso un'altra casa nella via, sotto la finestra di chi l'ha chiamata.

- Nannì! Ti sei decisa a scendere fra noi poveri mortali, quale onore che ci fai! - sbotta la donna sorridente alla finestra.

- A me? - chiede retoricamente Nannina.

- Sì a te! Eri sparita! Pensavamo ci avessi schifato Nannì... -

Arrivano cinque giovani ragazzi da un vicolo e uno di loro corre incontro a Nannina inginocchiandosi di fronte a lei. Poi è seguito da un'altra ragazza che s'inginocchia alla pastorella inscenando una venerazione.

Nannina è turbata e perplessa, non capisce del perché di quell'adorazione nei suoi confronti, che crede sentita.

- Ma che succede... - si chiede Nannina e un'altra - Sta piangendo Nannì perché sei stata toccata dal Signore, vieni, vieni con noi! - e la invitano a seguirli.

La ragazza che si è coperta la faccia, ride di gusto ed è raggiunta da una donna. - Tu non sai quello che si crede di essere! -

- Voi non dovete sfottere - dice la donna.

- Quella è diventata ancora più scem', altro che povera donna - dice un altro ragazzo.

- Lasciatela stare - dice sempre la donna.

Nannina è condotta tra la folla di una zona del paese, forse radunatasi solo per lei.

- Sempre davanti alla casa del Signore io, sempre davanti alla casa del Signore. Perché io avevo paura a venire tra voi. Avevo paura che mi pigliavate per matta e invece... -

I giovani la coprono con pesanti mantelli di lana e la tranquillizzano, facendole credere di essere la gestante prediletta da Dio.

Da molte finestre le lanciano fiori - Tiè Nannì, per te! - e lei si commuove.

- Questa è la volontà del Signore! - dice contenta tra le lacrime.

La folla al seguito di Nannina inizia una processione cantando inni a Maria tra le vie del paese.

- Mariaaaa! Mariaaaa! Mariaaaa evviva! -

Poi una ragazza prende un piatto di ceramica e glielo mette in testa come corona e Nannina scombussolata si gira a guardarla incredula. E tutti iniziano a lanciarle in faccia ortaggi.

- Ma che fate oooh! - grida Nannina.

Tutti iniziano a ridere e ad urlare per schernirla e lei si mette in ginocchio vicino ad un muretto con in testa quel piatto di ceramica, disperata.

- Dio mio perdonali, perché non sanno quello che fanno... - sussurra tra sé e sé con le lacrime agli occhi.

Un uomo tenta di prenderla in braccio ma Nannina stavolta si ribella.

- No! Basta! - urla con tutta la foga che ha in corpo e la folla si allontana da lei intorno, impaurita e fissandola con sdegno.

- No! Basta! - continua ad urlare al cielo e alla folla, che ricomincia ad inseguirla cospargendola di verdure ed ortaggi sui capelli crespi neri.

Nannina è disperata. Una giovane donna disperata, sola al mondo e non capita, anzi schernita. Nannina si allontana dal paese di corsa, mentre tre giovani continuano a inseguirla per divertimento fino ad una zona rocciosa.

Qui la pastorella esausta e confusa, inciampa su un sasso e cade giù in un burrone rotolando fino in una grotta, venendo persa di vista dai giovani che fuggono via, preoccupati di non essere visti da una qualche autorità nei paraggi.

Le urla strazianti di Nannina per il dolore della caduta sono universali, ma ignorate dal mondo circostante. Striscia fino ad una parete e si mette seduta, consumando il suo dolore di perseguitata.

- Che cattivi! Cattivi! - poi nota del sangue tra le sue gambe, sangue sgorgante come una fonte e scopre il danno immane subito - Perché! - grida al cielo Nannina e dopo ore di doloroso martirio si addormenta in un sonno profondo.​

- L'hai perso Nannina, hai perso tuo figlio. - le dice una voce nel dormiveglia.

- Che cos'ho perso io? Che cos'ho perso io? - chiede rinvenuta la pastorella.

- Hai perso tuo figlio, per colpa di quei mostri del paese - le dice la voce.

- Chi sei? - chiede Nannina ancora un po' straziata.

- L'Arcangelo Gabriele - le risponde la voce.

- Oh Maronna benedetta, l'Arcangelo Gabriele, ho perso mio figlio? -

- Sì l'hai perso, guarda quanto sangue, ti sei salvata perché io ho voluto salvarti, ma saresti morta -

- Perché non m'hai lasciato morì, non voglio vivere! Non voglio! - dice piangendo Nannina.

- Ma tu devi vivere bella pastorella! Devi vendicarti! Hanno ucciso tuo figlio! - le dice la voce.

- Ma la vendetta non è peccato Arcangelo? Non la è? -

- Non la è pastorella benedetta se è per una buona causa. - Nannina si ricompone e smette di piangere. Sente una rabbia dentro di sé che mai aveva provato fino ad allora. Una rabbia da sfogare.

- E come mi vendico benedetto Arcangelo Gabriele? -

- Bevendo il sangue del figlio che hai perduto. Bevilo e potrai vendicarti. -

- Arcangelo? -

Ma nessuno risponde. E così Nannina beve il suo sangue tutto, come se si stesse dissetando ad una fonte d'acqua nel deserto. Il sapore ferroso del sangue è sparito, le sembra di bere acqua fresca e pura, solo di colore rosso vivo.

Poco dopo a Nannina inizia a far male la testa e un dolore incessante sembra quasi fargliela scoppiare. I suoi occhi diventano rossi. Rossi come la lava delle viscere della terra. Le ferite e il sangue spariscono e lei si rialza da terra, come se sia rinata. Esce dalla grotta e ritorna alle pendici del monte guardando il paese a valle.

'Maledetti da Dio, maledetti, me la pagherete cara'.

Dietro di lei, da lontano, l'Arcangelo sghignazza coi suoi denti aguzzi.

Nannina aspetta di scendere in paese verso sera, la fame è sparita, sembra non sentirne più bisogno.

A notte fonda si aggira tra le case in cerca di qualcosa. Tre ragazzi le passano accanto, la riconoscono e iniziano a molestarla.

- Uè bella Nannì, perché non vieni con noi? Vieni vieni che ti offriamo vino e tanto amore, vieni -

- No, io con voi non ci vengo. - dice arrabbiata la pastorella.

- Tu con noi ci vieni comunque, buttana - le urla uno dei tre che la prende per un braccio.

Lei cerca di ribellarsi, la prendono per le braccia anche gli altri due e la trascinano via. Certi si affacciano alla finestra ma fingono di non vedere e non sentire quella triste scena.

- Ora ti facciamo vedere noi Nannì! - le urla in viso uno dei tre.

- No! No! No! - urla a squarciagola la ragazza. Un vaso appoggiato ad una finestra cade sul cranio di uno dei tre, che stramazza al suolo. Questi cercano di svegliarlo.

- Anto'! Anto'! Che ti succede?-

Poi la fissano arrabbiati.

- Cos'hai fatto buttana? -

- Io...io non lo so -

Un altro vaso si schianta sul cranio di un secondo, uccidendolo sul colpo. Il terzo spaventato, scappa via. Una donna alla finestra urla di terrore.

- Ah vecchia urli perché sono morti e non urli perché io venivo violentata? - dice Nannina quasi ridendo alla donna, che chiude in fretta le persiane.

- Eh no! - dice la pastorella.

La donna rimane alla finestra come per magia, schiaffeggiata dalle sue persiane ed è poi ricacciata all'indietro in casa.

Nannina sente di essere invincibile, non sa cosa le sia successo, ma le piace. Sente di non avere più timore di nessuno.

Va verso la chiesa.

- Dio mio perché mi hai abbandonato? Perché mi hai fatto così soffrire? - chiede a voce alta sorridendo e piangendo.

Poi s'irrigidisce e alza le mani verso il campanile tremando e le chiude come per afferrarlo. Questo inizia a creparsi e crolla sulle case del paese. Provocando un boato udito in tutta la cittadina, che si sveglia dal torpore della notte. Alcuni accorrono a vedere cosa sia successo. Ben presto giungono sul posto anche due carabinieri. Poi qualcuno vede Nannina davanti alla chiesa, immobile e con sguardo truce. Una vecchia urla che è stata la matta che crede di essere incinta di San Giuseppe.

Nannina recita parole sottovoce, incomprensibili. Tutti gli oggetti e gli strumenti da lavoro, da cucina e nelle case si animano e attaccano gli abitanti, ferendoli e uccidendoli come bestie da macello.

Il parroco esce dalla chiesa, frettolosamente.

- Nannina! Cosa sta succedendo? -

- Non lo so prete, so solo che sono una Nannina nuova. Io non ho più paura di voi. Avete ucciso il mio bambino, mi avete umiliata e trattata come un animale... -

- Nannina io non ho mai... -

- Alla vendetta non c'è mai scampo! - urla ridendo di gioia e il prete viene alzato da terra da una forza misteriosa.

- Nannina... cosa sta succedendo... Nannina... Nanni... - il prete muore soffocato e la forza lo abbandona a terra, esanime.

Una delle menti della processione farsa che aveva ridicolizzato la pastorella, una giovane e bella ragazza, le corre incontro - Nannina che sta succedend...- ma è fermata e alzata da terra.

- Ti è piaciuto prendermi in giro ve'? Dillo che ti è piaciuto! Ora rido io! - le grida Nannina, facendole uccidere dal bastone che la colpisce violentemente più volte.

La pastorella si siede sulla balaustra e osserva il paese in subbuglio, nell'anarchia più completa, mentre tutti i suoi abitanti sono decimati da bastoni, coltelli, fucili, oggetti contundenti e animali improvvisamente rabbiosi.

- Che sensazione meravigliosa - sussurra tra sé Nannina.

Da qualche parte un fiammifero accende una fiamma destinata a divampare in un grande incendio che in pochissimo ricopre a macchia d'olio il paese e bruciando vivi i pochi superstiti, imprigionati entro i confini del paese e intrappolati in quell'inferno terrestre.

Nannina si allontana fin su un monte mentre le fiamme si alzano nel buio. Osserva dall'alto quel paese estinto. Poi continua il suo cammino, lontano da lì, fino a una strada sulla costa. Dopo ore di attesa passa un'automobile e la invita a fermarsi.

- Avete bisogno di aiuto? - chiede un elegante signore coi baffi e un borsalino.

- Gradirei un passaggio signore, se potete o volete darmelo -

Il signore la guarda e dopo poco annuisce.

- Ma certo signorina, salite pure! -

Nannina sale e l'automobile parte sgommando.

- Sto andando a Napoli, posso portarvi lì -

- Va bene - dice gentilmente Nannina.

- Dove siete diretta? -

- Roma -

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