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Una storia di Danny90

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Essenziale 2049

5

Adieu, mon petit prince

L'essenziale è ancora invisibile agli occhi.

Pubblicato il 14 novembre 2017

CAPITOLO 1 - SONO TORNATO

Pianeta terra, 2049

- Sei tu Ben McPherson?

- Cavolo!

- Lo prendo per un si?

- Mi hai spaventato! Chi diavolo sei?

Ben è esattamente come me lo immaginavo. Capelli castani arruffati, fisico striminzito, occhiali enormi che gli scivolano di continuo sul naso, pantaloni più larghi di almeno una misura che gli stanno su per miracolo e scarpe da ginnastica slacciate. Sembra uno scienziato pazzo.

- Hai un modo di parlare molto buffo. Mi chiamo Sebastien e spero che diventeremo grandi amici.

- Senti, amico, sembri perfino più strano di me, e io sono strambo forte, fidati. Se non mi credi puoi chiedere un po' in giro.

- Okay.

- Come hai fatto a entrare? Solo io e il Prof. Lensby abbiamo le chiavi di questo laboratorio.

- Lo so.

- Lo sai? E...?

- Ho ricevuto la tua lettera. E' questa vero?

- Che? Mi prendi in giro?

- Mmm no... non in questo momento. Vedi? C'è scritto: al piccolo principe, con affetto, dal tuo più caro amico, Ben McPherson, 24 Ottobre 2044.

- Sto per sentirmi male.

- Sul serio? Che hai? E' colpa mia?

- Non può essere vero. Dev'essere uno scherzo. Si, sarà uno stupido scherzo organizzato da quella perditempo di mia sorella e dalla sua combriccola di teppistelle.

- Guarda che cosi mi rattristi Ben. Ho fatto un lungo viaggio sai, per venire in tuo aiuto.

- In mio aiuto?

- Si, nella lettera hai scritto che avevi bisogno di me, il tuo migliore amico.

- Oh mio dio. Quella lettera l'ho scritta una vita fa... io non pensavo... ero solo un bambino, non avrei mai pensato...

- Che io esistessi?

- Si.

- Beh è comprensibile. Ma come puoi vedere sono qui. Sono venuto a trovarti.

Ben sta sudando copiosamente e si sta agitando più del previsto. Forse la sorpresa è un tantino esagerata per lui.

- Che ne dici se andiamo a fare un giro? Mi fai vedere un pò che cosa fai, il posto in cui vivi, mi fai conoscere i tuoi amici, la tua famiglia...

- Oh oh frena frena! E come dovrei presentarti? Ciao ragazzi, ecco a voi il piccolo principe! Si, lo so, non è semplicemente il personaggio di un libro, esiste veramente. No, no, aspettate, non sono pazzo!

Non ha tutti i torti.

- Potresti presentarmi semplicemente come Sebastien, un nuovo compagno di scuola.

Forse l'idea non gli dispiace. Sembra essersi calmato e adesso mi fissa con aria pensierosa.

- Allora?

- Credo che si possa fare.

- Ottimo! Allora andiamo?

- Questa è una cosa pazzesca. Davvero, dico... è una di quelle cose che capita una volta nella vita... una di quelle cose da raccontare ai nipoti sul letto di morte, su cui scrivere un libro...

- Guarda che su di me lo hanno già scritto un libro, se non lo sapessi.

Perfetto, sono anche riuscito a farlo ridere. La cosa mi fa molto felice.

- Senti, ci sono un sacco di cose che vorrei sapere.

- Beh, anche io.

- Davvero?

- Certo.

- E che cosa vorresti sapere?

- Su di te innanzitutto. In fondo tutto quello che so su di te è racchiuso in una lettera di un paio di pagine. E poi vorrei anche vedere un po' il mondo. Sai, è da un po' che non mi faccio vivo da queste parti... immagino che siano cambiate tante cose.

- Non poi cosi tante.

Queste ultime parole di Ben mi incuriosiscono. Attraversiamo il resto del corridoio della scuola in silenzio e una volta fuori non posso che restare a bocca aperta di fronte al mondo che si presenta davanti ai miei occhi.

CAPITOLO 2 - UN MONDO NUOVO

- Ma non volevi vedere il mondo? Se andiamo di questo passo ci metteremo una vita.

- Hai ragione, scusami.

- Non c'è bisogno che parli cosi con me.

- Cosi come?

- Non essere cosi formale.

- Scusa, è che io parlo cosi.

- E non chiedere sempre scusa.

- Scus... certo, va bene.

Ci avviamo a piedi verso casa di Ben e durante il tragitto incontriamo vari elementi che catturano la mia attenzione: i palazzi sono molto più alti di come li immaginavo sono praticamente tutti di vetro. C'è molto verde in giro, parchi, giardini, e l'aria che si respira sembra davvero pulita e leggera. Le automobili sono silenziose e in generale non si sentono molti rumori. Anche le persone che incontriamo per strada sono estremamente silenziose. Ci passano accanto, con alcuni addirittura ci sfioriamo, ma non ci degnano nemmeno di uno sguardo. Sembrano tutti presi da qualcosa che stanno facendo, sembra che tutti vadano di fretta e che non abbiano tempo per fermarsi un solo secondo. Quelle poche persone che vedo sedute nei bar e nelle tavole calde sembra stiano tenendo delle videoconferenze o qualcosa del genere, perchè sono tutte intente ad armeggiare con dei dispositivi tecnologici, e a parlare e gesticolare con degli ologrammi. Tutti i tavoli che vedo sono apparecchiati per uno.

- Siamo arrivati. Io abito qui. Saliamo?

- Certo.

Ben abita in un lussuoso grattacielo di cui non riesco a scorgere la vetta nonostante mi sforzi. Entriamo e ad accoglierci non c'è un portiere o qualche addetto alla reception ma una voce virtuale e poi uno scanner che controlla le impronte di Ben e poi anche le mie, in quanto ospite.

- Tutte le entrate e le uscite dall'Hotel vengono monitorate in questo modo - mi spiega Ben - per ragioni di sicurezza.

Prendiamo l'ascensore e in un secondo siamo già al 141o piano.

- Questo è il mio.

E ha ragione ha definirlo il suo piano, perchè è davvero tutto suo. E' un appartamento enorme, e pieno di luce. Le pareti sono tutte bianche, gli spazi molto ampi, ci sono molte finestre e anche tantissime piante esotiche. E' un ambiente che mette di buon umore, mi piace molto.

- Hai davvero una bella casa Ben.

- Ti ringraz... ahia!

Ben non fa nemmeno in tempo a ringraziarmi che gli arriva un benevolo scappellotto in testa da una tizia conciata a dir poco in modo strano: jeans strappati, felpa larghissima, cappellino da baseball che le cade sugli occhi, piena di bracciali, collane e piercing che le sbucano dappertutto. Però, a parte questo, sembra molto carina. Ha i capelli di un rosso molto intenso, il che mi ricorda la mia volpe, e gli occhi azzurri come il cielo sopra casa mia nelle belle giornate primaverili.

- Hey Benny Tenny, chi è il tuo amichetto strampalato?

- Sebastien, questa purtroppo è mia sorella Kaitlyn, e come puoi vedere ha dei grossi problemi relazionali che la spingono a prendersela con il prossimo.

- E smettila di fare sempre lo scienziato!

- Molto piacere Kaitlyn, mi chiamo Sebastien.

- Visto? Non ci voleva tanto. Sebastien eh? Non ti ho mai sentito nominare. Da dove sei sbucato fuori?

- Lui, ehm, si è trasferito da poc... ahhh!

Ed ecco in arrivo un pizzicotto stavolta.

- Non l'ho chiesto a te Benny Strampalato Penny. Fa parlare il tuo amichetto.

- Vengo da un piccolo paesino in Francia. Sono arrivato proprio oggi in effetti e sarò un compagno di classe di Ben.

- E in Francia vi vestite tutti cosi?

Pensavo di aver messo degli abiti alla moda ma a quanto pare i gusti devono essere cambiati negli ultimi anni.

- Voi non me la raccontate giusta piccoli impiastri. Mi state nascondendo qualcosa, vero?

- Assolutamente no, Kaitlyn, come potrei?

- Sei un ruffiano. Raccontatemi subito che state combinando altrimenti vado a rapporto da mamma e papà.

- Oh cavolo!

Ben sembra che stia andando di nuovo nel panico. Ha ripreso a sudare in modo spropositato.

- E va bene - dice, dopo qualche istante di profonda riflessione - ti racconterò la verità.

- Ben sei sicuro? - gli chiedo.

- Tanto non ci crederà mai - mi risponde con un sorrisetto furbo.

E inizia a raccontare di come sia magicamente comparso all'interno del suo laboratorio, e poi della lettera, del mio strano modo di parlare ecc...

La cosa strana è che per tutto il tempo che dura il racconto di Ben, Kaitlyn non pronuncia una sola parola, ma sembra molto concentrata a seguire la storia. C'è un silenzio pesante, sembra che non voli una mosca, e quando Kaitlyn mi rivolge uno sguardo attento e penetrante, con le palpebre socchiuse come per studiarmi attentamente, mi fa quasi sobbalzare per lo spavento.

- E' tutto? - dice Kaitlyn alla fine della storia.

- Si - risponde Ben gettandomi uno sguardo soddisfatto - E' tutto. Allora? Che dici? Siamo pazzi e abbiamo bisogno di aiuto, vero?

- Beh questo è poco ma sicuro. Ma... credo che tu mi abbia detto la verità fratellino caro.

Io e Ben facciamo un sussulto che fa scoppiare a ridere Kaitlyn.

- Ci credi? - dice Ben con gli occhi spalancati e il viso incredulo.

- Si, vi credo. E credo anche che avrete bisogno del mio aiuto. Senza di me non riuscirete nemmeno ad uscire di casa.

- Beh, questo è vero. - dice Ben abbassando la testa con aria di sconfitta. - I miei genitori sono molto oppressivi Sebastien. Se esco con mia sorella stanno più tranquilli. Sai, lei è più grande, anche se solo di uno stupido anno e mezzo.

- Regola il linguaggio Ben. - dice Kaitlyn sorridendo - Comunque dovremo aspettare che rientrino i nostri genitori. Ceneremo a casa tranquilli, tranquilli, e poi andremo un po' in giro. E domani ragazzi...

- Domani cosa? - rispondiamo insieme io e Ben.

- Saltiamo scuola. Vi porto a fare un giro.

Pronuncia queste ultime parole quasi come fossero una minaccia, e poi sparisce dal nostro campo visivo.

CAPITOLO 3 - UN MONDO VECCHIO

- Mi passi il sale gentilmente? - Mi chiede la signora McPherson.

- Certo - rispondo, abbozzando un sorriso.

I genitori di Ben e Kaitlyn sembrano davvero due brave persone: gentili, premurosi, affettuosi, e si interessano molto di quello che fanno i loro figli. Tuttavia, a cena, regna il silenzio, e la cosa mi mette un tantino a disagio, cosi cerco di imbastire una conversazione nonostante le occhiataccie di Ben mi suggeriscano di non sbilanciarmi più di tanto.

- Che lavoro fate? - chiedo.

- Gestiamo un'azienda di import-export - mi risponde il sig.McPherson.

- E quanti dipendenti avete?

- Nessuno - dice, sorridendo leggermente, come se la mia domanda potesse suscitare l'ilarità generale. - Abbiamo dei droni che svolgono tutto il lavoro necessario.

- Wow...Se non aveste tutti questi droni quanti dipendenti dovreste assumere per svolgere il loro lavoro?

- Ah, di preciso non saprei. Penso 400,450 o giù di li.

La cosa mi lascia un pò perplesso. Ho sempre pensato che il progresso tecnologico dovesse creare il lavoro, non toglierlo. Ma me lo tengo per me, non voglio sembrare pedante. Per qualche altro minuto continuiamo a consumare la cena senza che nessuno prenda la parola, poi mi rimetto in scena.

- Oggi avete lavorato molto? - stavolta mi rivolgo alla signora McPherson.

- Abbiamo dovuto chiudere la contabilità del mese, per cui abbiamo fatto degli straordinari e siamo tornati leggermente più tardi. Comunque, solitamente rincasiamo non più tardi delle 21.

- Non potreste assumere un impiegato in modo da delegare alcuni compiti e rientrare a casa prima la sera? Cosi riuscireste a passare più tempo con i vostri figli.

Non so se è perchè siano rimasti colpiti dall'acutezza mentale di un ragazzino che in teoria dovrebbe essere un coetaneo del loro figlio più piccolo, o perchè non si aspettassero una domanda del genere, ma sta di fatto che di colpo tutti smettono di mangiare, si voltano verso di me e mi fissano a bocca aperta come se avessi appena detto qualcosa di impronunciabile o avessi un animale strano sulla testa. Alla fine nessuno risponde alla mia domanda che rimane sospesa nel pesante silenzio di fine serata. Finiamo di cenare senza che nessuno provi a riprendere la conversazione e stavolta non me la sento di rianimare l'atmosfera. Basta guardare l'espressione sconfortata sul viso di Ben per capire che probabilmente l'ho fatta grossa. Ora capisco cosa voleva dire oggi a scuola quando prima di uscire mi disse che in fondo, il mondo, non è poi cambiato cosi tanto dalla mia ultima visita. A quanto pare i problemi che affliggono l'umanità sono rimasti gli stessi, come l'incapacità di comunicare tra genitori e figli.

CAPITOLO 4 - LA VIA PIU' SEMPLICE

- Allora? Dove mi state portando?

Appena finito di ingurgitare l'ultimo boccone, sgattaioliamo via con una velocità disarmante. Ben e Kaitlyn potranno anche non andare d'amore e d'accordo ma, tra adolescenti, quando si tratta di scappare dal mondo degli adulti, beh, si mettono da parte i dissapori e ci si allea volentieri.

Certe cose non cambiano mai.

- Ti portiamo in sala giochi caro principe - Mi dice Kaitlyn, strizzandomi l'occhio e prendendomi sotto braccio. Arrossisco di colpo ma per fortuna il suo sguardo è rivolto altrove.

Facciamo un paio di isolati e arriviamo a casa di un certo Logan.

Appena entrati Kaitlyn molla il mio braccio e si catapulta verso il divano dove c'è un gruppo di ragazzi super concentrati a simulare una specie di guerra futuristica con armi laser e occhiali per la realtà virtuale. Capisco subito chi è Logan, il padrone di casa, perchè Kaitlyn gli si lancia praticamente addosso ma lui la sposta infastidito e non si toglie nemmeno gli occhiali.

- Cos'è, ti sei forse preso una cotta per mia sorella?

- Che cos...eh?

Faccio finta di non aver sentito a causa della musica assordante. Bisogna gridare per capirsi anche se si è a soli pochi centimetri di distanza.

- Ti sei preso una cotta per mia sorella? - Grida ancora più forte Ben, che a quanto pare non si è lasciato scoraggiare.

- Mi incuriosisce - rispondo, sperando di cavarmela cosi.

- Mi dispiace deluderti, ma è innamorata pazza di quel tipo, Logan.

- Ma a lui non sembra interessare più di tanto.

- Perchè è un cretino. Sta sempre nel mondo virtuale, quasi 24h al giorno. Alcuni dicono che abbia anche una ragazza li, una che fa tutto quello che vuole lui, una specie di automa consensiente.

- Ma come fa a preferire un software a Kaitlyn? Lei è viva, in carne e ossa. E poi è anche una ragazza speciale... - finisco la frase sottovoce sperando che Ben non abbia sentito l'ultima parte.

- Si ma Kaitlyn è testarda, capricciosa, ha una forte personalità, è un persona reale e ha dei problemi con cui bisogna confrontarsi. Insomma, relazionarsi con una come lei è molto faticoso. Molto più semplice avere a disposizione una ragazza virtuale che asseconda tutte le tue richieste senza replicare minimamente, e soprattutto che non abbia dei suoi bisogni o delle richieste da fare.

Guardo Kaitlyn, e penso che è davvero pazzesco che qualcuno possa essere cosi cieco da non accorgersi di quanto sia bella, unica, complicata e piena di incoerenze.

CAPITOLO 5 - KAITLYN

Ben mi invita a rimanere a dormire a casa sua. Dice che la sua stanza è tremendamente spaziosa. Ovviamente accetto, perchè non saprei dove altro andare. Ci mettiamo a letto e mi augura la buona notte, ma non riesco proprio a prendere sonno. Non posso che continuare a pensare a quello che ho visto a casa di quel Logan. Aspetto che Ben si metta a dormire, mi alzo lentamente, e sgattaiolo in silenzio fuori dalla stanza. Voglio uscire sulla terrazza e rivolgere lo sguardo in alto verso le stelle, verso casa mia. Mi manca tanto la mia amica volpe. Chissà se anche lei mi starà pensando.

Apro l'enorme finestra scorrevole e vedo che qualcuno ha già avuto la mia stessa idea e mi ha preceduto. Si gira di scatto, ma non dice nulla. E' Kaitlyn e sta piangendo. Mi avvicino lentamente.

- Che fai qui fuori? - Le chiedo

- Non lo vedi? Piango.

- Vieni spesso qui a piangere?

- Non mi chiedi perchè piango?

- No, non vorrei essere invadente.

- Comunque si, ci vengo spesso, mi fa sentire meglio. Tu che ci fai qui?

- Nostalgia. Mi era venuta voglia di guardare il cielo. Pensavo a casa mia.

Per un attimo Kaitlyn smette di piangere e sul suo viso compare un sorriso che, seppur malinconico, non può che rendermi felice.

- Cosi tu saresti il piccolo principe eh?

- Non è il mio vero nome. E' solo il titolo di quel libro. Comunque si, sarei io.

- Che cosa fai quando sei a casa tua?

- Beh, non c'è molto da raccontare. Faccio una vita abbastanza monotona. A volte mi sembra di rivivere sempre lo stesso giorno.

- E che c'è di strano? Alla fine, se ci pensi, ogni giorno sembra uguale ad un altro. Non ti svegli la mattina pensando: oggi succederà qualcosa di straordinario. Tutti in fondo speriamo di vivere sempre la stessa identica giornata, cullandoci in un insano senso di sicurezza. L'ignoto ci spaventa.

- Già, forse è cosi.

A questo punto Kaitlyn molla la ringhiera e si sdraia sul freddo pavimento della terrazza. E' cosi bella con gli occhi lucidi e il viso rigate dalle lacrime.

- Raccontami qualcosa del tuo pianeta.

Prima di rispondere la raggiungo, mi sdraio accanto a lei e ci ritroviamo entrambi col naso in su, a guardare le stelle.

- Il mio pianeta è molto piccolo. Non ci abitano molte persone.

- E vi conoscete tutti?

- Praticamente si.

- Vivi con i tuoi genitori?

- Si, e con mia sorella più piccola. Si chiama Fanny, le voglio un mondo di bene. Sai, adesso che ti guardo bene, credo che un pò le somigli.

- Davvero? - risponde Kaitlyn lusingata. I suoi occhi brillano per la gioia e lo stupore. Credo proprio che il paragone le abbia fatto molto piacere. L'idea di somigliare ad una ragazzina che vive su un'altro pianeta deve averla in qualche modo fatta sentire piena di un sentimento nuovo e piacevole.

- Si, davvero.

- Grazie. - Sorride. Ha il sorriso più bello che abbia mai visto. - E passate molto tempo insieme?

- Praticamente tutto il tempo. Lavoriamo nei campi, badiamo agli animali, cose cosi.

- Io volevo un serpente ma i miei non mi permettono di tenerlo in casa perchè dicono sia pericoloso.

- Io ne ho uno sai?

- Sul serio?

- Si. Mi fa sempre arrabbiare. Ho anche una volpe e una pecora. Mi mancano tanto.

- E stanno tutti insieme?

- Si.

- Non si fanno del male?

- Certo che no. Li ho addomesticati.

Sto congelando qui fuori, ma non sarò di certo io il primo ad alzarsi. E' troppo piacevole stare sdraiato a pochi centimetri di distanza da Kaitlyn. Le nostre mani si sfiorano e sento il calore del suo corpo trasmettersi al mio.

- Posso farti io una domanda?

- Certo.

- Com'è vivere su questo pianeta? Potresti spiegarmi cosa si prova?

Kaitlyn sospira. Sembra che stia raccogliendo le forze per tirar fuori qualcosa che forse pensava di dover tenere sempre per sè.

- Vedi Sebastien - é la prima volta che mi chiama per nome - secondo gli adulti stiamo vivendo una delle cosiddette età d'oro, che in passato hanno contraddistinto il sorgere di molte nuove e fiorenti culture. Secondo loro stiamo vivendo forse nel periodo più prolifico della storia umana, dal punto di vista scientifico, medico, tecnologico. La razza umana sotto questi aspetti ha compiuto più progressi negli ultimi 30 anni che nei precedenti 3000.

- E secondo te? - la interrompo. Passa qualche secondo prima che Kaitlyn riprenda il discorso. L'aria si fa sempre più gelida ma l'atmosfera è quasi magica. Sdraiati qui per terra, sembriamo entrambi vittime dello stesso incantesimo che ci impedisce di alzarci, nonchè di essere soggetti alle leggi che regolano lo spazio e il tempo. Siamo in un universo parallelo in cui non esiste altro che questa terrazza. Nulla può scalfire la preziosità di quest'attimo.

- Tutto ciò non mi ha reso più felice - continua Kaitlyn. - Non che andare da un capo all'altro del mondo in pochi minuti non possa essere utile, ma quando non sai chi sei nè cosa vuoi, non troverai le risposte spostandoti in un altro continente. Devi cercarle dentro tè stesso. Ma non ne abbiamo il tempo. Tutto questo progresso ci ha ulteriormente velocizzato, industrializzato. Il risultato è che non si riesce più a capire la differenza tra gli uomini e le macchine...quello che conta è solo la nostra efficienza. Abbiamo perso di vista il valore umano, il valore del tempo, del nostro pensiero. Nessuno si ferma più a pensare, nessuno passa del tempo senza far nulla, semplicemente esistendo. Il valore di una vita umana ormai si misura solo in base a quello che una persona riesce a fare, a realizzare, non in base a chi è, a quali sono i suoi sogni, le sue speranze, i suoi dubbi, le sue certezze. Il bello è che a tutti sembra andar bene, col tempo abbiamo accettato questo modo di "vivere" e l'abbiamo fatto nostro. Sai come si dice, col tempo ci si abitua a tutto. I cambiamenti graduali sono impercettebili. Prova a mettere una rana in una pentola d'acqua bollente e quella schizzerà via. Ma mettila nell'acqua fredda e poi riscaldala fino a farla bollire e la povera rana morirà senza rendersene conto. E' questo che ci sta succedendo. Stiamo morendo lentamente. D'altronde, tempo fa, qualcuno disse che molti uomini hanno vita di quieta disperazione. Ma io non voglio fare questa fine.

Lo sguardo di Kaitlyn non è più rivolto in alto ma verso me, e la sua intensità quasi mi mette a disagio. Sembra che stia chiedendo il mio aiuto, implorando solo con gli occhi. Non riesco a vederla cosi triste, mi si spezza il cuore. Proprio quando pensavo di non riuscire più a sostenerlo, Kaitlyn distoglie lo sguardo. Restiamo qualche altro minuto li in silenzio, poi mi chiede se ho freddo, e non riesco proprio a mentire perchè sono un pezzo di ghiaccio, cosi rientriamo ma, prima di lasciarci per andare a dormire, Kaitlyn mi prende la mano, mi tira verso di sè e mi sussurra nell'orecchio:

- Grazie piccolo principe.

CAPITOLO 6 - BEN

Il giorno seguente non posso non essere in trepidazione. Non vedo l'ora di trascorrere un'intera giornata con Ben e Kaitlyn. Non riesco proprio a smettere di pensare a lei. Quello che provo è un sentimento reale e diverso, qualcosa che non avevo mai provato prima.

- Allora Sebastien, sei pronto?

- Arrivo - rispondo dall'interno del bagno. - Se solo riuscissi a capire come si spegne la luce.

- Ci sono le fotocellule Seb, non devi spegnere niente.

- Ah,ok

Appena esco dal bagno trovo Ben che mi fissa con un'aria compiaciuta e divertita.

- Allora?

- Allora che? - rispondo sorpreso.

- Hai dormito bene stanotte?

Forse sospetta qualcosa di quello che è successo con Kaitlyn. Sarà il caso che gliene parli?

- Si, grazie. Anche se, sai... con il jet lag e tutto il resto...

Ben ride di gusto.

- Andiamo. Kaitlyn ci sta aspettando.

Solo sentire pronunciare il suo nome mi fa sorridere. Mi sento cosi stupido, ma anche cosi felice.

- Buongiorno giovani avide menti. Siete pronti a vivere una giornata entusiasmante? - Kaitlyn è più bella che mai. E' avvolta in un cappottino nero che mette ancora più in risalto la sua carnagione chiara e i suoi lineamenti delicati.

- Buongiorno - dico, cercando di non lasciare trasparire la mia emozione nel vederla - Allora, qual è il programma per la giornata?

- E' una sorpresa principe! Vedrai, resterai a bocca aperta.

Ci incamminiamo verso l'oscura meta. Anche Ben non sa niente di dove stiamo andando. Kaitlyn cammina qualche metro davanti a noi.

- Come mai non c'è nessuno per le strade Ben?

- Sono tutti a lavoro, o chiusi in casa a vivere la realtà virtuale.

Improvvisamente mi sento molto triste.

- Ma c'è un mondo intero qui fuori. Perchè rintanarsi in casa a vivere una brutta copia del mondo reale?

- Perchè è più comodo.

Camminiamo per qualche minuto in silenzio. Kaitlyn sembra molto concentrata a raggiungere la sua meta e non ci degna di uno sguardo.

- Staremo andando a trovare qualche vostro amico Ben?

- Non credo, noi non abbiamo molti amici.

- Mi dispiace, come mai?

- Perchè non c'è molta gente in giro che sia interessata a stringere amicizie che non siano virtuali. In più da un po' di tempo le persone hanno smesso di fare figli. Il governo lo ha vietato a causa del problema della sovrappopolazione. Di conseguenza la mia, quella del 2033, è l'ultima generazione venuta alla luce. Da un lato la cosa non mi dispiace, perchè mi fa sentire speciale, unico in un certo senso, un po' come te. Dall'altro vorrei tanto qualcuno con cui parlare, scherzare, poter essere me stesso, qualcuno che possa capire come mi sento a vivere in questo strano mondo.

Ben è un ragazzo davvero speciale. L'avevo intuito quando ho ricevuto la sua lettera e ho deciso di venire a trovarlo, ma adesso ne sto avendo la conferma.

- Sai, quando da bambino ho preso quel libro che parlava di te, avevo disperatamente bisogno di un amico e da allora non sono più riuscito a dimenticarti. Ho sentito da subito il desiderio di parlarti, cosi ti ho scritto quella lettera. Un essere cosi speciale e sensibile, cosi diverso... ho sperato che tu potessi capirmi, immedesimarti nel mio smarrimento, perchè anche io mi sento diverso come te... ho sperato che potessimo essere amici.

Ben abbassa lo sguardo e sembra perdersi in qualche mondo parallelo. A volte pare che voglia semplicemente sparire dalla realtà, e inizi a sognare ad occhi aperti. Gli metto una mano sulla spalla, il che lo fa trasalire.

- Ben, tu sei il mio migliore amico.

Mi guarda sorridendo.

- E tu sei il mio, Sebastien.

- Hey piccioncini! Siamo arrivati.

E' Kaitlyn. Siamo giunti alla nostra meta senza nemmeno rendercene conto.

CAPITOLO 7 - CONDIVISIONI

- Dove siamo? - chiedo.

- Al museo. - risponde Ben - ma perchè siamo qui?

- Perchè questo è un posto speciale, qui puoi condividere le vite di migliaia di persone, vivere i loro sogni, le loro speranze. Sebastien vieni, ti faccio vedere.

Kaitlyn mi prende per mano e mi trascina con sè.

- Tutto è cambiato quando ci si è resi conto che non c'era più lo spazio per costruire nuovi cimiteri. I morti stavano occupando spazio prezioso che serviva ai vivi. Vedi, quando una persona muore, vengono chiamate delle agenzie per occuparsi della cremazione del cadavere. Ma non si limitano solo a questo. Raccolgono tramite internet tutte le informazioni sulla persona venuta a mancare, e le mettono in una cartella. Li c'è tutto Seb, tutto, ogni cosa su quella persona: foto, video, quali erano i suoi film preferiti, che musica ascoltava, che libri leggeva, qualsiasi cosa. Tutti quei file si trovano qui, nel computer centrale del museo, e sono sempre a disposizione dei visitatori. Quindi noi possiamo rivivere le esistenze di milioni di persone, solo grazie ad uno schermo. Non è una cosa fantastica?

- Si, Kaitlyn - rispondo, anche se tutto ciò un po' mi inquieta. E se quelle persone non avessero voluto condividere i loro sogni e progetti? Se avessero voluto semplicemente andarsene, lasciando che il loro ricordo lentamente sbiadisse per poi sparire completamente?

- Vieni spesso qui Kaitlyn?

- Si.

- Perchè lo fai?

- Mi fa sentire viva.

Passeggiamo tra gli schermi dove si alternano immagini e video in 3d sulla vita di migliaia di sconosciuti.

- Guardate questo, - dice Ben. - questo tizio aveva un lavoro ben pagato, una bella ragazza, eppure era depresso e alla fine ha deciso di farla finita. Aveva solo 27 anni.

- Che cos'è la depressione? - Non avevo ancora sentito questa parola. Sul mio pianeta non c'è nessuno che soffra di questa malattia.

- E' la malattia della mente - risponde Kaitlyn. - Oggi è il male che miete più vittime in assoluto. Chi è depresso vive costantemente in uno stato di alienazione, percepisce la realtà in modo distorto. La depressione è il male del secolo Sebastien, forse il più brutto di sempre.

- Perchè?

- Perchè non è facilmente diagnosticabile. Molte persone vivono tutta la vita essendo depressi e nemmeno se ne rendono conto. Neanche coloro che gli stanno vicino se ne accorgono. Le persone depresse possono anche sembrare molto gioiose e allegre, ma nel loro intimo fanno pensieri molto brutti e a volte si lasciano trascinare in una spirale, in un vortice di pensieri negativi che può portarli anche a compiere gesti spropositati come il suicidio.

- E' molto triste. Come mai sai tante cose su questa malattia?

Kaitlyn non risponde.

- E questi? - indico uno schermo sul quale vengono mostrate immagini di una coppia felice.

- Questo è l'amore - risponde Kaitlyn.

- Ehm, io vado a fare un giro ragazzi, ci becchiamo dopo eh.

A quanto pare Ben ci ha appena lasciato da soli.

- Vedi? Sono una coppia di innamorati. Per loro c'è un unico file.

- Dev'essere una cosa straordinaria...trovare la persona giusta, quella con cui condividere un'intera vita. - cerco di mostrarmi disinvolto, ma il cuore va a mille.

- Già, una cosa tremendamente difficile.

- Pensi sia difficile trovare l'amore?

- L'amore è un tema complicato Sebastien.

- Non lo so. Secondo me invece è molto semplice.

Kaitlyn distoglie lo sguardo dallo schermo e lo rivolge verso di me. Mi sento come se venissi improvvisamente abbagliato dalla luce di centinaia di riflettori. Mi sento al centro dell'universo.

- Perchè dici cosi?

- Vedi, io ad esempio mi prendo cura tutti i giorni della mia rosa. Lei non vede l'ora che io vada a trovarla e se ne sta li tutto il giorno ad aspettarmi. Quello secondo me è l'amore.

- Prendersi cura di una persona?

- Si, essere gentili e premurosi l'un altro.

Una gemma preziosa, una lacrima, imperla la guancia di Kaitlyn. Il suo sguardo esprime tanti sentimenti quanto un cuore ne può contenere. Mi avvicino e le prendo la mano tra le mie, poi, con il pollice, le asciugo il viso, rubando quella perla dal valore inestimabile.

- Perchè la vita non è cosi semplice Sebastien?

- Non lo so Kaitlyn.

Poggia la testa sulla mia spalla. Le accarezzo i capelli, sono cosi soffici e profumati. Mi ricordano il profumo della mia rosa.

- Vorrei anch'io prendermi cura di una rosa. Vorrei che stesse li ad aspettarmi tutto il giorno. Vorrei vivere solo per lei, avere uno scopo.

A quel punto Kaitlyn alza la testa, poggia le dita sulle mie palpebre e le socchiude dolcemente. Si avvicina e mi bacia. Sento le sue labbra sulle mie, è una sensazione meravigliosa. Sento il suo sapore, ho il petto in fiamme, e il cuore che sta per esplodere. Passano solo pochi secondi ma credo che una vita intera valga la pena di essere vissuta solo per vivere un momento come questo. Alla fine riapro gli occhi e senza pensare dico:

- Ti amo Kaitlyn. Sono innamorato di te.

Kaitlyn mi rivolge uno sguardo che non avevo mai visto prima. Esprime empatia, compassione, ma anche una profonda ammirazione e un velo di tristezza.

- Sei davvero un ragazzo straordinario - mi dice - ma non sai di cosa parli. Tu hai sempre vissuto in un mondo fatto di volpi, pecore e baobab. Non conosci i pericoli di questo mondo. Non sai cosa vuol dire vivere ogni giorno in mezzo a migliaia di persone e allo stesso tempo sentirsi alienati e disperatamente soli. Non sai cosa significa amare una persona in questo mondo... proteggerla, farla sentire al sicuro e allo stesso tempo lasciarla libera, libera di fare i suoi sbagli, di vivere la sua vita in modo indipendente dalla tua.

- Tu non mi ami, vero?

- Non è cosi semplice.

- Si che lo è... si che lo è.

Non è la prima volta che provo un forte dispiacere nella mia vita. Penso, ad esempio, a quando dovetti lasciare la mia rosa. Ma stavolta è diverso. Forse, mentre le felicità tra loro si somigliano un po' tutte, il dolore è sempre diverso.

CAPITOLO 8 - UNA NUOVA AVVENTURA

Non avrei mai immaginato che questa mia secondo visita alla terra potesse terminare in questo strano modo, che potesse sconvolgermi tanto. Sono passati solo due giorni dal mio arrivo eppure mi sento stravolto, completamente cambiato, una persona diversa. Ho visto tante cose strane che mi hanno fatto riflettere. Le persone che corrono da un posto all'altro e sono sempre cosi impegnate, non riuscendo a fermarsi nè col corpo nè con la mente. Vivono circondate da altri migliaia di esseri simili a loro eppure si sentono sempre cosi sole. In campo scientifico hanno fatto dei passi da gigante, eppure non riescono ad avvicinarsi l'un l'altro e a provare dei sentimenti veri, sinceri. Tutto sembra cosi complicato e difficile. E' un mondo davvero strano e buffo, dove tutto sembra essere a portata di mano eppure allo stesso tempo irragiungibile.

- Allora sei sicuro Sebastien? Hai deciso di partire?

- Si, Ben. Devo andare.

- Sebastien, quello che ti ho detto ieri lo penso veramente. Sei il mio migliore amico. Grazie per questi due splendidi giorni, mi hai salvato. Hai risposto alla mia richiesta di aiuto.

- Sono felice di sentirtelo dire. E sono io a doverti ringraziare per avermi accolto nella tua vita. Ma sappi che questo non è un addio. Ci rivedremo presto. La nostra splendida amicizia è solo all'inizio.

Ci abbracciamo, poi Ben si fa da parte. E' il momento di salutare Kaitlyn. Entrambi abbiamo le lacrime agli occhi.

- Vieni qui. - Kaitlyn mi abbraccia cosi forte da farmi male. - Non sparire miraccomando, facci avere tue notizie.

- Kaitlyn, vorrei dirti tante cose ancora.

- Anche io Sebastien, ma ne avremo il tempo, non ti preoccupare.

Con un gesto affettuoso mi scompiglia i capelli.

- Ti ho preso un regalo.

- Oh, grazie - un inatteso sorriso illumina il suo volto e il mio cuore. - Non dovevi.

- Aprilo dopo che sarò andato via ok?

- Agli ordini capo. - Mi da un bacio sulla guancia.

- Allora arrivederci, ragazzi. Grazie di tutto. Vi voglio un mondo di bene.

- Anche noi Seb, torna presto.

Lascio Ben e Kaitlyn e mi incammino verso la mia nuova meta. C'è un mondo nuovo ad attendermi, una nuova avventura. Ho scritto una lettera ai miei genitori per dirgli di non preoccuparsi, che va tutto bene, e che presto andrò a trovarli. Ho detto a Fanny di prendersi cura della mia rosa. Sono sicuro che non le farà sentire la mia mancanza. E' una ragazzina cosi dolce e affettuosa.

Ho deciso di non fare ritorno a casa, di restare qui ancora un pò. Questo mondo mi incuriosisce, e voglio capirlo ancora meglio. E poi c'è Kaitlyn. Dopo tanti anni finalmente ho scoperto il vero amore, e anche se a quanto pare è più complicato di quanto immaginassi, non voglio rinunciarci solo per questo. Ho notato che qui le persone preferiscono alcune cose ad altre solo perchè sono più comode, più semplici. Ma se ci accontentassimo solo di ciò che si può ottenere facilmente che senso avrebbe la vita? Non sono forse le imprese più ardue, quelle per cui lottare, a dare un senso alla nostra esistenza?

Cosi ho deciso di restare ancora un po'. Voglio fare le mie esperienze in questo mondo, voglio diventare la persona giusta per Kaitlyn, amarla senza farla sentire oppressa, proteggerla e farla sentire libera. Forse è questo il segreto del vero amore: due persone che si sforzano di vivere le loro esistenze in modo separato ma che non possono fare a meno di appartenersi l'un l'altro.

EPILOGO

Sebastien era ormai un punto lontano sull'orizzonte quando Ben decise di rientrare lasciando Kaitlyn da sola ad osservare il tramonto.

Tornando verso casa Ben pronunciò a bassa voce e sorridendo delle parole che gli erano molto care e che in quel preciso momento tornarono per lui ad acquisire un significato particolare:

"Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi."

La ragazza, con una profonda tristezza nel cuore, iniziò a scartare il regalo che le era stato affidato con tanta cura.

Era una rosa.

Sul gambo era stato adagiato un biglietto con su scritto:

"Kaitlyn, ti prenderai cura di me?"

Un lacrima cadde su un petalo che, adagiandosi dolcemente su se stesso, sembrò riceverla con la stessa gioia con cui i granelli di sabbia del deserto accolgono la tanto anelata pioggia.

Quasi impercettibili, delle parole lasciarono le labbra di Kaitlyn e risuonarono nell'eco del suo cuore:

"Grazie, mio piccolo principe."

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