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Una storia di Florinda.oliviero

Profumo di fiori di ciliegio

La storia di Wabisuke, un ragazzo emarginato dai coetanei e di un amore dal profumo dei fiori di ciliegio.

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Pubblicato il 04 maggio 2018 in Altro

Tags: amore giappone sakura studenti

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"E' davvero questa la mia vita?"

Questa domanda tormentava il giovane Wabisuke Sakuragi. Ogni giorno era identico al precedente, non accadeva mai nulla di eccitante nella sua vita. E di sé stesso cosa poteva dire? Nulla, se non che era nient'altro che uno sfigato! Persino il suo nome lo perseguitava! Perché mai lo avevano chiamato così? Cosa diamine era passato nella testa dei suoi genitori per dargli un nome di cui vergognarsi? Wabisuke voleva letteralmente dire "uomo miserabile" e rispecchiava perfettamente la sua persona!

A scuola era preso di mira dai bulli e le ragazze non se lo filavano per nulla, nemmeno nello studio era una cima, per non parlare degli sport! Era completamente negato e quest'anno aveva deciso che non avrebbe preso parte a nessun club scolastico. Perché avrebbe dovuto sceglierne uno? Per essere nuovamente deriso dai suoi compagni? No, questa volta no! Il pensiero di trasferirsi in un'altra scuola aveva spesso preso piede nei suoi pensieri, ma a che serviva in fondo? Sarebbe stato inutile...ogni volta che iniziava un nuovo ciclo scolastico la storia si ripeteva, era stato così per la materna, per le elementari e per le scuole medie inferiori, perché mai sarebbe dovuto cambiare qualcosa alle scuole medie superiori? Non aveva mai avuto amici e così trascorreva le sue giornate a casa e non usciva a meno che non fosse necessario, il che significava dover sbrigare dei servizi per sua madre.

Come ogni mattina Wabisuke si diresse alla stazione. Doveva prendere il treno per raggiungere l'istituto che frequentava. Quello era l'unico momento della giornata che adorava.

C'era una ragazza che prendeva lo stesso suo treno e lui la trovava semplicemente meravigliosa. Scendeva sempre una fermata prima di lui e portava la divisa di un prestigioso istituto per sole ragazze. ​

Non le aveva mai rivolto la parola, né tantomeno lei a lui, anzi sicuramente nemmeno sapeva della sua esistenza; ma non importava, gli bastava ammirarla, vederla sorridere e parlare con le amiche. Era il suo angelo e poterla ammirare ogni mattina era la sua ricompensa per la squallida vita che conduceva. Qualche volta gli era persino capitato di stare in piedi vicino a lei, così vicino da poter sentire il suo profumo. Non sapeva di che​ profumo si trattasse, ma era dolce come il suono della sua voce. ​Profumava di primavera, dei fiori di ciliegio che sbocciavano lungo il fiume che scorreva vicino casa sua, profumava di vita e di tante cose belle.

Non conosceva il suo nome, così nei loro discorsi immaginari lui si rivolgeva a lei chiamandola Sakura-chan, lei era il suo fiore di ciliegio si diceva.

Quella mattina a scuola non si faceva altro che parlare di quel serial killer. Ne parlavano i tg, i giornali, i social network, tutti! Da circa un mese non si parlava d'altro. L'ultima vittima era stata una ragazza kogal, uccisa nei pressi di Shibuya. Il corpo era stato ritrovato in una cabina per fototessera, e sembra che nell'ultima foto si vedesse addirittura la mano dell'assassino!

Il Killer fino ad ora aveva ucciso solo ragazze tra i quindici e i vent'anni, e ultimamente le vittime erano aumentate notevolmente, tanto che negli ultimi giorni era stato imposto un coprifuoco.

Wabisuke trovava l'argomento alquanto noioso e sperava che le forze dell'ordine restringessero in fretta il campo e trovassero questo malato. Non ce la faceva più a sentire il fiato sul collo di sua madre, preoccupata per lui, nonostante fino a quel momento non fosse stato ucciso nemmeno un ragazzo. Forse essere una vittima non sarebbe stato poi così male pensava, almeno avrebbe cessato di condurre questa vita miserevole.

I giorni passavano e la sua Sakura era sempre più irraggiungibile. Non che avesse mai sperato di poter arrivare a lei. Era il suo opposto. Lui così dimesso, insignificante, privo di intelligenza e di bell'aspetto. Lei così solare, piena di vita, intelligente, di una bellezza struggente. Come avrebbe mai potuto anche solo pensarlo?

Una mattina mentre si dirigeva alla stazione per prendere il treno come d'abitudine, sentì improvvisamente un braccio circuirgli la spalla e la voce di uno sconosciuto iniziò a parlargli dandogli del tu, come se fossero amici di vecchia data. Wabisuke si accorse che non era solo, ma in compagnia di altri due compagni. Indossavano la divisa scolastica di un liceo che non conosceva. Quello che lo abbracciava come se non lo vedesse da tempo, aveva i capelli biondo platino ed erano talmente pieni di gel che, nonostante fossero lunghi sino alle spalle, si reggevano dritti come gli aghi di un porcospino. Gli altri due non differivano poi tanto nell'aspetto dal primo: uno aveva i capelli rosso fuoco e una cicatrice gli attraversava la guancia destra; l'altro aveva i capelli lunghi fin quasi la cintola dei pantaloni.

Era sicuro di non conoscerli e doveva cercare di disfarsene quanto prima, questo incontro non prometteva nulla di buono!

- Ehi come ti vanno le cose? Non ci vediamo da tanto, racconta amico!

- Mi dispiace, ma non vi conosco. Avete sicuramente sbagliato persona.- Wabisuke tentò di mostrarsi il più calmo possibile, tentando di celare la paura che immediatamente si era impadronito di lui - Ora se volete scusarmi ho un treno da prendere. - detto questo tentò di staccarsi dal ragazzo che lo abbracciava, ma questo strinse la morsa ancora di più, non permettendogli di sfuggirgli.

- Ma come non hai un po' di tempo per dei vecchi amici? Questo sì che è scortese da parte tua, non è vero ragazzi? - i compagni annuirono e gli mostrò di soppiatto un coltello che nascondeva sotto la lunga giacca della divisa.

Il messaggio era chiaro, avrebbe fatto meglio a non urlare e a chiedere aiuto ai passanti o ne avrebbe pagato le conseguenze. Lo portarono in un vicolo dietro la stazione.

- Ehi, noi vorremmo andare a divertici, ma ci siamo accorti che non abbiamo nemmeno una moneta! Ci presti qualcosa? Per dei vecchi amici si fa questo ed altro no?- gli disse sorridendo il ragazzo con la cicatrice sul volto, ma quel sorriso in realtà non ammetteva repliche, lo si poteva perfettamente capire dal tono della voce.

- Mi dispiace, ma io non ho niente. - rispose col capo chino e tentando di mantenere la calma. - Ora devo proprio andare.

Il capo del trio, quello che lo aveva condotto forzatamente in quel vicolo appartato,gli si parò davanti.

- Forse non hai capito sfigato! Noi vogliamo divertirci e abbiamo bisogno dei tuoi soldi per farlo. Te l'abbiamo chiesto gentilmente, ma se dirai di nuovo no saremmo costretti ad usare le maniere forti! - e gli mostrò nuovamente il coltellino facendolo oscillare davanti al suo viso.

Come aveva fatto a finire in quella situazione si chiedeva? Perché proprio lui? Che aveva fatto di male? La sua vita non faceva già abbastanza schifo? Sentiva le lacrime salirgli agli occhi, ma non voleva piangere, così cercava in tutti i modi di trattenerle.

- Ve l'ho detto, io non ho niente, ve lo giuro! - la voce tremante di paura.

- Vediamo se così capisci! - gli disse quello con i capelli lunghi e gli sferrò un destro in pieno volto.

Immediatamente sentì il sapere del sangue invadergli violentemente la bocca e subito dopo arrivò un altro pugno, poi un calcio e una ginocchiata nello stomaco. Si ritrovò piegato in due a terra, mentre sputava bocconi di sangue vivo. I tre teppisti ignoravano le sue suppliche e continuavano a colpirlo.

D'un tratto si udirono le urla di una ragazza che li aveva visti e chiamava aiuto. Il trio lasciò immediatamente il povero Wabisuke e scapparono. Stava per perdere conoscenza, non riusciva quasi più a tenere gli occhi aperti. Prima di perdere ogni contatto con la realtà, gli sembrò di vedere un angelo. Ricorda che aveva le sembianze della sua Sakura.

Quando riaprì gli occhi, si ritrovò in quella che gli sembrò la stanza di una piccola clinica.

- Finalmente hai ripreso conoscenza, come ti senti?

Chi è che gli stava parlando? Sembrava la stessa voce che aveva sentito gridare aiuto. Mise a fuoco la figura e rimase di stucco... non aveva avuto le allucinazioni, quella che aveva visto china su di lui, era davvero il suo angelo, la ragazza che prendeva il treno con lui tutte le mattine, la dolce fanciulla che amava in silenzio. Non riusciva ad aprir bocca. Lei gli stava parlando. Ironico come la più brutta esperienza della sua vita non fosse stata altro che il preludio per raggiungere l'apice della felicità.

- Ehi mi senti? Stai bene?

- S..sì ...g..grazie. - non sapeva che dire, le parole sembravano non volere uscire dalla sua bocca.

- Sono contenta. - lei gli sorrise, il sorrido più bello che avesse mai visto, ed era per lui..

- Grazie... mi hai salvato... non so come sdebitarmi...

- Non devi sdebitarti, non ho fatto nulla di speciale. - sorrise di nuovo. Era una dolce fitta al cuore.

- Dove sono?

- E' una piccola clinica, è di mia zia. Riprenditi con calma mi raccomando. Vuoi chiamare i tuoi genitori?

- Sì grazie. - il pensiero di sua madre piagnucolante per l'accaduto non lo allettava per niente, ma da solo in quelle condizioni, non sarebbe mai riuscito a tornare a casa.

- Il telefono è qui, su questo mobile. Io ora devo proprio scappare, ma non potevo andarmene finché non fossi stata sicura che stavi bene. Nella stanza qui di fianco c'è mia zia, suona pure la campana se ne hai bisogno.

- G..grazie - Si sentiva così impacciato. Improvvisamente sentì un caldo rivolo di sangue scendergli lungo la fronte.

- Oh, deve essersi aperto un punto. Aspetta.

La ragazza si avvicinò e come sempre quando le si trovava vicino il dolce profumo di primavera e dei ciliegi in fiore lo investì. - Ecco tieni, tampona con questo. - gli porse un suo fazzoletto. Bianco, candido come la neve e puro come lei. Aveva il suo odore.

- Ora vado, ciao.

- C...ciao e grazie ancora.

L'angelo dei suoi sogni gli sorrise ancora, poi sparì.

Wabisuke si diede un pizzico. Forse stava sognando... o forse era morto? Certo doveva essere così, quello che era appena accaduto non poteva certo essere reale.

- Ahi!

No il dolore che sentiva era fin troppo reale, gli faceva male tutto. Se non fosse stato per il suo dolce angelo probabilmente lo avrebbero picchiato fino alla morte. Era ancora più bella di quanto se la ricordasse, quasi eterea. E poi aveva un cuore gentile, ma questo lui l'aveva sempre saputo. Aveva saltato la scuola per stare vicino ad un perfetto sconosciuto, ad una nullità come lui... quale altra persona lo avrebbe fatto? Sicuramente lui no! Codardo com'era se avesse assistito ad una scena come quella di cui era stato vittima la mattina, avrebbe chinato il capo e proseguito per la sua strada. Era disgustato da sé stesso... non si meritava tanta premura da lei...

Quando quella sera tornò a casa nel suo letto Wabisuke dormì tenendo stretto il candido fazzoletto che lei gli aveva dato e avvolto dal suo dolce profumo la sognò. Era seduta sotto un albero di ciliegio e con le mani dava vita ad una corona di fiori. Poi se l'adagiava sul capo e correva felice lungo il fiume, mentre i petali dei ciliegi in fiore, mossi dal vento le danzavano intorno.

Il dottore gli aveva ordinato di starsene a letto per una settimana, aveva riportato diverse rotture da quel brutto incidente. Fu un'enorme sofferenza. La mattina non poteva vederla e lui voleva ringraziarla ancora, sentire la sua dolce voce, vedere il suo sorriso.. ma avrebbe dovuto aspettare una settimana. Le giornate sembravano non passare mai. Conservava il fazzoletto della sua amata come fosse una reliquia, lo prendeva solo la notte, quando lo stringeva a sé e la sognava. Il sogno era sempre lo stesso. Il suo dolce angelo correva tra i petali di ciliegio con una corona di fiori sul capo e sorrideva, felice come non mai, ogni parte del suo corpo emanava energia e vita.. era così piena di vita che il solo guardarla o pensarla era un sollievo per la sua anima triste.

Finalmente la settimana di convalescenza a casa era terminata, l'indomani l'avrebbe rivista. Non stava nella pelle e non riusciva a trattenere un sorriso ebete. Brividi di felicità percorrevano il suo corpo, si sentiva come un bambino che aspetta l'arrivo di Babbo Natale.

Una strana fiducia si era impadronito di lui, questa volta era diverso, non sarebbe stato più spettatore immobile, ma avrebbe preso in mano le redini della situazione e le avrebbe parlato.

Quella sera andò a letto con uno spirito nuovo, ricco di speranza e fiducia in sé stesso.

Come tutte le notti, da sei giorni a quella parte aveva il candido fazzoletto bianco stretto nella mano vicino al viso e come sempre sognò.

Camminava lungo la sponda del fiume che portava da casa sua alla stazione. I ciliegi in fiore erano mossi da una leggera brezza e il loro profumo avvolgeva dolcemente qualsiasi cosa. La sua Sakura non correva questa volta. Appoggiata al tronco di un ciliegio, sedeva lì immobile e abbracciava le gambe strette al petto. Improvvisamente nascose il viso tra le ginocchia e iniziò a piangere. Il ciliegio istantaneamente morì. I fiori appassirono e caddero ai piedi del grande albero. Il Fiume iniziò a tingersi di rosso sangue, mentre il vento alzava i petali morti da terra e li faceva ricadere nel fiume tingendoli di cremisi.

Wabisuke si svegliò di colpo. Era sudato e quasi non riusciva a respirare, era come se gli mancasse l'aria. Perché aveva fatto quel sogno? Cosa significava? Sperava di sbagliarsi, ma non aveva un buon presentimento. Doveva essere successo qualcosa, ma sperava nulla di grave. Ormai il sonno se n'era andato e il tempo sembrava essersi fermato. Mancavano ancora quattro ore alla sveglia e la sua ansia cresceva ogni minuto che passava.

Quella mattina non riuscì a fare colazione, doveva uscire di casa al più presto, gli sembrava di impazzire. Cercava di tranquillizzarsi. Si ripeteva che i sogni sono irrazionali, forse era l'ansia di vederla che gli aveva giocato un brutto tiro! In fondo quante volte aveva sognato di vincere alla lotteria? Era mai successo? No! Non aveva nulla di cui preoccuparsi, continuava a ripetersi. Quell'ombra nera che si era insinuata nella sua mente, però, non lo abbandonava.

Si diresse alla strada che costeggiava il fiume, quella che aveva sognato. Tutto sembrava normale, come le altre mattine. Si era allarmato inutilmente, ma ne fu felice. Verso la fine della strada notò una piccola folla e subito dopo la polizia. Si sentì come se qualcuno lo avesse pugnalato al cuore. Iniziò a correre. Inciampò un paio di volte ferendosi, ma non se ne curò. Si fece largo tra la folla e la vide.

Il suo corpo era accasciato a terra sotto un albero di ciliegio. I suoi occhi un tempo così vivi ora erano spenti e persi nel vuoto. La sua bocca sempre sorridente era una smorfia di terrore e dolore. Le sue rosee goti erano pallide come il fazzoletto che stringeva ogni notte. Il suo corpo pieno di vita ora non era altro che morte.

Wabisuke non pianse. Si voltò e tornò a casa.

Al telegiornale annunciarono la morte della giovane Saeko Tomoe, la settima vittima del serial killer.

Nella sua stanza strinse forte quel bianco fazzoletto che profumava di fiori e di primavera e una lacrima gli rigò il viso. Quella notte pianse e anche quella dopo.

Quando il buio calava stringeva sempre quel candido fazzoletto al cuore. Il profumo di fiori di ciliegio e di primavera col tempo sparì e la bella Saeko non abitò più nei sogni del giovane Wabisuke.

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