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Una storia di Nino

7

Star Wars Reloaded - Anacleria

#Starwars #tecnologia #consapevolezza #lavorobenfatto #comunicazioneeculturedigitali

Pubblicato il 23 ottobre 2016

“Questi pezzi valgono…uhm…una mezza porzione”

“L’altra settimana valevano mezza porzione l’uno!”

“Parliamo del droide…”

“Parliamone…”

“Pagherei”, disse versando sul bancone arrugginito una montagna di piccole buste sigillate ricolme di una sostanza a metà tra il bigio e l’olivastro, “60 porzioni”.

“In realtà il droide non è in vendita”, sussurrò Rey non senza qualche esitazione.

“Sapessi quante volte ho comprato qualcosa che non era in vendita!”, le ribatté Unkar Plutt, “Arrivo a 65.”

La giovane Rey rimase ferma qualche istante. Un droide così sofisticato, senza un graffio, che vagava per le dune. Era arrivato lì da poco, pochissimo. E il materiale che conteneva era riservato, ma non era cosa inusuale: molti mercanti, o meglio, molti dei pochi mercanti che lei aveva visto toccare Jakku usavano piccoli droidi come una sorta di computer di bordo. Nelle loro memorie potevano essere salvate rotte commerciali interessanti, note sul carico, una fitta voce di entrate ed uscite, i nomi dei debitori, gli schemi dei pattugliamenti dei sistemi minori. Quel droide arancione e bianco le avrebbe portato solo guai…

“Accetto."“Perfetto! Prendi le porzioni e sparisci! Tu invece”, disse uscendo dalla gabbia protettiva in ferro battuto che lo schermava, “tu vieni con me!”. BB8 cominciò ad emettere suoni d’allarme, impulsi, ma Unkar Plutt riuscì a bloccarlo con una pistola ad onde elettromagnetiche. La sfera si bloccò sul posto, spegnendosi.

“BB8!” Urlò Rey disperata “Cosa gli hai fatto?!”

“L’ho momentaneamente disattivato, devo prima capirci qualcosa al riguardo. Ma questo”, disse avventandosi sul droide in blocco, “non è più affar tuo. Prendi quanto pattuito, prima che cambi idea”, ammonì grugnendo. La ragazza, tra le lacrime, raccolse le 65 porzioni e le mise nella piccola tracolla sgualcita, dovendo schiacciare con entrambe le mani e aiutarsi col ginocchio per riuscire ad infilarvici l’ultima dozzina di pacchetti.

Cominciò a correre, verso casa, cercando di convincersi di aver agito nel modo migliore possibile. Ormai il Cimitero delle Astronavi era totalmente prosciugato, durante la sua ultima perlustrazione allo Star Destoyer Inflictor, ultima astronave caduta sul pianeta, aveva trovato giusto qualche nucleo secondario periferico e ciò che rimaneva di un fusibile per torrette leggere. Dalla battaglia di Endor, con la caduta dell’Impero, nessuna nave degna di nota aveva secato l’orbita del pianeta. Erano tempi duri, durissimi. Con quelle scorte, Rey si sarebbe assicurata la sopravvivenza nell’imminente Grande Vuoto. Ne aveva già vissuto uno, qualche anno prima. Poi un’enorme tempesta di sabbia aveva scoperto la carcassa dell’Inflictor, i prospettori locali avevano ricominciato a trovare materiale e qualche piccola navetta, soprattutto di curiosi, era atterrata all’Avampsoto di Niima. Era appena rientrata nel suo piccola tenda quando ci pensò. Si gettò a terra, svuotò la tracolla e rimase ferma, inginocchiata, ad osservare il bottino. Poteva aspettare ancora. Questa volta, si convinse, poteva resistere abbastanza per aspettare l’arrivo della propria famiglia. Derelitto tra i relitti.

Nel frattempo, poco lontano, due incrociatori classe Lambada si posarono sulla sabbia. Pochi secondi dopo, una dozzina di stormtrooper stava mettendo a soqquadro l’Avamposto. I soldati fermavano e interrogavano ogni essere che incrociassero con lo sguardo, alla ricerca spasmodica e febbrile di qualcosa.

“Lei”, disse uno di loro ad Unklar Plutt, che era rimasto dentro la gabbia per tutto il tempo della perlustrazione, “ha visto un’unità BB passare da queste parti?”

“Signore mio, questo è il suo giorno fortunato! Ho proprio un’unità BB nuova di zecca!”, disse sfregandosi le mani, ingolosito dall’ammontare di crediti che avrebbe ricevuto per quel piccolo droide. Il soldato contattò gli altri tramite la radio, che immediatamente si ammassarono, circondando la piccola rimessa.

“Ci mostri immediatamente l’unità!” sbraitò uno di loro, mentre si scrollava la polvere dalla spalla verniciata di un acceso giallo. Il rozzo mercante prese il piccolo robot, che aveva chiuso in una gabbia sotto il bancone, e lo mostrò ai militari.

“E’ il droide che stiamo cercando. Quest’unità BB è proprietà del Nuovo Ordine, pertanto deve consegnarcela immediatamente”.

“Ma, ma…signori miei” balbettò il mercante, “ho impiegato ore per recuperarlo nel centro del deserto e portarlo qui! Almeno, fatemi recuperare il materiale che ho speso per la…”

“Recuperate immediatamente quel droide”, comandò quello che doveva essere il capitano della squadra, che riposizionò nella fondina il blaster ancora fumante.

I due incrociatori, appesantiti dal droide, ritornarono per fare rapporto al generale Hux e a Kylo Ren, impazienti di impossessarsi della mappa per arrivare a Luke Skywalker. Prima di raggiungere la mesosfera, i caccia sorvolarono su una piccola tenda, alla quale era appena arrivato l’assetato Finn. All’interno c’era una giovane donna accasciata atterra. Tutt’attorno il disordine, come se ci fosse stato uno scontro, probabilmente un furto. Dal volto affusolato e pallido della ragazza scese una lacrima, che cadde nella pozza di rugiada nella quale era immersa. Una pozza piena di migliaia di Midi-chlorian.

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