scrivi

Una storia di chi813

Ricordi senza lieto fine

Pubblicato il 02 marzo 2018 in Altro

0

Quando l'ho saputo sono andata subito a scovare i miei vecchi diari di scuola. Ricordavo di aver scritto di te, avrei forse potuto non farlo?

Ci eravamo incontrati in palestra, di pomeriggio, e le chiacchiere erano diventate sempre più frequenti così come le battute, le tue soprattutto. Eri alto, molto magro, i capelli biondicci ti arrivavano quasi alle spalle, il naso era morbido e lo sguardo buono, la bocca sempre pronta a sorridere. Non capivo ancora se fossi o meno il mio tipo, anche perché, effettivamente, un tipo io non ce l'ho mai avuto ma allora ero troppo giovane per poterlo sapere. Sicuramente mi eri simpaticissimo e mi facevi ridere di continuo, era questo quello che annotavo sul mio diario quando ancora non sapevo il tuo nome. Ti chiamavo "il tipo simpaticissimo", finché un giorno il grande arcano era stato svelato: Alberto! Ecco il tuo nome, che nelle pagine successive sarebbe ben presto stato ridotto ad Alby. Alby qui, Alby là, Alby mi ha detto, io gli ho risposto, e poi è successo, allora ho fatto... i classici reportage iper minuziosi da adolescente femmina.

Mi reputavi buffa, penso che nessun altro me l'abbia più detto, finché non hai preso una cotta per me. Ti sei fatto avanti, ti sei rivelato senza troppi giri di parole, guardandomi dritto negli occhi con sguardo speranzoso, alla ricerca di una risposta positiva. Io, non potei fare altro che ritrovarmi nella confusione più totale, tratto tipico di me, ma in cuor mio sapevo bene che non provavo per te quello che tu sentivi per me.

L'estate era arrivata e il nostro tempo insieme stava per finire, le rispettive vacanze e la tua piccola delusione ci allontanarono poco a poco, ma ci continuammo a sentire per telefono. Ore e ore di chiamate durante le quali io ridevo e tu mi prendevi in giro, non ricordo nemmeno più di cosa parlassimo, quello non l'avevo scritto sui miei diari, non ce n'era stato più bisogno. Ma ad un certo punto finirono anche quelle telefonate, forse era stato il fatto che mi fossi trovata un fidanzato, o il semplice e naturale scorrere degli eventi ad allontanarci, più probabilmente entrambe le cose.

Negli anni successivi ci rivedemmo in giro di rado, in alcune occasioni che si possono tranquillamente contare sulle dita di una mano, a ballare, a qualche festa forse, e tu mi parevi sempre lo stesso, capelli corti a parte. Solo poco più di un anno fa invece ho ricominciato a vederti più frequentemente, ti ho scoperto con mia gran sorpresa a vendere salumi e formaggi in piazza nel mio paese, il giovedì mattina. La prima volta che ti ho visto ho dovuto guardarti tre volte per essere sicura che fossi tu. Cosa ci facevi di fianco a casa mia a vendere quella roba? Era sicuramente l'ultima cosa che ti avrei immaginato fare al mondo, anzi, pensandoci bene ora forse era la penultima. Quando riuscivo venivo a trovarti e a prendere qualcosa, in realtà erano state poche anche quelle volte, ma le tue chiacchiere e le tue battute non mancavano mai, come sempre. Sapevo che ti eri fatto una buona reputazione tra i vecchietti e le donne del paese, mia madre ti adorava perché diceva che eri sempre carinissimo e gentile con tutti, non avrei mai potuto credere il contrario! La scorsa estate ti eri anche sposato, eri stato più bravo di me alla fine, mentre io ero immersa nelle miei eterne indecisioni tu avevi preso una strada, eri andato avanti davvero, avevi una tua vita, eri a posto, e io ti avevo invidiato.

Ma mi sbagliavo, a malincuore ho affronatato il fatto che non poteva essere così, altrimenti non ti saresti mai messo una pistola in bocca e non avresti mai avuto il coraggio di premere quel dannato grilletto, in nessun giorno mai e soprattutto non il giorno di San Valentino.

Non potevo credere che fosse successo davvero, che fossi stato davvero tu. Appena ricevuta la notizia rimasi senza parole, e nella mia mente si fece spazio un pensiero sconcertante: la settimana prima avevo ricevuto la notifica di un tuo messaggio inviatomi su facebook che non avevo ancora letto. Era la prima volta che succedeva e mi era sembrata subito una cosa strana ma pensai subito che fosse un invito di qualche tipo e non ci feci più di tanto caso. Quando invece corsi a casa per accendere il computer e leggerlo non trovai nessun senso a quelle poche parole che mi avevi mandato e che si riferivano a una particolare caratteristica del capricorno, segno zodiacale comune a entrambi.

Nei giorni seguenti non ho fatto altro che ripensare a quel messaggio, cercando di allontanare le immagini drammatiche e orribili che mi assalivano non appena chiudevo gli occhi, finché non ho trovato un senso. In quella frase sospesa hai voluto salutarmi, rivelandomi il tuo terribile gesto, con la sicurezza che non l'avrei mai potuto capire, come nessun'altro avrebbe potuto, se non a fatto avvenuto. E insieme a quel significato è arrivato il rimpianto: per non aver letto subito quel messaggio, per non aver risposto qualcosa, per non essere riuscita in qualche modo a dirti addio.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×