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Una storia di thirdmoon

Quel tatuaggio sulla faccia

Come sentirsi stupidi senza dare nell'occhio

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Pubblicato il 24 aprile 2018 in Humor

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Giovanni ha preso una giornata di ferie. Necessita di tempo e dedizione per organizzare al meglio la festa a sorpresa per i vent’anni di matrimonio con la sua bellissima moglie Luna.

Si alza presto, fingendo di andare a lavoro. Saluta le due figlie, intente in una fugace colazione a base di latte, caffè e biscotti, dà un bacio appassionato alla moglie, pronta per la giornata in ufficio, ed esce di casa.

Prenota un mazzo di fiori troppo costoso per le sue finanze, ma non vuole badare a spese per quell’avvenimento tanto speciale. Rincasa verso le undici, certo di trovare l’appartamento vuoto e tutto per se.

Accende il PC per cercare il numero di telefono del ristorante Ca del Poggio, esclusivo e ricercato locale con dieci tavoli, un cameriere personale e una cantina di vini ricercatissima. Ha riservato un

tavolo mesi prima, ma, ansioso com’è, vuole esser certo che la sua prenotazione non sia finita nel dimenticatoio, andata persa a causa di un maitre sbadato.

Appena digita sul motore di ricerca Ca, compare tra le ultime pagine visitate - con sua enorme sorpresa - il sito web di una certa “Casa Della Donna”.

Preso dalla curiosità di scoprire qualche segreto sulle due figlie adolescenti, ormai dedite anima e corpo alle pratiche oscure del mutismo post esplosione ormonale, clicca sulla pagina.

Rimane imbambolato per decine minuti. Le ascelle cominciano a sudargli copiosamente, il cuore a martellare nel petto come un fabbro, le mani a tremare per l’agitazione.

La Casa Della Donna non è altro che una clinica privata svizzera per aborti. Una serie di immagini disgustose balenano nella sua mente: adolescenti brufolosi che ronzano intorno alle sue figlie, le accarezzano, stringono, baciano... Dio solo sa quello che il povero Giovanni prova in quei terribili

istanti della sua vita. Cerca di scacciare via i pensieri con una mano, senza accorgersi che quelle immagini non sono davanti ai suoi occhi, bensì nella sua testa. L’unica soluzione è farsi aprire il cranio con un’operazione chirurgica ed estrarne il cervello. Troppo complicato per un uomo semplice come lui. Cammina avanti e indietro per l’appartamento in attesa del ritorno delle figlie.

Nel frattempo perquisisce da capo a piedi la stanza di quelle due idolatrici del Demonio - perché ormai si sta convincendo che abbiano stretto un patto con il Diavolo per trasformarsi in così poco tempo da splendide e docili bamboline a mostruose donne mestruate in grado di procreare.

Eppure niente, se non dei banalissimi ritagli di attori e cantanti palestrati, incollati su quaderni e diari.

Chiara e Silvia rincasano alle tredici. Giovanni se ne sta seduto sul divano e fissa il televisore

spento, anche se lui ci vede un sacco di cose terrificantI sullo schermo.

«Ciao pà» mugugnano all’unisono. «Perché sei a casa?»

Giovanni non risponde; le due figlie ne sono sollevate, perché non hanno nessuna voglia di

parlare, come sempre. Mentre si preparano un panino, Giovanni si avvicina al bancone della

cucina.

«Allora, ragazze, tutto bene?» il nodo in gola lo strozza.

«Mh-mh» risponde Silvia.

«Ah-ah» le fa eco Chiara.

«Novità? Non mi raccontate più niente.»

«Stefania si è fatta un tatuaggio. Me lo vorrei fare anche io, che dici? Stasera ne parlo con la

mamma» dice Silvia mentre guarda distrattamente il cellulare.

«Che? Non scherziamo! Un tatuaggio? Hai sedici anni!»

«Eh, quindi?» le dà manforte Chiara.

«Quindi NO! Non esiste, per l’amor del cielo! Ridatemi le mie bambine, dove le avete nascoste!»

«Oh Madonna, il solito dramma per ogni stronzata!»

«Modera il linguaggio! Mio padre mi avrebbe gonfiato la faccia per una risposta così!»

Ma Chiara non lo sta già più ascoltando. Silvia sta postando una foto del panino su Instagram.

«E invece con i ragazzi come va?» prova Giovanni, nel disperato e vano tentativo di estorcere qualche confessione.

Le due ridacchiano e si lanciano occhiate complici.

«Ma piantala, pà! Sei ridicolo!» dice Chiara.

Ridono all’unisono e si chiudono in camera.

Giovanni si ripromette di parlarne con Luna quando rientrerà.

Luna però non rincasa alla solita ora. Lo chiama intorno alle otto di sera, per avvisarlo che il consiglio d’amministrazione ha indetto una riunione d’urgenza e che è dovuta correre a Bologna senza preavviso. Non tornerà prima di un paio di giorni. Non menziona nemmeno il loro anniversario, come se non fosse importante. C’è qualcosa di strano nella sua voce mentre glielo dice, un tono furtivo e sfuggevole che sente per la prima volta in vita sua.

Coricandosi, quella sera, sente un macigno sullo stomaco. Lo costringe a rigirarsi a letto per ore e ore. Giovanni non sa più niente, non ragiona più. Ha una sola certezza: domattina accompagnerà la figlia a farsi un tatuaggio, e con lei se ne farà fare uno anche lui. Un gigantesco COGLIONE scritto in fronte, adornato da due belle corna, che nella vita non si sa mai, è meglio essere chiari.

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