scrivi

Una storia di Accolla

7

Un attimo d'eternitá

Paradossi da marciapiede

Pubblicato il 12 settembre 2017

Passeggiavo, come spesso accadeva, solo, tra le vie di una città che Nuova non poteva definirsi, ma di cui tanto avevo ancora da scoprire.

Un passo a seguire l’altro, in un moto perpetuo e costante nel tempo. Il respiro che si coordinava con l’oscillazione delle mani, come in un rito, a rintocchi precisi.

Le palpebre sbattevano, veloci, come se volessero ripulire l’occhio per non fare perdere nulla alla visuale, alla prospettiva.

Ogni gesto sembrava coordinato da un direttore d’orchestra.

A discostarsi da questo meccanismo senza intoppi, la mente, invece, farfugliava in disordine pensieri sparsi.

Non penso esista una regola a questa dinamica, ma per esperienza, trovo che più il corpo e il movimento siano regolari ed educati, più la mente riesca a scomporsi in frammenti, quasi inconiugabili, differenti per appartenenza, origine e sensazioni, ma impercettibilmente univoci e omogenei.

Penso che tutto questo si possa paragonare, e per questo azzardo la similitudine, all’intero sistema dell’universo: una mente, perlopiù inesplorata, vasta quanto nessuno possa mai aver concepito, che viene regolata da due leggi paradossalmente opposte: caos e ordine.

Non esiste un punto d’unione credibile per questi due concetti, o meglio, vige se non si ha la superbia di affermarne l’esistenza.

Un intero sistema che si muove ordinatamente per creare caos, a questo assomiglia una mente, e a questo assomiglia l’universo.

Angoli, sentieri e intere distese che non sono mai state calpestate, da nessuno. Vergini come il mantello di un fanciullo.

Un infinita possibilità di perdersi, una probabile morte, consacrate dalla verità della conoscenza, intesa come superamento del nozionismo, della cultura. Conoscenza intesa come personale esperienza, utile, necessaria per il supporto dell’oggi, proiettato all’incertezza del domani, ma che fonda radici nel pesante passato.

Ricordo, passeggiavo solo per le vie di una città quantomeno Nuova.

Su quei ciottoli non ero mai passato, e non fu l’occhio a dirmelo, e nemmeno la mente. Una voce, di certezza pura, assecondava il mio intuito.

Nulla di quello che stavo assaporando era mai passato tra le mie mani, dentro la mia anima, eppure, un richiamo a tutto ciò che avevo già visto era innegabile.

Senza esperienza, senza un ricordo e un passato, anche l’immagine più bella, nuova e lucente che ci appare, avrà difficoltà ad essere assimilata.

Ricordo la prima volta che vidi un volto da clown. La faccia truccata di spesso pastello rosso, bianco e blu. Un sorriso strappato nelle guancie, mani grosse e inumane.

Io, governato dall’istinto della non conoscenza, ebbi paura.

Questo è ciò che penso accada quando la mente aggancia una novità senza esperienza, e questo accade nella mente quando un nuovo stimolo viene innestato.

Alcune cose sono più necessarie di altre, altre ancora, indispensabili.

Tra questo leggero divario si intrappola la consistenza dell’essere, la corposità immateriale dell’anima.

Ognuno di noi si può definire viaggiatore, ognuno di noi ne ha il diritto anche nella menzogna più spudorata.

Ogni piccolo movimento è da considerarsi viaggio, in quanto, nella forma più metafisica, ha smosso, cambiato e riportato alla consuetudine.

Il perpetuarsi di una condizione ne fa perdere la struttura, quindi, un uomo che ha sempre viaggiato, e lo farà per sempre, sarà da considerarsi il meno avvezzo all’avventura.

Ciò perché, secondo il mio farfugliato pensare, assecondare una vocazione che è sempre esistita, sminuisce la volontà del cambiamento.

Ricordo, passeggiavo per le vie di una città Nuova.

La mente, meno educata del movimento si infranse su di un presagio immutevole per l’esistenza.

La morte.

Secondo alcuni è la fine del viaggio, per altri, l’inizio.

Nessuna di queste due controversie mi apparve credibile, poiché, stupida ragione, mi sembrava irragionevole da potersi considerare traducibile un esperienza che nessuno mai esplorò tornando alla consuetudine.

Riagganciando la metafora del viaggio, penso ne esistano due interpretazioni che ne facciano vivere il concetto più umano.

La prima, non so se epocale o viziata dall’egocentrismo, si afferma solo dal momento che il suddetto venga raccontato, e quindi fatto vivere nelle coscienze altrui. Un’esperienza che sopravvive grazie alle menti altrui, che ha la compiacenza dell’appartenenza.

L’altro, sicuramente più storico e spirituale, si concretizza non appena l’anima, il pensare, si soffermano sull’esperienza, con o senza consenso altrui. Solitamente questo passaggio avviene quando il corpo ritorna nulla consuetudine. Un uomo che gode a pieno di un viaggio, non sarà mai in grado di analizzarne i dettagli e le sfumature, cavalcando la tumultuosa marea dell’esperienza.

La morte, in merito a questo, è ciò che nessuno ha mai fatto. E’ un viaggio calpestato e mai raccontato, né a sé né a altri.

La morte è qualcosa che nessuno mai scoprirà, se non con il beneficio del silenzio.

Nonostante questo, sono pochi gli animi disposti a vivere e a non raccontarlo a nessuno, ancora più rari di quelli che decidono di tenerselo per loro in un atto di necessario egoismo.

Camminavo tra le vie di una città sempre più Nuova.

Un uomo urtò il mio cammino, discostandomi dall’equilibrio precario in cui il corpo si muoveva.

Ed ecco, che a supporto della mia tesi, l’esperienza mi diede una conferma.

Il tempo rallenta, i miei gesti si mischiano: braccia con gambe, occhi con mente, ed ecco che subito, indispettito, il pensiero non confabula più astrattismi utili, ma futili rimugini.

A volte basta uno sconosciuto per fermare il presagio di un’intuizione, e a volte quest’uomo non ha nemmeno un nome.

La mente, che si muove contraria al corpo, riordina i sentimenti, che nella fattispecie sono irritazione e fastidio.

Pare quasi sconcertante che quel gesto d’attrito, banale e giustificato, riesca a coordinare la mente quanto più il nostro essere non riesca a fare nei momenti di ricercata lucidità.

Camminavo tra le vie della Città di sempre.

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×