scrivi

Una storia di Franco.frasca.bhae

Hanno contribuito

Una botta di vita

All'improvviso, in una giornata come tante altre, capita qualcosa di straordinario. Una botta di vita!

951 visualizzazioni

Pubblicato il 28 gennaio 2015 in Altro

0

Una botta di vita.

Le officine meccaniche sono diventate le sale da barba di una volta, almeno qui nei paesi del profondo Sud. Un luogo d’incontro, dove discutere di politica, di calcio, di caccia, insomma di un po’ di tutto. Il professore non amava molto questo tipo di passatempo per cui ogni volta lasciava la macchina per la messa a punto e poi con passo svelto e sicuro, com’era suo solito, si rintanava a casa tra i suoi libri e le sue riviste. E poi all’orario stabilito , si presentava puntuale come un treno diretto, per ritirare la sua Mercedes 190 Berlina Anno di fabbricazione 1994, con sedili in pelle, tettuccio apribile e di colore nero di seppia. Questa volta c’era un ritardo nella consegna. Bisognava cambiare anche le pasticche dei freni e allora forse era meglio aspettare per non fare avanti e indrè con tutto quel caldo di scirocco africano che infiacchiva uomini e cose da almeno una settimana. C’erano un paio di gruppi di discussione in piena attività e il professore optò per quello dove si parlava animatamente di ciclismo . Argomento non molto impegnativo e poi aveva intravisto anche un suo vecchio amico, con il quale aveva diviso la stanza della pensione ai tempi dell’Università , per cui conoscendo bene il soggetto era certo che ci sarebbe scappata prima o poi qualche barzelletta. La leggerezza di quell’incontro non previsto, all’ombra di un oleandro fiorito che chissà per quale ragione era stato piantato proprio accanto all’ingresso dell’officina , sembrò rinfrescare l’aria e l’attesa risultò quasi gradita e piacevole per tutti. E poi c’erano sempre le turiste che da sole o in compagnia passavano davanti a loro per raggiungere il vicino albergo della Stazione . Questo andirivieni provocava una situazione a dir poco comica che meritava sicuramente di essere ripresa e filmata da qualche cineamatore . L’officina tutta si fermava per pochi attimi, come per un saluto militare, meccanici che facevano capolino da sotto le ruote, dai cofani spalancati, che smettevano di stringere bulloni, di spruzzare aria con i compressori. E i clienti accomodati nella “sala d’attesa all’aperto” che si ammutolivano a secondo il grado di ammirazione che le “nordiche” suscitavano con il loro “fruscìo”. Quel giorno una bionda Signora dalle forme morbide e generose con trolley a seguito raccolse il massimo dei consensi da parte di tutto il pubblico presente. Anche il professore notò quel passaggio subitaneo ma non si unì al coro dei commenti sussurrati in segno di beato compiacimento dai suoi compagni , erano tutti over sessanta e forse rischiavano anche di essere un tantino patetici, gli bastò dare solo una occhiatina discreta per fermare quella bella immagine e nulla più. Finalmente la Mercedes era pronta e il Professore salutò tutti e si avviò per il ritorno con fermata obbligata al primo distributore per fare il pieno di carburante. Bisognava fare da sé come si usa oggi per via della chiusura settimanale ed anche per un piccolo sconto sul costo della benzina. Impugnava ancora la pistola della super senza piombo quando l’immagine di qualche minuto prima si materializzò davanti ai suoi occhi e gli chiese con un marcato accento straniero,

- Scusami Signore, mi sa indicare punto partenza bus per Catania?-

Il Professore ebbe un attimo di confusione in testa, cercò di spiegare che bisognava attraversare tutta la città, poi si rese conto che gli veniva molto difficile farsi capire e infine d’istinto si offrì di darle un passaggio in auto. Ora era li al suo fianco , bella, solare, sorridente che ripeteva ogni tanto, con voce accattivante e melodiosa,

-Belo paese, bela gente. Peccato lasciare , ho visto molto, molto poco-

- A che ora parte il suo pulman , cara Signora?-

- Ho qui orario. Ecco alle 14 precise-

- Ma sono ancora le 11, se vuole la porto a fare un giretto veloce per la città con la mia auto-

- Davvero! grazie. Molto gentile, molto simpatico. Andiamo, presto, andiamo-

Al Professore gli venne in testa solo per un attimo di passare davanti all’officina, così per lasciare intontiti tutti quanti, ma poi si ricordò che lui era una persona seria e riservata e che questo tipo di sbruffonerie non gli si addicevano per niente. Poi pensò a cosa dire a sua moglie! Non gli andava certo di dire la verità e che si era offerto spontaneamente di fare da accompagnatore turistico ad una avvenente Signora straniera . Lei non avrebbe capito , l’avrebbe portata alle lunghe per almeno un mese o forse anche di più. Erano quaranta anni che lo teneva inchiodato sul banco degli imputati per qualche sguardo di troppo o per simpatie più o meno dichiarate nei confronti di colleghe o impiegate della segreteria che telefonavano a casa per spostare l’orario di una riunione o per raccomandare un alunno agli esami di matematica. Le avrebbe detto semplicemente che avevano ritardato nella consegna della macchina e che lui ne aveva approfittato per fare un salto in libreria!

Ma ora si doveva godere quel sorriso e si voleva riempire i polmoni di quel profumo di gelsomino!. E chissà forse tentare qualcosa di più!. Era tutto un risveglio dell’anima e del corpo, un brivido che da troppi anni non sentiva più. Lei continuava a ripetere, come un mantra tibetano,

- belo, belo, tropo belo –

e a lui si ci stavano attorcigliando le budella per decidere come e cosa fare per azzardare una botta insperata di vita piena. Si era arrivati al belvedere che dominava la città ed erano entrambi scesi per ammirare il superbo paesaggio che si stagliava sotto di loro. L’ allegria della Signora lo aveva ormai contagiato e il Professore come posseduto da un satiro danzante la strinse a sé e le sfiorò dolcemente la guancia con le labbra . La Signora lo guardò fisso negli occhi, comprese il desiderio ormai inarrestabile che gli ardeva dentro e sciolse ogni riserva.

-Ascolta Signore, se vuoi tornare in hotel ci vogliono cento euro, perché dobbiamo pagare anche la stanza e dare mancia al cameriere. Se trovi posto più solitario possiamo fare tutto in macchina con solo 50 euro. Importante è che mi porti per le 14 al pulman perché questa sera debbo essere a Catania per lavoro! -

Sicuramente l'occasione che ha cambiato la mia vita è stata l'erasmus.

Questa scelta è stata molto ragionata ma ovviamente per prendere decisioni così coraggiose ci vuole un minimo di incoscienza. Lasciare tutto per un anno e cambiare totalmente la quotidianità non è stato semplice, neppure a pensarci. Dopo due mesi dalla mia partenza per la Spagna mi sono reso conto che è stata la scelta giusta.e che il mio contratto doveva essere prolungato, non più sei mesi ma un anno.

L'erasmus mi ha cambiato la vita e consiglio a tutti di farlo. E' un esperienza molto personale, intima e che ti cambia la vita.

Era una giornata come tante al chiostro dell'università di lettere. L'avevo vista tante volte, sempre sorridente e gentile, ma non mi ero avvicinato, al massimo mi concedevo di salutarla da lontano. Pensavo fosse fidanzata, o almeno impegnata con qualche ragazzo, per quanto era bella mi sembrava impossibile che non lo fosse.

Lei parlava con tutti, io invece sempre in un angolo con il mio diario dove scrivevo tutto.

Spesso scrivevo anche di lei, del suo modo di fare, diverso dal mio, ma che mi piaceva.

Quel giorno in realtà non fu come tutti gli altri, perché lei era agitata e non sorrideva. Fu proprio questa diversità nel suo modo di fare a spingermi da lei, come non avevo mai fatto prima.

Il motivo della sua agitazione era uno stupido e banale esame, che le metteva ansia. Forse sfruttai la situazione di debolezza, o forse era il destino, ma per farla sorridere le dissi che se avesse superato l'esame le avrei offerto una birra al bar al centro, poco lontano dall'università.

L'esame per fortuna andò bene e quella fu solo la prima di tante birre bevute insieme a lei.

Uno dei giorni che ricordo con grande piacere fu la prima volta che sono entrato in un kartdromo. Mio padre ha sempre avuto la passione per i motori e a soli 10 anni mi fece guidare il mio primo go kart.

Era uno di quelli a noleggio, che andava anche abbastanza piano, ma per me, e soprattutto per lui, fu una gioia immensa.

Vedermi uscire un po' di traverso dalle curve negli anni successivi gli ha messo un'ansia sempre maggiore.

Non posso di certo dire che in quel giorno sia cambiata la mia vita, ma quella prima volta la ricordo con grande piacere, soprattutto per le lacrime nei suoi occhi, per quello che stavo facendo io da piccolo e che lui non aveva mai potuto fare come voleva.

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×