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Una storia di CamillaFerrara

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CARESTIA ETHIOPE

Ancora oggi in molte parti del mondo si muore a causa della carestia, come in Afar,Etiopia.

Pubblicato il 05 aprile 2017

Divisione politica dell'Etiopia

La regione orientale dell’Etiopia, l’Afar, è un’area dall’aspetto quasi lunare, con i suoi deserti, i colori tenui e le depressioni rocciose in una savana inaridita e inospitale per gran parte dell’anno. Questo è il posto in cui vive il popolo degli Afar che conta più di 1 milione e 500mila persone le quali si dedicano prevalentemente alla pastorizia, solite a spostarsi di luogo in luogo con uno stile di vita nomade, fermandosi dove trovano acqua e pascoli per nutrire le proprie mandrie.

Alcuni animali che nono sono riusciti a sopravvivere nel tragitto.

Per il popolo Afar, il bestiame non è soltanto fonte di sopravvivenza e di sostentamento, ma rappresenta una cultura, uno status, regola i riti sociali, è la compensazione per un torto subito e la dote per il matrimonio. Qui si dice che i pastori morirebbero piuttosto che vendere i propri animali… Ma quella che da quasi due anni colpisce 10 Milioni di persone in Etiopia, con particolare gravità in alcune zone come l’Afar, è la più grave siccità degli ultimi 30 anni e, in mancanza di altre possibilità, queste popolazioni pastorali che sono solite spostarsi a capo di grandi mandrie, hanno iniziato a vendere i propri animali. Oppure, se il bestiame non è sopravvissuto alla scarsità di acqua e pascoli, ne sono rimaste prive.

Mucche evidentemente malnutrite
Bambino Etiope con evidenti segni di malnutrizione.

Le popolazioni dell’Afar stanno pagando le conseguenze della siccità iniziata nel 2015, in cui le piogge sono state molto al di sotto del livello minimo. Nel 2016 la situazione è peggiorata: le prime timide piogge sono iniziate solo a marzo. In giugno, finalmente, l’acqua è arrivata, ma in modo violento, causando danni e sfollati.

Il livello delle falde e dei fiumi è diminuito ancora e l’erba nei pascoli è quasi scomparsa. Ci sono decine di migliaia di animali morti e le condizioni del bestiame sono pessime.

La disponibilità di prodotti animali, quali la carne e il latte, alla base dell'alimentazione dei pastori, è quasi ridotta a zero e le famiglie sono costrette a cercare alimenti al mercato. Questo provoca una situazione di emergenza alimentare per molte famiglie impoverite e infatti sta aumentando in modo allarmante il numero dei bimbi malnutriti. I prezzi di alimenti base, come la farina, in marzo sono aumentati a causa della scarsa disponibilità sui mercati locali. Anche il prezzo del bestiame è sceso, mentre il prezzo del foraggio è aumentato perché scarso, andando a peggiorare le condizioni economiche delle popolazioni pastorali. Quasi 10.000 famiglie, cioè il 3% della popolazione dell'Afar, sono già migrate verso le vicine regioni Amhara, Oromia e Tigray, in cerca d'acqua e pascoli.

• 136mila bambini colpiti da malnutrizione moderata;

• 32mila bambini colpiti da malnutrizione acuta severa;

• 566.000 capi di bestiame morti solo nel 2015;

• 13.000 persone hanno perso tutto il bestiame;

• 1,2 milioni di persone sono colpite dalla siccità nelle fonti idriche;

•Circa il 50% degli studenti resta assente da scuola per supportare le famiglie nel sostentamento (ricerca dell’acqua, raccolta di legna, o parte per lavorare lontano dalla famiglia)

L'Associazione LVIA impegnata in Afar

Il Piano prevede 10 Milioni di Euro per finanziare sia interventi di prima emergenza in favore delle comunità più vulnerabili, sia progetti destinati a consentire la ripresa delle attività agro-pastorali. La realizzazione degli interventi interesserà 5 Paesi (Etiopia, Mozambico, Malawi, Swaziland e Zimbabwe) L’Associazione LVIA è impegnata in Afar con attività volte a migliorare le condizioni di vita di queste popolazioni con l’ambizioso obiettivo di creare “resilienza”, vale a dire la capacità di vivere in ambienti ostili reagendo a crisi climatiche che sono sempre più frequenti in tutto il mondo ma che qui in Etiopia mostrano il loro lato più estremo.

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