scrivi

Una storia di Fiordaliso

0

Vite dal Sud del Mondo

Ghana

Pubblicato il 26 febbraio 2017

Ho conosciuto Theo a fine luglio. Un pomeriggio fresco e silenzioso ho percorso via Corsica, dall'ufficio postale ad angolo con la strada di casa mia, fino allo Smeraldo, ho proseguito ancora per una trentina di passi e sono entrata, dopo un respiro profondo, in casa sua.

La villa di via Corsica, villa Angela, ospita un'ottantina di persone, tutte diverse tra loro ma accomunate da una sorta di inizio comune: una fuga. Theo è stato uno dei primi ragazzi con cui ho parlato. In realtà prima di lui ho conosciuto Dulleh, un ragazzo di 29 anni, liberiano, non molto alto, magro, una felpa pesante per ripararasi da un clima che per me era solo fresco e per lui era invece al limite del sopportabile. Dulleh, che parla inglese oltre la sua lingua nativa, mi ha aiutata a comunicare con altri due ragazzi, quando ancora il mio francese era un po' stentato. Poi mi sono allontanata, per farli cenare in pace, ho rifiutato le loro offerte di sedermi con loro, mi sembrava fin troppo che fossero loro ad offrire a me del cibo che non può saziare le loro anime.

In quel momento mi si è avvicinato Theo, che probabilmente aveva già finito di mangiare.

Lo sguardo perso, mi ha chiesto se fossi arrivata lì per restare con loro o se anche io fossi di passaggio. Neanche ci conoscevamo e già mi chiedeva una presenza, mi chiedeva di rimanere lì per parlare e soprattutto mi chiedeva di ritornare.

Anche in questo caso ho capito dopo perché é così importante il ritorno. Perché quella necessità di rivedersi, di frequentarsi, di parlare, di comunicare, di far sapere al mondo che la vita è andata avanti, che il mare non ha vinto sulle proprie teste, che resteranno i ricordi a tormentare la propria mente ma che sì, possiamo dirlo, sono ancora vivi.

Credo che Theo avesse bisogno di parlare, non per forza o solamente di argomenti "seri". Aveva bisogno di essere ascoltato da "qualcun altro". Penso di esser stata io il suo qualcun altro quando, molti giorni dopo, alla fine dell'opera di giardinaggio, mi ha chiesto di sedermi di fronte a lui e ha provato a raccontarsi.

La sedia verde, di plastica, non poteva contenerlo tutto, non poteva certamente contenere la sua storia. Le gambe solide sembravano flettersi sotto il peso delle sue parole, mentre io, inizialmente attenta, poco alla volta raggelavo sotto la sferza del suo racconto.

Ho deciso in quel momento di entrare nella sua vita e ho capito che se lo avessi fatto avrei dovuto mantenere la promessa che stavo stringendo con lui. Ci sto provando ancora ora, ad essergli accanto, ad essergli amica, ad esserci quando ha bisogno di parlare o anche solo di scherzare.

Theo ha lasciato suo fratello in Libia e la sua famiglia in Ghana. Ha finito il Liceo e ha provato ad iscriversi alla facoltà di Matematica, ma la necessità economica ha fatto sì che preferisse una qualsiasi possibilità di guadagno. La Libia sembrava essere la soluzione adeguata, non so se ora sia pentito della scelta, fatto sta che cerca perdono per delle azioni che ha provato a non compiere mai.

Theo mi disse di avere 22 anni, qualche tempo fa però ha ritrattato! Mi dice ora di averne 27 e che sui documenti di arrivo è segnato il risultato di una barriera linguistica che non ha permesso di riportare il dato corretto.

Non sono questi i problemi, io vedo in Theo una possibilità di vita che in qualche modo è stata negata. Vedo nei suoi occhi il bisogno di giocare in maniera sana, di studiare e di sentirsi libero. Leggo in lui, ma questa è una lettura personale, la necessità di sentirsi leggero e di volare con l'anima e col pensiero. Non so se queste sono cose che ha perso per sempre, non so se qualcuno mai potrà restituirgliele. Ciò che spero è che la sua vita possa ripartire.

Impulsivo e dolce allo stesso tempo, quando mi raccontava la sua storia, Theo si bloccava per respirare un po' prima di tornare al buio del ricordo. La forza con cui guarda dritto negli occhi mentre parla mi disarma ancora ora ma quando poso lo sguardo sul suo sorriso mi sento più bambina anche io.

Le labbra doppie e nere, il contorno scuro, nero su nero, caffè su cioccolata, il nero notte della sua pelle è fulminato dal bianco dei suoi denti, i due incisivi un po' distaccati, una figura buffa e simpatica, un bambino sorridente che nasconde la sua guerra personale.

I capelli di Theo, come la sua barba, sono sempre in ordine, iper sistemati e tagliati perfettamente. Durante la sua adolescenza ha lavorato come barbiere e ora, nel centro, è questo il suo compito. Per scherzo gli ho chiesto di tagliarmi i capelli; mostrandomi una lima da barba mi ha detto che operare su di me sarebbe difficile, più semplice, invece, forse per abitudine, lavorare il riccio doppio e corto dei suoi fratelli!

Poco male, prima o poi le ragazze del centro mi intrecceranno i capelli. Rejoice dice che potrei stare bene con le trecce, anche perché i miei capelli sono già lunghi e non c'è bisogno di ulteriori aggiunte.

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×