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Una storia di AlessiaScipioni

Questa storia è presente nel magazine La Rosa dei Nove Fati

Caterina Black, anni dopo?

Capitolo 6

Pubblicato il 11 febbraio 2018 in Storie d’amore

Tags: Capitolo6 Fato RosaDeiNoveFati

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Il sole sorgeva alto e giocava a nascondino con alcune nuvolette bianche quando Alessandra si destò dal sonno. L'istinto del risveglio la portò a sollevare le braccia lungo la testa e a stiracchiarsi allungando le gambe, faticava ancora ad aprire gli occhi irradiati dall'intesa luce che proveniva dai finestroni della camera. Si sentiva ancora riscaldata dal miscuglio di emozioni che aveva provato durante la notte, dagli abbracci di Armando, dai suoi baci e soprattutto dalle sue carezze. Era inaspettatamente euforica e un po' si vergognava per questo. Per via della Rosa, e delle sue assurde regole, si era privata di ogni batticuore adolescenziale, perchè sapeva, a priori, che mai avrebbe potuto avere ciò che desiderava, o peggio, rischiava poi di amare sul serio. Le era piaciuto un ragazzo biondino, dall'aspetto delicato, un compagno di scuola ma non della sua classe; il classico belloccio che poi si ritrova la fetta femminile della scuola ai suoi piedi, era bellissimo, con dei lineamenti delicati e due occhi celesti capaci di ipnotizzare per quanto erano seducenti. Non aveva però osato avvicinarlo, conoscerlo, si era limitata a contemplarlo come se appartenesse agli dei irraggiungibili. Tutto questo perché sapeva che la Rosa gli aveva già confezionato un maritino su misura e che attendeva solo di poterglielo consegnare. Quello che non aveva messo in conto era la rapidità della consegna, era la ragazza sposata più giovane della Rosa, e che il pacco contenesse proprio il suo peggior incubo: Armando Kadosh, l'iceberg siberiano, l'uomo dalle sembianze umana e l'anima da cyborg, quello a cui tutte avevano fatto il filo con la speranza che lui le scegliesse, come era sua facoltà poter fare.

Ma perché non l'ha fatto? Perché affidarsi a uno stupido sorteggio? Si fermò a riflettere cercando di trovare una risposta plausibile. Suo marito era un'enigma, qualcosa di difficile da decifrare, ma non poteva non ammettere che restava anche affascinante proprio per questo. La prova matematica, in finale, l'aveva vissuta di persona: era bastato un leggero avvicinamento e contatto per farla franare. Ok, era tutto così nuovo e fortemente emotivo per lei, però Armando aveva saputo trovare la chiave giusta per farla cedere, quando lei aveva giurato di dargli battaglia infinita su quel campo.

Ci sa fare il Kadosh, lo devo ammettere. Oddio è pur sempre vero che ha molta esperienza, mentre io sono acerba in quel campo, però...è stato un bel momento, emozionante, carico di adrenalina. Lo avrei ammazzato eh, per il dolore all'inizio, ma penso che sia normale...che poi, mai avrei immaginato di vedere quello che ho visto sul suo volto. Umano, cavolo, finalmente assomigliava a un cavolo di uomo e non ha un robot telecomandato! Che espressione aveva...sembrava invaso da chissà quali sensazioni e poi...guardarlo mi faceva sentire così apprezzata, desiderata...magari fosse così umano sempre, sono sicura che sarebbe molto migliore di quello che è nella sua quotidianità.

Alcune voci, provenienti dal corridoio, la riportarono nella realtà. Si voltò verso il marito: ancora dormiva. Si alzò con calma per non svegliarlo, non aveva voglia di affrontarlo da sola, dopo quella notte, con tutta la sua aria da superiore, si sarebbe vantato sicuramente di averla fatta cedere e fremere, quindi prese la vestaglia con l'agilità silenziosa di un felino pronto per la caccia e scivolò fuori dalla stanza.

"Buongiorno cara". La voce di Amanda Kadosh la raggiunse non appena mise il piede fuori.

"Buongiorno signora Kadosh". Le rispose con un sorriso, Amanda e Michele erano gli unici Kadosh che le andavano a genio, erano così diversi da Alvaro e Armando.

"Oh ma quale signora...sei parte della famiglia adesso, chiamami Amanda". Nel dirlo la prese sottobraccio portandola verso la sala in cui avveniva la colazione.

Entrate nella sala, Alessandra notò che era già tutto pronto: la tavola enorme era apparecchiata con ogni bendi dio che si possa desiderare a colazione, ai lati del tavolo vi erano quattro servi che sembravano fare da lampioni al banchetto. Michele Kadosh era già presente e accolse Alessandra con un gigantesco sorriso e un caloroso buongiorno. Autorizzata da Amanda, Alessandra ricambiò il saluto e usò il tu, destando in Michele un'espressione di consenso.

I passi di qualcuno indicarono alle orecchie di Alessandra che qualcuno stava per far ingresso nella sala. Poco dopo Armando, seguito da Paolo, entrò salutando i nonni e soffermandosi con lo sguardo sulla moglie. Alessandra si sentì bloccata e stupita nel vederlo avvicinarsi per sfiorarle le labbra con un minuscolo bacio. Michele e Amanda si guardarono soddisfatti e sorridenti, pensando che avevano passato una notte piacevole almeno.

La magia del momento, però, fu rotta ancor prima che si assaporasse per interno il suo gusto.

"Certe effusioni, Armando, lasciale nel privato delle vostre stanze". Alvaro Kadosh segnò così la sua entrata in sala.

"Effusioni? Ho sentito bene?". Michele sussurrò alla moglie.

"Sì, hai sentito benissimo. Effusioni, hai presente? Una calorosa, espansiva manifestazione d'affetto". Replicò Amanda mentre Alessandra fulminò con gli occhi Alvaro.

"Ah pensavo che avesse cambiato significato nel tempo visto il modo in cui è stata usata. Si direbbe, a sentire nostro figlio, che li ha trovati avvinghiati come due polipi che si sbaciucchiano, quando invece è volato solo un bacetto casto di saluto...che fai Armando ti lasci scappare certe effusioni dannose?". Michele sfoderò tutto il suo humour zelante.

Alessandra abbozzò un lieve sorriso, quel vecchio Kadosh lo trovava divertente al punto giusto, mentre Armando conservò, inalterata, la sua compostezza fredda, limitandosi a guardare, in modo deciso, suo padre.

"Vogliamo accomodarci". Alvaro fece finta di non aver sentito suo padre.

Presero posto a tavola, Alessandra si mise seduta automaticamente vicino ad Armando, allungò la mano e prese il bricco del latte.

"Cosa stai facendo?", Alvaro si mostrò quasi scandalizzato dal tono di voce.

"Sto versandomi del latte?", rispose Alessandra mostrando un certo stupore, in effetti era proprio stupita di tale domanda.

"Armando vuoi spiegare a tua moglie che la servitù la paghiamo per lavorare e non per stare ferma a guardarci mentre facciamo colazione?". Nel dirlo spostò lo sguardo verso suo figlio.

Armando non si scompose e si limitò a dire:

"Alessandra, per favore, posa il bricco".

"Cosa?", ora era più incredula di prima.

"Prego signora, lasci a me il bricco, le verso io il latte, mi dica pure basta quando non ne vuole più". La voce dolce di Sonia le giunse all'orecchio.

"Ma posso farlo benissimo da sola!". Rispose quasi scandalizzata da tale pretesa, si sentiva come un'impedita che non fosse capace di fare una cosa elementare come versarsi del latte.

"Alessandra, ti prego". Replicò Armando.

"Ma ti prego un corno! Andiamo Armando è assurdo che non possa versarmi del latte da sola, ma scherziamo?".

Michele e Amanda osservarono in silenzio e con ammirazione la nuova giunta in famiglia ed erano sempre più convinti che fosse quello tsunami che aspettavano.

"La prego signora, lasci che io faccia il mio dovere". Questa volta la voce di Sonia gli arrivò come se fosse una supplica, come se il non farlo le destasse problemi assai più grandi. Alessandra non poté fare a meno di mollare la presa sul bricco e lasciare che Sonia le versasse il discusso latte.

"Dopo aver insegnato a tua moglie a cosa serve la servitù, insegnale anche che ci sono modi più consoni di parlare in pubblico". Ribatté Alvaro alla domanda che Alessandra aveva rivolto a suo marito.

Alessandra avrebbe voluto rispondergli per le rime, ma nel frattempo il latte fuoriusciva dal bricco e fu catturata dal dover dire a Sonia che le bastava.

"Grazie, basta così".

"Non devi ringraziare la servitù". Alvaro l'ammonì di nuovo.

"Sono solita ringraziare quando qualcuno mi fa un favore". Alessandra non voleva proprio retrocedere di fronte all'arroganza del Kadosh.

"Non ti sta facendo un favore, è pagata per servirti, è suo dovere farlo...come si vede che vieni da una famiglia non appropriata a certe finezze".

Armando rispose prima che Alessandra scatenasse la sua furia:

"Padre, credo che sia giusto darle il tempo per abituarsi alla vita di questo palazzo e alle tue disposizioni - da megalomane sottolineò sottovoce il vecchio Kadosh - non puoi pretendere che le conosca a memoria come se avesse sempre vissuto qui dentro. Dalle tempo".

Alessandra esplose comunque:

"Forse vi sfugge un dettaglio: se tuo padre pensa di trasformarmi in una mummia vivente, come ha fatto con te, si sbaglia di grosso! E se il costo da pagare è risultare inadatta ma ben venga, mi guarderei bene dal barattare la mia dignità per avere il consenso di tuo padre". Si alzò in piedi accennando ad andarsene.

"Inadatta e maleducata...una semplice e misera Lewis appunto. E' maleducazione alzarsi da tavola quando gli altri stanno ancora mangiando, è inadatto il tuo modo di rispondere e, infine, è del tutto fuori luogo lasciare del cibo integro nel piatto, perché la servitù lo butterà di sicuro e andrà sprecato senza essere stato neanche sfiorato". Replicò secco e severo Alvaro.

"Oh per favore Alvaro finiscila...". Amanda non ne poteva più.

Alessandra afferrò il latte che Sonia le aveva versato:

"Ha ragione Kadosh...il cibo non va sprecato, mai. Quindi, se lo beva lei!", lanciò con forza il liquido addosso ad Alvaro e se ne andò dalla stanza con fare rabbioso.

Amanda assunse un'espressione tra l'essere meravigliata e divertita, mentre Michele sbottò a ridere come mai avrebbe immaginato di poter ridere, di cuore e divertito, sussurrando, tra una risata e un prender fiato:

"Oddio fantastica".

Alvaro rimase quasi pietrificato da quel gesto tanto esagerato e indecente per i suoi gusti, una mancanza di rispetto inaudita. Forse se non fosse stato impegnato ad asciugarsi, la faccia e il vestito di gocce bianche, avrebbe davvero assunto la posa di una pietra. Armando, invece, era impeccabilmente fermo sul suo status indifferente, ma dentro di sé provava ammirazione per sua moglie.

"Armando! Mi aspetto che tu la metta nella condizione di essere almeno rispettosa e decente nei prossimi giorni". Sentenziò Alvaro ancora intento ad asciugarsi.

"Con tutto il rispetto padre, ma credo che la sua reazione esagerata te la sei cercata a dovere. L'hai tartassata senza lasciar cader foglia, chiunque ha una pazienza limitata, lei poi ha un limite assai basso, questo è vero...ma è anche vero che non le hai lasciato respiro. E ora scusatemi - si alzò da tavola - non vorrei fare anch'io il maleducato come mia moglie, ma se qualcuno qui fa finta di non aver capito come è fatta per giocarci sopra, io non ho intenzione di farlo. Vado a cercare di calmarla prima che il suo delirio demolisca mezzo palazzo. Con permesso". Si allontanò dalla tavola e uscì dalla stanza.

"E' inaudito! Indecente...ah quella mezza...", Alvaro non fece in tempo a continuare i suoi apprezzamenti rivolti ad Alessandra, perchè sua madre lo bloccò con voce severa:

"Tu e solo tu sei indecente, squallido, inaudito e megalomane! Ha ragione tuo padre, sei un megalomane! E se pensi di poter fare il Caterina Black bis, ti avverto Alvaro, non te lo permetterò...non lascerò che mio nipote si perda dietro alla follia di suo padre! Questa volta no! Ho commesso una volta questo sbaglio e ne porto ancora il peso dentro, qui in questo palazzo non ci sarà un'altra Caterina Black, scordatelo...scordatelo sia tu che quella strega di Esmeralda!". Si alzò anch'essa da tavola e se ne andò lasciando il marito in compagnia del figlio.

Michele aveva ripreso il suo aspetto normale e serio, del resto condivideva in pieno le parole della moglie, si limitò a dire al figlio:

"E poi ci sono io...che sono circa cinquant'anni che mi chiedo da dove sei uscito fuori. Tua madre continua a dire che mi sbaglio, ma sono sempre più convinto che ti avranno scambiato nella culla quando sei nato...non puoi essere mio figlio, non c'entri proprio niente con me e tua madre...ma so anche, purtroppo, che le streghe sono tali per i loro poteri magici. Peccato che avevi una regina accanto e ti sei lasciato impelagare da una megera oscura e cattiva, avida come il deserto, ma ben astuta a usare un corpo sensuale per ammaliarti come se fosse una sirena in mezzo al mare...ma attento Alvaro, perché le prede delle sirene non fanno mai una buona fine, di solito le divorano le loro prede". E anche lui se ne andò dalla sala.

Alvaro rimase solo con la servitù e la sua rabbia. Sempre più convinto che doveva allontanare Armando da quella ragazzina, prima che fosse troppo tardi.

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