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Una storia di Lojol

Impossibile!

Autunno inoltrato, impossibile uscirne

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Pubblicato il 03 ottobre 2017 in Storie d’amore

Tags: mare autunno ombre foglie spiaggia

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Perso in una landa di dolore e irraggiungibili mete mi trovo in sostanza con un vuoto paradossale che parte dal cervello e arriva sino all'intestino crasso!

Mi guardo allo specchio e vedo qualcosa di rarefatto raggrinzito nell'anima, poche idee confuse e ripetitive, lo specchio è come una precisa introspezione di se stessi basta fermarsi a esplorarsi, ogni particolare di noi dice cosa siamo stati.

Piccole sfere di luce scendono verso la mia testa contornando la stanza di buffe nebbie luccicanti. Si distendono precise a formare perfette forme geometriche dai luminosi perimetri.

Io mi accuccio sul water e decido di vomitare, di vomitare su tutto!, e qui dinnanzi al mio cesso vi posso raccontare cosa vedo uscire imprigionato nel mio vomito.

Atto-1 l' eccessiva ripetitività delle cose

Mi alzo, penso a lei, mi lavo cerco di concentrarmi su ciò che faccio, mi siedo sul letto, penso a lei, mi distendo e la sogno, diversa da come mi appare è saggia e bella distante e imperante, vuole tutto per sé non gli interessa di noi, piccole pedine che gli stiamo ai piedi.

Mi sveglio fumo 2 sigarette, la mia stanza buia è rappresa del mio fumo, di quello che ero prima di ogni tirata di sigaretta.

Penso a lei.

Lei è un muro alto invalicabile di cui non si conosce la fine, anzi la fine! La fine è un terribile buco nero da cui non ci si desta, basta entrarci per perdersi, un passo nel nulla la muscolatura si muove il corpo resta fermo in questa distesa di nero.

Ecco cos'è!

E' tardi per andare in ufficio, è presto per poter sperare che i pensieri mi portino altrove.

L'ufficio. Ho la sua foto sul mio computer, e penso a lei.

Fumo altre 2 sigarette fissando la sveglia che non si muove più da anni, le mie mani sono grigi spessori con cui percepisco il corollario.

Ieri una mia collega mi ha visto che la guardavo.

Chi è? mi ha chiesto, chi è… come se lei, divina sposa di un'altra realtà possa essere anche solo immischiata in cose di noi comuni omuncoli!.

Ha riso la mia collega guardandola si è messa a ridere ed io sono uscito a fumare nella piccola cella che ci consente di fumare.

Altre 2 sigarette pensando a lei.

Lei è un muraglione di acqua cristallizzata, dentro trovo di tutto, una carezza veloce, uno sfiorarsi nelle parti intime (la cosa che più odio) perché tra noi ci saranno sempre oceani cristallizzati a separarci perenni!.

Vado sul cesso, non perché ci debba andare realmente, mi rilassa faccio finta di urinare mi immagino il rumore, l'odore delle mie urine, il fetido caldo che provoca il mio urinare.

Al lavoro faccio lo stesso, ogni tanto sento qualche collega che di nascosto si masturba di fianco al mio piccolo antro.

Penso alla sua lei, non ha muri ma solo varchi d'entrata e d'uscita se necessario e quando è troppo tiro un pugno sul compensato che ci divide e forse lui si stringe forte come a cercare l'appiglio della sua lei.

Io non ho appigli ma solo rigidità statiche infinite altezze sulle quali è impossibile percorrere.

Chiudo i miei occhi, seduto sul cesso freddo, chiudo i miei occhi e vedo i suoi occhi, scintille impazzite dentro la mia mente, da dietro i suoi occhi si apre un sorriso fatto di inutili approcci, di inutili affondi quasi bambineschi. Sono tornato piccolo, un piccolo bambino che fuma saturo!.

Ritorno sul letto, sul comodino c'è una foglia raggrinzita tutta marrone e a fianco sul mio telefono si susseguono messaggi che non leggerò, qualcuno mi cerca ma non cerca me, cerca la mia presenza fisica e basta! Ho fatto fatica in questi mesi solo per lei e ora sono sterile e stanco e come se avessi consumato tutte le idee, il mio fuoco creativo si è spento dentro questo enorme buio privo di ossigeno.

E non ho neanche più voglia di riprovarci mi sta bene stare qui sul letto a pensar di lei.

Ombre minacciose e oscuri presagi mi penetrano dagli occhi, la mia bocca emette ruggiti di bava, è una crisi! come una barchetta in mezzo alla tempesta cerco di tenere il timone saldo e la vela attizzata, finisco però sempre inevitabilmente a schiantarmi violento contro le sue mura.

Messaggio vocale delle 11:59 corrente giorno

"Hey Luca ma dove cavolo sei finito!?, ancora a sfasciarti la testa per quella storia, ho Luca va che qui al lavoro sono tutti incazzati neri, non si sparisce così!, per favore ripigliati, te l'ho già detto è solo una tua strana fissazione... quelle cose poi passano appassiscono... và anche poeta sono diventato!, per favore fai una bella cosa chiamami, chiamatami cazzo! non mandare tutto a puttane io penso che così peggiori solo le cose, dai Luca vieni qui parlo io con Sergio, vieni qui che ci facciamo 2 parole...Hey Luca ei luca macchefaaaii..."

Le palpebre si chiudono.

Atto2 l'Autunno delle cose:

Cadono le foglie a pezzi di colori, l'Autunno è uno dei miei mesi preferiti, amo i mesi in transizione. Passeggio mano nella mano con una compagna inaspettata, non voglio darle false aspettative lei magari ci crede io ho dei trascorsi e so che questa è una cosa sbagliata molto sbagliata.

Lei cade, di solito porta i guanti, si frantuma la pelle delle mani e resta imbambolata a guardarsele. Una foglia rosso autunnale ci sfiora passandoci in mezzo, ma lei è imbambolata. Io la colgo e rimiro le venuzze che la compongono e il suo splendido colore rosso.

E' strano nonostante tutto con lei sono felice, un'inspiegabile felicità, non lo faccio apposta, mi sveglio lento, sbrigo le faccende parlando poco e poi quando la incontro il mio umore si ribalta, anche oggi in mezzo a questo autunno inoltrato.

Si rialza andiamo a vedere alcuni bimbi che giocano con delle foglie secche, vorrebbe buttarsi anche lei, mi guarda come per chiedermi un permesso che non gli devo dare. Si butta, scompare nelle foglie, diventa foglia lei stessa il suo fisico slanciato disegna nella foglie un autunno lieve. Io faccio la cosa più saggia la seguo e mi butto!.

Un vortice di gialli imperfetti odore di legno fresco e moscerini tra i capelli, la sciarpa mi si impiglia a qualcosa di magico e volo per terra sfiorando i suoi piedi. Mi trovo sovrastato da montagne di foglie che mi gettano addosso, i bambini, lei e i moscerini. Rimango sotto a lungo e poi quando mi libero da questo impeto autunnale andiamo insieme a berci una coca-cola.

Mi chiede qualcosa, le rispondo qualcosa, siamo comunque molto distanti anche i nostri discorsi sono molto distanti e per me è meglio così. Una distanza non voluta naturale come se tra noi debba essere così.

Da qualche tempo qualcosa è cambiato, lo capisco subito!, lo capisco poiché quando mi parla non mi guarda più. Le sue parole mi catturano sempre il suo sguardo è perso in altre destinazioni, il riflesso dei suoi occhi, di cui riesco sempre a percepire quello strano luccichio, rispecchiano le pozzanghere lasciate da qualche temporale tempo addietro.

L'ho capito dopo, ed è stato travolgente, suo cuginetto me l'aveva detto. Un giorno negli spogliatoi di una non ben precisata piscina in mezzo all'afa e all'odore di cloro...

"Non sono malizioso, sono un bambino e quello che dico non viene trapassato da inutili filtri stroboscopici, quello che ti racconto è la semplice verità cosi come l'ho presa te la ripropongo, una fotocopia in bianco e nero di parole sentite"

Queste parole mi penetrano dentro ma solo dopo qualche settimana, come un germe che silente se ne sta appisolato nella parte rettile del mio cervello. I frutti velenosi imparerò a saggiarli e conoscerli solo parecchio tempo dopo, delle spine letali ormai ne ho pieno il corpo.

La sera passa veloce, a lei interessa solo tenermi un dito il resto me lo lascia. Legati da un dito in silenzio davanti ad uno stupido spettacolino improvvisato passiamo così gli ultimi sgoccioli di un esperienza che ha già toccato il suo culmine (questo lo scoprirò solo dopo) e attendendo l'arrivo di un misterioso visitatore che ci aspetta alla stazione dei treni rimaniamo legati distanti in silenzio.

L'ultima cosa che ricordo di quella giornata è la fine di una storia mitologica dove l'eroe dopo aver sfidato l'aldilà torna con la sua amata nel mondo dei vivi ma fa l'errore di voltarsi per guardarla prima di aver varcato il varco per il nostro mondo. Appena incontra il suo sguardo lei si smaterializza davanti ai suoi occhi l'eroe metterà a nudo tutte le sue debolezze, il suo castello di sabbia volerà via spazzato da questo enorme dolore e a lui non resterà altro che ritirarsi da solo a vivere su di una collina per il resto dell'eternità.

Io invece sto ancora aspettando nell’Ade, un Ade autunnale pieno di colori che mi cascano addosso, che qualcosa accada...

Atto3 la visione della fine:

Come al solito vengo messo da parte, non solo da lei ma da tutti quelli che la conoscono che mai hanno lontanamente immaginato tutto questo. Come un cane randagio giro per giorni alla ricerca dell'esistenza stessa. Scodinzolo a chiunque, sono un uomo solo in fondo...

Quello che mi rimane di questa esperienza è un conto in negativo. Ogni giorno che passa ci lascia qualcosa, un ricordo, un odore, un colore che cade. Invece no, a me, incredibile a pensarci, non solo non rimane nulla, ma ciò che lentamente nella mia vita avevo costruito è stato distrutto. Distrutto con una precisione millimetrica e ora ho paura, ho solo paura che riaccada.

Mi sono lasciato andare al pensiero universale, si aggirano per l'universo persone assolutamente libere, libere del tutto. E questo è tutto!.

Ora mi sento libero, libero perché non ho più niente, libero di rigenerarmi. Sotto un sole lungo e silenzioso mi siedo e attendo lento il nuovo chiarore, solo sulla spiaggia, la stessa spiaggia che ci ha contenuti e sradicati. Un tempo c'era qui una banchina lunga, vasta, su di essa qualche gioco per intrattenere il pubblico. Con due giapponesi ci siamo inseguiti a lungo, un bagno freddo a lume di pioggia e travi di legno sotto i piedi nudi rappresi di sabbia bagnata.

Eravamo folli sicuri e bastardi!, quelli erano amori sani privi di inezie, amori da dover perseguire che però io inevitabilmente ho lasciato sfuggire...

Conservo ancore le lettere di stima che ci scrivevamo in lingue a noi sconosciute, conservo ancora i suoi capelli che lenti scivolano via dalle mie mani tra una sigaretta e l'altra.

Per guardarla mi sono spento una sigaretta nella tasca dei jeans, e poi il buio per trovare altra luce, e poi la luce per ricascare in altro buio.

Il mare mi tocca i piedi mi invita ad un ballo misterioso che nessuno ha mai potuto immaginare. Mi tolgo le scarpe, le calze consumate dai troppi pensieri appesi e mi adagio sulla sabbia.

Qui sotto insieme ai miei amici stranieri abbiamo nascosto delle umili eccitanti, fialette di sostanze che promettevano effetti esaltanti. Non era vero, la vera esaltazione ero io quando ero.

Questo i miei amici lo sapevano, io invece l'ho sempre sottovalutato.

Ora sono tutti scomparsi come fumo negli occhi. Ma alcuni, oggi, in questa spiaggia deserta li vedo danzare proprio come facevamo tanti anni fa travestiti da ombre veloci.

Accendo un focherello, la notte arriva breve, non ho sonno (saranno i farmaci), mi adagio sulla riva e sento il gelo dell'acqua, dell'oceano che mi penetra.

Non mi lasciate!

Non mi lasciate!

Non mi lasciate!

Non mi lasciate!

Non mi lasciare!

Sogno ad occhi aperti, lei quella vera è li nell'acqua e ride piange e mi parla:

"Non ti ho mai abbandonato, il tuo è un rifiuto di te stesso, vuoi cambiare per te stesso, hai sempre frainteso tutto comprese le stagioni che ti si stagliavano addosso!"

Piango anche io, forse!.

Entro lento nell'acqua oscura, divento oscuro. Cammino lento dentro l'oceano, la fisso la seguo mi abbandono a lei, calda come una mattina d’estate mai esistita e poi tutto d'un tratto crollo esausto.

Lei mi abbraccia lenta, mi avvolge con un ineccepibile corpo metafisico, e io posso solo lasciarmi andare vuoto, svuotato, pieno solo dell'oceano che mi contiene.

La mattina si sveglia e con lei la spiaggia si rianima di bambinetti che cercano conchiglie, storie e strade.

Qualche ombrellino estivo colorato e genitori assai sovrappeso.

Un bambino trova una foglia autunnale, gli piace! la conserverà per tanti anni immaginando la sua storia.

Ma io questo ovviamente non lo so!

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