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Una storia di Raffaele

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Pubblicato il 14 maggio 2018 in Fantasy

Tags: Fantascienza

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“Sinceramente non ricordo come è cominciato.

È successo e ne ho approfittato. Come tutti, suppongo.

Per fortuna i poteri si sono sviluppati nel tempo e molto dopo l’adolescenza: sappiamo tutti che razza di persone possiamo essere a quella età. Immagino cosa sarebbe accaduto al mondo se un orda di adolescenti brufolosi si fosse messa alla conquista del mondo.

Perché il punto è sempre quello, no? Delirio di onnipotenza. O qualcosa di simile.

Quando ce ne siamo fatti una ragione, abbiamo cominciato a studiare questi fenomeni arrivando alla conclusione più ovvia: c’era un mutazione in atto nel genere umano.

Come si fosse sviluppata nessuno lo sapeva e memori delle fantasie di ben noti fumettisti, o di qualche cineasta dotato di una fervida immaginazione, qualcuno pensò veramente di poter volare, rendersi invisibile o trasformarsi in chissà cosa. Stronzate.

Ne è passato di tempo da allora e quello che sappiamo è che ci sono persone diverse da molte altre. E siamo anche in pochi.

C’è chi è veloce, ma non tanto da permettergli di superare la barriera del suono. Poi ci sono quelli forti, fenomeni da baracconi più che altro. Ci sono tante abilità acquisite con questa mutazione e non so se esista una catalogazione vera di tutte.

Chiedetelo a chi ancora cerca delle ragioni a tutto questo!

Li chiamano poteri e così farò anche io, ma suona davvero ridicolo. Parliamo di capacità non sempre gestibili e di persone che nascono e muoiono. Come tutti.

Persone che possono essere uccise.

Prendete me, per esempio. Riesco ad afferrare pallottole sparate da distanze varie, ma se usano un mitra la metà dei colpi va a segno. A salvarmi è solo la resistenza dei miei tessuti.

E la rigenerazione fa un male del diavolo. Prima o poi ci resto secco.

È in questi casi che penso seriamente a un costume. Mi fa ridere l’idea d’indossare una divisa attillata e colorata, ma con il giusto materiale potrei evitare non pochi problemi.

Il punto è che non faccio questo per vivere e raccontarlo a chi come voi è ancora normale risulta difficile. Vi capisco, e credo anche che la vostra frustrazione aumenti con i reati che persone come me commettono. Delirio di onnipotenza, ricordate? Avere la possibilità di fare delle cose che altri non si possono permettere è un incentivo stesso a farle. E chissà perché, sono sempre cose che danneggiano altri. Il più delle volte, almeno.

Per fortuna non siamo tutti così. Sì, appartengo ai buoni, e non vi dirò mai tutta la verità sull’uso che ho fatto delle mie doti. Non ricordo di aver commesso reati. E questo mi basta.

E spero basti a voi.

La verità è che serve a poco farsi degli scrupoli o costruirsi una morale, perché vedete, quelli come me il mondo non lo salvano. Non è come nei fumetti o nei film, dove una volta salvata la situazione tutto torna alla normalità. Vi faccio un esempio concreto.

Avrete letto di quel sequestro che ha tenuto in apprensione gran parte della brava gente di questa nostra rispettabile città, no? E sapete pure come è andata a finire: i cattivi in galera e il ragazzino a casa dei genitori. Sano e salvo. Ecco, mentre io mi occupavo di questa storia, a qualche isolato di distanza, cinque uomini assaltavano un portavalori uccidendo le guardie di sorveglianza e portando via la refurtiva impuniti. Dov’è la normalità in questo?

La verità è che ho imparato a farmi scivolare addosso certe cose e, mi dispiace ammetterlo, non credo di essere responsabile di tutti i mali che mi circondano.

Non ho nessun obbligo, non ho nessun dovere perché sono diverso. È una mia scelta fare del bene, lo capite questo? Non ho deciso di indossare una maschera perché i giornali ne parlassero o la gente mi indicasse come il proprio salvatore. Ho un lavoro come tutti, cerco di sopravvivere, e se ho l’occasione di fare qualcosa di buono, lo faccio.

Questa è la mia storia, questo è quanto vi serve sapere. Se ho deciso di rilasciare questa dichiarazione pubblica è perché la smettiate di credere in me.

Non sono il vostro salvatore, non aspettatevi nulla da me.

Lasciatemi vivere la mia vita”.

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